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“Il mio viaggio continua” – intervista a Renato Zanella

Zanella

Renato Zanella nasce a Verona dove inizia gli studi della danza classica. Nel 1981 decide di completare la sua formazione a Cannes, presso il “Centre de Danse International di Rosella Hightower”. Nel 1982 ottiene il primo contratto con il Basler Ballett, diretto da Heinz Spoerli. Qui danza opere di Balanchine, Van Manen, Robert North, John Cranko, Ulysses Dove e Heinz Spoerli. Nel 1985 viene chiamato al Balletto di Stoccarda dove vive una carriera intensa e di successo ballando ed esibendosi in tutto il mondo nelle opere di John Cranko, Maurice Béjárt, Jiri Kylián, Mats Ek, John Neumeier, William Forsythe, Azary Plisetsky, Glen Tetley, e Kenneth MacMillan. Nel 1993, dopo aver creato numerose coreografie per la compagnia e all’estero, viene nominato “Coreografo Residente” da Marcia Haydée, Direttrice della Compagnia. Nello stesso anno, inizia la sua collaborazione con il Wiener Staatsoper Ballett che lo porta alla nomina di Direttore del Ballo, ruolo che ricopre dal settembre 1995 all’agosto 2005. Nel 2001 assume anche l’incarico di direttore artistico dell’Accademia di danza della stessa Istituzione. Dal 2009 al 2012 è stato Direttore Artistico per la Danza dell’International Festival of the Aegean (Syros) posizione che poi lasciò per dedicarsi interamente alla Balletto dell’Opera Nazionale Greca che diresse dal 2011 a luglio 2015. Nel 2013 torna nella sua città natale come Direttore del corpo di ballo, posizione che occuperà fino al dicembre del 2015. Le sue coreografie sono state interpretare da grandi artisti internazionali come: Carla Fracci, Marcia Haydée, Eleonora Abbagnato, Dorothée Gilbert, Myrna Kamara, Simona Noja, Polina Semionova, Olga Esina, Shoko Nakamura, Richard Cragun, Egon Madsen, Roberto Bolle, Vladimir Malakhov, Manuel Legris, Nicholas Le Riche, Giuseppe Picone, Alessio Carbone, Mario Marozzi, Alessandro Molin e molti altri. Nella sua lunga carriera di coreografo ha lavorato a fianco di registi di fama mondiale tra cui: David Pountney, Franco Zeffirelli, Hans Neuenfels, Roberto De Simone, Götz Friedrich, Jurgen Flimm, Denis Krief, Nicola Joel, Günter Krämer, Mario Pontiggia, Pier Luigi Pizzi e Nicola Raab. Tra le sue regie contiamo: Così fan tutte, Carmen, La Traviata, Faust, I Vespri Siciliani, The Marry Widow, Cavalleria Rusticana. Tra i suoi lavori si contano anche quattordici coreografie divise in otto edizioni per il Concerto di Capodanno di Vienna con la Wiener Philharmoniker, trasmesso in mondovisione dalla ORF (l’ultimo per l’edizione del 2017) e dieci appuntamenti al tradizionale Ballo dell’Opera della Wiener Staatsoper. Nel 1995 riceve il premio “Danza & Danza” come “Miglior Coreografo italiano all’estero” e nel 2001 il premio come “Miglior Direttore Artistico”. Nel 2000 viene insignito a Roma del “Premio Internazionale Gino Tani” per i suoi meriti coreografici. Nel 2001 viene anche premiato dalla città di St. Pölten (Austria) con lo “Jakob Prandtauer-Preis”, mentre nel 2007, riceve ancora il premio “Danza & Danza” per la “Migliore produzione italiana” (Peer Gynt al Teatro dell’Opera di Roma) e nel 2015 “Il Premio Capri Dance International” alla carriera. Nel 2001 la Repubblica austriaca ha onorato Renato Zanella con la Croce d’Onore per la Scienza e l’Arte per la sua opera alla Wiener Staatsoper e per il suo impegno sociale. Nel 2012 per onorare la sua carriera, gli viene conferito dal presidente della Repubblica Austriaca il titolo di “Professore”. Dal settembre 2011 al Luglio 2015 il maestro Zanella è Direttore del Corpo di Ballo per la “Greek National Opera” ad Atene. Nel 2011 collabora per la prima volta con la Fondazione Arena di Verona come coreografo, scenografo, costumista e lighting designer per lo spettacolo “Omaggio a Stravinsky” al Filarmonico di Verona e nel 2012 realizza il balletto “Omaggio a Ravel”. Crea scene, luci, costumi e coreografie dello spettacolo “Cercando Verdi”, in scena al Teatro Filarmonico di Verona per la Stagione di balletto 2012-2013 della Fondazione Arena e riproposto in agosto al Teatro Romano di Verona. Nell’ottobre 2013 viene nominato Direttore del Corpo di ballo della Fondazione Arena di Verona. Nel Dicembre 2015 per protesta alla decisione di chiudere il corpo di Ballo lascia la direzione del corpo di ballo veronese. Da Settembre 2016 è direttore artistico del corpo di ballo all’Opera Nazionale di Bucarest.

