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DEBUTTO SCALIGERO CON “SHÉHÉRAZADE”: INTERVISTA AD EUGENIO SCIGLIANO

Eugenio Scigliano Foto Dario Lasagni 12-2013

Eugenio Scigliano è nato a Cosenza nel 1968, ha iniziato i propri studi di danza con Maestri provenienti dal Teatro dell’Opera di Bucarest, in seguito si è perfezionato alla Scuola del Balletto Nazionale del Canada, a Toronto. Rientrato in Italia debutta nel Balletto di Toscana nel 1986, interpretando ruoli impegnativi in tutte le produzioni della Compagnia, diventandone elemento di spicco. Nella Stagione 1992-93 lascia temporaneamente il Balletto di Toscana per un’importante esperienza professionale come solista nell’English National Ballet, dove interpreta importanti ruoli nel “Lago dei Cigni” di Raisa Struchkova, in “Romeo e Giulietta” di Frederick Ashton e in “Sphynx” di Glen Tetley. Rientrato nel Balletto di Toscana riprende il suo ruolo di protagonista nelle creazioni dei più apprezzati autori italiani, quali Mauro Bigonzetti, Fabrizio Monteverde e Virgilio Sieni, nonché in quelle di importanti coreografi europei quali Van Manen, Bruce, Preljocaj, Gelabert, Christe, Wubbe. Nel 1994 riceve il Premio “Danza & Danza” come migliore danzatore italiano. Nella metà degli anni ‘90, su invito di Cristina Bozzolini, crea le sue prime coreografie: “Passaggio”, su musiche di Bach, “Quasi una Fantasia”, su musiche di Gorecki, “Noon”, su musiche di Serra e ”Grief”, su musiche di Sakamoto, tutte per il Balletto di Toscana. Conclusa l’esperienza con la compagnia fiorentina, nel 2001, su invito di Mauro Bigonzetti entra nell’Aterballetto, partecipando come solista nella ripresa del repertorio della Compagnia e alla messa in scena delle coreografie di Bigonzetti e Forsythe. Per la compagnia emiliana crea nello stesso anno “Blue”, su musica di Part. Conclusa la sua esperienza di danzatore, nel 2004 si dedica interamente alla coreografia e all’insegnamento come “free-lance”, particolarmente impegnato nella Scuola del Balletto di Toscana a Firenze; nello stesso anno, su invito del direttore Paolo Mohovic, crea per il Balletto dell’Esperia “Metamorfosi notturne”, su musiche di Ligeti. Riallestisce “Noon” per il Balletto di Roma e crea per il gruppo “Versilia Danza” il brano “Waiting for white Visions”. Per lo Junior Balletto di Toscana crea nel 2005 il balletto “Shabby”, su musiche di Part, nel 2007 un doppio passo a due dal titolo “Dust”, su musiche di Chopin e nel marzo 2008 propone una nuova scrittura coreografica del balletto “Jeux”, su musiche di Debussy, nel programma “Sulle tracce di Diaghilev”, co-prodotto dalla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Nel 2009 crea per Aterballetto “Casanova”. Nel marzo 2010 ha debuttato a Torino la sua rivisitazione de “L’après-midi d’un Faune”, su musica di Debussy, per il Balletto dell’Esperia. Per la Compagnia Junior Balletto di Toscana firma “Del doman non v’è certezza”, ispirata alla famosa quartina di Lorenzo il Magnifico. Nel dicembre 2011 ha debuttato a Danzica, in Polonia, con una nuova “Cenerentola”, su musica di Prokofiev, per la Compagnia Baltic Dance Theater di Danzica. Nel 2013 per la Compagnia Junior Balletto di Toscana crea una nuova versione di “Giselle” (Premio Danza&Danza come migliore produzione dell’anno). Nel 2014 la Compagnia Aterballetto ha debuttato con una sua nuova creazione “Don Q” ispirata al Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. Nel 2015 crea “Lost Shadows” sempre per Aterballetto.

Gentile signor Scigliano, ha iniziato la Sua carriera come danzatore per poi proseguire con l’arte della coreografia. Che tipo di evoluzione è stata e da dove parte la sua ricerca personale?
Come danzatore ho avuto la possibilità di lavorare con molti coreografi e di sperimentare ricercando con loro nuovi linguaggi coreografici. Un grande bagaglio di conoscenza e tanta curiosità da parte mia mi hanno permesso di avere un passaggio da danzatore a coreografo quasi naturale. Però negli anni ho elaborato e ricercato quello che più mi interessava della coreografia e cioè una gestualità che possa apparire naturale, direi “umana”.

