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La danza: colpevole di anoressia?

Uno stereotipo, ormai idealmente affermato e radicato, quello che la danza, quella classica e accademica, deve essere fatta da ballerine snelle e fisicamente adeguate, secondo i canoni estetici rigidamente richiesti dal balletto classico. Ciò sta aprendo attualmente tra gli esperti del settore un interessante dibattito sul rapporto tra la danza e le malattie legate ai disturbi alimentari, come l’anoressia e la bulimia. E’ opportuno ricordare alcuni episodi recenti riguardo alla problematica dell’anoressia nella danza.

Eclatante l’episodio  del critico del prestigioso New York Times, Alastair Macaulay che criticò il peso, a suo avviso eccessivo, della ballerina del New York City Ballet, Jennifer Ringer. La ballerina aveva interpretato il ruolo della Fata Confetto, nella rappresentazione del balletto “Lo Schiaccianoci”, andata in scena presso il Lincoln Center di New York. E nella recensione su questa rappresentazione, Macaulay si lasciò sfuggire, per sottolineare la figura appesantita della ballerina, la seguente frase: “La Fata Confetto sembra aver mangiato qualche confetto di troppo”.

Un commento esagerato e crudele? O tuttavia giustificato dal fatto che la danza classica richiede, o anzi pretende, la perfezione assoluta? Leggerezza, linee morbide ed eleganti, fisico asciutto e snello…questo è sicuramente il ritratto di una ballerina. Le risposte a queste domande vanno comunque trovate nell’intimo sentire e pensare di ognuno di noi.

La ballerina Jennifer Ringer si  sentì profondamente colpita da una critica di questo genere. Una critica che, rivolta proprio a lei che ha un passato di disturbi alimentari e che nel 1997 fu costretta ad abbandonare il New York City Ballet proprio a causa del suo peso, assunse probabilmente una gravità maggiore.

La ballerina, indignata ed offesa, rispose così alle parole di Macoulay: “Il mio corpo fa parte della mia forma d’arte […]. Allo stesso tempo, io non sono in sovrappeso”. Ci chiediamo allora: Nella danza, ogni danzatore ha una propria forma d’arte, personalizzata ed unica, così che ogni suo singolo difetto fisico viene debellato, perché fa comunque parte della sua artisticità, oppure la danza è un’arte a sé, rigorosa e sempre uguale, che ogni ballerino deve rispettare in tutti i suoi dettami?. In breve, è la danza che si adegua al ballerino, sussumendo le tante sfumature, fisiche e tecniche, di ciascun artista, o è il ballerino che si adegua alla danza, sottomettendosi quindi alla sua perfezione, regina indiscussa di quest’arte?

Per rispondere è forse opportuno fare un discernimento tra la danza classica, da una parte, che richiede una fisicità impeccabile, e i tanti altri generi di danza, dall’altra, più permissivi e meno esigenti sull’estetica. Basti pensare all’hip – hop, o anche, alla danza moderna e contemporanea.

Episodi di questo tipo, legati alle complesse malattie dell’anoressia e della bulimia, risultano certamente più frequenti nell’ambito della danza classica. Si guardi al caso del Bolshoi di Mosca, che riprese in compagnia la ballerina Anastasia Volochkova, ufficialmente licenziata perché “in sovrappeso”: 50 chili per 1 metro e 68 di altezza.

L’anoressia è diffusa nel mondo tersicoreo: questo è un dato di fatto. É stato constatato, infatti, che le ballerine rischiano l’anoressia dalle 3 alle 6 volte di più rispetto a tutte le altre adolescenti.

L’ossessione di avere un fisico perfetto si insinua nei sogni di moltissime ballerine che si accostano all’affascinante mondo della danza. Un mondo popolato da corpi statuari, di principi e principesse. Le ballerine iniziano così a dimagrire per somigliare ai propri idoli del balletto e cadono in quel circolo vizioso, di autodistruzione, che le logorerà giorno dopo giorno.

Mancanza di autostima o viscerale necessità di conquistare una smagliante forma fisica, ponendo un rigido controllo su di essa?. Uno dei motivi principali per cui una ragazza inizia a sottoporsi ad una dieta eccessiva è il bisogno di corrispondere ad un canone estetico che premia la magrezza.

Ci chiediamo: La danza è dunque colpevole di anoressia?

Leonilde Zuccari

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