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Interviste

Victor Litvinov, un percorso da maestro

Parlami di te dall’inizio della tua esperienza con la danza Questo risale a molto tempo fa. Ero un bambino molto vivace, entravo in casa dalla finestra e facevo tante cose che fanno i ragazzi di strada. Mia madre aveva paura che prendessi una brutta strada e così decise di mandarmi a studiare danza. Dopo aver conosciuto una famiglia in cui c’era una bambino molto educato e corretto che studiava danza, mi disse: «voglio questo» e mi iscrisse a scuola di danza. Così mi ritrovai nel ‘64 all’Accademia di Kiev. Era l’accademia nazionale di danza e, all’epoca, avendo pochi elementi maschili, aveva fatto una grande pubblicità per coinvolgere giovani ballerini. Alle audizioni eravamo migliaia e un giovanissimo maestro scelse solo sette ragazzi, tra cui me. Ricordo che ci disse: «bambini, credo che diventerete i più grandi ballerini del mondo, ma da questo momento dovete credere in me» e noi ci abbiamo creduto.  E quando tua madre ti ha spinto a studiare danza qual è stato il tuo primo approccio? Sentivo la danza, sentivo di esservi portato, perché tutti notavano le mie doti fisiche, anche gli altri ballerini o i ragazzi della scuola e del teatro più grandi di me. Questo mi ...

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Carlo Di Dio, un talento tutto italiano al California Ballet

Hai iniziato i tuoi studi di danza al Teatro San Carlo e ti sei poi diplomato presso il Maestro Angelini, una scuola di grande tradizione… Il Maestro Angelini dirige una Scuola nella quale la Danza viene vissuta e presentata prima di tutto come una disciplina di vita, attraverso la quale avviare i giovani allievi verso traguardi che non si limitino all’ambiente ristretto della propria regione ma si aprano al Mondo. Le lezioni sono state indubbiamente severe, ma l’esempio di tanti allievi che hanno mosso i primi passi in quella Scuola, per poi proiettarsi nel mondo, è stata la molla che ha spinto me e tanti altri a stringere i denti e guardare in avanti ed in alto, mai indietro. Il Maestro e i suoi figli sono stati un modello di arte, di cultura, di Vita. Il tuo rapporto con Napoli Odio e Amore. Indubbiamente ballare a Napoli è stato importante e lo è ancora oggi, ma Napoli è in Italia, con i suoi limiti e le sue restrizioni. Non rinnego nulla, ma ad un certo punto della mia vita ho sentito che avevo bisogno d’altro senza mai, però, disprezzare Napoli e ciò che mi ha offerto. Oggi ci torno volentieri, ...

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Carlos Lopez, una carriera all’American Ballet Theatre

Hai iniziato la tua carriera con il Victor Ullate Ballet, la tua esperienza con questa compagnia? È stata un’esperienza molto positiva. Era la mia prima volta in compagnia ed ho scoperto tante cose del mondo di un danzatore professionista, ad esempio cosa significasse girare in Spagna e in tutta Europa con la responsabilità di doversi esibire in grandi teatri, per un pubblico di tantissime persone, anche quando ero stanco o nervoso, ma i momenti di gloria in scena mi hanno dato molta gioia. Ho ballato così tanto che il palcoscenico era diventata la mia casa ed ho condiviso quei momenti con molti miei amici che erano con me a scuola e che ora sono grandi ballerini. Col tempo la responsabilità è diventata più grande ed i traguardi sempre più importanti e, anche se avevo conquistato una buona posizione, sentivo di non dovermi fermare e di dover provare ancora nuove esperienze. Dunque, a parte i momenti difficili che sempre fanno parte della carriera di un danzatore, ho degli ottimi ricordi di quella compagnia. Quando hai iniziato con l’American Ballet Theatre? Come si è sviluppata la tua carriera… Sono entrato a far parte dell’American Ballet Theatre nel mese di settembre del 2001. È ...

