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Il movimento possiede svariati significati: intervista a Lucas Viallefond [ESCLUSIVA]

Lucas Viallefond © Olivier Bonnet

Lucas Viallefond inizia la sua formazione di danza in Bretagna. Nel 2004 studia danza contemporanea al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse de Paris (CNSMDP). Nel 2009 ottiene il “Certificat d’Interprétation” con una menzione d’onore. Durante la sua formazione ha danzato pezzi di Angelin Preljocaj, Anna Sokolow, Alwin Nikolaïs, Paul Taylor, Christine Bastin, Jean-Claude Gallotta, Dominique Bagouet, Dominique Boivin, Daniel Larrieu e ha danzato in Europa con il “Junior Ballet”. In seguito si è trasferito in Germania alla “Folkwang Hochschule” per perfezionare la danza con il metodo Jooss-Leeder (utilizzato e reso famoso dalla coreografa Pina Bausch) stile e filosofia che hanno contraddistinto i ballerini del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch. Ha studiato con Dominique Mercy, Malou Airaudo, Lutz Förster, Stephan Brinkmann, Susanne Linke, JoAnn Endicott, Bénédicte Billiet e Cristiana Morganti. Come ballerino, ha lavorato per la “Compagnie Beau Geste” diretta da Dominique Boivin e per diversi eventi in Francia, Marocco, Giappone. Inoltre ha danzato per Joëlle Bouvier nella commedia musicale “Carousel” al Theatre du Châtelet di Parigi. Lucas ha fatto parte anche dell’équipe CCN d’Angers (CNDC Robert Swinston) per rimontare i brani del repertorio di Merce Cunningham. Attualmente è danzatore nell’ensemble del “Folkwang Tanzstudio”. In qualità di maestro, Lucas insegna in Francia e all’estero (Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Israele, Ungheria, Inghilterra, Taiwan, Australia, Singapore, Korea, Hong Kong), in particolare ha tenuto docenza presso il Ballet Preljocaj e per i ballerini del Bolshoi di Mosca, poi alla West Australian Academy of Performing of Arts – WAAPA a Perth, alla Contemporary Dance Company of Western Australia, alla School of the Arts -SOTA (Singapour), al World Dance Alliance (Corea), all’Università di Gerusalemme, Bikurey Ha’ Itim, Yehudance e Merkaz Kehilati (Israele), alla Trinity Laban Conservatoire of Music & Dance e al The Place (Londra), ai Cours Internationaux d’été Budapest TanzTheater (Ungheria), allo Studio Terpsichore et à Dance Area (Svizzera), al Centre National de Danse Contemporaine (CNDC – Angers), al Centre National de Danse de Lyon (CND), alla Hong Kong Academy for Performing Arts HKAPA (Hong Kong), all’Ecole de Danse Contemporaine de Montréal (Canada), all’Académie Yantra (Belgio). Attualmente è Maestro di danza contemporanea presso la Scuola di Balletto dell’Opéra di Parigi (École de Danse du Ballet de l’Opéra national de Paris). Insegna anche presso il Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse di Parigi così come nei Licei, Conservatori e nelle Scuole francesi (Parigi, Montpellier, Poitiers, Nantes, Angers, Toulouse, Ile de La Réunion, Nizza). Lucas fa parte delle Commissioni Esaminatrici per gli esami di Danza presso i Conservatori. Ha creato coreografie per i solisti dello Staats Ballet Berlin (diretto da Vladimir Malakhov), per gli studenti della Taipei National University of the Arts in Taïwan e per il Ministero della Cultura Francese. Ispirandosi al metodo Jooss-Leeder (fondato sui principi di Rudolf Laban e sviluppato da Jean Cébron e Hans Züllig) Lucas Viallefond basa il suo insegnamento su una precisa consapevolezza del corpo nello spazio e sulle sue dinamiche.

Caro Lucas come hai scoperto la passione per la danza?

