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“Danza chi, come e perché?” – La Posta di Anna Maria Prina

MILANO, NOVEMBRE 2006, Anna Maria Prina, © ARMANDO ROTOLETTI

Gentilissima Signora Prina, Lei crede che la disciplina coreutica possa essere una sorta di scuola di vita che può dare risultati nel tempo nel mondo lavorativo anche al di là della danza?

(Michela da Gaeta)

Cara Michela,

grazie alla mia esperienza pluridecennale nel mondo della Danza, sia come danzatrice sia come Insegnante e Direttrice, posso testimoniare che moltissimi ex danzatori ed ex allievi hanno mantenuto l’educazione al rigore, alla disciplina, l’ordine mentale e la correttezza. Intendo dire che molto spesso le persone che hanno lasciato la danza per dedicarsi con successo ad altre professioni hanno potuto sfruttare gli insegnamenti ricevuti durante il percorso coreutico. Per questo sono convinta che l’imprinting dell’educazione della danza sia positivo e utile nella vita e nel mondo lavorativo.

Cordiali saluti

Carissima Signora Anna Maria Prina, quale potrebbe essere il suo messaggio verso le danzatrici che si ostinano a sostenere diete estreme, rischiando di cadere nell’anoressia. Qual è il suo consiglio in merito?

(Mario da Bologna)

Caro Mario,

la questione dell’educazione alimentare -che io chiamo igiene alimentare- è molto delicata e parte da lontano. Ovvero, sarebbe ottima regola che in ogni famiglia i genitori educassero i figli già da piccolissimi a nutrirsi in modo corretto e salutare, a mangiare quando hanno fame e non per golosità, e infine a riconoscere i cibi potenzialmente dannosi. Purtroppo, soprattutto in Italia, le madri tendono a rimpinzare i figli di focacce, merendine e dolciumi in modalità compensativa, alimentando un rapporto già viziato col cibo, ovvero non equilibrato. Quindi ragazze e  ragazzi crescono e si ritrovano nell’età dello sviluppo con un corpo modificato che a volte -in particolare per le ragazze- assume rotondità prima inesistenti: ecco che lo specchio rimanda loro un’immagine non conforme alla loro idea di estetica della danza e si possono innescare malsani confronti con le compagne e pericolose diete dimagranti senza controllo. Detto questo, rivolgerei qualche parola ai genitori e non solo ai ragazzi. Secondo me è fondamentale: educare i figli all’alimentazione – possibilmente dando anche il buon esempio -; monitorarli con attenzione soprattutto se intervengono vistosi cali di peso ed improvvisi sbalzi di umore; in caso di necessità o di desiderio del figlio, contattare uno specialista in nutrizione e non affidarsi a diete fai da te; non smettere mai di mostrarsi aperti al dialogo con i ragazzi sul tema del cibo e del peso corporeo. Altrettanto importante essere consapevoli del fatto che a volte il corpo di una persona non è geneticamente predisposto alla magrezza e quindi una dieta restrittiva diventerebbe più nociva che altro, col rischio di cadere nell’anoressia. Come tutti sanno, tale patologia è davvero difficile da debellare e in rari casi può aggravarsi fino al decesso. Se pensiamo alla danza, dobbiamo capire che il corpo ha bisogno di energia, quindi deve essere nutrito correttamente. Una vita di privazioni in termini nutrizionali nuoce alla salute mentale e fisica del danzatore.

Cordiali saluti

Gentile Signora Prina, studio danza da moltissimi anni e sarei curiosa da chiederLe qual era il suo più grande timore prima di entrare in scena e come lo affrontava.

(Alicia da Palermo)

Cara Alicia,

quello che mi succedeva prima di andare in scena era avere la classica “tremarella”, ovvero le gambe che diventano molli e il respiro affannoso. Per superare l’agitazione, ero solita fare esercizi di respirazione alternati a una serie di salti, poi ripassavo le combinazioni più difficili ed entravo in scena carica ed energica. Il timore della scena è un qualcosa che rimane sempre e io penso che quando non lo si sente più è meglio smettere di salire in palcoscenico.

Cari saluti

La posta di Anna Maria Prina

Scrivete a redazione@giornaledelladanza.com

Photo Credits: Armando Rotoletti

 

 

 

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