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Esclusiva

Kledi Kadiu: spero che il governo aiuti la danza da questa terribile crisi

Come stai? Come vivi queste giornate di lockdown? Io e la mia famiglia stiamo bene per fortuna. Da due anni vivo a Rimini insieme a mia moglie Charlotte e a mia figlia Léa, e devo dire che possiamo ritenerci assolutamente fortunati. Sono molte le persone che stanno vivendo un periodo drammatico, perché hanno problemi di salute o di altra natura in seguito a questa situazione, o magari hanno familiari malati o ricoverati. Credo che mai come in queste giornate possiamo usare la parola fortuna per definire la nostra situazione. Come trascorri le tue giornate? Léa occupa la maggior parte del nostro tempo, ed è una distrazione bellissima. È una bimba vivace, si sveglia presto la mattina, è subito attiva e noi cerchiamo di tenerla impegnata, di giocare con lei, anche se i limiti della casa sono a volte costrittivi. Secondo te come usciremo da questa esperienza? Saremo più freddi, diffidenti e distanti rispetto al prossimo? Non eravamo affatto preparati a vivere una situazione del genere. Non voglio essere pessimista, ma temo che le cose non torneranno come prima per un bel po’ di tempo, ci vorranno dei mesi probabilmente. Kledi: “Il governo dovrebbe supportare le scuole di danza in difficoltà” Se potessi lanciare ...

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MP3 Project di Michele Pogliani – Riflessione su uno stato di salute precario

Stasi incidentali – Riflessione su uno stato di salute precario Stare fermo. Stare. L’enciclopedia Treccani ci ricorda essere uno dei verbi più comuni della lingua italiana che racchiude concetti quali “permanenza” e “immobilità”. Interessante è la sua etimologia – di antica radice indoeuropea – che conduce al concetto di “arrestarsi”, ma che riporta ad altri verbi quali «assistere, consistere, esistere, resistere, restare, sostare, stanziare, sussistere». Sì, certo, fermarsi ma anche assistere, resistere, stanziare. Ed è proprio da queste altre parole che si muove questa riflessione. Mai come in questo caso specifico lo “stare” non è deciso, ma solo subìto e per una causa più che giusta, la salute del prossimo ancor prima della propria. Questo è un fatto. Come è un fatto che da settimane medici, infermieri, e tutta una serie di figure professionali specializzate stanno operando in maniera concitata per garantire al popolo l’assistenza necessaria durante l’emergenza. Dunque fermi, sì, ma non tutti. Alcuni corrono e a loro il “grazie”, anzi la “gratitudine” è doverosa oltre che sentita. La danza – poco importa se con “d” maiuscola o minuscola – si è dovuta arrestare. Tant’è. Con enorme sacrificio, sia in termini economici che psicologici, e con uno stacco dei ...

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Coronavirus, Carla Fracci: “Ogni sera prego per chi non c’è più”

“La Musa della danza, Auguri Carla!”: Il Teatro San Carlo di Napoli omaggia Carla Fracci

Carla Fracci racconta la sua fede e la sua devozione per la Madonna, alla quale è legata indissolubilmente sin da quando era bambina. ”Quanto sta accadendo è ingiusto, desolante, un dolore immenso. Purtroppo durerà a lungo. Tutte le sere prego, il mio conforto. E il pensiero corre a tutti i nostri amici, alle persone che non ci sono più”. È quanto ha dichiarato, all’Adnkronos, dalla sua casa di Milano Carla Fracci, la signora della danza italiana, classe 1936. In questa vita colma di successi, professionali e personali (Carla dice sempre che la maternità l’ha completata), la Madonna ha avuto un ruolo centrale. La devozione per la Madre Celeste l’ha ereditata dalla nonna e dalla madre e l’ha coltivata per tutta la vita: “Sono credente e ogni sera prima di addormentarmi recito una preghiera alla Madonna. Maria è come un abbraccio che ti avvolge e ti emoziona: è la nostra Madre, una nostra amica, una parente, il nostro tutto”, spiega infatti alla rivista cristiana ‘Maria con te’. Il ringraziamento alla Mamma è stato una costante anche nella sua carriera: “Al momento di entrare in palcoscenico, mi faccio sempre il segno della Croce, sicura che da lassù qualcuno mi segue e mi aiuta. Prima degli spettacoli alla Scala, ...

