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ResidenzaZERO: nuove dimensioni del movimento

Talento, vocazione e passione si uniscono in unico progetto: ResidenzaZero, un’esperienza di studio intensivo di AcroPhysicalTheatre, rivolta alla formazione del performer contemporaneo, oltre che un’opportunità di esplorare corpo e movimento da un punto di vista diverso, ponendo al centro del suo processo il recupero istintivo dell’approccio e la costruzione del movimento stesso.  Il progetto prende forma dalle competenze trasversali vissute direttamente da Paolo Benedetti, performer, acrobata, coreografo e docente di esperienza internazionale. Il linguaggio affrontato percorre i contenitori di Acrobatica Contemporanea, AcroFloorwork e PhysicalContact. Il processo didattico, infatti, è frutto di una personale sperimentazione e contaminazione delle esperienze passate, prima come atleta e poi come performer contemporaneo. Partendo dal recupero della parte più istintiva del movimento, che in fase adulta spesso viene a perdersi o a impoverirsi, Benedetti, dà avvio al processo di studio del movimento, analizzando la sua struttura attraverso i principi della biomeccanica e il recupero del concetto funzionale delle azioni. L’intento è quello di svestirsi da ogni tecnica per permettere il sincero recupero della percezione dell’azione, allontanandosi dall’approccio cerebrale e razionale per riappropriarsi dell’autonomia del movimento, fondamenta necessarie sulle quali, in seconda fase, poggiare le competenze tecniche dei vari linguaggi. Il Progetto ResidenzaZERO si articola su 3 ...

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“Saremo bellissimi e giovanissimi sempre”: il mistico Johannes Eckhart raccontato in danza

Marco Chenevier

In danza e coreografia Marco Chenevier, sceglie di ripercorrere la vita e il pensiero del mistico tedesco Johannes Eckhart, uno dei più importanti del medioevo cristiano. Saremo bellissimi e giovanissimi sempre è uno spettacolo, in scena dal 26 al 28 maggio al Teatro Vascello di Roma, che trasporta il pubblico in maniera ironica e dissacrante nel pensiero del filosofo tedesco meglio noto come Meister (maestro) Eckhart, si intreccia con una riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea nella società incentrata su modelli esteriori volti alla propaganda del consumismo. L’interprete, ingabbiato nel compito di dover realizzare uno spettacolo su Meister Eckhart, si rende conto della difficoltà dell’operazione quando ormai l’incarico è stato accettato. La ricerca dell’interiorità secondo il mistico domenicano, deve essere perseguita nella dissoluzione dell’egoismo cercando la solitudine interiore, distaccandosi dalla volontà, dalla memoria, dai sensi e dal giudizio. Dapprima adottando un atteggiamento intellettuale e analitico, l’interprete riprende i fondamenti della mistica di Eckhart tentando innumerevoli volte di tradurne almeno uno in uno spettacolo di danza. Ma nell’autocensura dei tentativi l’analisi si perde nella vana ricerca di un’idea drammaturgica che sembra continuamente fallire. Il malessere e le riflessioni vengono così condivisi con il pubblico in modo leggero e divertente in una parziale ...

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GD Web TV: Progetto Händel – Intervista a Mauro Bigonzetti

Progetto Händel - Intervista a Mauro Bigonzetti

In questa intervista, pubblicata dal canale Youtube del Teatro alla Scala, il Maestro Mauro Bigonzetti descrive al meglio la sua ultima creazione per il Teatro scaligero, Progetto Händel. In scena anche le étoile Roberto Bolle e Svetlana Zakharova.   www.giornaledelladanza.com

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Da New York allo Zelig, una carriera per il waacking e il voguing. Intervista a Barbara “La B. Fujiko” Pedrazzi

Da New York allo Zelig, una carriera per il waacking e il voguing. Intervista a Barbara “La B. Fujiko” Pedrazzi

  Di origini modenesi, Barbara Pedrazzi, in arte La B. Fujiko, si approccia alla danza in modo del tutto eterogeneo, sperimentando e curiosando tra gli stili coreografici più disparati che altalenano tra la ginnastica ritmica e il balletto classico, tra la danza contemporanea e l’hip hop, fino a scoprire il waacking e il voguing in un viaggio a New York City nel 2008. Da quel momento, dedica tutta la sua carriera professionale a tali stili, perpetuandone lo studio e l’insegnamento della tecnica e dell’espressività, come anche l’approfondimento culturale e storico delle origini degli anni ‘70 e ‘80. I frutti di tale passione sono resi manifesti dalle tre realtà performative nate lungo il corso della sua carriera, ossia le Wawas, i Vambicj e il progetto artistico collettivo B-fuji, col quale irrompe nella scena artistica italiana e internazionale a pieno titolo e lustro, fino a raggiungere il grande schermo all’interno del cast del programma TV Zelig. La tua primigenia formazione da ballerina si radica a Modena, tua città natale, dove hai la possibilità di approcciarti a svariate discipline coreutiche e artistiche, tra cui anche l’hip hop. Come sono stati questi primi passi nella danza e, soprattutto, nella cultura underground? Come hai già ...

