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Marinella Santini: “Da sempre ho avuto voglia di ballare, vi racconto il mio metodo GiocoDanza”

Marinella Santini

Come nasce la passione della Danza?

Sarò retorica, ma la risposta è molto semplice: è nata con me. Da sempre ho avuto voglia di ballare e, da sempre, ho amato la danza.

Ci parla della sua formazione?

Ho iniziato a quattro anni nella mia città, Grosseto. La scuola, l’unica all’epoca, era molto cara ed i miei genitori non potevano pagare un mensile così alto, così, vista la mia grande passione, fu il mio zio preferito a farmi questo regalo. Ma durò solo pochissimi mesi, perché lui si fidanzò e, avendo in programma di sposarsi, doveva risparmiare… Mi fu detto che la scuola chiudeva e… dopo poco tempo chiuse veramente! Era davvero cara e solo pochissime persone potevano permettersela.

Solo quando frequentavo la terza media aprì finalmente una scuola di danza, così ho iniziato a studiare a tredici anni. Ero già grande, ma lo era anche la mia passione che non mi aveva mai abbandonata, avevo sempre cullato il sogno di studiare danza. Ho frequentato la scuola nella mia città per circa quattro anni “innamorandomi” della mia Maestra, Mirdza Kalnins Capanna, ex danzatrice russa,  che veniva a Grosseto quattro volte alla settimana. Con lei è nato un rapporto bellissimo e profondo, di stima e di affetto; la sua scomparsa, avvenuta proprio l’anno del mio diploma, è stato il mio primo grande dolore.

Nel 1966 sono stata ammessa all’Accademia Nazionale di Danza e frequentavo il corso Normale; nonostante avessi iniziato già abbastanza grande, ero dotata ma ad un certo punto ho capito, anche grazie a Mirdza, che io volevo insegnare, desideravo avere una mia scuola e volevo con tutte le mie forze diventare una brava insegnante. Così, dopo la maturità scientifica, ho frequentato il corso per insegnanti, diplomandomi nel 1974.

Nel mio percorso, oltre Mirdza, ci sono state due persone molto importanti alle quali devo tanto: Giuliana Penzi, all’epoca Direttrice dell’Accademia e Vjlma Valentino, mia insegnante in Accademia. Mi hanno aiutato molto e non dimenticherò mai ciò che mi hanno dato e che va al di là del semplice insegnamento.

Terminata l’Accademia, ho iniziato ad insegnare nella scuola dove avevo iniziato come allieva e, dopo due anni, ho aperto la mia scuola con l’aiuto dei miei genitori, meravigliosi, che mi hanno sempre supportato e incoraggiato. Ma ho continuato anche a studiare; negli anni settanta non c’erano gli infiniti stages che ci sono oggi… Così, ho viaggiato e studiato anche all’estero con grandi maestri, seguendo anche tanti corsi di Aggiornamento, non mi accontentavo mai… Avevo veramente fame e sete di conoscere, di sapere. Questo non solo per arricchire  il mio bagaglio personale, ma anche per poter trasmettere ai miei allievi.

La formazione di un insegnante poi, credo che non finisca mai. E’ verissimo il detto che “non si finisce mai di imparare”, e questo in ogni campo. Mi tornano in mente le parole di Giuliana Penzi, quando un giorno le dissi che, nonostante insegnassi già da tanti anni, avevo sempre molti dubbi. Lei mi rispose:  –  Marinella, il giorno in cui ti sentirai brava e non avrai più dubbi, non andrai più avanti, perché ti accontenterai e non avrai più stimoli – .

Come nasce l’idea del “GiocoDanza”?

Ecco, nasce proprio dai miei dubbi, dal mio non accontentarmi mai. L’insegnamento per me non è stato un “ripiego”, ma una precisa scelta, una scelta di pancia, di testa e di cuore. Ho sempre amato insegnare, la maggior parte della mia vita è trascorsa tra le pareti della mia scuola, con i miei allievi. Mi sono sempre divertita a fare lezione ma ad un certo punto, verso la fine degli anni novanta, qualcosa era cambiato, soprattutto con i bambini dei corsi di propedeutica; io non mi divertivo più e davanti a me vedevo faccini annoiati, bambini demotivati che ricevevano pochi stimoli, con scarsa capacità di attenzione. Ma non era colpa loro: ero io che dovevo stimolarli. Così, rendendomi  anche conto che la loro immaginazione era allo stato latente, ho iniziato a proporre gli esercizi tradizionali in maniera diversa, trasformandoli in gioco e coinvolgendo gli allievi come protagonisti, cercando di stimolare la loro fantasia.

Certo, inizialmente è stato quasi un gioco anche per me. Ma poi è divenuta una cosa molto seria, dal giorno in cui ho partecipato (nel 2001) ad un convegno nazionale, a Reggio Emilia, dal titolo “Propedeutica alla Danza: nuove metodologie a confronto”. Fui invitata da Rosanna Pasi, presidente della f.n.a.s.d., che considero un po’ la madrina del Giocodanza, insieme ad Alberto Testa, mio professore in Accademia, che per primo ha creduto in me e al quale devo molto.

