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Le radici dell’hip hop: intervista a Byron Clairicia

Mr. Byron

Byron Clairicia in arte Mr. Byron è un ballerino di fama mondiale, specializzato in hip hop, popping, locking house e negli stili propri della sua cultura tra cui salsa, dance hall, zouk e afro, giudice ed insegnante internazionale. Nato a Parigi, originario di Martinica, balla da sempre grazie alle influenze della sua cultura (afro, salsa, sala da ballo, zouk). Nel 1977 con il padre inizia ad ascoltare musica soul e funky (James Brown, Stevie Wonder, Kool and the Gang, Ray Charles). Dal 1984 si avvicina al mondo dell’hip hop; dal 1993 la danza diviene la sua professione ed inizia a collaborare con noti artisti internazionali divenendo insegnante, ballerino e coreografo. Dal 1998 insegna e viene chiamato come giurato nei principali eventi Hip Hop Underground e Commerciali internazionali in Francia, Italia, Slovenia, Ungheria, Marocco, Martinica, Belgio, Brasile, New York, Germania, Ucraina, Svizzera, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Spagna. Partecipa a numerose produzioni cinematografiche e televisive. Nel 1999 balla nel film “The Dancer” di Luc Besson. Nel 2004 partecipa al programma TV MTV Dance Show. In Italia partecipa nel 2009 come professionista al programma “Amici” in onda su Canale 5. Balla per alcuni marchi internazionali noti nel mondo della danza e non, come Freddy e Nike. Nel 2013 gira lo spot per Dimensione Danza “Loose Control”. Attualmente è direttore artistico della sua Accademia “B Street” progettata insieme ad Antonella Bruno e Valentina Menarini all’interno della scuola “Move On” di Milano.

Ciao Byron, qual è il tuo primo ricordo, da bambino, della danza e come è nata in la passione?
Il primo ricordo è legato alla mia famiglia e alle feste dove il ballo non mancava mai. Mi rivedo con attorno tanta gente mentre danzavamo in cerchio… per me il ballare fa parte della cultura ed è normale. Sono nato con la musica e la danza libera, ed è comunque rimasta una passione più che un lavoro, nel senso che ho bisogno di continuare a divertirmi per continuare a lavorare. Ho sempre danzato senza pensare ad un futuro professionale, non era nei miei pensieri, tutto poi è accaduto per caso.

Cerchiamo di dare una giusta definizione dell’Hip Hop?
L’Hip hop è musica, danza, style, attitudine, vita di tutti giorni, e come dico sempre nelle mie lezioni (music first), non è solo passi di danza ma è fondamentale come li esegui.

Per te, oltre alla professione, cosa rappresenta a livello di “umano” l’hip hop?
Come dicevo prima, l’hip hop mi ha accompagnato e aiutato in tutto il mio percorso di vita, felicità, tristezza, debolezza, problemi, mi ha aiutato a superare tanti scalini… a volte è stato un modo per scappare dai problemi. Infatti non prendo la danza alla leggera, è molto importante, ed è per quello che ci tengo a trasmettere la tecnica e la cultura di questa disciplina. Mi fa ricordare i miei genitori ed in particolare mio padre che mi faceva ascoltare i dischi di James Brown… posso dire che lui è stato il mio primo maestro!

Per tutti coloro che non conoscono questo mondo come si potrebbe raccontare, in poche parole, la cultura dell’hip hop (disciplina giunta dalla strada)?
Si dice di strada perché non è codificata, e si può ballare ovunque non solo in una sala di danza, ma in un club, in famiglia, con amici… a chi piace la musica e sente il ritmo nel corpo l’hip hop, il freestyle o l’improvvisazione sono la chiave… la libertà di non farsi condizionare. Naturalmente oggi è diverso perché ci sono le scuole di danza hip hop e la gente va in sala mentre anni fa solo il club era la scuola di danza. Ma nella vita le cose cambiano, l’importante è poterle raccontare mantenendo l’esatta “storia”.

L’hip hop fondamentalmente si sviluppa negli Stati Uniti e nasce a scopo educativo per i giovani nel trasformare le energie negative in un percorso di crescita positivo. È giusta secondo te questa definizione?
Sì giusto, anche se ormai è diventato mondiale, e si può dire che prima dell’hip hop in America e a New York negli anni Settanta c’erano solo le gang e i codici che possedevano queste gang è stato poi riportato nella danza: rispetto, sfida, identità, style, credibilità.

