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Medicina e danza

Le curve fisiologiche della colonna vertebrale: un aiuto prezioso per i danzatori

La colonna vertebrale appresenta l’asse portante del nostro corpo: è composta dall’insieme di oltre 30 vertebre, la maggior parte delle quali sono unite tra loro da un disco di cartilagine fibrosa che racchiude al centro un nucleo di sostanza gelatinosa che è in grado di ammortizzare i carichi cui la colonna è sottoposta sia da ferma che durante i movimenti del tronco (disco intervertebrale). Grazie alla sua struttura complessa, la colonna vertebrale dell’uomo è capace di svolgere in maniera esemplare due compiti a prima vista diametralmente opposti: essa è capace infatti di muoversi nelle diverse direzioni dello spazio, permettendo alla nostra schiena di flettersi in avanti, estendersi in dietro, inclinarsi lateramente e ruotare a destra e sinistra ma, se mantenuta fissa dai muscoli che la circondano, è anche in grado di sostenere il peso dell’intero corpo, di sopportare carichi esterni anche ingenti (pas de deux) e di trasformarsi nel perno intorno al quale il corpo gira. Affinchè la colonna vertebrale possa svolgere al meglio le sue funzioni di sostegno e movimento, bisogna che il danzatore impari, fin dalle primissime fasi del suo allenamento, a rispettarne le caratteristiche fisiologiche anche durante i movimenti di danza, senza creare zone di rigidità e/o ...

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Il ruolo delle “tecniche di supporto” nello studio della danza

Per eseguire correttamente i movimenti richiesti durante una lezione di danza, a prescindere dalla tecnica e dallo stile che si sta studiando, è necessaria una buona conoscenza dei meccanismi che regolano i movimenti del corpo umano e, ancora di più, un buon controllo dello stesso: soltanto attraverso la cosidetta “coscienza del movimento” infatti, una semplice sequenza di atti motori si può trasformare in un “gesto” capace di trasmettere a chi guarda non soltanto eleganza e bellezza ma anche sentimenti ed emozioni. Ovviamente la conoscenza del corpo fa parte del bagaglio di nozioni che ogni buon Insegnate di Danza trasmette ai propri allievi; fin da piccoli i bambini dovrebbero imparare a non “”copiare meccanicamente” il movimento proposto dall’Insegnante ma a comprenderne i principi fondamentali cercando di riprodurli in maniera autonoma in base alle caratteristiche del loro corpo ed alla loro abilità tecnica. Dal punto di vista pratico, tuttavia, fornire a un gruppo di studenti di danza le nozioni e le competenze richieste può essere più arduo del previsto: innanzi tutto se il gruppo non presenta caratteristiche fisiche simili le possibilità di eseguire un certo movimento possono variare in maniera anche molto evidente ma, anche in presenza di studenti fisicamente più o ...

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Le scuole di danza riaprono: impariamo ad usare il “Riscaldamento” per prevenire i traumi

           Il mese di settembre è già inoltrato e tutte le scuole di danza sono alle prese con le iscrizioni e la programmazione dei corsi e delle lezioni per il nuovo anno. La storia degli studenti di danza si ripete apparentemente sempre uguale: classi, prove, reppresentazioni e poi il ciclo ricomincia da capo, con l’obiettivo di raggiungere sempre nuovi traguardi tecnici ed artistici. Le innumerevoli attività scolastiche e ricreative che vengono quotidianamente proposte a bambini e ragazzi, tuttavia, costringono gli studenti di ogni età a ritmi di vita molto serrati per cui, molto spesso, li vediamo arrivare nell’aula di danza affannati, non ancora completamente vestiti e pettinati per iniziare le loro lezioni senza né preparazione fisica né concentrazione. Questa pessima abitudine può essere considerata non soltanto uno dei tanti fattori predisponenti all’insorgenza di traumi acuti, come ad esempio strappi/stiramenti muscolari e distorsioni, ma anche come un fattore aggravante di situazioni dolorose croniche come la lombalgia, l’anca a scatto ecc. Proprio per questi motivi, quando la routine sta per prendere ancora una volta il sopravvento, credo che sia importante fermarsi a riflettere su un aspetto dell’allenamento che viene molto spesso trascurato sia dai danzatori che dagli insegnanti: il riscaldamento. In parole ...

