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Ruben Celiberti, arte e amore…

I tuoi impegni artistici più recenti?

Di recente ho cantato con i tenori dell’Opera di Naples, in Florida, e mi sono esibito anche danzando per lo stesso teatro, in uno spettacolo creato sulla musica di Astor Piazzola, che  ritengo stia assurgendo sempre più a dignità universale. Spesso si confonde, quando si dice tango si pensa ad un genere “popolare”, ma la  musica di Piazzolla ora si studia anche in Conservatorio e per me è paragonabile a quella di Ravel, di Schubert o di altri grandi compositori classici. Personalmente, so ballare molto bene il tango tradizionale, ma mi piace lavorarci da un’altra angolazione per renderlo più contemporaneo o neoclassico. Credo di essere stato il primo in Italia ad usare la musica di Piazzolla in forma di balletto. Tutto è iniziato nella scuola di Floriana Mariotti, che che ha formato tanti ballerini e, a mio avviso, è una delle più grandi maestre. Ho insegnato nella sua scuola diversi mesi ed è stato lì che, con gli allievi, è iniziato questo lavoro coreografico sul tango. Io venivo da Roland Petit, non mi sentivo un coreografo, ma, stando in quella scuola e lavorando a quest’idea, è venuta fuori la mia prima opera in questa direzione, dal titolo Amor y Tango, che ho portato in seguito all’Accademia Filarmonica Romana, alla cui presidenza allora c’era Adriana Panni. È stata lei ad occuparsi della produzione di questo spettacolo che poi ha girato tantissimo. Oggi vedo i risultati di tutto il mio lavoro e sono contento, anche se si deve avere sempre molta pazienza.

Il tuo percorso artistico dagli inizi sino ad ora…

Secondo Lacan o Freud, il destino del figlio maschio è determinato dalla figura paterna e per me è stato così. Quando avevo tre anni, iniziai a suonare un pianoforte giocattolo che era stato regalato a mia sorella per il suo compleanno e che io ho letteralmente “rubai”, suonandole “tanti auguri a te”. Mio padre, uomo di grande sensibilità, si mise a piangere, esclamando: “un artista, un artista!”. Così decise di farmi prendere lezioni di pianoforte da una maestra che abitava proprio di fronte casa nostra, a Rosario, in Argentina, dove sono nato. In seguito, mia sorella, iniziò a studiare danza spagnola ed io sviluppai lo stesso interesse, iniziando a cantare la musica di Madrid. Poiché mio padre era di sangue italiano, in casa mia si ascoltava sempre Beniamino Gigli, Enrico Caruso, Maria Callas, e sin da piccolo ho iniziato a cantare le arie delle opere, dunque ho assorbito tutte queste influenze in età molto precoce. Mio padre si emozionava molto per ciò che facevo e questo mi ha spinto a continuare per questa strada, che per me è stata sempre fonte di gioia e grande carica di energia positiva. Adesso ho 47 anni, ballo ancora bene e credo di poterlo fare ancora per alcuni anni, perché ho sempre trattato bene il mio corpo e questo mi ha consentito di non avere problemi.

Tu sei un artista a 360 gradi, non solo col tuo corpo, con la tua voce o con la tua musica, lo sei anche come persona, qual è stato il tuo percorso interiore?

Nella bilancia fra aspetti positivi e aspetti negativi, credo di essere una buona persona. Nella mia vita ho lavorato molto sull’idea dell’amore, l’amore verso se stessi e l’amore verso gli altri. Questo per me è stato sempre un tema centrale il cui approfondimento ha suscitato la mia curiosità in ogni momento della mia esistenza ed ha segnato molto il mio percorso interiore.

Ma cos’è per te l’amore?

L’amore è poter cambiare le cose in relazione a ciò che si può, verso se stessi e verso gli altri. L’amore è essere pazienti, è poter capire e accettare anche i valori negativi degli altri, è avere una scarpa più grande che possa sostenere il piede per tutto il cammino e avere una pelle più forte per riuscire a resistere al freddo, al caldo e a tutte le tempeste. Non tutti sono capaci di accettare questo, perché spesso si tende a pensare che l’amore sia una sorta di telenovela, mentre invece è un compromesso, una responsabilità. L’amore non è preoccuparsi, ma occuparsi, e questo non riguarda solo l’amore verso l’altro, ma anche l’amore verso se stessi, che è la cosa più difficile. Tutto ciò mi ha spinto ad una grande analisi. Con l’arte accade lo stesso, per un movimento, per un timbro colore di voce, per un suono, per tutto ciò che può esprimere emozioni.

Adesso sei innamorato?

Adesso no. Sono solo da cinque anni. Abito con un mio amico fraterno che ho praticamente adottato. Non ho l’amore al momento, ma ho due cagnoline dolcissime, Roma e Atenea, che ho portato con me da Buenos Aires, e un gatto di nome Eros, che invece ho trovato a Roma. Era nato nel Colosseo! Sono loro per ora il mio amore, la mia famiglia, li adoro, di loro mi devo occupare continuamente e lo faccio con grande gioia, anche perché ho bisogno di loro almeno quanto loro hanno bisogno di me.

E non ti manca l’amore?

