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Senza “storia” siamo persi: intervista a Ioulia Sofina

Senza “storia” siamo persi: intervista a Ioulia Sofina

 

Ioulia Sofina nasce in Russia a Syktyvkar, dove all’età di nove anni supera l’audizione e inizia a studiare danza nell’Istituto Professionale “Scuola Coreografica Statale della Repubblica Komi”, all’epoca succursale dell’Accademia di Leningrado. Oltre la danza frequenta la scuola d’obbligo per i ragazzi dotati con l’indirizzo scientifico (fisica elementare e matematica superiore) dove supera l’esame di maturità nel 1988. Diplomandosi come ballerina professionista superando l’esame tecnico ed artistico previsto dal Ministero dell’Istruzione Professionale Specifica (scuola Vaganova) ottiene, in più, nel 1990, il secondo diploma specifico (con il massimo dei voti) dal Liceo della Cultura come insegnante delle discipline coreutiche. Studia pianoforte e musica oltre all’arte del disegno. Si interessa alla storia del costume scenico e all’arte della scenografia. Decide di perfezionare il suo livello professionale e, nel 1991, superando una severa selezione, inizia la sua formazione presso l’Università Statale degli Studi della Cultura e delle Arti di San Pietroburgo (cattedra della danza diretta dal professore Boris Bregvadze) con i docenti Seriognikova, Zviaghin, Vagabov, Bregvedze. Durante quattro anni di intenso studio apprende varie discipline sia generiche sia specialistiche. Nel 1995 si laurea con il titolo “Coreografa e maestra di ballo (maitre du ballet)”, con il quale conferma il suo diritto ad insegnare la danza accademica a livello professionale rivolta anche ai maestri di danza svolgendo inoltre l’attività pure in teatri lirici. In tutti questi anni balla, compone le proprie coreografie e quelle di repertorio per varie compagnie di danza (statali e private) a San Pietroburgo e in altre città della Federazione Russa, partecipando a tournée in Russia e all’estero. I numerosi viaggi nutrono il suo crescente interesse per le culture coreutiche delle varie nazioni, dalle quali rimane affascinata fin da piccola. Frequenta corsi di aggiornamento per gli insegnanti specializzati nella tecnica di carattere tenuti dalle compagnie di danze di carattere più note in Russia. Nel 1998 si trasferisce in Italia. Da allora, per tredici anni, ha insegnato alla Scuola di danza Classica e Perfezionamento del Balletto Teatro di Torino diretta da Loredana Furno, partecipando attivamente a tutti i progetti. Insegnante ospite di numerosi stage di danza, svolge l’attività di consulenza artistica e didattica. Collabora con gli staff dei Corsi di perfezionamento e quelli intensivi organizzati dalle più famose Accademie di danza. Nel 2011 pubblica il suo manuale didattico in lingua italiana “Danze di carattere. Tecnica accademica di carattere”, Alfredo Ferrero Editore, Italia. Tiene corsi e seminari specialistici per insegnanti sulle danze di carattere. Nel gennaio 2012 dopo un Corso Breve Internazionale ottiene la Certificazione di Alta Formazione Professionale del Bolshoi Ballet Academy Moscow. Dal 2012 organizza e svolge “Incontri formativi” sulle danze di carattere e la tecnica accademica di carattere per gli alunni dei Licei ad indirizzo Coreutico. Dal mese di Marzo 2012 è Professore ospite in qualità di Docente Coreografo presso l’ Accademia Nazionale di Danza di Roma, Istituto di Alta Cultura, dove tiene i corsi biennali di metodologia e didattica della danza di carattere e i corsi triennali di tecnica. Dal 2013 è Membro del Consiglio Internazionale della Danza CID, ente sotto il patrocinio dell’ UNESCO. Ideatrice di “Special Project – La Piccola Compagnia di Carattere” che comprende la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti di danza sulla tecnica e repertorio della Danza di Carattere. Dal 2015 cura il progetto editoriale “Dalla piazza alla scena. Danza di carattere”, una collana di Alfredo Ferrero Publisher, USA. Nel 2016 pubblica il suo secondo manuale didattico in lingua italiana “Danza di carattere nella scuola russa. Tecnica e stili”, Gremese Editore, Italia, Collana di testi e strumenti per la scuola e l’università “Piccola Biblioteca delle Arti”, sezione danza.