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Claudio Malangone: “la danza attraverso il controllo del movimento nel tempo e nello spazio genera armonia”

 Claudio Malangone, direttore della compagnia Borderline Danza, il significato di questo nome… Borderline come tentativo di modificare continuamente quella linea di confine tra il teatro, la danza, le arti visive. Il concetto borderline è alla base della mia continua ricerca artistica. Tu sei uno psichiatra, secondo te la danza è anch’essa un confine sottile fra vari stati della coscienza? La danza attraverso il controllo del movimento nel tempo e nello spazio genera armonia (non so se così ho risposto, ma è quanto sento quando danzo). Hai lavorato con Carolyn Carlson, Beatrice Libonati, Matilde Monnier, Birgit Cullberg, Nina Watt, Doris Rudko, Alice Condodina, Simona Bucci, Andrè Peck, Roberta Garrison e soprattutto con Susanne Linke, credi di averne assimilato lo stile? Più che averne assimilato lo stile (che è qualcosa di personale e difficilmente riproducibile da altri), ho imparato un metodo più analitico di pensare al e con il corpo. La mia linea di pensiero mi piace (in maniera ardua) considerarla in sintonia con questi autori, grandi, da te citati. Per l’appunto Susanne Linke (con la quale ho lavorato come danzatore per un certo periodo di tempo), la cui influenza ha senza dubbio cambiato il mio modo di pensare e praticare la ...

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Micha Van Hoecke è il nuovo Direttore del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma

Danzatore, coreografo, attore, regista. Una vita sempre a servizio della danza e dell’arte, ricca di grandi incontri e collaborazioni, come quelle con Roland Petit e Maurice Bejart. Il nuovo Direttore del Teatro dell’Opera di Roma si racconta al giornaledelladanza.com. Danzatore, coreografo, attore e regista. Lei da bambino cosa avrebbe voluto fare? Io provengo da una famiglia di artisti, mio padre era un pittore, mia madre, di origine russa, era invece una cantante, ed avevo anche una zia ballerina, si può dire che sono cresciuto quindi a pane ed arte. Quando da bambino ho iniziato a fare danza insieme a mia sorella gemella Martina ero però abbastanza ribelle, mi chiudevo in bagno perchè non volevo andare a lezione di classico. Alquanto insolito per uno che come Lei ha poi fatto della danza la sua vita. Sì, in effetti può sembrare strano ma vede, da bambino, il mondo dell’Opera di Parigi in cui sono cresciuto,  mi sembrava un ambiente borghese e lezioso, poi crescendo ed avendo modo di frequentare i ballerini mi sono ricreduto ed anzi mi sono lasciato completamente affascinare. E la sua famiglia? Che ruolo ha giocato? Mia madre sognava per me un futuro da danzatore oppure da direttore d’orchestra ...

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La magica vita dell’étoile Oriella Dorella

Oriella Dorella si forma presso la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, ha interpretato i balletti più importanti ed ogni tanto si è concessa qualche partecipazione televisiva nei programmi più importanti. L’abbiamo raggiunta telefonicamente nella sua casa e sentite cosa ci ha raccontato… Il Suo rapporto con la danza? Meraviglioso! La danza è la mia vita, la mia cultura, la mia formazione privata e professionale, è l’arte che mi ha insegnato la disciplina, la precisione, il lavoro mentale, il sogno! Credo che una cosa più bella nella mia vita non sarebbe potuta accadere. Quando nasce per Oriella Dorella la voglia di ballare? Penso di esser nata così, con la voglia di ballare. Ricordo che da piccolissima trascorrevo le vacanze nella casa di mia nonna che aveva una grande aia dove io ballavo sempre. Le confido un’altra cosa…rubavo gli zoccoli di mio zio Battista, perché così, avendo quelle scarpe col legno sotto, potevo mettermi sulle punte. I sacrifici che richiede la vita di un ballerino Più di tutti, per quello che mi riguarda, il sacrificio l’ho riscontrato nella perdita del periodo spensierato della fanciullezza. Quando i miei amici andavano al mare io invece ero in teatro a fare ...

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Davit Galstyan, il fuoco sacro dell’Armenia in una danza senza confini

Davit Galstyan, straordinario danzatore di origini armene, formatosi alla Royal Ballet School e attualmente solista al Ballet du Capitole de Toulouse… Com’è nato il tuo interesse per la danza? Raccontami dei tuoi insegnanti e della tua formazione… Sono nato a Yerevan, in Armenia in una famiglia di danzatori. Mio padre è stato principal dancer del Teatro Bolshoi per molti anni e Direttore Artistico dell’Armenian National Ballet e mia madre una prima ballerina. Sono cresciuto in teatro circondato da danzatori. I miei genitori non volevano che io danzassi, dunque ho seguito un regolare corso di studi presso una scuola pubblica, ma, vedendo ogni giorno i miei genitori e la compagnia danzare, ho deciso e sono andato a fare l’audizione all’Armenian National Ballet School. Ci andai da solo, quando avevo nove anni e fui ammesso alla scuola senza che i miei genitori lo sapessero. Ho studiato sei anni a Yerevan e poi, all’età di 15 anni, ho partecipato al Concorso Internazionale di Losanna, poi ho vinto la borsa di studio Rudolf Nureyev per la Royal Ballet School e sono andato a studiare per tre anni a Londra, dove ho conseguito il mio diploma. Quando sei entrato a far parte del Ballet du Capitole? Da ...