Gentile maestro Zanella, da dove nasce il suo amore per la danza e chi l’ha indirizzata inizialmente verso quest’arte?
Ero un appassionato giocatore di pallacanestro, sport che pratico tuttora. La scuola di danza dove mia sorella Cristina ballava, mi chiese di fare la comparsa per uno spettacolo di fine corso. Di mala voglia partecipai ma quell’esperienza mi folgorò. “Giselle” era il balletto. La grazia, la tecnica, la musica e tutto il suo insieme accesero in me qualcosa che tutt’oggi è presente e mi spinge a continuare. La passione!

Che ricordi conserva della sua prima scuola di danza?
Lo studio di danza classica “La Polacca” a Verona fu la mia prima scuola. Fui fortunato ad avere un’insegnante straordinaria, che m’insegnò la cosa più importante nella nostra arte: la disciplina.

Mentre del “Centre de Danse International di Rosella Hightower”?
Il primo shock artistico. Una vera e propria istituzione per creare professionisti. Con la partecipazione di grandi insegnanti e la presenza di tanti grandi della danza soprattutto durante i mesi estivi. Qualche nome d’insegnante? Franchetti, Ronà, Ferran, Nuitz, Hightower. Gli inizi degli anni Ottanta erano anni straordinari per la danza.

Come si è avvicinato, in seguito, alla professione di coreografo?
Lavorando con i grandi coreografi come Spoerli, Van Manen, Ek, Kylian, Bejart, Neumeier ho imparato cosa vuol dire creare ma anche cercare, interpretare, ascoltare e soffrire. Tutte componenti che aiutano a realizzare il tuo o te stesso. Il mio primo lavoro venne dopo i primi quattro anni a Stoccarda. Era il 1989. Marcia Haydée decise che il mio primo balletto doveva entrare nel repertorio della compagnia. Fu una creazione dopo l’altra, attualmente sto creando un nuovo “Romeo e Giulietta” per la compagnia che dirigo.

Come reputa l’attuale metodo d’insegnamento coreutico nel nostro paese?
Abbiamo delle grandi scuole nazionali, abbiamo molto talento tanto da esportare. Catastrofale è il rapporto educazione e professione per la mancanza di una regolamentazione a livello nazionale che offra rispetto e lungimiranza per la carriera.

Se dovesse fare una classifica dei momenti più importanti ed emozionanti della sua carriera dagli inizi ad oggi, quali ritiene siano stati i più significati ai fini della crescita artistica e personale?
Tutte le tappe della mia carriera, in una continua crescita a livello personale e professionale, mi hanno fatto progredire e diventare quello che sono. Verona, Cannes, Basilea, Stoccarda, Vienna, Atene, Verona, Bucarest. Per non citare tutte le compagnie e teatri nei quali ho lavorato. Un solo errore è stato quello di tornare a Verona e dopo trentadue anni all’estero ritrovare un paese con le istituzioni in ginocchio.