 

Cara Ioulia, hai iniziato con la ginnastica ritmica e sei poi stata “scelta” dall’arte della danza. Com’è poi nata e si è evoluta questa passione tersicorea diventata anche professione?

Ringrazio ancora la mia mamma che ha insistito di “almeno provare” a studiare la danza… Poi è diventata una cosa assai naturale, probabilmente è il destino! La danza mi ha conquistata praticamente da subito grazie agli insegnanti che hanno saputo mostrare le infinite bellezze di questa arte accompagnandoci nell’apprendimento con passione e disciplina. All’età di tredici anni immaginavo già di essere maestra di danza e anche coreografa, disegnavo le scene degli spettacoli che inventavo nella mia mente sulle ultime pagine dei quaderni di matematica.

 

Quali ricordi conservi, agli inizi del tuo percorso formativo, dell’esame di ammissione alla Scuola Coreografica Statale della Repubblica Komi?

Mi ricordo bene l’esame di ammissione, vi erano la commissione tecnica e il controllo medico. L’emozione era tanta, ma non avevo alcun tipo di paura, era una cosa che doveva essere fatta e fatta bene, su questo non avevo dubbi.

 

Dalla tua biografia leggo che hai frequentato una scuola speciale “per ragazzi dotati” ad indirizzo scientifico, in cosa consisteva e come erano strutturati i corsi?

Non ero una mutante. Nel periodo sovietico, nelle scuole d’obbligo erano selezionati alunni portati per le scienze, per frequentare le scuole con i programmi di studio avanzati. Queste scuole erano legate alle università più prestigiose, i professori delle quali erano frequentemente invitati a tenere lezioni su argomenti particolari. Dopo l’esame di Stato, potevamo essere ammessi direttamente al secondo o terzo anno di università del nostro profilo scientifico.

E nel frattempo quando riuscivi a studiare danza?

Finivo le lezioni di fisica e matematica e correvo a scuola di danza. Due, tre lezioni al giorno di danza, compreso il sabato, poi cenavo, dopo di che i compiti fino a mezzanotte passata. E sono ancora viva!

Hai scritto quattro libri sulla danza di carattere, perché è così importante e fondamentale nella tua vita questa disciplina, per certi versi ancora poco nota alla stragrande maggioranza delle scuole private italiane?

Amo e rispetto la danza in tutte le sue forme. Ognuno di noi ha personali preferenze e passioni. Per me è la danza di carattere. Amore a prima vista. Semplicemente. Scrivo i libri perché sento il bisogno di condividere. Spero in questo modo di far conoscere la bellezza di questa disciplina e di aiutare a diffonderla tramite la formazione corretta.

Quanto è importante per te leggere e quali sono le tue letture preferite?

Non ho mai pensato quanto sia importante, è naturale per me. Ho diversi interessi come tutti noi. Leggo volentieri i libri di fantascienza e rileggo con molto piacere i grandi classici, testi sulla storia e sull’arte. Sfoglio anche le riviste riguardanti viaggi con i racconti delle esperienze altrui. Ho la fortuna di poter leggere in lingua originale i testi in diverse lingue, tra le quali oltre la mia lingua madre, il russo, l’italiano.

Che nutrimento si trae dalla Cultura, sia essa teatro, letteratura, danza, cinema, musica eccetera?

Vedo tutta l’arte un po’ all’Hermann Hesse come un “gioco delle perle di vetro”, le linee del pensiero con i sottili passaggi, precisi incastri e conclusioni inaspettate. Tutto è collegato, tutto forma un mosaico meraviglioso elaborato e raffinato.

 

Vivi da tanti anni in Italia, hai avuto modo di attingere e conoscere buona parte della moltitudine di balli popolari e danze folkloristiche ed etniche che il nostro paese conserva, regione per regione, come “memoria storica” di tradizioni e radici di un popolo?

