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Recensioni

Lo “Schiaccianoci” di Maxine Mahon al San Diego Civic Theatre, una fiaba che si rinnova

Ieri replica conclusiva de Lo Schiaccianoci di Maxine Mahon al San Diego Civic Theatre, con la San Diego Symphony, diretta da  John Stubbs, in scena dallo scorso 18 dicembre per la 43esima stagione del California Ballet. Fra gli interpreti principali Gennadi Saveliev, solista dell’American Ballet Theatre, che si è alternato nel ruolo del Cavaliere con  Vitaliy Nechay, e Carlo Di Dio, straordinaria rivelazione di talento tutto italiano, nel ruolo del Re delle Nevi. I ruoli della Fata Confetto, e della Goccia di Rugiada sono stati rispettivamente interpretati da Cassandra Lund e Chie Kudo, mentre la Regina delle Nevi è stata splendidamente interpretata da Bernadette Torres. Altri ruoli principali sono stati affidati ai solisti Rebecca Correia, Oscar Burciaga e Hugo Carreon. Nelle intenzioni di Maxine Mahon, lo spettacolo è una celebrazione del potere dell’immaginazione umana, e, secondo le sue stesse parole, “Lo Schiaccianoci ha tutto il potere di rendere gioiosa l’atmosfera natalizia”. In questa sua versione tali parole trovano piena conferma in una fiaba che si rinnova sempre magica ed intensa sulle note di Tchaikovsky.  Lorena Coppola  

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Nadejsda Ivanova, una straordinaria Clara ne “Lo Schiaccianoci” del Balletto di Mosca “La Classique”

Elemento di spicco de Lo Schiaccianoci rappresentato ieri al Teatro Bellini di Napoli dal Balletto di Mosca “La Classique” la splendida ballerina Nadejsda Ivanova, nel ruolo di Clara. Di notevole tecnica anche Roman Shuparskiy nel ruolo del Re dei Topi. Altri interpreti: Andrey Shalin (il Principe); Anastasia Sverchkova (lo Schiaccianoci); Alexander Sedov (Drosselmeyer); Evgenia Bespalova (Colombina); Anton Skosyrkiy (Arlecchino); Andrei Shiporov (il Saraceno) e le coppie Karina Kudriavtseva e Mikhail Eremenko (Danza Spagnola); Anastasia Vlasova e Vadim Pakhonov (Danza Orientale); Eugenia Bespalova e Alexander Sedov (Danza Cinese); Ekaterina Karpova e Andrei Shiporov (Danza Russa); Anastasia Sverchkova e Anton Skosyrkiy (Pastorale).    Il primo atto ha esaltato le aspettative degli spettatori, mentre nel secondo si è notata qualche imprecisione del corpo di ballo, sicuramente di grande preparazione tecnica ma forse ancora un po’ acerbo dal punto di vista della coesione artistica. Nell’insieme un allestimento molto vivace, in perfetto tema natalizio, nella versione coreografica di Alexander Vorotnikov, interessante la rivisitazione dell’originale di Petipa. Belli anche i costumi e le scenografie di grande effetto. Prodotta dalla Fondazione Arteatro di Carlo Pesta, la compagnia, fondata nel 1990 da Elik Melikov e formata da danzatori provenienti dal Bolshoi, dal Kirov e dai Ballets Theatres di Kiev ...

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“Glima”: al Teatro Vascello va in scena la complicata relazione tra uomo e donna