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Maria Grazia Garofoli: questo virus ci sta togliendo i nostri sogni e il nostro lavoro

Carissimo popolo della danza, in questi giorni siamo fortemente penalizzati da questo virus che oltre a distruggere vite umane e questo è l’aspetto più doloroso che ci devasta l’anima, ci sta togliendo i nostri sogni, il nostro lavoro e forse parte della nostra vita. Ma dobbiamo reagire e vedere questo momento di crisi come momento di riflessione profonda e risorgere più forti di prima e di riappropriarci del nostro essere artisti di questo mondo- danza tanto violentato e bistrattatoPer essere grandi bisogna combattere ognuno con le proprie armi e possibilità e comprendere fino in fondo il nostro potenziale che forse ci vogliono sottrarre. Invito ognuno di voi a riflettere e onorare chi non c’è più nel profondo del nostro cuore. Abbiate fede….uniti vinceremo  Maria Grazia Garofoli www.giornaledelladanza.com

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Coronavirus, “Noi insegnanti delle scuole di danza di tutta Italia, viviamo un trauma profondo”

Miriam Baldassari Dall’inizio di questa surreale emergenza da COVID-19, il mondo dell’Associazionismo sportivo amatoriale ha subito una drammatica interruzione delle proprie attività, che lo colpisce non solo nell’operato ma nella sua essenza. Il mondo delle scuole di danza in particolare, da sembre sommerso sotto identità ibride, parla di cultura, di arte, di salute e il benessere psico-fisico per l’intera popolazione, senza distinzioni geografiche, di ceto sociale, di razza o cultura. Tutti necessitano della dimensione sociale e umana della danza: l’incontro, lo scambio, il confronto empatico che si crea durante le lezioni di qualsiasi disciplina rende la danza indispensabile al nostro tessuto sociale. Lo sconcerto sta prendendo spazio nelle menti degli operatori di questo settore, i dubbi dilagano, c’è un grande senso di vuoto. Noi insegnanti e tecnici di tutte le discipline sportive ed artistiche viviamo un trauma profondo, la paura di tempi lunghissimi per il ritorno alla normalità. Il senso di precarietà economica, la responsabilità nei confronti dei nostri collaboratori, si unisce al dolore profondo della perdita dei legami umani che spontaneamente si creano nella pratica sportiva. Per questo, è indispensabile che chi ci governa preveda necessariamente sussidi a tutela della nostra categoria, dilazioni nei pagamenti delle obbligazioni precedentemente contratte, ...

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Coronavirus: Le scuole di danza italiane? Dimenticate dalle istituzioni!

Il Giornale della Danza, sempre in prima linea per la notizia e soprattutto per portare alla luce fatti di cronaca, sin dalla sua fondazione nel 2010, come prima testata giornalistica online in Italia, anche in questa occasione, il direttore e tutta la redazione sono vicini alle migliaia di scuole di danza collocate su tutto il territorio italiano e ai loro Maestri, per la drammatica situazione che stanno vivendo. Per questo, abbiamo voluto dare voce a voi, ad una maestra di danza Rosanna Filipponi, vicina a tanti colleghi. Abbiate coraggio! (chi vuole scrivere può farlo a redazione@giornaledelladanza.com, noi ci siamo) ———————————————————————– Domenica 8 marzo è arrivata la tanto temuta ordinanza nazionale che ha determinato la chiusura di palestre e scuole di ballo. Il panico si è scatenato su tutto il territorio nazionale, nessuno di noi ha mai dovuto fare i conti con una tale imposizione, se non in occasioni particolari, come un terremoto. Ma a Terni, in quella circostanza, non ne abbiamo risentito. In una sola notte abbiamo creato una chat nazionale, dove ciascuno ha invitato e inserito altri membri. È stato un lavoro spasmodico, ma ci siamo resi conto che eravamo un numero pazzesco; non oso quantificarlo. In primis, abbiamo ...

