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Danzare è stata la fortuna più grande: intervista ad Elisabetta Terabust

Elisabetta Terabust

Elisabetta Terabust nasce a Varese, frequenta la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma diretta dalla scaligera Attilia Radice e, conseguito il diploma, entra a far parte del Corpo di ballo del Teatro, di cui diviene prima ballerina ed in seguito étoile. In questo periodo si perfeziona con il danese Erik Bruhn, con il quale danza nei pas de deux di “Don Chisciotte” e di “Infiorata a Genzano”; collabora col maestro Žarko Prebil di cui interpreta, tra gli altri, “Schiaccianoci” e “Cenerentola” e si esibisce in alcune creazioni del coreografo ungherese Aurel Milloss fra cui “Estri” su musiche di Goffredo Petrassi. Nel 1973 danza come prima ballerina nel “Ballet de Marseille” diretto da Roland Petit, che crea per lei “Schiaccianoci” e di cui interpreta “Le Loup”, “Carmen”, “Coppelia”, “Notre Dame de Paris”. Quindi si trasferisce a Londra dove avvia la sua collaborazione con il “London Festival Ballet”, oggi “English National Ballet”, consolidando la sua carriera internazionale e maturando la sua sensibilità di interprete contemporanea. Infatti, oltre ad affrontare i balletti del repertorio classico (da “Il lago dei cigni” a “La Sylphide”), Terabust rivela speciale duttilità esibendosi nei lavori di autori più attuali come Glen Tetley (Sphinx, Greening), Barry Moreland, ...

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Corpo, guerra e istinto di sopravvivenza nella prima nazionale di “Under the flesh” di Bassam Abou Diab

Under the flash

Il 26 maggio 2017, all’interno del Festival Interplay, presso Fonderie Teatrali Limone andrà in scena la prima nazionale di Under the flesh, di e con Bassam Abou Diab, musiche ed esecuzione live Samah Tarabay. Folklorista, attore e artista di danza contemporanea, Abou Diab lavora per molti anni con Maqamat Dance Theatre e recita in diverse opere teatrali in Libano, con registi come Ossama Halal, Rouaida al Ghali, Badih Abou Chakra e Malek Andary. Con Under the flesh, il giovane coreografo libanese presenta una riflessione su come il corpo reagisca in situazioni di guerra o di minaccia alla sua incolumità, dando vita a una performance che unisce danza, movimento e istinto di sopravvivenza, raccontando l’allerta costante di un uomo in pericolo e chiedendosi quanto la ripetizione di un certo tipo di violenza possa influenzare le azioni e le reazioni di chi sopravvive. In questo progetto, realizzato a sostegno del dialogo interculturale, Abou Diab sarà accompagnato da Samah Tarabay, percussionista libanese specializzato in musica tradizionale e folkloristica. ORARI & INFO 26 maggio 2017, ore 21.00 Fonderie Teatrali Limone Via Pastrengo, 88 10024 Moncalieri TO Telefono: +39 011 640 1411 Stefania Napoli www.giornaledelladanza.com

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Davide Dato al Festival Tener-a-mente nel ruolo di Don José

davide dato

Si erano progressivamente ridotti fino a sparire, gli appuntamenti di danza nel cartellone del Festival Tener-a-mente a Gardone Riviera (BS) nella splendida cornice del Teatro del Vittoriale dannunziano. Per fortuna quest’anno accanto a numerosi eventi musicali o legati alla letteratura, torna la danza, con un appuntamento speciale. Domenica 30 luglio alle ore 21.15, va in scena infatti Carmen di Amedeo Amodio, che vede nei panni di Don José il primo ballerino del Wiener Staatsballett Davide Dato, affiancato dalla Carmen di Alice Firenze (collega all’opera viennese) e dall’Escamillo di Marco Lo Presti. In questa versione di Carmen, ispirata comunque al racconto di Merimée e accompagnata dall’immortale musica di Bizet, i due personaggi si incontrano dopo la fine della rappresentazione: in palcoscenico inizia lo smontaggio delle scene, ma a poco a poco il personale e quanti altri hanno assistito allo spettacolo da dietro le quinte, vengono catturati dai fantasmi del dramma appena trascorso e un gesto, una frase, uno sguardo li spinge ad immedesimarsi in ognuno dei personaggi, per puro caso. Sarà, dunque, per puro caso che Don José incontra Carmen, che rappresenterà per lui l’unico momento di vita autentica, intensa, ma anche quello della morte: è tutto stabilito, meno il percorso o labirinto dei ...

