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Alessandra Corona e la “sua” “Dulcinea in Manhattan”: “Collaborare con Gino Landi è stata un’esperienza magica!”

Dulcinea

Alessandra Corona, artista di origini italiane ma nelle cui vene scorre sangue americano (vive e lavora a New York da moltissimi anni) torna in Italia, a Roma, per presentare Dulcinea in Manhattan, sua ultima creazione, realizzata in collaborazione con il Maestro Gino Landi. Una storia che trova le sue radici nel più tradizionale dei racconti, Don Chisciotte, ma che nel contempo riesce ad unire danza, teatro e musica diventando una pièce assai contemporanea.

Dulcinea in Manhattan: un’opera nuova, estremamente innovativa, ma basata su uno dei mostri sacri della letteratura, il Don Chisciotte di Cervantes. Come avete cercato di rendere un pezzo di storia contemporaneo ma soprattutto come avete cercato di raccontare la storia di questi ‘nuovi’ protagonisti?

Il titolo di questo nuovo lavoro, Dulcinea in Manhattan, rappresenta anche la mia storia: sono italiana ma vivo da tanti anni a New York. E, raccontando la storia di una donna europea negli Stati Uniti, ho voluto descrivere anche il mio essere, il mio percorso artistico. Portandolo, poi, in Italia. Ho contattato Gino Landi per poter creare qualcosa insieme e lui è subito rimasto entusiasta di questo progetto: lui è una persona estremamente innovativa, che già conoscevo visto che per alcuni anni avevamo già avuto la possibilità di lavorare insieme.

Così Dulcinea è un lavoro a quattro mani. Il riferimento principale è la ricerca del sogno impossibile, un argomento che tocca tutti da vicino. Grazie anche alle idee del maestro Landi, ho voluto dare un twist diverso alla Dulcinea di Cervantes, dandole una visione più “americana”. Ecco, in questo spettacolo ci sarà una sorpresa che, però, non posso rivelare!

All’interno della pièce, ogni personaggio ha il suo sogno impossibile da realizzare. 

Esatto: lo spettacolo ha il suo vulnus proprio su questo: siamo tutti uniti dal desiderio di vedere realizzarsi i nostri sogni, soprattutto quelli impossibili. E per far sì che tutto diventi concreto, bisogna anche guardare in noi stessi, per capire come agire e cosa poter fare. Nella mia vita ho visto realizzarsi tantissimi sogni e questo, lo ammetto, è il più bello. La storia che racconto è emozionale, ricca di divertimento, dove appunto…un sogno diventa la realtà.

Com’è stato lavorare insieme con il Maestro Gino Landi?

Bellissimo e magico. Lui ha questa caratteristica: rende unico qualsiasi cosa lui faccia. È meraviglioso poter lavorare con lui. Mi sono  emozionata: questa collaborazione è stata molto importante, ha reso questo spettacolo diverso, moderno e magico. Emozionante. Insomma: diversi aspetti emotivi che rendono ancora più unica e speciale la storia di Dulcinea. E un po’ anche la mia storia.

Nella tua pièce riesci ad integrare molte discipline: danza, teatro, musica. Come avete cercato di unirli e di rendere la vostra creazione più fluida?

Questo lavoro non si può incanalare in un solo aspetto: non è musical, nemmeno un’opera teatrale. Semplicemente ho voluto integrare queste forme d’arte e spettacolo, facendo sì che raccogliessero la mia storia: ho cercato di fare una forma nuova, avendo più personaggi e artisti nello stesso spettacolo. Un’avventura meravigliosa. Ho personalmente scelto i componenti del gruppo e ho impiegato molto tempo…ma alla fine il risultato è magnifico! Ci sono americani, italiani…un bellissimo melting pot artistico.

Cosa c’è nel futuro di Dulcinea e di Alessandra Corona?

Ho un grande desiderio: portare dappertutto il mio spettacolo.

Il 5 e il 6 agosto siamo in scena a Roma, dove torno dopo avervi lavorato per molti anni e con coreografi molto importanti. Insomma: ogni carriera, la mia inclusa, è come un cerchio: si torna sempre ballando! Non vedo l’ora di far conoscere a tutti questo mio lavoro, in stile americano ed europeo: ho raccolto e unito l’esperienza fatta in entrambi i continenti. Un super lavoro che riflette me stessa.

Cosa vorresti la gente capisse guardando il tuo spettacolo?

Che i sogni, anche se apparentemente impossibili, si possono realizzare…basta avere tanta caparbietà!

www.giornaledelladanza.com

 

 

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