Non è arrivata da subito. Prima ho praticato un po’ di ginnastica, da giovanissimo, e poi mi sono concentrato sullo studio della musica (flauto e pianoforte) però mi mancava il movimento. Ho assistito ad una piccola coreografia nel mio paese e così ho deciso di iniziare la formazione coreutica… e da lì non ho più smesso. Ogni giorno, dall’entrata in Conservatorio a Parigi, mi è sembrato sempre più importante dedicarlo alla danza. Anche se non ho mai avuto un “clic” nella mia testa posso dire che ora la passione tersicorea è molto profonda e radicata in me.

Quali sono i momenti che ricordi con maggiore gioia durante la tua formazione?

Ho alcuni ricordi dell’internato, con i miei compagni di corso, dove vivevamo e studiavamo lontano dalle nostre famiglie. Serate di danza e canti nel corridoio. Ho apprezzato tantissimo gli anni di studio… non ho cattivi ricordi. Ero consapevole che fosse molto difficile il percorso, con tutti gli esami da sostenere per passare l’anno. Ma come disse Confucio: “Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare un giorno della tua vita”. E naturalmente ricordo la gioia di stare in palcoscenico con i miei amici a danzare pezzi bellissimi.

In seguito, sei passato dall’essere danzatore anche a coreografo e Maestro. Per molti ballerini è uno sviluppo graduale e completo che avviene in modo del tutto naturale. Per te cosa ha significato e da dove è nata questa esigenza di passare dall’altra parte della sbarra?

Le mie prime lezioni nelle vesti di insegnante le ho date al Ballet Preljocaj quando erano in collaborazione con i ballerini del Bolshoï. Per la coreografia è diverso, ho avuto l’opportunità prima di presentare alcuni miei pezzi mentre ero ancora a scuola. In seguito alla “Taipei National University of Arts” ho ricevuto l’invito ad insegnare e a montare una mia creazione. In quell’occasione ho preso venti ballerini e ho dato vita alla mia prima grande coreografia di gruppo, è stato molto eccitante ed impegnativo. Ho sempre imparato tanto dal mio lavoro, soprattutto insegnando agli altri. Si rimane comunque studenti tutta la vita! Ancora oggi apprendo molto dai miei studenti ogni volta che tengo lezione. In Israele facevo docenza in cinque corsi giornalieri, era faticoso, ma ho incontrato numerose persone simpatiche ed è stato incredibile… ho persino perso la voce dal tanto parlare e spiegare!!!

Da dove trai ispirazione per le tue coreografie?

Mi piace ascoltare la musica e immaginare i movimenti su di essa. A volte inizia solo con una sensazione, oppure un qualcosa che vedo mentre cammino, dalla natura o da persone che incontro… È sempre diversa l’ispirazione. Ora ho un progetto con un solista dell’Opéra di Parigi che mi ispira da molto tempo. L’ho visto tante volte in palcoscenico. Spero di trovare il tempo per creare qualcosa a breve scambiandoci le idee in sala prove.

Nel panorama odierno cosa significa fare “danza contemporanea”? C’è ancora qualcosa da ricercare e sperimentare?

Non so esattamente cosa significhi “fare danza contemporanea”. Per me c’è solo la Danza con la D maiuscola. Credo che possiamo chiamare ogni ballo odierno “danza contemporanea”. La danza è un’arte del presente. Anche quando qualcuno balla il “Lago dei cigni” è danza contemporanea perché è fatto oggi, in questo momento e in questo luogo. Una volta terminato, è così! Il giorno dopo è nuovo… è nuovo ogni volta che viene portato sul palcoscenico. Alcuni lavori di Balanchine, Béjart, Mats Ek, Forsythe, Pina Bausch, Maguy Marin sono molto più contemporanei di certi pezzi di giovani coreografi. In realtà è una questione complicata. Per me dipende tutto dal punto di vista del coreografo e dei ballerini che eseguono il pezzo. Credo ci sia sempre qualcosa da cercare, nuove idee… in un certo senso ogni volta che viene danzato da un diverso ballerino appare differente!