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“Saremo bellissimi e giovanissimi sempre”: il mistico Johannes Eckhart raccontato in danza

Marco Chenevier

In danza e coreografia Marco Chenevier, sceglie di ripercorrere la vita e il pensiero del mistico tedesco Johannes Eckhart, uno dei più importanti del medioevo cristiano. Saremo bellissimi e giovanissimi sempre è uno spettacolo, in scena dal 26 al 28 maggio al Teatro Vascello di Roma, che trasporta il pubblico in maniera ironica e dissacrante nel pensiero del filosofo tedesco meglio noto come Meister (maestro) Eckhart, si intreccia con una riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea nella società incentrata su modelli esteriori volti alla propaganda del consumismo. L’interprete, ingabbiato nel compito di dover realizzare uno spettacolo su Meister Eckhart, si rende conto della difficoltà dell’operazione quando ormai l’incarico è stato accettato. La ricerca dell’interiorità secondo il mistico domenicano, deve essere perseguita nella dissoluzione dell’egoismo cercando la solitudine interiore, distaccandosi dalla volontà, dalla memoria, dai sensi e dal giudizio. Dapprima adottando un atteggiamento intellettuale e analitico, l’interprete riprende i fondamenti della mistica di Eckhart tentando innumerevoli volte di tradurne almeno uno in uno spettacolo di danza. Ma nell’autocensura dei tentativi l’analisi si perde nella vana ricerca di un’idea drammaturgica che sembra continuamente fallire. Il malessere e le riflessioni vengono così condivisi con il pubblico in modo leggero e divertente in una parziale ...

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GD Web TV: Progetto Händel – Intervista a Mauro Bigonzetti

Progetto Händel - Intervista a Mauro Bigonzetti

In questa intervista, pubblicata dal canale Youtube del Teatro alla Scala, il Maestro Mauro Bigonzetti descrive al meglio la sua ultima creazione per il Teatro scaligero, Progetto Händel. In scena anche le étoile Roberto Bolle e Svetlana Zakharova.   www.giornaledelladanza.com

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Da New York allo Zelig, una carriera per il waacking e il voguing. Intervista a Barbara “La B. Fujiko” Pedrazzi

Da New York allo Zelig, una carriera per il waacking e il voguing. Intervista a Barbara “La B. Fujiko” Pedrazzi

  Di origini modenesi, Barbara Pedrazzi, in arte La B. Fujiko, si approccia alla danza in modo del tutto eterogeneo, sperimentando e curiosando tra gli stili coreografici più disparati che altalenano tra la ginnastica ritmica e il balletto classico, tra la danza contemporanea e l’hip hop, fino a scoprire il waacking e il voguing in un viaggio a New York City nel 2008. Da quel momento, dedica tutta la sua carriera professionale a tali stili, perpetuandone lo studio e l’insegnamento della tecnica e dell’espressività, come anche l’approfondimento culturale e storico delle origini degli anni ‘70 e ‘80. I frutti di tale passione sono resi manifesti dalle tre realtà performative nate lungo il corso della sua carriera, ossia le Wawas, i Vambicj e il progetto artistico collettivo B-fuji, col quale irrompe nella scena artistica italiana e internazionale a pieno titolo e lustro, fino a raggiungere il grande schermo all’interno del cast del programma TV Zelig. La tua primigenia formazione da ballerina si radica a Modena, tua città natale, dove hai la possibilità di approcciarti a svariate discipline coreutiche e artistiche, tra cui anche l’hip hop. Come sono stati questi primi passi nella danza e, soprattutto, nella cultura underground? Come hai già ...

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Una questione di “stile”: intervista a Gabriella Cohen

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Gabriella Cohen nasce a Torino e si diploma presso il Teatro alla Scala di Milano e al Teatro Bolschoi di Mosca. È stata acclamata interprete di “Giselle”; ideale personificazione delle eroine romantiche, indimenticabile nella trasfigurazione dei suoi cigni. Gabriella Cohen viene riconosciuta dalla critica italiana come “l’erede della grande tradizione del balletto classico italiano”. Una carriera da étoile internazionale, la partnership con grandi danzatori quali Attilio Labis, Patrice Bart, Raffaele Paganini, Vladimir Derevianko, Paolo Bortoluzzi, Marco Pierin, Fredéric Olivieri, Gabor Kevehasi, Peter Breuer e la volontà di recare nel mondo lo stile di danza italiano. All’età di sedici anni partecipa alla tournée europea dei “Giovani Solisti del Bolscioj” ed è la prima volta per una danzatrice italiana; in seguito sarà ospite fra l’altro, del “London Festival Ballet”, dell’“Opera di Budapest”, del “Ballet Royal de Wallonie”, di svariate compagnie europee oltre che di tutti i principali Teatri italiani, svolgendo numerose tournées in Inghilterra, Belgio, Israele, Ungheria, Francia, Germania, Stati Uniti, Porto Rico e Canada. Nei primi anni Settanta si esibisce al Centro per le Sperimentazioni Artistiche di Boissano con il recital “Musica per una Ballerina”. Fra il pubblico lo scuoltore Cèsar, il pittore Arman e la vedova di Lucio Fontana. In ...