Tu da ballerino e docente di hip hop come ti relazioni con gli altri stili di danza?
Sono curioso e aperto a tutto, ma la per la mia cultura adoro la musica nera e soprattutto ogni stile che attraverso di esso procuri il “movimento”. Naturalmente so riconoscere quando una danza è fatta bene, mi piace la qualità, oggi però dopo tanti anni il mio cuore ha scelto! Spesso sono invitato nel mondo hip hop, nella danza in generale ma anche nel mondo latino… sono ovunque ormai, disponibile a 360 gradi perché tutto ciò significa apertura a prescindere dalle proprie preferenze personali.

Come reputi il mondo della danza hip hop in Italia?
In Italia c’è capacità, il livello è cambiato e sta mutando in maniera positiva. Se dovessi però muovere una piccola critica è rivolta alla mancanza della “cultura hip hop”, nel modo in cui viene vissuta! Certamente l’Italia è il paese con il maggior numero di scuole e spero che i docenti possano credere ancora nell’autentica essenza dell’hip hop e più che insegnare si sentano portati a trasmettere maggiormente la personalità e l’identità.

Sei nato a Parigi ma la Martinica è il tuo paese d’origine, quali sono i tuoi ricordi più belli legati a questa splendida terra e com’è vissuta la danza?
Mi ricordo tutto alla perfezione perché mantengo vive le mie origine… è molto importante. Ho una famiglia grandissima ed è grazie a loro che ballo e sapevo già ballare, fin da piccolo, anche senza sapere che fosse hip hop: da noi si danza il soul, dance hall, merengue, compas (musica Haiti), reggae! A Parigi sono nato e cresciuto, anche se trascorrevo tre mesi all’anno in Martinica. Ho vissuto bene quel periodo, io vengo dai quartieri perciò ho tastato da vicino la vita delle bande, la delinquenza perché non nascondo che esisteva però l’hip hop ha evitato che potessi commettere stupidaggini. La storia dell’hip hop a Parigi è similare a quella dell’America. Mi sono divertito tantissimo, ho un mucchio di amici francesi e in tutto il mondo. Sono stato in  parecchie discoteche e ho svolto moltissimi lavori di ogni tipo… sono cresciuto con etnie diverse e spesso andavo in casa di amici perciò assimilavo anche la loro cultura come loro la mia.

Lo stile hip hop racchiude poi altri linguaggi come il Popping, Locking, Voguing New Style & House… mi dai in linea di massima una definizione e una differenza tra questi stili?
Nell’hip hop ci sono tanti stili, ovviamente locking, popping, house, breaking che appartengono strettamente alla cultura interna dell’hip hop. Il popping, locking sono considerati come funkstyle perché a quell’epoca non c’era ancora il termine, la musica era funk, il breaking era la prima danza hip hop. Il problema è la mancanza di informazione che lascia alle persone la possibilità di divulgare notizie sbagliate, come la tv o addirittura chi insegna. Se ritorniamo indietro negli anni, la gente di colore prima ballava tip tap, charleston, lindi hop… e queste sono state le prime ispirazioni, semplicemente fanno parte di una cultura nera. Il voguing è uno stile che ricerca la sua base nella popolazione gay. Tante persone facevano danza, come il waaking che comunque si ballava sulla musica funk nella stessa epoca del popping locking. Il termine di new style è stato ultimato da noi a Parigi perché non sapevamo cosa fosse il “New York Style”. Era l’epoca dopo il popping locking, molto diversa perciò ne parlavamo così, ed è diventato new style per abbreviazione: ma si chiama “hip hop”, la stessa cosa vale per la “house” (musica e house) anche se lo stile più preciso dovrebbe essere il clubbing. Gli asiatici lo hanno chiamato così quando hanno visto la gente ballare, anche l’house non è l’hip hop teoricamente ma è musica nera, e la popolazione hip hop ha iniziato andando a ballare nei club nello stile del freestyle!

Mentre la Break Dance è da considerare un po’ come la madre dell’hip hop oppure è sbagliato affermare così?
Giusto il Breaking è la prima danza hip hop.

Per concludere dai un consiglio alle tante scuole, ai tanti allievi, ai tanti maestri che in ogni piccola o grande realtà italiana insegnano e praticano l’hip hop?
Hip hop, musica e freestyle… abbigliamento, sneakers, idendità! Ovviamente il business, la televisione e l’immagine hanno cambiato il tutto perdendo parte di questi valori. Ma come dico spesso, ognuno crede in quello che sente più giusto ed io continuerò a ballare con il cuore e lo trasmetterò per sempre!

Michele Olivieri
Foto: archivio
www.giornaledelladanza.com

 

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