Certamente. Fin dall’inizio osservavo con interesse le feste dove si ballava; viaggiando per l’Italia, ho avuto la possibilità di vedere stili musicali e coreutici differenti. Ho fatto e continuo a fare molti appunti con le descrizioni dei movimenti e delle differenze, con le loro particolarità regionali. Ho letto diversi libri sulla danza italiana della tradizione, ho conosciuto colleghi investiti nel conservare la memoria storica del popolo italiano. Per me questo viaggio è iniziato molti anni fa, partecipando ad un corso sulle danze occitane, è una particolarità storico-culturale della regione Piemonte, dove vivo.

Dal tuo punto di vista, qual è il valore aggiunto che la danza di carattere dona a chi sceglie di esercitare la professione del ballerino/a?

Lo studio di questa disciplina dona la capacità di apprendere qualsiasi stile del movimento coreografato al di là della crescita tecnico-ritmica e culturale. È come vedere un cristallo, più grani ha, più crea giochi di luce quando essa lo attraversa.

Molti non lo sanno ma la disciplina di carattere è ben articolata, è codificata e annovera una serie di esercizi alla sbarra, al centro, virtuosismi ed études esattamente come avviene nella danza classica, giusto?

Giustissimo! Essendo una disciplina accademica, prevede le stesse caratteristiche della danza classica, alla quale può essere accostata, arricchendo lo studio generale, oppure può essere proposto come una disciplina indipendente. Entrambi i modi di apprendere le danze di carattere, ormai si sono affermate negli anni, su tutto il territorio dell’ex Unione Sovietica e gran parte dei paesi dell’est Europa.

 

In un concorso di danza qual è l’allievo che ti colpisce maggiormente e perché? Per come ti ho conosciuta Ioulia ho inteso che la tecnica per te non è il solo fine atto a forgiare l’artista?

Giusto! Negli ultimi anni sono spesso chiamata ai concorsi come giurata e devo dire che noto con piacere che il livello tecnico in alcuni concorsi è davvero alto, ma non è quello che mi affascina in un ballerino. Si sa che, applicato su un fisico dotato, la tecnica può essere insegnata. Ma la capacità di trasmettere le emozioni e la presenza artistica sono ben difficili da essere insegnati, perché devono essere sentite dall’artista stesso. Questo è un dono!

 

Quanto conta l’umiltà nella danza e soprattutto il non sentirsi “mai arrivati”?

L’umiltà è un pregio non solo nella danza, ma nella vita stessa. “Mai arrivati”? Dipende dove vuoi arrivare e cosa aspetti dalla danza. Il mondo della danza è molto ampio e offre tante possibilità, bisogna essere consapevoli delle proprie capacità e porsi dei traguardi realmente realizzabili, che possono soddisfare le proprie esigenze artistiche.

Come si può preservare, oggi, in maniera adeguata e rispettosa lo “stile” nella danza?

Lo stile è tutto! Per preservarlo, ci vogliono maestri qualificati e consapevoli che loro non solo insegnano il movimento all’alunno, ma infondono anche un patrimonio culturale formatosi in diversi secoli, plasmato da artisti straordinari e accompagnato da musicisti eccezionali. È la mia personale richiesta verso i giovani coreografi: prima di creare, cercate ispirazione nei capolavori che vi hanno preceduto, vi aiuterà nel vostro percorso.

Per creare una coreografia da cosa ti lasci ispirare, qual è il tuo punto di partenza?

Il mio punto di partenza è la musica, assolutamente. È proprio lei che fa venire l’idea, la visione dei movimenti, luci e costumi…

Cos’ha apportato di innovativo, a tuo avviso, Agrippina Vaganova con il suo metodo preparatorio?

Credo che tanti miei colleghi condividano il mio parere: grazie alla signora Vaganova e i suoi successori, il sistema della preparazione dei futuri ballerini ha preso una forma logica, dettagliata, regolare e graduale. Con il mio amore per la precisione matematica, ammiro proprio questo.

Come e perché sei arrivata in Italia e com’è stato l’impatto con un mondo sicuramente distante da quello russo in termini di rigore?