Ebbene, quel convegno, grazie a Rosanna, è stato il trampolino di lancio del mio metodo che… metodo ancora non era, anche se cominciavo a delineare una certa struttura! Io stavo semplicemente sperimentando all’interno della mia scuola qualcosa di diverso, qualcosa che, pur mantenendo i canoni ed i principi della propedeutica, proponesse lo stesso programma didattico con modalità diverse, capaci di coinvolgere in maniera più divertente e consapevole i bambini… e anche me!

Così, anche su spinta di Rosanna e di Alberto Testa, ho cominciato a strutturare ciò che facevo, arrivando a scrivere quattro dispense e un primo libro. Intanto avevo registrato il metodo e giravo su e giù per l’Italia conducendo seminari di formazione per insegnanti, che erano sempre più richiesti. Mi divertivo moltissimo.

Nel 2009 ho incontrato il prof. Iones Pizzetti che è divenuto non solo il mio compagno, ma anche il mio collaboratore più stretto. Nel 2013 infatti abbiamo fondato la Scuola di Formazione Gi.D.A.S. Danza affiliandoci al Csen e oggi abbiamo tre sedi di formazione in Italia, Brescia per il nord, Grosseto per il centro e Salerno per il sud, e i nostri corsi sono sempre molto frequentati. Coloro che terminano il Percorso di Formazione, dopo aver superato l’esame di verifica, ottengono dalla Gi.D.A.S. la Sub Licenza per l’uso del Marchio e la qualifica di Maestro di Giocodanza® la Nuova Propedeutica, oltre il Tesserino Tecnico obbligatorio per insegnare nelle A.S.D o S.S.D. Abbiamo uno studio legale che si occupa della tutela del marchio e… anche una linea di abbigliamento Giocodanza, creata dalla ditta Etoile.

Di strada ne è stata fatta, ma ancora ne abbiamo da fare perché io non sono cambiata… e continuo a voler migliorare, per lo meno… ci provo!

Oggi “GiocoDanza” è un metodo riconosciuto, ci spiega di cosa si tratta?

Il Giocodanza® è una metodologia innovativa che fornisce  nuovi strumenti e strategie diverse, finalizzate a rispondere ai nuovi bisogni dei bambini. Sostanzialmente è propedeutica alla Danza, ma l’approccio avviene tramite il gioco considerato nel suo più alto valore educativo. Nulla viene tolto al programma didattico, è diversa la modalità di proposta e di conduzione della lezione il cui elemento fondamentale è proprio il gioco. Il rapporto che hanno  oggi i bambini con esso è più interattivo che attivo; i giochi tecnologici sono realtà “confezionate” che li immergono in un mondo virtuale nel quale poco spazio è riservato all’immaginazione e alla creatività. La riscoperta del valore del gioco come “invenzione” e come “azione creativa” li può aiutare a costruire attivamente la propria personalità ed è preziosa per un sano percorso di crescita psico-fisica.

La metodologia del Giocodanza consente dunque un approccio alla Danza libero da codici fissi, è un processo formativo in cui il bambino, tramite un’attività ludica, è condotto alla scoperta delle sue potenzialità artistiche e creative. In un clima di distensione e di svago, si fa notare anche la presenza di regole che vanno rispettate, ma non vengono imposte bensì proposte nel gioco; questo fa sì che spontaneamente il bambino le accetti aiutando così  lo sviluppo dell’autocontrollo, mentre corpo voce musica spazio diventano modalità di scoperta e di relazione con se stessi e con gli altri.

Con il Giocodanza i piccoli allievi ricevono gli strumenti necessari per stimolare l’immaginazione e la fantasia – elementi indispensabili alla creatività – regolando e disciplinando le loro capacità con libertà di espressione. Così, riscoprendosi,  migliorano l’autostima e, più consapevoli, saranno in grado di gestire questa libertà nel rispetto della loro individualità, ma anche nel rispetto degli altri.

Gli elementi fondamentali del suo metodo?

Prima di tutto, come ho già detto, l’utilizzo del gioco come strumento di educazione e di formazione, che non “sminuisce” il valore della lezione: sto parlando di gioco educativo in quanto è contenuto all’interno  di una cornice che è la regola  e perché ha contenuti che altro non sono che le componenti e gli elementi base della danza. Nell’esperienza di gioco il bambino impara a condividere azioni e  idee con i compagni, è stimolato a rapportarsi e a stare con gli altri, confrontandosi e rispettando le prime regole, che saranno poi regole di vita! Acquisisce pertanto anche abilità sociali.

Il gioco è dunque un valore aggiunto alla lezione e sicuramente stimola i bambini e rende la lezione più divertente, di conseguenza aumentano anche l’interesse e la motivazione dei piccoli allievi.