La ballerina e il ballerino nel panorama attuale a cui riconosce l’eccellenza?
Sono tanti e farei un errore a limitarmi a citare due nomi. Guardiamo ai giovani che con grandi difficoltà riescono a salire sulle scene italiane.

Mentre del passato?
Non dovrei ma mi permetto di scrivere due nomi a me cari: Marcia Haydée e Richard Cragun.

Qual è il balletto che ha più amato, in veste di danzatore, del repertorio e quello di danza contemporanea?
“Forgotten land” di Jiri Kylian.

Mentre sul lato coreografi?
Ho amato i lavori di Van Manen, Jiri Kylian e Bejart, sono stato fortunato a lavorare con loro personalmente.

Un suo ritratto per il grande Heinz Spoerli con cui ha lavorato al Basler Ballett?

Personaggio straordinario, dal carattere difficile ma molto professionale. Devo assai a lui, mi ha scoperto e offerto il mio primo contratto. Da direttore penso spesso a lui e al suo modo di equilibrare marketing e arte.

Grazie al Balletto di Stoccarda ha avuto una consacrazione internazionale. Che aria si respirava all’interno della Compagnia?
Gli anni Ottanta a Stoccarda sono stati incredibilmente belli per me. Tutti i grandi coreografi creavano per quella compagnia, si contavano più di 100 spettacoli a stagione e tournée in tutto il mondo. Per me è ancora oggi un esempio che auguro a tutti di vivere.

Possiede qualche rimpianto dal lato artistico?
Il mio più grande rimpianto artistico è quello di non aver potuto aiutare la mia città, ad evitare quella vile decisione di chiudere il corpo di ballo. Non posso ancora credere a quello che ho assistito là dentro. Personalmente è di non aver avuto più tempo per la mia famiglia e i miei figli.

Qual è stato il suo primo lavoro coreografico e dove andò in scena?
“Die andere seite”, a Stoccarda nel 1989.

Come si accosta alla preparazione di una nuova coreografia?
Ogni volta è una situazione diversa, tutto ci ispira e il tempo è il nostro complice più importante.

Un suo ricordo personale della straordinaria Prima Ballerina Marcia Haydée?
Il grande rispetto per l’arte e i suoi interpreti. Era un piacere immenso averla come collega, musa o direttrice.

Lei ha diretto per lungo tempo il prestigioso ensemble del Wiener Staatsoper Ballett. Quali sono stati i momenti più felici di questa esperienza?
Tanti, veramente tanti.

In tanti anni d’insegnamento, oltre alle doti fisiche e tecniche, quali sono i presupposti fondamentali per diventare artista?
Disciplina, perseveranza, tanto lavoro e mai perdere il sentimento di ricerca della bellezza in tutte le sue forme che quest’arte impone.

L’umiltà: quanto conta nella danza e nell’arte in generale?
L’umiltà è una grande virtù che credo non si possa associare alla danza con troppa rilevanza. Ci vuole una giusta percentuale di ambizione ma soprattutto non mentirsi mai!

Oltre la danza, quale altre passioni coltiva?
Leggo di tutto e tanto, e ho sempre una palla da pallacanestro con me.

Nella sua carriera ha goduto di innumerevoli incontri illustri nel mondo culturale e tersicoreo. Chi l’ha colpita maggiormente e perché?
Vladimir Malakhov è stato un turning point nella mia carriera da coreografo. Abbiamo sviluppato insieme un vocabolario coreografico che mi accompagna tuttora. Il nostro primo lavoro insieme è stato “Voyage” lo ha accompagnato per tutta la carriera.

Cosa vuol dire per un coreografo poter lavorare con un gruppo stabile di ballerini?
Poter far crescere di volta in volta, spettacolo dopo spettacolo, seguire e far crescere il livello dei ballerini alternando le produzioni ed i coreografi invitati. Nel periodo free-lance tra il 2005 e il 2010 mi rattristava il fatto di partire dopo una prima e non poter continuare a crescere spettacolo dopo spettacolo.