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Una ventata di cultura araba rinfresca l’estate dei festival italiani

Una ventata di cultura araba rinfresca l’estate dei festival italiani

  Da maggio a settembre 2017 i palcoscenici di alcuni tra gli eventi performativi più significativi della scena di danza contemporanea, dislocati in 13 città che attraversano il Bel Paese dal Piemonte alla Basilicata, ospitano il Focus Young Arab Choreographers, un progetto nato per accorciare le distanze culturali e artistiche tra coreografi di origine araba e il territorio italiano. Sostenuto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT), il Focus nasce in collaborazione con ACS – Abruzzo Circuito Spettacolo (curatore del Festival Corpografie – Pescara), Anghiari Dance Hub (Anghiari – AR), Armunia (Festival Inequilibrio – Castiglioncello, LI), Associazione Basilicata 1799 (Città delle 100 scale Festival – Potenza e Matera), Associazione Danza Urbana (Festival Danza Urbana – Bologna), Associazione Culturale Mosaico Danza (Festival Interplay – Torino), Associazione Culturale Il Triangolo Scaleno (Festival Teatri di Vetro – Roma), C.L.A.P.Spettacolodalvivo (La Strada Festival Internazionale – Brescia), Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee (Festival FabbricaEuropa – Firenze), Inteatro Festival/Marche Teatro (Polverigi e Ancona), e La Mama Umbria International (Spoleto, PG). Un progetto nato con l’obiettivo di facilitare la mobilità, il dialogo interculturale e lo scambio di pratiche performative tra gli artisti arabi e le realtà del territorio italiano, realizzando ...

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Quando il corpo diventa oggetto da esibire in “Vedrai quello che vedrai” di Sylvio Dufrayer

Vedrai quello che vedrai

Il 21 maggio 2017, il Centro Culturale Altinate/San Gaetano di Padova ospita Dufrayer Dance Company con Vedrai quello che vedrai, regia e coreografia di Sylvio Dufrayer, interprete Alessandra Lofiego. Creata nel 1985 dal danzatore e coreografo brasiliano Dufrayer (già docente nella Facoltà di Danza presso Università Federal do Rio de Janeiro, UniverCidade e Università Castelo Branco), Dufrayer Dance Company sviluppa a un linguaggio creativo multidisciplinare che parte dallo studio del movimento e che raccoglie sia il consenso del pubblico che premi e riconoscimenti in numerosi Festival Internazionali. Vedrai quello che vedrai è un lavoro di danza contemporanea che esprime al meglio lo spirito di ricerca che anima la compagnia, dando vita a un’indagine sulle motivazioni che spingono il corpo al movimento, in una contraddizione tra il piacere di consumare e la frustrazione che spesso ne deriva. Si arriva quindi allo sdoppiamento tra uomo ed emozioni quando il suo corpo diventa oggetto da esibire e manipolare in funzione di falsi ideali di bellezza, giovinezza e perfezione, che modificano l’essenza stessa dell’essere umano. Il ricavato dello spettacolo verrà devoluto in beneficenza alla Casa di Fuga per le donne vittime di violenza del Comune di Padova. ORARI & INFO 21 maggio 2017, ore ...

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“InMovimento”: al Teatro Eliseo tre serate tra cinema e spettacoli dal vivo

In Movimento

Dal 22 al 28 maggio, il Teatro Eliseo ospita InMovimento, progetto dedicato alla danza internazionale, a cura di Valentina Marini e prodotto da European Dance Alliance/Valentina Marini Management. Il 22 maggio alle ore 20.00, apre la rassegna la proiezione di quel capolavoro del documentario MR Gaga del regista Tomer Heymann dedicato al genio israeliano Ohad Naharin. Partendo dalla vita e dal pensiero di Naharin, Heymann ci riporta alla filosofia di un corpo sociale, collettivo, vissuto e trasformato per servire un messaggio di unione universale. Il 24 maggio alle ore 21.00, invece, va in scena PAN/remastered del coreografo e danzatore Emanuele Soavi, italiano di nascita ma tedesco di adozione, un riadattamento per sessione aperta riporta in scena la produzione del 2011 con la quale Emanuele Soavi ha vinto il premio del Teatro di Colonia come Miglior Interprete, e getta nuova luce e nuove ombre su PAN, intrattenitore e terrorista intrappolato in un limbo tra il mondo umano e quello divino. Il 28 maggio alle ore 20.30 la rassegna si conclude con Dancing Partners che ci riporta allo spirito di apertura e trasversalità dell’iniziativa con un programma misto a firma di diversi autori (Mauro Astolfi, Thomas Noone e Martin Forsberg) tra cui è inserita come ospite speciale l’israeliana Adi Salant, co/Direttrice di Batsheva Dance Company che ci regala uno speciale  ritorno sulla scena con un suo ...

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