Quali consigli ti senti di dare ai giovani che desiderano studiare questa disciplina?

Lavorare molto da soli, dopo ogni lezione, per capire meglio e più possibile il proprio corpo e la propria fisicità, sviluppando carattere e sensibilità: un modo per essere unici a livello umano ed artistico. Vai a vedere gli spettacoli, guarda i tuoi ballerini preferiti e scegli la scuola migliore per la futura compagnia in cui vorresti danzare.

Ogni coreografo e maestro ha un suo stile ben definito e riconoscibile… Tu a cosa dai maggiore importanza?

Sicuramente all’attenzione delle dinamiche e alla precisione nello spazio. Un movimento può dire qualcosa di completamente diverso a seconda della forza o dell’andamento lento o veloce… Desidero che sia proprio l’interprete a trovare maggiormente il vero movimento, per non mentire attraverso quest’ultimo.

Parlami del tuo lavoro presso la Scuola di danza del Balletto dell’Opéra di Parigi? Cosa rende speciale questa realtà?

Un giorno ero in giro per New York e ho ricevuto una chiamata da Elisabeth Platel (direttore della Scuola dell’Opéra di Parigi) chiedendomi se fossi interessato ad insegnare da lei. Era uno dei miei sogni e naturalmente ho risposto immediatamente “sì”. Ho lavorato con i due corsi che precedono il giorno del diploma e l’entrata nel corpo di ballo. Gli studenti sono incredibili e in ogni classe è un vero piacere insegnare. Sono realmente bravi e aperti a comprendere lo stile contemporaneo ed inoltre ho la fortuna di avere al mio fianco ottimi pianisti accompagnatori. Per me, questa scuola è sorprendente perché lo stile francese è preservato e gli studenti hanno i migliori maestri accademici. La tradizione (più di 300 anni) di questa istituzione la rende rende un’autentica eccellenza nel mondo. Lo stile francese è trasmesso dalla voce, nulla è scritto ed ogni studente lo ha in corpo. Amo i miei allievi e sono molto orgoglioso nel vedere che alcuni di loro oggi fanno parte del Corpo di Ballo dell’Opéra di Parigi, danzando fin da subito pezzi di Balanchine o di Pina Bausch.

Ti piacerebbe un domani insegnare anche in Italia?

Sì. Spero di insegnare in diversi luoghi per incontrare differenti ballerini e studenti, conoscendo nuove scuole e compagnie! L’Italia è vicina alla Francia, ma non ne ho mai avuto l’opportunità… Non ancora per il momento!

Tra tutti i grandi coreografi contemporanei tra passato e presente a chi sei più legato?

Se ne avessi solo uno da scegliere, sarebbe sicuramente Pina Bausch.

In veste di danzatore, quali sono stati i momenti che ti hanno particolarmente segnato e che ne vai orgoglioso?

Me ne ricordo in particolare tre. Il primo è quando ho incontrato Pina Bausch a Parigi presso il Théâtre de la Ville dopo una performance di Bandoneon (uno dei ballerini sul palco, Lutz Förster, è diventato in seguito il mio insegnante). Il secondo è stato quest’anno quando ho ballato il ruolo che fu di Merce Cunningham nel brano How to pass, kick, fall and run al Joyce Theater di New York. E il terzo è stato quando ho ricevuto la “famosa” telefonata per insegnare presso la Scuola dell’Opéra di Parigi!

Che tipo di evoluzione ha avuto la tua ricerca negli anni?

