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Una visione soavemente onirica

Una visione soavemente onirica

 

In questa produzione a cavallo tra Shakespeare e Balanchine emerge ben chiara la convivenza degli elementi comici e tragici e la presenza di figure immaginarie, che grazie all’arte letteraria trasposta in quella coreica, sviluppa una rappresentazione dove la somma di tutti gli elementi irreali appaiono conformi al vero.

Un balletto che può vantare sull’indiscusso valore del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto sapientemente da Frédéric Olivieri: tutti, anche quelli che interpretano ruoli minori, sono pienamente meritevoli di ammirazione e plauso secondo la propria attitudine.

Gli incantevoli costumi e l’evocativa ambientazione scenografica, a firma di Luisa Spinatelli, contribuiscono ad infondere all’allestimento un sentore di assoluta qualità. L’adattamento della favola per antonomasia, quel “Sogno di una notte di mezza estate” popolato da folletti e fate, trasformazioni e bisticci tra innamorati, farfalle, incantesimi ed equivoci si dosa con una tale perfezione al genio artistico del maestro Balanchine, al suo neoclassicismo, alla velocità, ai giri, alla bellezza dei movimenti che convergono elegantemente in garbati sentimenti.

Nella recita di martedì 12 luglio 2017 sul palcoscenico del Teatro alla Scala, Marta Romagna è Titania, regina delle fate. Timofej Andrijashenko il suo sposo Oberon, geloso e dispettoso. Federico Fresi è l’azzeccatissimo folletto Puck. Matthew Endicott è Bottom, il guitto trasformato in somaro. Il Cavaliere di Titania è impersonato da Gabriele Corrado; Alessandra Vassallo è nelle vesti di Elena, Antonella Albano in quelle di Ermia e Massimo Dalla Mora e Riccardo Massimi, rispettivamente nei ruoli di Demetrio e di Lisandro. Ippolita prende le sembianze della leggiadra Virna Toppi; Emanuele Cazzato si addentra in Teseo e Vittoria Valerio nella farfalla.

Un impasto accortamente miscelato che cattura – con le sue atmosfere fantastiche – l’attenzione del teatro, soprattutto per quei giovani di oggi che si accostano alla celebre coreografia di ieri che, ora curiosi ed ora stupiti, scoprono per la prima volta nella magnificenza e potenza dell’arte teatrale tersicorea. Impeccabile la coppia formata da Nicoletta Manni e Marco Agostino nel passo a due del secondo atto e superlativo per padronanza e presenza scenica Timofej Andrijashenko.

George Balanchine (nella ripresa di Patricia Neary per il © The George Balanchine Trust) ha la capacità di far muovere liberamente i ballerini tra varie soluzioni stilistiche utilizzando figure magiche e mitologiche delineando con abilità e anche ironia i singoli ruoli. La parte clou della storia si dipana nel bosco fatato, dove il re delle Fate Oberon e la regina delle Fate Titania litigano e mettono in atto ripicche fra loro. In quella notte speciale, dove fate e folletti s’aggirano indisturbati, gli amanti in fuga e i loro inseguitori si ritroveranno, loro malgrado, protagonisti di un’avventura straordinaria e sconvolgente.

Il binomio tra il drammaturgo/poeta inglese (il più eminente della cultura occidentale) e l’artista georgiano (tra i più celebri coreografi del XX secolo, fondatore della tecnica del balletto classico negli Stati Uniti) porta alla ribalta passioni, gelosie, tradimenti, amori, fedeltà, cospirazioni e ribellioni affascinando gli spettatori. La creazione coreografica è perfettamente funzionale alla macchina teatrale, precisa, lucida, senza sbavature di sorta e rappresenta una miscela di mistero e romanticismo.

I suoni e le dinamiche vengono percepite nell’attività del “sogno” caratterizzate da emozioni e pensieri che si strutturano in una successione di passi e virtuosismi, grazie anche all’apporto dell’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala sull’evolutiva musica di Felix Mendelssohn-Bartholdy diretta dall’acclamato direttore David Coleman, dai mirati interventi canori della soprano Ewa Tracz e del mezzosoprano Mareike Jankowski (entrambe soliste del Corso di Perfezionamento per Cantanti Lirici dell’Accademia Teatro alla Scala) dal candido Coro di Voci Bianche dell’Accademia diretto da Marco De Gaspari e dalla straordinaria partecipazione degli Allievi della Scuola di Ballo scaligera che insieme ai danzatori professionisti, offrono abilissima prova di sapienza artigianale, restituendo al meglio con limpida adattabilità ogni possibile sfumatura, ogni passo il quale viene tecnicamente eseguito senza mai tralasciare la profondità del ruolo. Accenti cupi si alternano a note grottesche in un immaginario punteggiato dall’incedere della quotidianità.

Il banco di prova, nel secondo atto con il divertissement, ha mostrato in toto l’eccellenza e lo stile dell’intero Corpo di Ballo della Scala. Mentre nel primo atto, la narrazione, si ispira con fedeltà all’opera di Shakespeare, il secondo si svolge in un intermezzo di matrimoni che trova la sua conclusione nel ritorno al bosco incantato con il riallacciamento e la ripresa del finale shakespeariano dove traspare tutta la poetica ammantata di magia. È proprio l’elemento del sogno che determina la centralità dell’opera come tramite ineludibile delle nostre vite.

Meritatissimi applausi finali, dove viene spontaneo citare Goethe “qualunque cosa tu possa fare, qualunque ‘sogno’ tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza…”

 

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

Foto di Brescia e Amisano Teatro alla Scala

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