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Paola Jorio e l’amore per l’insegnamento della danza

Un’artista sobria ed elegante, un direttore severo e attento, la sua passione per la danza nasce da un bisogno di trasmettere quest’arte a giovani talenti che un giorno diventeranno grandi ballerini. Intervista al Direttore della Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Oggi dirige egregiamente la scuola di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, ci racconta però di Paola Jorio danzatrice? Mi sono formata al Balletto di Roma con Franca Bartolomei e Walter Zappolini ed in seguito mi sono diplomata a Parigi presso l’Ecole Superieure d’Etudes Choreographiques . Tornata in Italia, ho fatto parte della Compagnia del Balletto di Roma, con cui tra l’altro già collaboravo per gli spettacoli estivi al Museo di Villa Giulia e dopo nove anni in compagnia mi sono dedicata all’insegnamento. Cosa ha significato per lei diventare insegnante presso la scuola in cui si è formata, il Balletto di Roma? Era un sogno che avevo da sempre, ci tenevo moltissimo! I bambini mi sono sempre piaciuti e l’idea di potermi dedicare a loro con l’insegnamento mi ha sempre entusiasmata molto. Tutti i miei studi e le mie specializzazioni sono sempre stati mirati all’insegnamento per tutte le fasce d’età, dalla propedeutica alla tecnica per i più ...

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Paola Belli, maître, insegnante, assistente, una carriera a 360 gradi

La tua carriera inizia come danzatrice al Teatro dell’Opera di Roma e da lì poi al Bolshoi, unica italiana al Concorso Internazionale di Mosca nel 1980 con Yuri Grigorovich come direttore, un’esperienza da raccontare… Un’esperienza immensa sia professionale che umana. Nel 1976 ho vinto la prima borsa di studio e sono andata in Russia. Erano gli anni d’oro del Bolshoi! Sono entrata giovanissima in quello che era il tempio della danza. Immagina vedere tutte le sere gli spettacoli con Maximova, Vassiliev, Plissetskaya, Liepa, Bessmertnova. E la scuola di danza con 20 sale ballo. Si studiava repertorio, carattere, mimica, oltre al russo, mi sembrava il paradiso. È stato indimenticabile! Ero solo una ragazzina quando sono partita da Roma con tre valigie più grandi di me su un treno diretto a Mosca, tre giorni per arrivare a destinazione. Avevo 16 anni, la stessa età di mia figlia oggi e mi chiedo se io mamma, avrei mai avuto il coraggio e la generosità che hanno avuto i miei genitori di lasciarmi partire per andare in un paese allora sconosciuto quale era l’Unione Sovietica di Brežnev. E non esistevano neanche i telefonini!!! È stato un grande atto d’amore e di generosità, da parte di ...

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Little Phil: “L’hip hop è una cultura, un modo di essere, un modo di vivere”

Cos’è per te l’hip hop?  Prima di tutto per me l’hip hop è una cultura, un modo di essere, un modo di vivere. Io vivo l’hip hop ogni giorno, mi alzo con l’hip hop, vado a dormire con l’hip hop, faccio la doccia con l’hip hop. Io sono hip hop, dall’abbigliamento alla mentalità e per come vivo la mia vita. Parlami di questa cultura…  È una cultura che è arrivata dalla strada, una cultura nata negli Stati Uniti, per aiutare la gente ad evitare problemi, perché in America, che è molto pericolosa di questi tempi, c’è gente che spara, gente che ruba e questo movimento si è creato proprio per evitare di ritrovarsi nei guai, di finire in prigione, morti o drogati. Attraverso questa cultura è stato possibile trasformare le energie negative dei giovani violenti in sfogo positivo e creativo, provando a mettere tutta la rabbia nella musica e a trasformarla in energia nella danza, nei graffiti, nel rap. Piuttosto che far male alle persone, questi street dancers hanno imparato a guadagnarsi il rispetto con la danza. È questo che ha reso l’hip hop così famoso.   Un danzatore hip hop come vive il rapporto con gli altri generi e le ...

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