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“Stoffa per la danza” – Painting Emotion

requiem

Fin dai tempi più antichi la pittura è stata protagonista nella vita dell’uomo, un mezzo di comunicazione visivo che ha dato la possibilità di esprimere esperienze reali, ma soprattutto espressioni e sensazioni dell’immaginario in maniera diretta, diversamente difficilmente esprimibili attraverso il linguaggio.

Sviluppandosi trasversalmente tra culture e continenti, la storia della pittura è un fiume continuo di emozioni e creazioni in termini di linguaggio ed  espressione  del  corpo. I corpi diventavano tela: essi venivano infatti dipinti e abbelliti  per la rappresentazione di danze tribali di varia natura, siano esse state religiose, cerimoniali, intimidatorie, sessuali…

Con il passare degli anni e l’introduzione degli abiti come costume, le tecniche di pitturazione dal corpo passano anche ai tessuti: ecco che sui capi d’abbigliamento vengono riportate  greche,  gigli e striature, che servono a impreziosire e a dare risalto ai capi senza dover necessariamente utilizzare tessuti importanti.

Questo escamotage era ovviamente usato soprattutto per i costumi di scena:  tessuti  pregiati e costosi come damascati e broccati venivano sostituiti in  tessuti più economici dipinti con ramage  di fiori e greche. Questi venivano riprodotti con delle maschere normografiche naturali come foglie, fiori o pezzi di legno  incisi impregnati di colore, che venivano pressati sul tessuto e successivamente rifiniti al pennello.

Nonostante il passare degli  anni e l’avvento di  nuove tecniche di colorazione e pitturazione del tessuto, la creatività e la mano esperta di un artista è, e resta fondamentale del processo di creazione e realizzazione pratica: senza di essi non si riuscirebbero ad esprimere le emozioni  e le sensazioni più profonde.

In campo ballettistico, l’emotion painting è utilizzato in alcune opere di danza contemporanea. Uno tra questi, Requiem di Kenneth  Mac Millan, realizzato nel 1976: una riflessione sulla condizione umana e sul viaggio attraverso la vita.

Su questa trama l’artista Yolanda Sonnabend  ha immaginato e creato I costumi per il balletto: tute  di  lycra che fasciano i corpi scultorei dei danzatori , sulle quali delle venature di colore dipinte simulano  muscoli  e vene che lasciano pensare alla anatomia del corpo umano, dando un’impronta astratta dei corpi in extremis.

I ballerini  solisti indossano solamente una culotte color carne, che mette in risalto l’intenzione di voler “spogliare” l’essere umano da qualsiasi forma dii velleità terrena. La prima ballerina si distingue invece con costume in chiffon semitrasparente, che dona un effetto  di leggiadria e spiritualità.

Il connubio tra i gesti plastici, i costumi minimalisti e un brano dove le diverse espressioni mozardiane raccontano la sofferenza della speranza e dell’amore, fanno di Requiem un vero e proprio manifesto della spiritualità dell’essere umano.

Salvatore D’Orsi e Antonino Terminiello

www.giornaledelladanza.com

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