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Recensioni

Singolari abilità concertative: La Valse, Symphony in C e Shéhérazade

Shéhérazade (17) in primo piano Gabriele Corrado

Assai ragguardevole si è rivelata la nuova produzione scaligera, vista nella replica pomeridiana di Mercoledì 10 maggio 2017 presso il tempio del balletto milanese. Gli elementi posti in rilievo sono dati dalla morbidezza, dalle sfumature, dalle prove d’assieme che donano al Trittico un livello di compostezza e lucentezza. Il linguaggio è culturalmente generazionale, codificato ed aperto all’originalità della singola invenzione, su cui emerge ben chiaro che non esiste tradizione o novità che non generi mutamento. Inutile qui ripresentare ogni balletto con notazioni storiche, anche perché già ampiamente ben descritto e letto nei giorni scorsi a cura dell’ufficio stampa della Scala. La Valse appare come una danza sul “vivere” nelle sue molteplici forme che permettono un collegamento all’essere e all’esistere per narrare le profondità dell’animo umano mediante l’immaginazione di un mondo decadente e minacciato. La coreografia, sulla partitura di Maurice Ravel, affidata agli artisti Stefania Ballone, Matteo Gavazzi e Marco Messina, presenta diversi “verbi coreici” nella differenziazione dei modi e dei tempi del valzer conferendo una fluttuante personalità, storicamente appropriata che sa di ricordo e sospensione dell’anima. La creazione nel porsi, manifesta e dice chi siamo. Hanno delineato il personaggio con reale umanità simmetrica, secca ma anche fluida e veloce apportando ...

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Omaggio a Pina Bausch nelle “storie” dei suoi danzatori

Omaggio a Pina Bausch nelle “storie” dei suoi danzatori

  Pina Bausch, indiscutibilmente compianta Signora della danza del nostro Tempo, è stata omaggiata lo scorso 6 aprile al Teatro Duse di Bologna con lo spettacolo Lo sguardo dell’imperatrice, che ha visto protagonisti tre danzatori del Tanztheater Wuppertal, in scena con delle proprie creazioni coreografiche: l’italiano Damiano Ottavio Bigi con Cittadella e il colombiano Jorge Puerta Armenta con At 17 centimeters above the floor, performata da Pablo Aran Gimeno. Due assoli assai distanti a livello stilistico e interpretativo, ma perfettamente accomunabili nell’intenzione di debordare i confini della danza per travalicare quelli del teatro. Bigi, infatti, propone se stesso in una figura che va al di là dell’essere umano, un’entità artistica alla ricerca – inizialmente plausibile, poi quasi disperata – di una performance che gli renda giustizia. Una rappresentazione così meta-performativa da risultare davvero sincera, sebbene pensata e – di sicuro – minuziosamente collezionata per la messinscena del teatro bolognese. Il dialogo diretto col pubblico, in particolar modo, è la fonte principale del dubbio nascente nella mente dello spettatore: «sta improvvisando o ha davvero bisogno di essere rassicurato sull’andamento della performance e delle scelte coreografiche prestabilite?». La verità non conta, perché l’escamotage funziona e lo sguardo del pubblico non si distrae ...

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L’immortale “Giselle”, tra trionfi e scivoloni