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Una questione di “stile”: intervista a Gabriella Cohen

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Gabriella Cohen nasce a Torino e si diploma presso il Teatro alla Scala di Milano e al Teatro Bolschoi di Mosca. È stata acclamata interprete di “Giselle”; ideale personificazione delle eroine romantiche, indimenticabile nella trasfigurazione dei suoi cigni. Gabriella Cohen viene riconosciuta dalla critica italiana come “l’erede della grande tradizione del balletto classico italiano”. Una carriera da étoile internazionale, la partnership con grandi danzatori quali Attilio Labis, Patrice Bart, Raffaele Paganini, Vladimir Derevianko, Paolo Bortoluzzi, Marco Pierin, Fredéric Olivieri, Gabor Kevehasi, Peter Breuer e la volontà di recare nel mondo lo stile di danza italiano. All’età di sedici anni partecipa alla tournée europea dei “Giovani Solisti del Bolscioj” ed è la prima volta per una danzatrice italiana; in seguito sarà ospite fra l’altro, del “London Festival Ballet”, dell’“Opera di Budapest”, del “Ballet Royal de Wallonie”, di svariate compagnie europee oltre che di tutti i principali Teatri italiani, svolgendo numerose tournées in Inghilterra, Belgio, Israele, Ungheria, Francia, Germania, Stati Uniti, Porto Rico e Canada. Nei primi anni Settanta si esibisce al Centro per le Sperimentazioni Artistiche di Boissano con il recital “Musica per una Ballerina”. Fra il pubblico lo scuoltore Cèsar, il pittore Arman e la vedova di Lucio Fontana. In ...

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Una ventata di cultura araba rinfresca l’estate dei festival italiani

Una ventata di cultura araba rinfresca l’estate dei festival italiani

  Da maggio a settembre 2017 i palcoscenici di alcuni tra gli eventi performativi più significativi della scena di danza contemporanea, dislocati in 13 città che attraversano il Bel Paese dal Piemonte alla Basilicata, ospitano il Focus Young Arab Choreographers, un progetto nato per accorciare le distanze culturali e artistiche tra coreografi di origine araba e il territorio italiano. Sostenuto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT), il Focus nasce in collaborazione con ACS – Abruzzo Circuito Spettacolo (curatore del Festival Corpografie – Pescara), Anghiari Dance Hub (Anghiari – AR), Armunia (Festival Inequilibrio – Castiglioncello, LI), Associazione Basilicata 1799 (Città delle 100 scale Festival – Potenza e Matera), Associazione Danza Urbana (Festival Danza Urbana – Bologna), Associazione Culturale Mosaico Danza (Festival Interplay – Torino), Associazione Culturale Il Triangolo Scaleno (Festival Teatri di Vetro – Roma), C.L.A.P.Spettacolodalvivo (La Strada Festival Internazionale – Brescia), Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee (Festival FabbricaEuropa – Firenze), Inteatro Festival/Marche Teatro (Polverigi e Ancona), e La Mama Umbria International (Spoleto, PG). Un progetto nato con l’obiettivo di facilitare la mobilità, il dialogo interculturale e lo scambio di pratiche performative tra gli artisti arabi e le realtà del territorio italiano, realizzando ...

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Quando il corpo diventa oggetto da esibire in “Vedrai quello che vedrai” di Sylvio Dufrayer

Vedrai quello che vedrai

Il 21 maggio 2017, il Centro Culturale Altinate/San Gaetano di Padova ospita Dufrayer Dance Company con Vedrai quello che vedrai, regia e coreografia di Sylvio Dufrayer, interprete Alessandra Lofiego. Creata nel 1985 dal danzatore e coreografo brasiliano Dufrayer (già docente nella Facoltà di Danza presso Università Federal do Rio de Janeiro, UniverCidade e Università Castelo Branco), Dufrayer Dance Company sviluppa a un linguaggio creativo multidisciplinare che parte dallo studio del movimento e che raccoglie sia il consenso del pubblico che premi e riconoscimenti in numerosi Festival Internazionali. Vedrai quello che vedrai è un lavoro di danza contemporanea che esprime al meglio lo spirito di ricerca che anima la compagnia, dando vita a un’indagine sulle motivazioni che spingono il corpo al movimento, in una contraddizione tra il piacere di consumare e la frustrazione che spesso ne deriva. Si arriva quindi allo sdoppiamento tra uomo ed emozioni quando il suo corpo diventa oggetto da esibire e manipolare in funzione di falsi ideali di bellezza, giovinezza e perfezione, che modificano l’essenza stessa dell’essere umano. Il ricavato dello spettacolo verrà devoluto in beneficenza alla Casa di Fuga per le donne vittime di violenza del Comune di Padova. ORARI & INFO 21 maggio 2017, ore ...