I protagonisti si scrutano, lottano, si abbracciano, si sfiorano e poi cadono, fuggono ma sono uniti indissolubilmente da solidi filamenti: sono queste le dinamiche rappresentate da Glima, performance ideata dal duo Masbedo e messa in scena il 19 e 20 Novembre al Teatro Vascello di Roma all’interno del Romaeuropa Festival. Uno spettacolo da togliere il fiato, tale è l’intensità dei movimenti e del messaggio che gli autori riescono a trasmettere con questa rappresentazione, un ottimo connubio di danza, teatro e musica dal vivo. L’equilibrio instabile, complesso e assai complicato delle relazioni tra uomo e donna è il fil rouge di Glima, performance che prende il nome da una lotta nordica alla quale possono partecipare anche le donne: uno sport nazionale risalente al Medioevo, una lunghissima danza dove i concorrenti si osservano fino a trovare l’attimo di debolezza e di disequilibrio dell’avversario per farlo cadere. Un plauso fortissimo va al duo di videoartisti Masbedo (acronimo di Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni) che per la prima volta hanno affrontato il palcoscenico: con la loro performance ricca di energia e soprattutto grazie al corpo e al linguaggio del movimento portati sul palco da due bravissimi ballerini, gli artisti hanno messo in danza legami ...

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Standing Ovation al Teatro San Carlo di Napoli per Alicia Alonso

Splendida, elegante e carismatica come sempre, alla sua apparizione sul palco alla fine dello spettacolo, Alicia Alonso ha mandato in tripudio il numeroso pubblico presente ieri al Real Teatro San Carlo di Napoli per la prima del Balletto Nazionale di Cuba diretto dalla “tigre della scena”, come la definiva Nureyev, divenuta ormai un’icona e un mito della danza. Splendido anche il corpo di ballo, con straordinari danzatori in perfetto sincronismo in tutte le coreografie e di grande tecnica sia i solisti che i primi ballerini che si sono alternati nei vari ruoli: Elier Bourzac, Anette Delgado, Ernesto Díaz, Jessie Domínguez, Amanda Fuentes, Marizé Fumero,  Maureen Gil, Maikel Hernández, José Losada, Omar Morales, Leandro Pérez, Mercedes Piedra, Yanela Piñera, Victoria Prada, Analucía Prado, Camino Ramos, Félix Rodriguez, Yadil Suárez, Viengsay Valdés, Aymara Vassallo, Alejandro Virelles.    Lo spettacolo si è aperto con il meraviglioso quadro de Le Silfidi, coreografia di Alicia Alonso dall’originale di Mikhail Fokin, su musiche di Fryderyck Chopin. Le scene di Salvador Fernández da Alexander Benois hanno reso l’atmosfera ancor più magica, creando una sorta di sospensione fra realtà e dimensione onirica. Le movenze delicate delle ballerine in un’armonia così perfetta da far perdere lo sguardo in reminiscenze fiabesche, la ...

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Serata Contemporanea al Teatro San Carlo di Napoli, una prima pregna di emozioni

Un privilegio raro per il pubblico napoletano ieri avere Nacho Duato presente alla prima di una sua creazione, per la Serata Contemporanea organizzata nell’ambito del Festival della Danza promosso dalla neodirettrice del Corpo di Ballo del Teatro San Carlo Alessandra Panzavolta, che ha saputo dare un nuovo impulso vitale alla produzione del massimo partenopeo, un merito non da poco in un momento di grande crisi per la danza. Lo spettacolo si è aperto proprio con la coreografia di Nacho Duato, Without Words, sulle note dei Leider di Franz Schubert, tradotte armoniosamente in movimento dai danzatori Valentina Allevi, Marco D’Andrea, Roberta De Intinis, Fabio Gison, Alessandro Macario, Marcello Pepe, Sara Sancamillo, Alessandra Veronetti. Bellissima l’immagine di apertura col trio e molto suggestivi i quattro passi a due in cui tutti gli interpreti hanno reso appieno la grazia e l’eleganza della coreografia.  Di grande impatto l’assolo di Alessandro Macario, seguito dal pas de deux con Alessandra Veronetti. Uno spettacolo raffinato, fatto di linee, immagini quasi impalpabili in uno spazio scenografico essenziale, ricco di suggestioni esistenziali che esprimono tutto “senza parole” appunto. Nel secondo atto la nuova creazione di Luc Bouy, Il Mio Angelo, su musiche di Philip Glass, Alan Berg e Kodo, ...