L’immortale “Giselle”, tra trionfi e scivoloni

  Un “classico” fuori dal Tempo, una celebrazione della “bella danza” immortale: queste le parole con cui meglio si potrebbe riassumere il balletto Giselle andato in scena lo scorso 7 marzo al Teatro Auditorium Manzoni di Bologna ad opera del Balletto dell’Opera Nazionale di Odessa. Nonostante, infatti, l’impostazione vetusta e un po’ paludata dei ballerini – ad eccezione di tre dei protagonisti principali – l’atmosfera magica e sublime che il capolavoro ideato da Théophile Gautier ha conservato nel corso dei secoli è rimasta ancora intatta. Merito di ciò è certamente l’eccelsa preparazione tecnica che contraddistingue la “scuola” est europea, dall’impeccabilità e dal rigore incomparabili, ma non è del tutto sufficiente: la vera fiamma alimentatrice di Giselle, infatti, sta nella teatralità dei gesti, dei volti, delle interpretazioni, in quella “bacchetta magica” atta a trasformare la consueta vicenda di un amore impossibile nella storia di fedeltà e passione che si altalena tra il mortale e il sovrannaturale. Sfortunatamente martedì sera questo quid espressivo non è riuscito appieno a sfondare la “quarta parete” del palcoscenico: i volti sembravano solo incorniciare maschere stereotipate e i movimenti danzati, seppur precisissimi, erano così eccessivamente marcati o mimati da suggerire un’immagine di assoluta finzione. Solo i personaggi ...

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“Giulietta e Romeo”: amor vincit omnia, sempre e comunque

“Giulietta e Romeo”: amor vincit omnia, sempre e comunque

  È rincuorante, a volte, percepire come lo scorrere del tempo non lenisca affatto l’essenza di un’opera d’arte, come ad esempio una coreografia. Pensare, dunque, che lo spettacolo Giulietta e Romeo, creato da Fabrizio Monteverde e andato in scena lo scorso 25 febbraio al Teatro Il Celebrazioni di Bologna, conversi in maniera intatta la sua verve e comunichi perfettamente il suo messaggio dal lontano 1987 è senza dubbio la conferma di come un capolavoro riesca a essere davvero eterno. Nonostante il titolo shakespeariano sia stato “rovesciato”, come a incanalare la massima attenzione sulla protagonista, il primo occhio di bue è tutto per Romeo, un giovane uomo in abiti ben più contemporanei degli sfarzosi quattro o ottocenteschi, tanto elegante nella sua scioltezza quanto penetrante nell’espressività. Le note di Sergej Prokof’ev sembrano scivolare tra le pieghe dei calzoni così come fluire oltre le dita delle mani. La scena è tutta sua, fino all’ultimo minuto dell’intero spettacolo, in cui difficilmente gli altri personaggi riusciranno a pareggiarne il lustro. Il corpo di ballo del Balletto di Roma, infatti, denota nelle coreografie d’insieme qualche sbavatura, dispersa facilmente nei gesti di frenesia, di delirio che connotano un’ambientazione calda, mediterranea, il cui climax sensoriale ascendente raggiunge il ...

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Rivalsa e amore puro: le emozioni senza tempo di “Notre Dame de Paris”

Rivalsa e amore puro: le emozioni senza tempo di “Notre Dame de Paris”

  Quando uno spettacolo, a quindici anni dal debutto, riesce ancora ad incantare, emozionare, quasi “abbracciare” il pubblico esattamente come la prima volta, il suo successo è non solo garantito ma sicuramente anche confermato. Questa è stata la sensazione percepita durante la messinscena di Notre Dame de Paris, musical composto da Riccardo Cocciante e andato in scena dal 22 al 26 febbraio all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (BO). La presenza del cast originale – ad eccezione di Lola Ponce, sostituita da Tania Tuccinardi nel ruolo di Esmeralda, e della stessa Tuccinardi, sostituita da Federica Callori nel ruolo di Fiordaliso – è già il notevolissimo punto di partenza per un viaggio nella Storia che sconfina i margini del tempo e dello spazio, raccontando dell’amore puro, della gelosia incondizionata, dei vizi e delle virtù umane che è a tutt’oggi difficile allocare nella sola lontana Parigi del 1482. Difatti, l’intero impianto scenografico fisso, con l’aggiunta di sporadici elementi d’attrezzeria mobili (come le famosissime gargolle e campane), è l’escamotage perfetto per raccontare al pubblico una favola che non potrebbe essere più contemporanea, la cui magia è magistralmente incorniciata da un perpetuo orizzonte di luci calde, profonde, taglienti, simbolo di un’atmosfera tragicamente realistica ed ...

