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Virgilio Sieni inaugura la stagione di danza al teatro Comunale di Bologna con la sua Petruška

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Virgilio Sieni torna sul palcoscenico del Teatro Comunale per l’inaugurazione della stagione a Bologna con una nuova  produzione del balletto Petruška, con le musiche dui Stravinskij (Fabrizio Ventura dirige l’Orchestra del Comunale), in scena dal 15 al 21 febbraio 2018 in prima assoluta. I costumi sono di Elena Bianchini e le luci di Mattia Bagnoli.

Sieni rilegge il capolavoro ispirato alla marionetta russa, Petruška o “l’eterno infelice eroe” secondo lo stesso Stravinskij, ambientato durante il Carnevale del 1830, in scena per la prima volta nel 1911 con la coreografia del padre del balletto moderno, Fokine, creato per Diaghilev, con scene e costumi di Alexandre Benois. Il balletto è introdotto dal brano Chukrum, un vero e proprio prologo a Petruška, creazione firmata sempre da Sieni sull’omonimo brano per orchestra d’archi composto da Giacinto Scelsi nel 1963: “quattro quadri che introducono un altro punto di vista del fantoccio Petruška”.

Sei interpreti della Compagnia Virgilio Sieni incarnerannocome dei tableaux vivants la visione eterea del coregorafo che afferma: “Petruška è una marionetta e allo stesso tempo non lo è; è umano ma straordinariamente disumano. Non convive nei due mondi: li attraversa, con la gravità dei sentimenti e la leggerezza del passaggio. Petruška, come Pulcinella, non recita, arriva all’improvviso e appare come una forza che sposta la questione sul piano del respiro dell’intera umanità, che avvolge gli altri corpi in un tutt’uno. Non porta un semplice scatenamento, ma una danza condivisa, che permette di cadere nell’esperienza dell’umano attraverso la “magia” del corpo messo in opera. Petruška appare in ogni interprete, sembra farsi ombra dell’ombra, si moltiplica nella festa e nelle danze. E accanto a lui la scena è come un volume appena accennato, impalpabile“.

Per costruire il suo spettacolo, Sieni è partito dal mito di Petruška e dalla relazione tra marionetta e tragedia. Il coreografo però si allontana dalla visione canonica dei tre personaggi – Petruška, la ballerina e il moro – proprio perchè la popolare marionetta russa ha più di una sola anima che prende vita sul palco e il balletto si ambienta in una dimensione “sospesa” e “leggera” dove interno ed esterno si confondono, separati solo da un velo trasparente. Petruška diventa così una metafora dell’origine dell’uomo e simboleggia il nostro passaggio sulla terra.

Gaia Cavalluzzo

www.giornaledelladanza.com

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