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“InMovimento”: al Teatro Eliseo tre serate tra cinema e spettacoli dal vivo

In Movimento

Dal 22 al 28 maggio, il Teatro Eliseo ospita InMovimento, progetto dedicato alla danza internazionale, a cura di Valentina Marini e prodotto da European Dance Alliance/Valentina Marini Management. Il 22 maggio alle ore 20.00, apre la rassegna la proiezione di quel capolavoro del documentario MR Gaga del regista Tomer Heymann dedicato al genio israeliano Ohad Naharin. Partendo dalla vita e dal pensiero di Naharin, Heymann ci riporta alla filosofia di un corpo sociale, collettivo, vissuto e trasformato per servire un messaggio di unione universale. Il 24 maggio alle ore 21.00, invece, va in scena PAN/remastered del coreografo e danzatore Emanuele Soavi, italiano di nascita ma tedesco di adozione, un riadattamento per sessione aperta riporta in scena la produzione del 2011 con la quale Emanuele Soavi ha vinto il premio del Teatro di Colonia come Miglior Interprete, e getta nuova luce e nuove ombre su PAN, intrattenitore e terrorista intrappolato in un limbo tra il mondo umano e quello divino. Il 28 maggio alle ore 20.30 la rassegna si conclude con Dancing Partners che ci riporta allo spirito di apertura e trasversalità dell’iniziativa con un programma misto a firma di diversi autori (Mauro Astolfi, Thomas Noone e Martin Forsberg) tra cui è inserita come ospite speciale l’israeliana Adi Salant, co/Direttrice di Batsheva Dance Company che ci regala uno speciale  ritorno sulla scena con un suo ...

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Creare, suscitare, formare: intervista a Susanna Egri

Susanna Egri

Susanna Egri (ballerina, coreografa ed insegnante) nasce a Budapest in Ungheria. Figlia del celebre sportivo Ernesto Egri Erbstein, direttore tecnico del “Grande Torino” scomparso nella tragedia di Superga e di Jolanda, inizia i suoi studi sotto la guida di F. Nádasy dell’Opera di Budapest e di Sara Berczik del filone labaniano. Si perfeziona in seguito in Francia e negli Stati Uniti d’America con Vera Volkova, Boris Kniaseff, Mary Wigman, Harald Kreutzberg e Kurt Jooss. Dopo l’esordio a Budapest nel 1946, nel 1947 si trasferisce in Italia al seguito del padre, ove debutta all’Excelsior di Milano. Si trasferisce poi a Torino e a novembre del 1949 inizia a lavorare per i primi programmi sperimentali della televisione italiana: sarà proprio lei ad esibirsi, il 3 gennaio 1954 nella prima trasmissione ufficiale della Rai, la coreografia da lei stessa creata e interpretata insieme al ballerino statunitense Norman Thompson sulla musica tratta dal film di Charlie Chaplin “Luci della ribalta” nel corso del programma di varietà “Sette Note”. Nel 1950 fonda a Torino la sua scuola di danza insieme alla e in seguito la Compagnia “I Balletti di Susanna Egri” che inaugura una prolifica stagione artistica sia nei teatri che nella nascente radiotelevisione italiana ...

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Roberto Castello a Torino con l’intenso “In girum imus nocte et consumimur igni”

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Il 19 maggio 2017, all’interno del Festival Interplay, al Teatro Astra di Torino sarà in scena la Compagnia Aldes con la prima regionale di In girum imus nocte et consumimur igni, progetto, coreografia e musiche di Roberto Castello, interpreti Mariano Nieddu, Giselda Ranieri, Ilenia Romano e Irene Russolillo. Associazione di artisti diretta da Castello (coreografo vincitore del Premio Ubu 1986 e 2003), Aldes produce e promuove opere di sperimentazione coreografica, con particolare attenzione per le forme di danza contemporanea non convenzionali che sperimentano originali relazioni spazio/temporali tra spettatori e performer, attraverso la coesione e il confronto tra danza, arti visive, nuove tecnologie e teatro, creando spettacoli che hanno come oggetto il corpo e il movimento. Menzione speciale al Be-festival di Birmingham del 2016, In girum imus nocte et consumimur igni è un riuscito mix di cinema, danza e teatro, che racconta una società allo sbando in un luogo senza tempo, un’umanità che si dibatte nella vita con movimenti bruschi e sconnessi, al ritmo di una musica ipnotica, toccante metafora del vivere come infinito consumarsi nei desideri e nelle passioni. ORARI & INFO 19 maggio 2017, ore 21.00 Teatro Astra Via Rosolino Pilo, 6 10100 Torino (TO) Telefono: +39 011 5634352 Stefania ...

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