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Massimo Murru ed Emanuela Montanari, un debutto e una conferma per Onegin

Quella del 3 novembre alla Scala è stata la serata dell’atteso debutto di Massimo Murru nel ruolo di Onegin, dopo la prestazione assolutamente folgorante di Roberto Bolle. È da dire che per questo Onegin i cast sono stati davvero ottimi e i debutti eccellenti: non capita tutti i giorni l’occasione di poter mettere a confronto due danzatori come Bolle e Murru in un ruolo così impegnativo. Le diversità delle due étoiles maschili del Piermarini sono note, ed è noto anche che entrambi sono ottimi interpreti. Particolarmente interessante era quindi l’occasione di confrontare gli approcci dei due al ruolo di Onegin. Il fisico da danseur noble e l’allure che gli è propria, lungi dal penalizzare Roberto Bolle in questo ruolo, ne hanno invece costituito i punti di forza, che hanno reso ancor più credibile il suo personaggio: un Onegin irresistibilmente virile, pieno di fascino e di sensualità ma egoista, immaturo e superficiale, perfetta incarnazione dello sciupafemmine bello e impossibile, che causa tragedie con la sua leggerezza, salvo poi pentirsi in extremis e implorare un amore che non gli verrà più concesso. Massimo Murru ha di contro incarnato un Onegin introspettivo, intimamente tormentato, concentrato su se stesso, il cui egoismo non è ...

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Roberto Bolle, grande debutto in “Onegin”

Raramente un balletto interpretativamente difficile come l’Onegin di John Cranko riesce a offrire una serata indimenticabile come quella cui abbiamo assistito alla Scala. L’Onegin in danza è il dramma dell’amore impossibile, inespresso e insoddisfatto. Nel poema in versi di Puskin, dominante è l’affresco sociale della ricca borghesia russa e del vuoto di valori che ne domina la vita; nel balletto l’aspetto sociologico si perde, facendo emergere la pura dinamica dei sentimenti dei protagonisti. Evgenij e Tatiana vivono un amore drammaticamente impossibile prima per l’egoismo e la superficialità di lui, poi per l’orgoglio di lei (è infatti principalmente per un senso altissimo di orgoglio e per il sottile piacere di una suprema “vendetta” femminile, e non per il senso del dovere e delle convenienze sociali, che Tatiana nel finale non si concede a Onegin, lottando strenuamente con i propri sentimenti). La coreografia di Cranko gode di alcune invenzioni molto belle (il gioco degli specchi nel primo atto, prima quando Tatiana si innamora di Evgenij appena questi le appare nello specchio in cui si sta guardando, e poi in camera da letto, quando l’amato – in realtà l’“idea” dell’amato – esce dallo specchio per entrare potentemente nei sogni di Tatiana: e qui ...

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Vecchio e nuovo Forsythe per il balletto della Scala

È sempre un piacere assistere alla Scala a una serata dedicata a William Forsythe, coreografo le cui creazioni dovrebbero entrare sempre più stabilmente nel repertorio della compagnia. In the middle, somewhat elevated è un capolavoro che non ci si stanca mai di vedere, al pari del classici dell’Ottocento. È un brano la cui forza irrompente lascia sempre stupefatti ed estasiati gli spettatori, anche quelli che già la conoscono; i ritmi inaspettati e sferzanti della musica elettronica, i passi a due “disarmonici” e pieni di forza, i disequilibri, i corpi atletici dei danzatori sottolineati dai body iridescenti, le luci taglienti e fredde, ma soprattutto la forza e la novità della creazione coreografica ne fanno una vera e propria pietra miliare della danza contemporanea. Roberto Bolle è un danzatore perfetto per questo pezzo, che richiede grande prestanza fisica, energia e precisione, e Marta Romagna, anch’essa molto adatta allo stile Forsythe, non ha fatto rimpiangere troppo Svetlana Zakharova, che pure è forse finora la migliore interprete di In the middle dopo Sylvie Guillem. Tra il corpo di ballo, che ha ormai interiorizzato questo brano, spiccava per brillantezza tecnica anche Francesca Podini. Artifact suite e Herman Schmermam, anch’essi dei classici di Forsythe (datati rispettivamente ...

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