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Passione e mistero si sdoppiano a Bologna: “Carmen/Bolero” di Merola e Soavi

Passione e mistero si sdoppiano a Bologna: “Carmen/Bolero” di Merola e Soavi

  Un doppio appuntamento con la danza contemporanea è stato protagonista lo scorso 26 gennaio alle ore 21 al Teatro Duse di Bologna: si tratta dello spettacolo Carmen/Bolero, performato dalla MM Contemporary Dance Company. Come chiaramente enunciato dal titolo, un piacevolissimo omaggio a due delle opere musicali più celebri e distintive degli ultimi due secoli, rese ancor più uniche per l’occasione dagli intermezzi di Stefano Corrias (per Bolero) e dei Los Panchos (per Carmen), così diversi nella partitura melodica da connotare le coreografie apparentemente “distanti” l’una dall’altra. Ma sarà stato davvero così? Michele Merola per il suo omaggio al capolavoro di Ravel costruisce un “atto unico” di passi a due, assoli e pezzi d’insieme a diretto contatto con una struttura di carta a fisarmonica, modellabile su qualsiasi azione scenica. Forse un muro, un rifugio, un’alcova, un separè: non è ben chiaro, e non importa che lo sia. C’è, ed è protagonista di ogni storia danzata tanto quanto gli eccezionali ballerini che ne eseguono i movimenti: è un libro aperto alla pagina di un amore intenso ma segreto; è lo spioncino intrigante sull’erotismo tanto anelato; è la barriera che – seppur valicabile – allontana due mondi che probabilmente non intendono appartenersi ...

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“Cirkopolis”, uno show che vi cambia la vita!

“Cirkopolis”, uno show che vi cambia la vita!

  «Non veniamo al mondo per lavorare o per accumulare ricchezza, ma per vivere. E di vita ne abbiamo una sola» (J. Mujica): mai parole sarebbero state più azzeccate a sintetizzare il messaggio di Cirkopolis, spettacolo del Cirque Éloize andato in scena al Teatro Il Celebrazioni di Bologna lo scorso 24 gennaio alle ore 21. Suggestivamente nostalgico della più celebre pellicola di Fritz Lang, Cirkopolis catapulta lo spettatore in un universo futuristico – ma ben radicato nella visione del tempo presente – dove la fucina industriale, coi suoi ritmi incessanti e i processi sistematici, prevarica indefessamente sulla natura umana di chi ci lavora. Come se il senso delle vite stesse dipendesse solo da una macchina e dal suo corretto funzionamento. Dave St-Pierre e Jeannot Painchaud, uniti nella co-direzione dell’opera, hanno ben pensato di abbattere questo falso mito: tra acrobazie funamboliche, gag di autentica clownerie, contorsionismi straordinari e giocoleria virtuosistica, infatti, i personaggi in scena gradatamente si spogliano dei grigi e seriosi panni dell’affannosa routine quotidiana per ostentare muscoli guizzanti, tutine super sexy, gonne a campana da far invidia alla più spregiudicata pin up hollywoodiana. Allo stesso modo, le scenografie e musiche – rispettivamente curate da Robert Massicotte e Stéfan Boucher ...

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La magia della danza senza tempo: “La Bella Addormentata” de La Classique a Bologna

La magia della danza senza tempo: “La Bella Addormentata” de La Classique a Bologna

