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Serata Stravinskij: alchimia di tecnica, passione e comunicazione del Balletto del Sud

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“Compagnia grintosa, realmente stabile, e superiore di gran lunga alla media delle altre compagnie del nostro paese”. Così Vittoria Ottolenghi sulle pagine di L’Espresso commentava il lavoro del Balletto del Sud, fondato nel 1995, composto da 16 solisti di diverse nazionalità di elevatissimo livello tecnico e diretto da Fredy Franzutti, uno dei più stimati coreografi del panorama nazionale.

Il 14 dicembre 2014, nell’ambito del Festival Lasciateci Sognare ideato dall’Associazione La Sfera Danza di Padova, la Compagnia ha presentato al Teatro Dei Colli di Padova lo spettacolo Serata Stravinskij, accostando due capolavori musicali del grande compositore russo, che hanno segnato la storia della musica e della danza: L’uccello di Fuoco e La Sagra della primavera, entrambe coreografate da Franzutti.

Ad aprire la serata è L’uccello di Fuoco, rivisitato dal coreografo in chiave fantasy, ispirato ai fumetti di Robert E. Howard, diventati poi un film cult degli anni ‘80, Conan il Barbaro, di John Milius.
Il balletto, definito dallo stesso coreografo come una favola di confine, è ambientato in una terra che si identifica con la Siberia, in cui il principe guerriero Ivan incontra e cattura L’uccello di Fuoco, che lo salverà dalle aggressioni dei sudditi-prigionieri del mago Katschei, permettendo di coronare l’amore con Tsareva, bellissima principessa anch’essa prigioniera.

La coreografia utilizza un linguaggio accademico classico, come quello delle musiche di Stravinskij e presenta ambientazioni essenziali, ideate dallo scenografo Francesco Palma, luci quasi sempre molto basse e rarefatte, costumi dai colori scuri. L’eccezione è l’abito rosso fiammante dell’Uccello di fuoco, interpretato da un’incantevole, eterea, ma energica Chiara Mazzola, che unisce alla perfezione stilistica un’espressività incisiva, rappresentando perfettamente il passaggio dalla totale libertà alla cattura per mano del principe, alternando espressioni prima altere e sicure, poi sofferenti e tristi.

Alessandro De Ceglia, nel ruolo del principe, riempie il palco e conquista il pubblico con la sua fisicità e forza, dando il meglio di sè nei pas de deux, molto diversi tra loro pur attenendosi alle strutture dei tradizionali passi a due. Il pas de deux che racconta la cattura dell’Uccello di fuoco è potente, forte, deciso, a tratti violento, mentre quello con la principessa Tsarvena, interpretata da una splendida Vittoria Pellegrino, è dolce ed esprime amore, passione e devozione.

Notevole l’esibizione dei danzatori che interpretano i prigionieri del mago, figure in totale contrapposizione con il resto dei personaggi, che utilizzano movimenti pesanti e cupi, rendendo perfettamente l’idea della sudditanza, associati però ad un’energia e un’acrobaticità davvero strabilianti.

Andrea Sirianni, nel ruolo di Katschei, entra in scena ricordando un enorme dragone cinese ed è convincente, ironico, potente, talvolta perfino simpatico. Adotta movenze che richiamano quelle degli insetti e usa la dita, qui pensate come lunghissime unghie, come strumenti per creare sonorità.

Una coreografia sempre sorprendente e mai banale, che conquista lo spettatore anche grazie alla spiccata performance recitativa, che regala al balletto una straordinaria valenza comunicativa.

Nel secondo tempo dello spettacolo, abbiamo assistito a un’originale e vigorosa versione de La Sagra della Primavera, con cui si sono misurati moltissimi coreografi di fama internazionale. Franzutti traspone la storia in Italia, nel Salento, introducendo il fenomeno del Tarantismo, manifestazione isterica convulsiva provocata dal morso di ragni, che vede la donna punta dalla tarantola (nella versione classica dell’opera è l’eletta) danzare fino alla morte.

La coreografia è prettamente moderna, ricchissima di elementi Graham e si adatta perfettamente alle sonorità suggestive e talvolta violente del brano. La drammaturgica del balletto, che vede come protagonista di nuovo una strepitosa Chiara Mazzola, è impreziosita da scene in movimento tratte dai dipinti di Ezechiele Leandro, pittore, scultore e poeta salentino, che, inserite nel fondale, aumentano la sensazione di alienazione.

In questo secondo pezzo, la Compagnia è quasi sempre tutta sul palco, in un capolavoro di figure, passi a due, contrazioni, spirali, arricchite da un’espressività fortissima, che lasciano lo spettatore quasi senza fiato.

Il coreografo utilizza moltissimo la figura del cerchio, che nell’arte rappresenta l’idea di movimento e di indefinibilità, rendendo il pezzo intenso, preciso, perfettamente studiato fin nel minimo dettaglio. La Mazzola anche qui dà prova di grande ecletticità e forza, con una potente carica emotiva.

Serata Stravinskij è una produzione di grande varietà espressiva e comunicativa, caratterizzata da una forza raramente vista, in un intreccio di virtuosismi, tecnica e passione, creando una sorta di alchimia che nasce anche dalla capacità dei bravissimi danzatori, talmente versatili e tecnicamente preparati da poter essere perfettamente intercambiabili nei differenti ruoli, di cucirsi addosso e trasmettere le emozioni che nascono dalle note del celebre compositore.

Lo spettacolo proposto dal Balletto del Sud conferma la danza come una delle maggiori espressioni di cultura e comunicazione, insostituibile e prezioso strumento di coesione e connessione, oltre ogni confine sociale e nazionale. 

Stefania Napoli
www.giornaledelladanza.com

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