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Paola Jorio e l’amore per l’insegnamento della danza

Un’artista sobria ed elegante, un direttore severo e attento, la sua passione per la danza nasce da un bisogno di trasmettere quest’arte a giovani talenti che un giorno diventeranno grandi ballerini. Intervista al Direttore della Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

Oggi dirige egregiamente la scuola di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, ci racconta però di Paola Jorio danzatrice?

Mi sono formata al Balletto di Roma con Franca Bartolomei e Walter Zappolini ed in seguito mi sono diplomata a Parigi presso l’Ecole Superieure d’Etudes Choreographiques . Tornata in Italia, ho fatto parte della Compagnia del Balletto di Roma, con cui tra l’altro già collaboravo per gli spettacoli estivi al Museo di Villa Giulia e dopo nove anni in compagnia mi sono dedicata all’insegnamento.

Cosa ha significato per lei diventare insegnante presso la scuola in cui si è formata, il Balletto di Roma?

Era un sogno che avevo da sempre, ci tenevo moltissimo! I bambini mi sono sempre piaciuti e l’idea di potermi dedicare a loro con l’insegnamento mi ha sempre entusiasmata molto. Tutti i miei studi e le mie specializzazioni sono sempre stati mirati all’insegnamento per tutte le fasce d’età, dalla propedeutica alla tecnica per i più grandi.

Un bilancio dei suoi 10 anni alla Scuola del Teatro dell’Opera

Il bilancio è positivo, ho lavorato molto e sono contenta di come sta andando. Sono stata chiamata a lavorare da Elisabetta Terabust che aveva già dato alla scuola un’impostazione nuova, più moderna di quella che aveva trovato. Ho proseguito su quella linea, modificando alcune cose sotto la direzione di Carla Fracci. Posso ritenermi soddisfatta del lavoro svolto, gli allievi sono aumentati, quest’anno abbiamo vinto molti premi di danza, ho creato un corso sperimentale per quei ragazzi che non hanno potuto studiare bene danza nelle loro scuole e quindi perfezionarsi per potersi poi offrire nel mondo del lavoro.

Com’è andata la collaborazione con la signora Fracci?

Siamo diventate entrambe direttrici nel 2000, io della scuola di ballo e lei del teatro. La scuola di ballo è funzionale al teatro, serve appunto a formare talenti per il corpo di ballo, quindi sia io che la Fracci abbiamo lavorato per gli stessi obiettivi, una scuola moderna, piuttosto filo-francese-americana con la tecnica italiana.

Quando seleziona i giovani allievi da ammettere alla scuola di ballo, quali sono i criteri su cui si basano le sue scelte?

Bisogna fare una distinzione. Per i corsi dei più piccoli la selezione è prettamente fisica, quindi la ricerca di un corpo morbido, plastico e longilineo. Per i più grandi invece la differenza la fa molto lo studio che hanno alle spalle, non possiamo inserire ragazzi tra i 13 e 14 anni che hanno alle spalle uno studio della danza non sufficiente, ad eccezione chiaramente di persone fisicamente molto dotate. Il criterio selettivo lo fanno sempre le qualità fisiche, può succedere di incontrare ragazzi tecnicamente abbastanza preparati il cui fisico però non risponde a determinati criteri ed in quel caso purtroppo bisogna rinunciarci.

Che rapporto ha con i suoi allievi?

Con gli allievi più piccoli c’è un rapporto di severità ed educazione, mentre con i grandi mi piace avere un rapporto vero e più profondo. Andiamo spesso in giro per gli spettacoli e quindi si sta più insieme e si crea più confidenza.

Cosa vuol dire diplomarsi alla Scuola del Teatro dell’Opera di Roma?

Vuol dire molto, specialmente dal punto di vista artistico. Per un allievo, riuscire ad arrivate all’ottavo corso è una grande soddisfazione in quanto le selezioni vengono rinnovate ogni anno. Diplomarsi in un ente lirico è importantissimo per chi vuole intraprendere il mestiere del danzatore, è un valore più artistico che burocratico.

Artisticamente, la sua soddisfazione più grande

Sono i ragazzi che ce la fanno, quelli che riescono a diventare professionisti della danza. Vedere un ragazzo della nostra scuola diventare solista al Teatro dell’Opera ed andare anche più avanti è una grandissima soddisfazione, ma di questo non mi è mai piaciuto prendermi i meriti, quelli li lascio agli insegnanti, all’attività dei ragazzi ed in un certo senso anche alle loro mamme!

Cosa intende dire?

Il ragazzo “speciale”, il ragazzo campione, campione nasce! La scuola aiuta molto però non diventa mai il numero uno chi non nasce con determinate qualità.

Il 6 settembre riceverà il premio internazionale Ginestra d’Oro. Che valore ha ricevere un riconoscimento per il lavoro che si svolge?

E’ un riconoscimento che dà anche un po’ di carica per andare avanti. In Italia stiamo vivendo un momento difficile nel nostro settore, a volte si ha la sensazione che nessuno ci segua e si accorga di noi, quindi ricevere un premio per il lavoro svolto è un’attestazione artistica molto importante.

Ha lavorato al fianco di Fellini in alcuni suoi film. Che ricordo ha di quel periodo?

Ero molto giovane e per me era un sogno lavorare con lui, non avrei mai pensato che avrebbe scelto i movimenti che avevo proposto. Venne al Balletto di Roma chiedendo di una bambina per un suo film e chiese anche dei movimenti coreografici. Lavorare con lui, sentire le sue spiegazioni, scoprire come voleva arrivare a dare un senso a determinati movimenti mi è piaciuto molto.

Un sogno nel cassetto?

Il mio sogno è rivolto alla Scuola dell’Opera. Mi piacerebbe avere una struttura più grande, adeguata ai tempi che corrono. Una grande scuola come quelle che hanno i grandi teatri nel mondo.

Alessandro Di Giacomo

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