  Tuffarsi nella magia di un Balletto senza tempo provoca sempre una grande emozione, soprattutto quando la performance è riprodotta fedelmente rispetto al libretto, ai costumi e alle scene originali. È il caso de La Bella Addormentata del Balletto di Mosca “La Classique”, andata in scena lo scorso 21 gennaio alle ore 21 presso il Teatro Il Celebrazioni di Bologna. Le intramontabili note di Čajkovskij hanno reso le più di due ore di spettacolo assai briose, commoventi e in qualche modo travolgenti, stimolando una costante percezione del pathos drammaturgico che sottende il libretto dell’opera. Una partitura musicale poliedrica costellata da un’altrettanta sinfonia di colori, gestualità, dinamismi così convincente da riuscire a catapultare lo spettatore in un’immagine della “vecchia scuola” russa, rigorosa e impeccabile. Naturalmente, data la reale contemporaneità dell’esecuzione, quest’immagine a tratti è apparsa lievemente sfocata, tanto per esigua esperienza in palcoscenico quanto per grande emozione dettata dalla giovanissima età di alcuni componenti del Corpo di Ballo. Ciononostante, il risultato finale è stato più che decoroso e ogni applauso notevolmente meritato. Merito di ciò va soprattutto ai Solisti, inappuntabili sul piano tecnico ed espressivo: la Principessa Aurora, dai lineamenti dolci e spumeggianti, ha dimostrato sin dal primo ingresso in scena ...

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“Amore corre verso amore”: Romeo e Giulietta di MacMillan

ph Brescia Amisano Teatro alla Scala2

Perdita, sensualità e dolore sono gli ingredienti di successo che firmano, con efficacia, l’allestimento di questo balletto visto nella replica di Domenica 15 gennaio 2017 al Teatro alla Scala di Milano prima della messa in onda su Rai 5 a beneficio del vasto pubblico televisivo. Pur essendo annoverato tra i balletti di tradizione, il suo debutto assoluto risale al Mahen Theatre, in Cecoslovacchia, il 30 dicembre 1938, l’azione si conferma ben presente e ricca di rimandi all’attualità. Il capolavoro sovrano di Shakespeare, la più celebre storia d’amore mai scritta, racchiude in sé la poesia struggente di un sentimento impossibile, l’affettuosità e i sogni della giovinezza, la voglia di credere in un mondo diverso pur essendo intriso di impulsività, aggressività, adolescenza. La versione del raffinato coreografo Kenneth MacMillan, nell’attenta ripresa di Julie Lincoln, codifica e narra questa tragedia, senza tempo, presentandola in tutta la sua maestosità punteggiata dalla mancanza di compiutezza verso un amore tarpato. MacMillan infonde ampia delicatezza alle situazioni d’amore sulla musica di Sergej Prokof’ev, diretta con fedeltà e rituale classico dal maestro Patrick Fournillier, esprimendo i sentimenti di disperazione e solitudine dando vita, al contempo, ad un’atmosfera satura di solitudine e di sventura, perfetta dal punto di vista ...

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“Il corpo sussurrando”: il Balletto Teatro di Torino al Duse di Bologna

“Il corpo sussurrando”: il Balletto Teatro di Torino al Duse di Bologna

  Una miscellanea di composizioni coreografiche, sicuramente unite dall’obiettivo fondamentale di omaggiare il mistero della comunicazione corporea, ma sfortunatamente poco concatenate tra loro sotto il profilo scenico e tecnico. Questa l’immagine de Il corpo sussurrando, spettacolo performato dal Balletto Teatro di Torino, andato in scena lo scorso 1 dicembre al Teatro Duse di Bologna in sostituzione di In Chopin. Il sipario si apre con Chameleon, un assolo del coreografo israeliano Itzik Galili interpretato da Julia Rauch, la più interessante nonché maggiormente dotata ballerina dell’ensemble. È un dialogo con se stessa, fatto di emozioni, paure, interrogativi, malizie, allegria. È un inno alla femminilità dai toni marcatamente minimalisti, vista la sola sedia come accessorio e un occhio di bue come unica fonte di luce. Ma, nello stesso tempo, è come guardarsi allo specchio andando oltre le distinzioni di genere: siamo tutti un turbinio di emozioni che ci travolge quotidianamente ovunque decidiamo di essere, anzi – oserei dire – proprio perché decidiamo di essere. Dopodiché, tre ulteriori rappresentazioni di quanto il corpo possa lanciare un messaggio ben più profondo della semplice apparenza: Chop in Love, Do You? e Aliento del Alma, tutte firmate da Marco De Alteriis. Una coppia di passi a due ...

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