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Un’intima creazione armonica

Progetto Haendel Nicoletta Manni Gabriele Corrado ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala325_K65A1375

Bigonzetti ha avuto la capacità di esaltare, tramite la ricerca del movimento, la bellezza del barocco giungendo ad un equilibrio artistico, a mio avviso, di raffinata visione.

L’eccellente organico del Corpo di Ballo della Scala, diretto dal neoeletto M° Frédéric Olivieri, ha adottato pienamente il linguaggio del coreografo, alternando e quasi sovrapponendo all’unisono l’accompagnamento dei brani händeliani a cura di James Vaughan, Francesco De Angelis, Fabien Thouand, Andrea Manco, Sandro Laffranchini.

La produzione, in prima assoluta sulle Suites e composizioni cameristiche, si rivela colta e a tratti poco empatica nella comprensione estetica pur lasciando trasparire una limpidezza tra arte coreica e arte musicale. Dinamiche interessanti – non sempre aderenti – perlopiù consone ad un pubblico preparato. Non essendoci narrazione “i quadri” necessitano di una attenta cultura musicale nell’apprezzare appieno il crescendo di figure, pose, intrecci e incastri sulla scena nuda illuminata da Carlo Cerri con i costumi di Helena De Medeiros.

Mauro Bigonzetti ha maturato l’obiettivo finale tessendo una delicata performance dove nell’ossequio ad Händel si ritrova l’essenza della sua squisita opera e a tratti si percepisce, nella visione coreografica, la matrice drammatizzata del grande compositore tedesco naturalizzato inglese. “Progetto Händel” propone agli spettatori una brillante sintesi del periodo Barocco in cui i personaggi danzano intimamente, accompagnati dagli strumenti, poggiandosi sulle diverse tendenze musicali del seicento/settecento.

Nicoletta Manni e Gabriele Corrado, nella terza rappresentazione di Martedì 23 maggio al Teatro alla Scala di Milano, sono stati ottimi protagonisti di nitide linee appartenenti a posture ben proporzionate, insieme liberamente concertanti senza alcun predominio sull’altro.

In scena, con talento nella semplice complessità architettonica, Federico Fresi, Gaia Andreanò, Martina Arduino, Agnese Di Clemente, Duygu Erkut, Azzurra Esposito, Matteo Gavazzi, Denise Gazzo, Marta Gerani, Eugenio Lepera, Andreas Lochmann, Marco Messina, Gioacchino Starace, Alessandra Vassallo, Antonella Albano, Massimo Garon, Vittoria Valerio, Marco Agostino, Philippine De Sevin, Christian Fagetti, Timofej Andrijashenko, Chiara Fiandra, Walter Madau, Martina Arduino, Nicola Del Freo.

I danzatori si muovono nello spazio, seguendo tragitti rigorosi ed utilizzando il suono come baricentro ove plasmare forme ed affinità tonali di inequivocabile matrice bigonzettiana che si fanno via via sempre più codificate incentrando le singole capacità nel mantenere l’equilibrio della figura con l’estrema precisione dell’assetto durante lo svolgimento – sia all’inizio di esso ma, soprattutto, nella conclusione – in posizione ferma.

La creazione si è distinta per l’analisi teatrale con richiami alla classicità, quasi un “cantus firmus” nella struttura dei tempi e nell’utilizzo della tecnica esecutiva, la quale riesce ad amalgamarsi in un ordine logico dove esprimere l’interiorità della danza contemporanea nell’evoluzione musicale applicata al corpo, provocando – in special modo nella seconda parte – una presa di coscienza.

 

Michele Olivieri
Foto: Brescia e Amisano Teatro alla Scala
www.giornaledelladanza.com

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