In qualità di docente qual è l’aspetto che cura principalmente nel trasmettere il suo sapere agli allievi?
Cerco di preparare gli allievi a livello tecnico e artistico ma anche psicologico, cercando di far capire loro che un danzatore, soprattutto oggi, deve essere molto aperto mentalmente, versatile e pronto ad affrontare il mondo del lavoro che può, a volte, essere inaspettatamente difficile.

Cosa porterà sempre con lei del periodo trascorso al Balletto di Toscana?
Le esperienze artistiche e non, vissute insieme ad un gruppo di persone straordinarie che sono ancora i miei amici.

La musica che ruolo gioca nelle sue creazioni nell’analizzare e scomporre i movimenti coreografici?
Ha un ruolo molto importante. Dipende però dalla partitura e dal tipo di lavoro che si affronta; sicuramente una conoscenza approfondita della musica dà più consapevolezza sul come utilizzarla e, di conseguenza, coreografarla.

Un suo particolare ritratto per Cristina Bozzolini e Mauro Bigonzetti?
Due artisti con i quali ho condiviso, da anni, e condivido tuttora grandi esperienze artistiche e umane.

Chi sono gli altri artisti, incontrati sul Suo percorso, che l’hanno maggiormente arricchita artisticamente?
Ho incontrato tante persone nel campo della danza, della moda, e dell’arte in generale; come dicevo, ho sempre avuto una grande curiosità e voglia di imparare. Mi hanno arricchito tutti quelli con cui ho lavorato nell’ambito della danza e tutti gli artisti con cui ho collaborato in questi anni. Sono stato fortunato, ho lavorato con grandi coreografi, insegnanti, costumisti di grande spessore.

Si è spesso accostato anche alla rilettura di celebri titoli, da dove parte per lo studio di questo tipo di creazioni? Qual è la fonte, lo spunto e l’ispirazione?
Si parte dallo studio dei titoli originali a livello storico e coreografico per poi elaborare, utilizzare e a volte anche dimenticare tutto questo materiale, per dare vita a una nuova creazione.

L’arte in senso lato quale valore implica nella società?
Libertà di espressione e di pensiero.

Attualmente è sotto contratto con il Teatro alla Scala. Sicuramente un ambito traguardo… cosa l’ha entusiasmata in questa avventura e qual è l’aspetto più bello nell’entrare dalla porta principale del Teatro alla Scala in qualità di coreografo?
Il Teatro alla Scala rappresenta il Tempio della Lirica, della Musica e della Danza, dove si sono esibiti i più grandi artisti. Coreografare “Shéhérazade” e debuttare in questo teatro è una grande emozione. Mi entusiasma vedere così tanta gente che lavora, tutti i giorni, per fare arte.

Cosa si deve aspettare il pubblico da Shéhérazade? Che accenti coreografici ha scelto per la sua chiave di lettura?
Quello che il pubblico sicuramente percepirà sarà il messaggio che attraverso la storia di Zobeide ho voluto sviluppare: la violenza sulle donne e la forza della protagonista che attraverso un atto violento come il suicidio non accetta la sottomissione.

La musica di Nikolaj Rimskij-Korsakov che potenza trasmette alla storia?
Trasmette potenza, ma anche momenti di sensualità assoluta.

Come hanno risposto i danzatori della Compagnia scaligera, in sala danza durante le prove al suo linguaggio coreutico?
Con grande professionalità, entusiasmo e collaborazione, nel cast ci sono veri talenti.

Cosa apprezza particolarmente dell’attuale direttore del Corpo di Ballo, il maestro Frédéric Olivieri e dei componenti del Corpo di Ballo?
Il Maestro Olivieri è una persona estremamente gentile, positiva e con grande esperienza, così come i componenti del Corpo di ballo con cui sto lavorando.

Per un artista cosa significa “arrivare” alla Scala?
Sono molto felice di lavorare qui e consapevole di essere in un teatro pieno di storia e di grande tradizione.

Maestro, quale tipo di danza contemporanea predilige?
Tutta quella che è fatta con qualità e che riesce ad arrivare al pubblico con onestà e senza barriere elitarie.

Nel suo percorso formativo, prima da allievo, poi da danzatore ed infine coreografo, ha affrontato la danza mediante diverse declinazioni stilistiche. Come si è innamorato della danza tanto da sceglierla come Sua professione?
La città in cui sono nato (Cosenza) quando ero ragazzo non offriva molto, ma una scuola di danza stranamente c’era. La danza mi ha aiutato a crescere e a incontrare persone, e a condividere passioni.

 

Michele Olivieri
Foto: Dario Lasagni / Brescia e Amisano – Teatro alla Scala
www.giornaledelladanza.com

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