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Angelo Rito, lo stile nuovo nella danza latinoamericana

Angelo Rito

Il ballerino Angelo J Rito studia danza classica sin da bambino. Ribelle artisticamente, crescendo decide di trasferirsi in America dove frequenta Broadway underground e soprattutto l’Alvin Ailey American Dance Teather, una delle più importanti accademie di danza al mondo. Ospite in congressi in Europa, in Giappone, in America Latina, ha vinto il Premio Mediterraneo insieme a Raffaele Paganini. In Italia insegna il suo stile Musicality presso il Timbaloca, Incanto Dance School, Mac Molinari Art Center, Magia Latina.

 

Come hai incominciato a praticare questo ramo della danza?

A dire il vero, mi sono avvicinato grazie a mio padre e mia madre alla danza, in quanto anche loro erano dei ballerini. Io, che ho iniziato con le danze standard e con la danza classica, sono stato sempre un gran ribelle, in fatto di danzare. Quando ero ragazzino, infatti, non mi piaceva vestirmi in un certo modo ed anche come ballavano i miei genitori che tanto mi hanno insegnato. Piuttosto mi sono appassionato in odo quasi autonomo e precoce per immergermi in questo stile tutto nuovo e innovativo.

Partiamo proprio da questo tuo stile di danza, attraverso il tuo viaggio verso gli States. Com’è stata l’avventura americana?

Il viaggio verso New York è stato fondamentale nella mia vita sia come artista che come ragazzo che ama conoscere e scoprire. La grande mela è un luogo d’arte straordinario e devi rimboccarti le maniche per poter essere al passo con tutta la gente che vive lì una immensa quotidianità artistica, che spera e vuole raggiungere i propri sogni. Per questo New York rimane la mia seconda casa, devo molto a questa città.

Negli U.S.A. cosa hai appreso da questa esperienza in fatto di danza?

In America ho avuto l’onore e il piacere di studiare e superare una selezione molto dura in qualità di ballerino. L’ho fatto presso la più grande Accademia al mondo, quella di Alvin Ailey American Dance Teather. Qui ho ricevuto il certificato per aver seguito il programma professionale della durata di 3 anni. Ed è stata l’esperienza più formativa della mia vita anche perché ho potuto studiare con grandi Maestri.

Fai un quadro sull’attuale situazione del ballo latinoamericano.

Il quadro generale è molto semplice. Io credo, ciò vale per ogni settore della danza europea o americana, che per quanto riguarda il settore latinoamericano, la gente pensa molto di più a ricercare il ballo, la musica, il sano divertimento, il sabor. In Italia, invece, c’è davvero troppa competizione tra tutti e non c’è una scala d’intendimento dove ci sono gli artisti poi i ballerini, poi i professionisti e le scuole di ballo. Tutto questo è di difficile comprensione, ci si “ammazza” inutilmente l’uno con l’altro ed è un peccato perché il livello più forte che c’è è quello tecnico e in Italia, a volte lo dico con grande rammarico essendo italiano, vedo questo grande senso di concorrenza (quella sana va anche bene), però non in modo eccessivo. Spero che un giorno tutto questo possa cambiare, che le persone accettino se stesse per i propri limiti e che ci sia più meritocrazia.

Veniamo allo stile di danza. Una novità assoluta per il modo di danzare latino, quasi sempre in assolo.

Il mio stile è identificato come nome Musicality. E’ qualcosa che grazie a Dio da poco tempo a questa parte comincia ad essere compreso. Non più di cinque o sei anni fa ho dato un impronta musicale, più che tecnica, e adesso devo dire che comincio a raccogliere i frutti. Il mio stile parla di musica, parla di vita, parla di viverla la musica, non i passi, parlano le emozioni e il far emozionare grazie al mio modo di danzare. Il mio stile non è solo su questo settore, è un modo di vivere la musica e ogni tecnica di danza perché la musica e l’arte ed è libertà di espressione nel rispetto delle tecniche e culture coreutiche. La gente, di solito, balla la musica, secondo me dovrebbe viverla sulla propria pelle, sul proprio corpo.

Come si diventa bravi ballerini?

Si diventa dei bravi danzatori allenandosi, cercando di sentire il proprio ritmo personale, non cercando di scopiazzare in giro, cercando di sentire se stessi ogni giorno in sala, in ogni momento, rispettando gli altri e i grandi professionisti; cercando di ispirarsi con rispetto e disciplina verso gli altri e se stessi.

Hai definitivamente lasciato l’aspetto di coppia della danza, oppure no?

No, assolutamente non ho lasciato il ballo di coppia. Ho un lavoro con una grande ballerina che stimo molto, lei si chiama Yoliana Conde Perez, un lavoro a breve con la ballerina Vanessa Lacedonia, a breve saremo pronti con quest’altro impegno, forse paradossalmente ho anche troppe ballerine con le quali condividere il ballo, appunto di coppia. Quindi se devo risponderti sinceramente è un no secco, non ho lasciato la danza di coppia.

I tuoi maestri, il tuo orientamento, il tuo percorso.

Prima di tutto ringrazio i miei genitori che hanno creduto in me e nel talento che Dio mi ha donato. Sono un carattere molto difficile, se non fosse stato per mia madre non avrei mai ballato forse perché è sempre stato difficile gestire la mia personalità da quando sono piccolo, non ero disciplinato. Poi ringrazio un altro grande danzatore il Maestro Juan Pachanga Matos colui che ha ispirato tutti noi e anche gran parte dei ballerini di Cuba, mi ha aperto lui le porte di questo mondo. E poi ringrazio il mio maestro che è stato fondamentale nella mia vita, parlo di Roberto Salaorni. Devo tutta la mia parte artistica a lui, mi ha insegnato a vivere la follia della danza.

I tuoi progetti imminenti

Posso davvero solo aggiungere che sto per realizzare un lavoro immenso che prenderà vita nel 2016 a livello mondiale, un mio lavoro personale scritto e prodotto da me tra danza e cinema. Ma forse è meglio non svelare in anticipo il progetto.

Cosa sogna un giovanissimo e già così apprezzato ballerino come te?

I miei sogni sono in cantiere, lo sono sempre e lo saranno sempre. Ho realizzato molte cose alla mia età di soli 26 anni. Sono molti i ragazzi che si ispirano al mio modo di vestire, al mio modo di ballare, al mio modo di sentire la musica (forse anche ai miei cappelli), per me questo è già un sogno. Credo che ho ancora mille desideri e li sto realizzando tutti. Uno dei miei sogni è quello di rendere felice Dio di quello che sono anche se è un sogno molto singolare, per il resto non aggiungo altro perché preferisco realizzarli tutti in segreto.

 

                                                                                              Massimiliano Raso

                                                                                  www.giornaledelladanza.com

 

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