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“Una vita da danzatrice”: l’autobiografia di Loie Fuller e la storia della sua celebre “danza serpentina”

Una vita da danzatrice - copertinaDopo un secolo dalla sua prima pubblicazione nel 1913, “Una vita da danzatrice”, l’autobiografia di Loie Fuller, un altro classico della letteratura sulla danza, viene ripubblicato nel 2013 dalla Dino Audino Editore.

Si distende in ventitré brevi capitoli questa autobiografia che ci racconta la vita e l’arte rivoluzionaria di una pioniera della danza moderna come Loie Fuller che, ancor prima di Isadora Duncan, ha gettato le basi di una rivoluzione della danza che poi non si è più arrestata, e la danza contemporanea di oggi ne costituisce una prova evidente.

Loie Fuller, e nella sua autobiografia lo spiega molto bene, concepisce la danza come un flusso di movimenti che produce un vortice di sensazioni. Ma da solo il movimento non basta. Servono anche e, soprattutto, la luce e il colore per esaltare e drammatizzare la dinamicità del corpo. La danza inizia ad essere concepita così come una forma di spettacolarizzazione, una potente forma di espressione e, insieme, un evento di forte impatto scenico ed emotivo. Nasce così la celebre “danza serpentina” di Loie Fuller che faceva fluttuare sulla scena ampi tessuti di seta che creavano, grazie a lanterne colorate che lei stessa disponeva nello spazio, giochi di luci e di colori.

Grazie ad uno specchio posizionato di fronte ad una finestra, Loie Fuller scopre la sua nuova danza come lei stessa ci racconta: “Lo specchio era posizionato proprio di fronte alle finestre, che avevano le lunghe tende gialle tirate. Attraverso di esse il sole spandeva nella stanza una luce ambrata che mi avvolgeva completamente, creando sulla veste effetti di trasparenza. Riflessi d’oro si rincorrevano tra le pieghe di seta luccicante e in quella luce il mio corpo veniva appena rivelato sotto forma di una sagoma oscura. […] Avevo creato una nuova danza. Perché non ci avevo mai pensato?”.

Loie Fuller, nata nel 1862 a Hinsdale nell’Illinois, dopo che nel 1892 venne scritturata a Parigi al Folies-Bergère, divenne in pochissimo tempo uno dei miti della Belle Epoque. Toulouse-Lautrec le dedicò ritratti e disegni, precorse ed influenzò il Liberty, con continui richiami al floreale e al virtuosismo cromatico e alla sua formazione molto contribuì anche il teatro simbolista.

“Lei è la farfalla, il fuoco, la luce, il cielo, le stelle. Fragile, sotto un materiale fluttuante, ornata d’oro bianco, calcedonio e berillo, è apparsa Salomè. Dopo, l’umanità è passata via febbrilmente. Per lenire le nostre anime logore e rasserenare i nostri incubi puerili, una fragile figura danza in una veste celestiale”. Con questo suggestivo ritratto di Loie fuller, fatto dall’amica Gab, si conclude questa autobiografia che dopo cento anni continua ancora ad appassionarci.

Leonilde Zuccari

www.giornaledelladanza.com

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