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Francesco Ventriglia: non mi sono mai sentito cosi tanto italiano

Francesco Ventriglia, artistic director of The Royal New Zealand Ballet. Photo credit: Stephen A’Court. COPYRIGHT ©Stephen A’Court Non mi sono mai sentito cosi tanto italiano, come in questo periodo cosi difficile per il mondo e per la mia Nazione. Mi trovo all’estero, in Australia,  ma il mio cuore è al fianco della mia famiglia, dei miei amici e del mio Paese . Osservo il mondo e rifletto molto in questi giorni di quarantena. Sono felice di poter condividere con voi le mie considerazioni. Ci guardiamo con occhi impauriti, ci tocchiamo senza mani, ci evitiamo. Siamo come cani  senza olfatto, persi in un mondo che non sappiamo più  riconoscere, con nuove regole che ci allontanano violentemente dalle nostre certezze. La solitudine ci obbliga al pensiero. Questo virus ci costringe ad osservare le nostre vite e  a giudicarle, a commentarle. Ci costringe a delle domande alle quali sino ad ora, grazie alla libertà di fuggire non avevamo avuto il coraggio di rispondere . Abbiamo dato per scontata la libertà , quella più  banale di abbracciare chi si ama o  di stringere la mano di chi si stima o  di accostarci all’orecchio di chi si desidera per sussurrare parole dolci. Abbiamo dato per ...

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Stéphane Fournial, direttore scuola di Ballo Teatro San Carlo: bisogna tornare ad essere autentici, unici nel nostro essere

Stéphane Fournial, Tutto fermo o quasi. Non voglio reiterare parole già dette e scritte, riguardo al disagio e alle paure legate al periodo che stiamo affrontando, ma questa “pausa” forzata per tutti ci impone certamente un grande momento di riflessione. In questo periodo buio e irreale, sento e leggo bellissime parole di unità, di valori e quant’altro da parte di tante persone, e mi rende felice. La danza ma non solo, l’arte e la cultura in generale, devono continuare ad essere un riferimento per tutti, bambini e adulti, e continuare ad indicare una strada verso un cammino di elevazione, magari in maniera più diretta, con maggiore sincerità e più attenzione. Citando una frase che ho scritto in una lettera mandata ai miei allievi, il mio pensiero è che “bisogna tornare ad essere autentici, unici nel nostro essere, anche se questo significa essere diversi dagli altri o dai modelli che la società del momento propone. Bisogna mettere i valori dove realmente sono importanti, e coltivare le proprie passioni con amore e umiltà”. Un messaggio che si addice a tutti noi. Dobbiamo essere fiduciosi, e come dopo il brutto tempo, dopo la tempesta arriverà il sole. E ricordiamoci di questo brutto periodo ...

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Carla Fracci: in questo momento così buio dobbiamo essere uniti e salvaguardare i giovani artisti

Al via la VII edizione di “Autunno Danza” al Teatro San Carlo di Napoli

Carla Fracci E’ indubbiamente uno dei periodi più brutti e bui degli ultimi 50 anni. Terribile tutto quello che ci gira intorno, la Lombardia, la mia Lombardia è in ginocchio… Dobbiamo essere uniti, mai come ora! Vi prego! E poi cara danza, caro mondo della danza, la mia preoccupazione è per le scuole di danza, i maestri, i corpi di ballo, i teatri che ne sarà… Ma soprattutto la paura più grande è per i giovani artisti, per il loro talento che sarà il nostro futuro. Vi abbraccio tutti! Carla Fracci Redazione www.giornaledelladanza.com

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