Come docente la mia ricerca mi ha portato in luoghi diversi. Insegno con il metodo Jooss-Leeder, sviluppato da Hans Züllig e Jean Cébron, quindi ho cercato di trovare sempre più informazioni su tale metodologia. Ho incontrato Jean Cébron, ho viaggiato a Londra per conoscere Vivien Bridson che mi ha aiutato a ricercare un mio stile personale d’insegnamento. Due volte l’anno ritorno all’Università di Folkwang ad Essen in Germania per assaporare la tradizione; ho tradotto dei testi, ho trovato delle immagini e dei video… Amo fare questo tipo di ricerca perché mi aiuta ad essere un maestro migliore dandomi così maggiore conoscenza. Preparo alcune interviste video (vimeo / youtube) anche su grandi ballerini tra cui Joëlle Mazet, Jean Cébron, Reinhild Hoffmann… Come coreografo ho creato degli assoli (alcuni per me e uno per un solista dello StaatsBallet di Berlino) e poi a Taiwan ho coreografato per un gruppo numeroso! È molto impegnativo per la mente. Come ballerino ho cercato di sperimentare il più possibile… quando trovo qualcosa che mi entusiasma rimango pienamente fedele ad esso. Ho trascorso quattro anni in compagnia dove ho danzato i lavori di Cunningham.

Se vai a teatro a vedere uno spettacolo di danza, cosa scegli?

Mi piacciono gli spettacoli di danza, quando il lavoro mi lascia spazio. Adoro vedere alcuni miei studenti nei musical a Parigi e vado sempre all’Opéra per assistere ai balletti classici. Non mi piacciono i pezzi costruiti su tanti movimenti, mi piace invece quando le dinamiche mi parlano (non solo in modo narrativo ma soprattutto nell’espressività dei ballerini mediante il loro corpo).

Quali sono stati i suoi maestri, non solo materiali ma anche ideali?

Ho cominciato con Régine Coste che è stata importantissima per me, perché mi ha insegnato la passione per la professione. A Parigi ho avuto Joëlle Mazet che ancora oggi mi è vicina. Susan Alexander, Peter Goss, Firenze Vitrac e André Lafonta i quali mi hanno insegnato la tecnica. Poi sono andato in Germania e ho avuto Lutz Förster (il miglior maestro di danza moderna incontrato nel mio percorso), Malou Airaudo (fonte di ispirazione, sia artistica che umana) e Dominique Mercy. Non posso nominarli tutti, ma ogni si<ngolo docente incontrato vive ancora in me quando ballo, quando insegno o quando creo. Oggi sono quello che sono grazie a tutti loro!

Joëlle Bouvier ti ha ingaggiato per “Carousel” al Theatre du Châtelet di Parigi. Cosa ha reso straordinaria questa avventura artistica?

Ho lavorato con Joelle su un progetto per il marchio “Hermes”, era uno spettacolo per presentare la nuova collezione di scarpe. Al Théâtre du Châtelet ho ballato in Carousel che è in scena dal 1945 sulle coreografie di Kim Brandstrup, è stato incredibile far parte di questo capolavoro del repertorio dei musical. Ricordo in particolare la composizione del cast che era sorprendente, formato da ballerini di provenienza inglese e francese, con l’apertura del secondo atto su un pezzo corale di notevole effetto ed un entusiasmante duetto accompagnato da musiche straordinarie suonate dal vivo dall’orchestra nell’atmosfera del bellissimo teatro du Châtelet.

Ti sei accostato al repertorio di Merce Cunningham. Del suo stile coreografico cosa ti colpisce?

Il lavoro di Cunningham è alquanto impegnativo. Mi è piaciuta la sfida ed in particolare la sua tecnica. Ogni mattina il direttore Robert Swinston ci dava lezione e proprio questa tecnica mi ha aiutato a sviluppare un forte rapporto sul ritmo, sul tempo, sulla consapevolezza dei piccoli dettagli, sul lavoro di gambe e con la massima resistenza. Quando si danza in otto performance, per sei giorni di fila a New York, alla fine è come partecipare ad una maratona quotidiana!! Ma che piacere quando finisci…

Hai studiato ed oggi danzi per il “Folkwang Tanzstudio” ad Essen. Qual è la particolarità che contraddistingue questa celebre realtà nel mondo?