So che lei ama particolarmente la musica di Igor Stravinsky. Quale significato ed ispirazione ne trae?
Una sfida continua. Musiche create per la danza devono essere interpretate per cercarne sempre nuovi significati e dimensioni. Esattamente come accade, con le opere liriche più conosciute. Mi attira e ispira tutta la musica creato per la danza.

Dalla presidenza della Repubblica austriaca ha ricevuto la Croce d’Onore per la Scienza e l’Arte e in seguito il conferimento del titolo “Professore”. La danza in Austria quale ruolo ricopre nella società? E quanto è amata e supportata?
Vivo in Austria dal 1993 e ancora oggi risiedo nella capitale austriaca e le confesso la grande sorpresa nel ricevere questi riconoscimenti. Hanno seguito il mio percorso artistico e riconosciuto quanto fatto per il loro paese. Una soddisfazione veramente unica che divido con chi ho incontrato nel mio percorso. La danza in Austria è amata rispettata e difesa da chiare leggi politico-culturali.

Che tipo di esperienza è stata quella presso la “Greek National Opera” ad Atene di cui è stato Direttore?
Un’esperienza molto positiva. Nonostante la crisi sono riuscito a rilanciare la danza nel paese e riavvicinare pubblico e critica. Ho creato balletti narrativi, a un atto, diretto Opere e continuato i miei impegni sociali con il mio progetto off-ballet iniziato anni prima in Austria.

In seguito, come non ricordare, la sua nomina a Direttore del Corpo di ballo della Fondazione Arena di Verona, sua città natale. Quali sono i maggiori problemi legati alla direzione di una Compagnia stabile di danza e come si è conclusa questa fase lavorativa?
Come ho risposto in precedenza Verona non è stata una scelta felice. Con il corpo di ballo è stato un lavoro intenso e ricco di soddisfazioni e a costi assolutamente amministrabili. Non ero a conoscenza della situazione fallimentare in cui si trovava e della vile decisione di togliere la danza dalla cultura della città. L’1.1.2017 hanno chiuso ufficialmente il corpo di ballo, una vergogna per la città e l’Italia.

Un suo personale ricordo per tre grandi registi italiani con i quali ha collaborato. Franco Zeffirelli, Roberto De Simone e Pier Luigi Pizzi?

“Aida”, “Don Giovanni” e “Ballo in Maschera”, sono i lavori rispettivamente divisi con loro. Ho provato una grande emozione per “Aida” e “Ballo in Maschera”, sullo straordinario palcoscenico dell’Arena di Verona. Il “Don Giovanni”, diretto per l’occasione da Riccardo Muti in una produzione dell’Opera di Vienna, è stato un lavoro molto interessante per me perché basato sulla Commedia dell’arte, una forma teatrale che amo molto. Certamente tutte e tre esperienze indimenticabili.

Per concludere un suo pensiero o un aggettivo per descrivere l’essenza della danza e del balletto?
Il mio viaggio continua, da settembre dirigo il corpo di ballo all’Opera Nazionale di Bucarest, teatro, dove la danza ha una grande storia. L’essenza della danza è semplicemente quel fuoco che hai in te, che non sai da dove viene e che ti fa amare quest’arte sopra ogni cosa e che ti porta a viverla e crearla nelle discipline più diverse e con i mezzi che hai a disposizione. Spero che le grandi e le piccole scuole di danza continuino nella loro funzione di scoprire talenti e che questi talenti vivano la danza cercando i luoghi migliori, dove viene amata e rispettata in qualsiasi parte del pianeta, essi siano. Importante viverla al meglio. Siate affamati e siate folli! Sì, proprio come disse Steve Jobs!

Michele Olivieri
Foto: Yiannis Velissaridis (ritratto), ONB (galà di apertura della stagione a Bucarest)
www.giornaledelladanza.com

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