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Alessandra Ferri torna a danzare, ad ottobre sarò Eleonora Duse

Alessandra Ferri

Aveva deciso di abbandonare la danza, Alessandra Ferri, classe 1963, aveva salutato il suo pubblico, dai maggiori palcoscenici del mondo, dalla Scala al Metropolitan di New Yorknel 2007per dedicarsi alla famiglia, al compagno, il fotografo Fabrizio Ferri, alle due figlie adolescenti, Emma e Matilde. Ma qualcosa non ha funzionato. La passione per il palcoscenico è ritornata, prepotente, a farsi risentire. Come un tarlo, come una malattia. E Alessandra Ferri, una delle maggiori interpreti del nostro tempo, ha rimesso ai piedi le scarpette di danza.

”Un addio trionfale, il suo pur nello stupore generale del suoi fan”. Ma la stella del Royal Ballet di Londra, che il grande Baryshnikov chiamò, non ancora ventenne, all’American Ballet Theatre di New York, ha detto addio ai ruoli romantici e del repertorio. Non sarà più Giulietta, Carmen, Giselle, Tatiana, appassionate e sognatrici, ma donne in carne e ossa, egocentriche volitive, sempre innamorate.

La prima volta, in Italia, fu al Festival di Ravenna con ‘Chéri’, la pièce liberamente tratta da Colette, firmata dalla regista e coreografa Martha Clarke, accanto ad Herman Cornejo, principal dancer dell’American Ballet Theatre di New York, compagno in scena e nella vita. Dopo ‘Evolution’, il gala che l’ha vista protagonista questa estate in Italia, con una tappa anche nella capitale nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica, Alessandra Ferri vestirà, ancora una volta i panni di ‘Chéri’ a Londra, alla Royal Opera House, mentrein autunno riprenderanno le prove di ‘Eleonora Duse’, il balletto coreografato da John Neumeier per l’Hamburg Ballet.

”Ho ricominciato per gioco – ha raccontato Alessandra prima del debutto romano – Stavo bene. Volevo fare qualcosa. Mi ha convinta Wayne Mc Gregor con un omaggio alla scrittrice Virginia Woolf. Ma in fondo, il mio, non è mai stato un ritiro definitivo. Ma un lungo silenzio, durato oltre 6 anni. Ero convinta di aver dato tutto alla danza – ha aggiunto Alessandra Ferri – Poi è accaduto qualcosa. Quella ‘chiamata’ che avevo ricevuto da bambina, si è fatta risentire di nuovo. Era ancora dentro di me. Come assopita, addormentata, ma sempre viva, presente.

”Forse il mio destino era quello di ritornare nuovamente alla danza. Quando Martha Clark mi ha inviata per ‘Chéri’ ho risposto semplicemente, ‘sono pronta!”’, ha aggiunto.

Dopo ‘Chéri’, che ha consacrato sulle ribalte internazionali il ritorno in scena di Alessandra Ferri, anche se nel 2013 al Festival di Spoleto aveva debuttato nello spettacolo scritto dal drammaturgo americano John Weidman ‘The piano upstairs’, una sorta di autobiografia danzata, dopo la fine del suo legame, ormai ventennale, con il fotografo Fabrizio Ferri, la grande étoile si è confrontata con un ruolo maturo nei panni di Virginia Woolf in ‘Woolf works’, scritto dal regista e coreografo Mc Gregor.

”Un lavoro di emozioni e sensazioni – aveva ricordato Ferri – Molto fisico, molto astratto. Come è del resto la letteratura di Virginia Woolf. Non mi fa paura l’età che avanza- aveva detto prima del debutto di Chéri a Ravenna Ferri – Amo il personaggio di Léa, sensuale, eroica ed erotica, donna innamorata. In fondo è una mia coetanea”. E riguardo al suo ritorno in scena che molti attribuiscono alla fine della sua relazione con il fotografo Fabrizio Ferri, Alessandra Ferri diplomaticamente spiega che, per lei, quello che è importante è vivere il presente.

”Finalmente, oggi, mi sento realmente libera di vivere la mia esistenza, di sperimentare il talento che mi è stato dato, consapevole che è un dono. Non programmo, non penso al domani – ha confessato – perché quando ho programmato qualcosa… non è andato come avevo previsto. Ma so che, nella vita, nulla è scontato, che nulla ti viene regalato e bisogna sempre lavorar sodo”.

Ed a proposito di talento, volontà, ambizione, Ferri ha spiegato: ”Il talento? E’ un dono, è vero, una predisposizione del fisico, qualcosa che hai dentro. Ma il talento, a mio avviso, è anche quel coraggio, quella forza dello spirito che non ti appartiene, ma che ti aiuta a fare delle scelte, che ti spinge ad andare oltre, al di là dei tuoi limiti, a servire la tua passione, nel mio caso la danza, che nulla ha a che fare con il successo, la carriera, la fama”.

Sara Zuccari

Direttore www.giornaledelladanza.com

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