Un altro elemento fondamentale del Giocodanza è la considerazione del bambino: una persona, una piccola grande persona. Ogni bambino è unico e particolare ed è perciò nel rispetto della sua individualità che l’educatore lo conduce alla scoperta della Danza: un percorso dove l’allievo è attore protagonista e il maestro mediatore e accompagnatore di questo viaggio particolare.

Ho parlato di educatore. Mi piace chiamare così l’insegnante di danza  perché,   prima di insegnare una tecnica,  il nostro  compito  è  educare  il bambino  guidandolo nel suo percorso e rispettando i suoi tempi di apprendimento. Il maestro inoltre, in questo metodo, pur mantenendo il suo ruolo, diviene un compagno di giochi che guida e stimola le proposte dei bambini, non giudica ma osserva. Per capire, per prima cosa bisogna osservare! In questo modo il bambino non si sente giudicato e potrà acquisire sicurezza e autostima.

Altri elementi che caratterizzano il mio metodo sono l’utilizzo  di oggetti e di segnali sonori.

Utilizzare questi ultimi ha lo scopo di tenere desta l’attenzione dei bambini che dovranno essere sempre dentro la situazione, pronti a captare “il segnale” per passare ad una situazione diversa; sono “costretti” pertanto a mantenere la concentrazione.

La finalità dell’uso degli oggetti, che io chiamo attrezzi-giocattolo, è suscitare ulteriori input creativi che vanno a stimolare maggiormente l’immaginazione del bambino oltre che rendere più divertente l’esecuzione di esercizi di postura e di tecnica propedeutica. Infatti il loro utilizzo aiuta e sostiene  l’attività fisica, rendendo gli esercizi meno noiosi, sicuramente più divertenti. Inoltre, grazie all’utilizzo degli attrezzi-giocattolo, il bambino esplora, sperimenta, conosce, immagina e trasforma: ciò è molto importante  perché stimola la  creatività… e questo è uno dei principali obiettivi del Giocodanza!

Cosa pensa della danza?

Sarebbe troppo lungo parlare della Danza e di ciò che ne penso. Al di là del suo grande valore, ritengo che la danza dovrebbe essere per tutti. Mi spiego meglio. Certamente, dal punto di vista professionale, è per pochi eletti ma, come forma di espressione e di educazione, dovrebbe essere per tutti perché ha un grande valore formativo e, se praticata nella giusta maniera, rende le persone “speciali”. Persone che nella vita fanno altro ma, al di là di una tecnica acquisita, al di là del ricordo di passi o balletti, hanno dentro di loro qualcosa che nessuno potrà mai togliere: il piacere del movimento, la gioia della musica, il senso del rigore e della disciplina, che fanno parte anche della vita, la sensibilità… e tanto altro ancora. Tutti quei doni, insomma, che la danza offre a chi vi si accosta, e li offre a tutti, indipendentemente dalle doti fisiche e dal talento. Ed è proprio questo che, secondo me, rende chi la pratica persone un po’ speciali.

Che cosa rappresenta la danza per lei?

Per me la Danza è la vita. Anche questa è retorica, una risposta forse scontata, ma è così. Mi ha accompagnata da sempre, anche quando ancora non mi era possibile studiarla, perché comunque la coltivavo dentro di me e la cullavo come un sogno. Poi il sogno ha preso forma e si è realizzato e non mi ha più abbandonata.

In passato ha rappresentato il mio rifugio, la mia ancora di salvezza nei momenti difficili, la mia luce nei periodi bui, mi ha aiutato a superare le difficoltà della vita e grandi dolori.

Oggi è ancora la mia vita, perché è sempre con me. Oggi, nonostante la mia non più verde età,  rappresenta il futuro.

 Progetti per il futuro?

Appunto… il futuro. Continuare nella formazione del Giocodanza, senza smettere mai di mettermi in discussione, continuando il lavoro di ricerca e di sperimentazione. La formazione richiede molto impegno e tempo, per questo lo scorso anno, dopo lunga riflessione, ho lasciato la direzione e l’insegnamento nella mia scuola. Ho chiuso un capitolo della mia vita durato circa quarantotto anni. Non è stata una scelta indolore, ma allo stesso tempo è stata serena.

Adesso continuo a scrivere altre pagine… Mi piace raccontare la mia esperienza a chi si accosta al Giocodanza, amo cercare di risvegliare il fanciullino addormentato di chi si approccia a questo metodo, far ri-scoprire la parte bambina dimenticata, nascosta dalla quotidianità e dagli affanni della vita.

Il mio futuro è continuare a giocare… E’ continuare a sognare, a scoprire, e far scoprire, che il mondo può essere colorato, è usare, ed insegnare ad usare, i colori, dipingendo con il pennello della fantasia la tela della vita…

Sara Zuccari

Direttore www.giornaledelladanza.com

 

 

 

 

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