Per la prima volta posso dire che l’amore non mi manca. Quando ero più giovane, se avevo problemi, pensavo di risolvere tutto con la presenza di una persona accanto a me e così ho commesso anche grandi errori. Ultimamente, invece, ho imparato che posso stare bene anche da solo, cosa che prima non riuscivo a fare. Ora posso stare in equilibrio nel mio mondo, con i miei amici, le mie cagnoline. Vivo in un posto paradisiaco, sul mare, vicinissimo al Golfo del Messico, dove non fa mai freddo, c’è tanta natura, ci sono i delfini, questo è il mio habitat. Poi qui collaboro con l’Opera di Naples, diretta da Steffanie Pearce che ne è anche la fondatrice, oltre ad essere un grande soprano, una donna dalla forza incredibile. Insieme abbiamo creato una Carmen con gli artisti del Metropolitan Opera House e in quest’opera ho cantato per la prima volta come tenore, affrontando uno spartito così complesso come quello di Bizet.  Con lei prossimamente lavorerò anche al Faust di Gounod, come ballerino étoile e coreografo. Dunque ho tutto un mio mondo, se l’amore arriverà bene, io sono aperto a tutto, ma al momento non mi manca la dimensione della coppia o l’idea di stare con qualcuno e mi sento in pace con me stesso. In passato ho avuto grandi amori, sono stato sposato con Lina Sastri, con cui adesso ho una bellissima amicizia. Siamo tuttora molto vicini umanamente perché, quando c’è rispetto, è già di per sé una grande forma d’amore che consente di conservare i rapporti fra le persone.

Se dovessi descrivere un tuo difetto…?

Il mio grande difetto è che mi agito troppo, addirittura mi angoscio, quando ho un progetto, quando conosco una persona che mi interessa o quando sono attirato realmente da qualcosa. Sono una corda che vibra e che si agita. Con gli anni ho imparato a controllare tutto questo, ma è sempre un lavoro enorme per me. Il palcoscenico paradossalmente è il luogo dove mi sento più tranquillo; per me cantare, ballare è un modo per dominare anche me stesso. Posso suonare per ore ed ore e contemporaneamente ballare, cantare e, anche se non è affatto facile mettere su un palcoscenico un menu così vario, il palcoscenico riesco a dominarlo totalmente.

Il tuo messaggio artistico… cosa cerchi di trasmettere agli altri?

Per anni ho fatto tutto per gli altri, per il pubblico, per mio padre, anche quando non c’era più, per ritrovare con la mente la conferma nel suo sorriso. L’ho fatto per gli spettatori o per un nuovo paese dove andavo e ancora adesso mi esibisco sempre per qualcuno o per tanta gente, ma ultimamente lo faccio soprattutto per me stesso. Creo uno spazio di suono, di fantasmi, di personaggi che ci sono o non ci sono sul palcoscenico, ma tutto questo lo faccio per me, creo quella cellula per me stesso.  Questo mi ha dato molta più forza e mi fa disperdere meno, ho trovato un equilibrio che  mi permette di conservare ancora tutta l’energia giovanile. Faccio ancora tantissimi giri alla seconda, ho ancora un bell’arabeque, un bel penché, e dei piedi che ancora si tendono. Non ho mai pensato che quello che facevo fosse una “carriera”, per me è semplicemente una forma di vita, una creatività continua e questo è quello che solo voglio trasmettere, la mia sintonia nel creare…

Cos’è l’ispirazione per te?

L’ispirazione per me è del tutto casuale. Può accadere ad esempio che, mentre  parliamo, mi dici una parola, da quella parola nasce un’emozione e da quella un titolo e poi un’altra emozione e così nasce uno spettacolo. Tutto accade per caso. Poi la vita a volte è generosa, altre molto egoista. Magari per tanto tempo non mi succede nulla e resto in un lungo letargo, poi all’improvviso si apre una finestra nuova e appare un nuovo colore.

Ci sono cose che avresti voluto fare e non hai fatto?

Sì, il cinema. Ho fatto tantissime esperienze in tutti gli ambiti artistici, ho lavorato anche con il Circo di Mosca in Argentina, dove ero l’unico artista straniero. Poi ho lavorato nel teatro di prosa con Giuseppe Patroni Griffi e tanti altri grandi attori di varie nazionalità. Nel campo della danza, ho lavorato con tutti i coreografi, da Maurice Béjart a Roland Petit e Vittorio Biagi, e con artisti come Lindsay Kemp, ma il cinema mi manca come esperienza e mi piacerebbe farla.

I tuoi progetti a medio termine?

Dal 23 al 29 luglio sarò in scena a Lipari e Stromboli con Fire is Passion, coreografie di Enzo Caruso, per l’International Firedancing Festival diretto da Amelia Bucalo Triglia. A settembre sono stato invitato da Laura Escalada Piazzolla a Mar del Plata, in Argentina, dov’è nato Astor Piazzolla, per l’ inaugurazione di una statua dedicata a lui. È un evento a cui parteciperanno tutti i musicisti di Astor, grandi artisti,  ed io ballerò ed interpreterò la musica del maestro. L’altro progetto che ho in mente è scrivere un libro.

Un messaggio conclusivo

Mi piacerebbe lasciare un messaggio soprattutto ai giovani artisti a cui auguro la fortuna di avere grandi maestri in grado di insegnare con amore, perché senza amore non può passare nulla. Vedo molti allievi con grande talento che però non hanno maestri. L’arte è comunicazione, comunicare è fondamentale.

Lorena Coppola

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