Sono arrivata in Italia per lavoro e mi sono ritrovata in un mondo diverso da quello in cui sono nata e cresciuta. Ho dovuto rivedere alcune delle mie convinzioni, come dice il proverbio “Paese che vai, usanze che trovi”.

Cosa ti gratifica nel tuo ruolo di insegnante e docente?

Semplicemente vedere gli allievi crescere e maturare, personalmente ed artisticamente.

Il vivere e lavorare nel nostro Paese ti ha cambiato la visione della danza?

Vedo la danza comunque nello stesso modo. Ho conformato la mia formazione ed educazione alla danza alla visione italiana.

Che esperienza è stata quella presso la prestigiosa Accademia Nazionale di Danza a Roma?

Il lavoro con gli studenti dell’Accademia è stato gratificante, ci siamo trovati sulla stessa onda: io con la voglia di condividere le mie conoscenze, loro con la voglia di impararle. Si sono create amicizie che continuano a durare nel tempo, oramai siamo anche colleghi.

Raccontami un po’ della tua città natia, Syktyvkar?

Sono talmente tanti i ricordi di questa città, dove sono nata e cresciuta, che temo di non essere in grado di riassumerteli in poche righe. Posso solo dire che nel mio cuore ha un posto speciale e che torno là volentieri in ogni occasione.


Che aria si respirava all’Università Statale degli Studi della Cultura e delle Arti di San Pietroburgo?

Passione, studio, ricerca, studio, amicizia, anche magari il lavoro, studio, divertimento, studio… l’ho già detto studio?


Che figura era il professor Boris Bregvadze per voi allievi?

Boris Yakovlevic era un colosso nel mondo della danza, un maestro eccezionale ed autorevole. Aveva un carattere forte e spesso ci metteva in ansia… tuttavia questo faceva solo bene per le nostre giovani e turbolenti anime. Sono grata alla provvidenza di avermi dato questa occasione. Ho iniziato ad apprezzarlo pienamente e sempre di più con il passare degli anni, lavorare con i studenti è un compito assai difficile.

 

Quanto è ricco il patrimonio di danze popolari dell’ex Unione Sovietica?

La ricchezza è immensa: variopinta, straordinaria, inaspettata, affascinante… Un enorme territorio con una sbalorditiva quantità di popoli e nazionalità, lingue e dialetti, culture e religioni!

 

A tuo avviso è fondamentale lo studio teorico della Storia della Danza e del balletto per la formazione di un allievo anche riferito alle piccole scuole private, così numerose presenti sul territorio nazionale?

Non c’è neanche da discutere su questo argomento, è fondamentale. Per apprendere meglio la tecnica e lo stile e capire certi aspetti dell’arte bisogna conoscere la storia. Senza storia siamo persi come una persona che perde la memoria. Non sarebbe male imporre la storia della danza come disciplina d’obbligo per le scuole di danza, dando la stessa importanza delle discipline tecniche.

Cosa si intende, nella sua sfumatura più nobile, “danza popolare e folcloristica”?

Su questi termini c’è un po’ di confusione. Io personalmente vedo così la “graduatoria”: la danza folcloristica è quella che nasce in un determinato luogo e si balla là, per esempio la Curenta di Val Varaita; le danze tipiche (o caratteristiche) rappresentano una zona, per esempio balli sardi o le danze occitane e comprendono ovviamente le danze folcloristiche; le danze tradizionali, oltre quelle tipiche, sono arricchite dai balli riportati dagli altri paesi o luoghi che con il passare del tempo si sono conservati sul territorio-ospite attingendosi dalle particolarità locali, per esempio polka e mazurka nel liscio tradizionale; la danza popolare comprende tutte quelle elencate prima e rappresenta il paese intero, per esempio l’Italia. Quanta storia e quanta cultura c’è nel termine “danza popolare e folcloristica”, inesauribile fonte che continua a meravigliarci, ispirando la nostra mente e l’anima.

 

Come differenziarle dalle danze storiche?