La scuola è stata creata nel 1927 (compie novant’anni quest’anno) da Kurt Jooss. In quegli anni era molta conosciuta a livello mondiale ed era sempre in tournée con spettacoli tipo The Green Table. Ha avuto come studenti Pina Bausch, Susanne Linke, Reinhild Hoffmann, tre creatori del TanzTheater. Questo ha aiutato la scuola ad essere famosa e poi ancor più con la nomina di Pina Bausch a direttore. L’istituzione è eccellente per il suo esclusivo metodo d’insegnamento soprattutto rivolto alla tecnica nell’utilizzo del corpo. Questa scuola gode di grande tradizione!!

In cosa consiste il metodo Jooss-Leeder?

Il metodo di Jooss-Leeder è basato sui concetti di Rudolf Laban, si tratta di Choreutic e Eukinetic, esattamente quello che insegno io ai miei allievi. Il metodo fornisce le corrette indicazioni su come muoversi e il suo perché. Dove comincia il movimento? Dove finisce il movimento? Quali sono le qualità? In particolare l’uso del tempo, dello spazio e dell’energia per poi portare lo studente ad uno sviluppo individuale, migliorando così le capacità tecnico/espressive. Faccio docenza con questo metodo (sviluppato da Hans Züllig e Jean Cébron) e ritengo sia di primario aiuto per i danzatori contemporanei quanto per quelli classici ed inoltre ritengo sia sempre attuale perché i ballerini di oggi non lo conoscono così a fondo.

Quali sono a tuo avviso gli aspetti negativi per un danzatore?

Non essere sé stessi quando si danza. Non dare il proprio massimo in palcoscenico. Non rispettare chi si trova davanti a te, negare la storia della danza. Posso diventare pazzo quando vedo un ballerino con delle potenzialità che fondamentalmente non le usa…

Del repertorio classico quale spettacolo ami di più?

Amo Giselle, ho sempre voluto creare questo balletto con la tecnica moderna. Mi piace anche il Lago dei Cigni. Mi sono divertito tantissimo a guardare Who Care’s di Balanchine in Australia. Al giorno d’oggi però Jiří Kylián è uno dei miei preferiti!

Parlami della tua esperienza al Ballet Preljocaj?

È stata la mia prima esperienza nel ruolo di insegnante. Un amico mi ha parlato di tale possibilità, poi in seguito sono stato invitato in Germania in tour per insegnare alla compagnia e ai ballerini del Bolshoï. Ero così stressato ed emozionato che sono arrivato in palcoscenico due ore prima della lezione ripetendola e provandola due volte. Quando sono arrivati i ballerini ho sudato molto però conservo uno straordinario ricordo della mia prima lezione. Ancora oggi sono in contatto con alcuni ballerini del Bolshoï e con il maestro del balletto, e li vedo ogni volta che vengono a Londra a ballare alla Royal Opera House. Spero presto di andare a trovarli a Mosca e perché no anche di insegnare in Russia.

Per concludere Lucas qual è l’aspetto più bello e gratificante nel tuo ruolo di docente?

Come ho detto prima mi sono sentito molto orgoglioso dei miei studenti dell’Opéra di Parigi quando li ho visti danzare su quel palcoscenico nel corpo di ballo. Amo il modo in cui gli insegnanti aiutano i giovani ballerini a formarsi, ad eseguire, a fidarsi di loro. Vedere uno studente in scena significa assistere al suo volo solitario dandogli così la possibilità di crescere e di essere sé stesso. Mi piace inoltre apprendere dai miei studenti, condividere con loro il più possibile, aiutarli al meglio delle mie capacità e guardarli mentre studiano e ricercano un loro linguaggio! È sempre un enorme piacere insegnare. Come lo è altrettanto per me quando sono in palcoscenico…

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

Foto di Ernest Sarino Mandap / Olivier Bonnet

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