Per rispondere a questa domanda si potrebbe scrivere un libro. In Italia, per esempio, il passaggio tra le danze storiche e popolari è molto sottile, diverse danze popolari sono le forme evolutive delle danze dei secoli passati. Normalmente per le danze storiche si intendono quelle delle corti nobili classificate con la loro appartenenza alle epoche storiche, sotto il termine si intendono anche le danze ricostruite da ricercatori ed appassionati.

Ti sei avvicinata anche ai Balli da Sala, cosa ti aggrada in queste discipline?

Le varie capacità espressive del nostro corpo. Le differenze. Le somiglianze.

 

Qual è la tua “filosofia” dell’Arte?

Per me è come se tu mi chiedessi quale la mia “filosofia” dell’Amore”. La vivi e basta. Sei grato alla provvidenza di averti concesso questo privilegio di essere molto vicino alla Bellezza. Senza porsi tante domande percepisci sentimenti, ricevi emozioni e li regali ad altri… con amore!

Quali sono gli errori più comuni che un maestro di danza, non diplomato o abilitato, commette nell’insegnamento della tecnica classica?

Purtroppo si presentano idee poche e ben confuse su tutto: sulla dinamica del movimento, sullo studio graduale ed evolutivo dei passi, sull’accostamento e combinazione dei movimenti negli esercizi basati sulla metodologia, sulla struttura anatomica del corpo e gli aspetti della crescita fisica, sulla scelta dell’accompagnamento musicale, sulla scelta del repertorio da studiare, e inoltre la capacità di vedere gli errori nell’esecuzione degli allievi e, cosa molto importante, la capacità di correggere questi errori…

 

Quali sono i tuoi “momenti” più belli che conservi in veste di ballerina?

I momenti passati con i compagni delle compagnie, sia sul palco, sia nella vita quotidiana.

 

Hai ottenuto anche la Certificazione di Alta Formazione Professionale del Bolshoi Ballet Academy Moscow. In cosa consiste e quale valore aggiunto ha apportato alla tua preparazione?

Sono i corsi formativi di aggiornamento per gli insegnanti già laureati e con esperienza lavorativa. Un modo di affermare ed arricchire le proprie conoscenze, un gran bel ripasso, tornando per un breve periodo ad essere ancora studenti dei corsi di metodologia. Non nascondo, ho ancora tanto da imparare, sarà sempre di più perché non c’è un traguardo superato/raggiunto che non ti mostra quello successivo.

 

Gli incontri formativi sulle danze di carattere che organizzi o che insegni in qualità di docente ospite agli Stage come sono impostati?

I percorsi formativi per gli insegnanti comprendono la tecnica e la didattica, la metodologia dell’insegnamento. Gli stage per allievi comprendono esercizi alla sbarra e al centro e lo studio del repertorio. In queste occasioni preparo lezioni di diversi livelli, cercando di creare esercizi utili e divertenti allo stesso tempo, e scegliendo frammenti maggiormente significativi dal repertorio, anche perché molto spesso per tanti le mie lezioni di carattere sono il loro primo approccio a questa disciplina. Il mio compito è di farli innamorare della meravigliosa danza di carattere.

 

Sei nata nella grande Russia, un paese dove la cultura e l’arte ricoprono un ruolo primario. Il balletto, ancora oggi, che posto detiene nel tuo paese d’origine?

L’arte della danza è sempre sul piedistallo, è l’orgoglio e l’amore della Russia.


Quanto è importante, a tuo avviso, la contaminazione di stili, discipline, ricerche, sperimentazioni nelle forme dello spettacolo ed in particolare nel linguaggio comune della danza?

La contaminazione è una forma molto interessante, mi affascina e allo stesso tempo spesso mi fa notare alcuni lapsus stilistici. Questa globale visione dell’arte deve essere basata sulla profonda conoscenza, come del resto il tutto deve essere basato sulla conoscenza: la percezione del mondo che circonda e la visione di noi stessi e dei nostri sentimenti e pensieri.

 

Per concludere, cara Ioulia, l’arte coreutica cosa ti ha donato di più entusiasmante fino ad oggi?

Passione, forza, dedizione, coraggio, amicizie, soddisfazioni, piacere, amore….

 

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

 

Foto: Liceo Coreutico Reggio Emilia

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