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Dove arte e scienza si incontrano

Come fornire informazioni riguardanti le possibilità di aggiornamento sugli aspetti scientifici dello studio della danza a tutti coloro che sono interessati ad ampliare le loro conoscenze in questo campo? Come suggerire fonti di materiale bibliografico a tutti gli studenti di diverse discipline motorie che, praticando danza, vorrebbero cimentarsi nella stesura di una tesi sperimentale spesso senza l’aiuto di un Docente specificamente esperto in danza? Il metodo più semplice, a mio avviso, è proprio quello di presentare ai lettori, in modo diretto ed immediato, l’Associazione Internazionale di Medicina della Danza, focalizzando l’attenzione non soltanto sulla sua particolare struttura interdisciplinare ma anche sulle sue finaltà educativo/preventive e sugli aspetti interculturali che la caratterizzano. L’International Association for Dance Medicine & Science (IADMS) è nata nel 1990 dall’impegno di un gruppo di professionisti di discipline santarie che si occupavano di danzatori, insieme ad insegnanti di danza e professionisti interessati a migliorare le proprie competenze in ambito scientifico. Nel 1991 il numero degli associati era di 48 membri: oggi l’associazione conta circa 1000 iscritti che rappresentano 35 paesi nel mondo. La gestione dell’associazione è delegata ad un Consiglio Direttivo, eletto ogni 2 anni, attualmente composto da 10 consiglieri che supportano il lavoro del Presidente, del ...

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Le curve fisiologiche della colonna vertebrale: un aiuto prezioso per i danzatori

  La colonna vertebrale appresenta l’asse portante del nostro corpo: è composta dall’insieme di oltre 30 vertebre, la maggior parte delle quali sono unite tra loro da un disco di cartilagine fibrosa che racchiude al centro un nucleo di sostanza gelatinosa che è in grado di ammortizzare i carichi cui la colonna è sottoposta sia da ferma che durante i movimenti del tronco (disco intervertebrale). Grazie alla sua struttura complessa, la colonna vertebrale dell’uomo è capace di svolgere in maniera esemplare due compiti a prima vista diametralmente opposti: essa è capace infatti di muoversi nelle diverse direzioni dello spazio, permettendo alla nostra schiena di flettersi in avanti, estendersi in dietro, inclinarsi lateramente e ruotare a destra e sinistra ma, se mantenuta fissa dai muscoli che la circondano, è anche in grado di sostenere il peso dell’intero corpo, di sopportare carichi esterni anche ingenti (pas de deux) e di trasformarsi nel perno intorno al quale il corpo gira. Affinchè la colonna vertebrale possa svolgere al meglio le sue funzioni di sostegno e movimento, bisogna che il danzatore impari, fin dalle primissime fasi del suo allenamento, a rispettarne le caratteristiche fisiologiche anche durante i movimenti di danza, senza creare zone di rigidità e/o di sovraccarico, che ...

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La verbalizzazione e la danza: l’importanza della precisione del linguaggio per facilitare la corretta esecuzione del movimento

Uno degli aspetti più interessanti e stimolanti del mio lavoro di esperto in Medicina della Danza è rappresentato dalla collaborazione che si è creata, negli anni, con un numero sempre maggiore di Insegnanti di Danza con cui si discutono, di volta in volta, problematiche riguardanti non solo la prevenzione delle principali “malattie da danza” ma anche le strategie di lavoro riguardanti una più attenta analisi delle caratteristiche del corpo del danzatore, soprattutto se ancora bambino, per cercare di ottenere una tecnica sempre più adatta alle esigenze di ogni singolo individuo, senza perdere il rigore, l’eleganza e l’artisticità del movimento che sono alla base di qualsiasi forma di danza. Spesso, durante queste discussioni, ci si è trovati di fronte ad alcuni “modi di dire” o meglio ad una sorta di “linguaggio prefissato” con cui vengono identificate sensazioni e/o movimenti tipici della lezione di danza che, nonostante siano comunemente accettati e quasi sempre tramandati da generazione in generazione, non aiutano chi deve eseguire il movimento ad ottenere una giusta sensazione e favoriscono il crearsi di dubbi ed incertezze. Non è un caso che, nel suo ultimo ed esaustivo libro di testo “Dance Anatomy and Kinesiology” (Human Kinetics, 2007), Karen Clippiger abbia dedicato ...

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La scoliosi: una diagnosi precoce rappresenta la terapia migliore

“La scoliosi è una deviazione permanente laterale e rotatoria del rachide, ad etiopatogenesi multipla – ma più spesso ignota – alla quale conseguono gravi alterazioni estetiche e funzionali” (Mancini e Morlacchi, 1985). Partendo da questa concisa ma esaustiva definizione, cerchiamo di capire meglio quali sono le caratteristiche di questa patologia della colonna vertebrale che nella sua forma più comune colpisce, secondo alcune indagini epidemiologiche,  circa lo 0,25% della popolazione europea. “Permanente” significa che, una volta comparsa, la curva scoliotica non scompare mai del tutto: nella migliore delle ipotesi, infatti, le terapie possono fermare l’evoluzione della deviazione ma non riescono a correggerla completamente. Per questo motivo la scoliosi è considerata una vera e propria patologia della colonna vertebrale a differenza del cosiddetto atteggiamento scoliotico che, essendo appunto un atteggiamento, scompare quando la colonna non è sottoposta a carico e può essere completamente corretto con una terapia adeguata. “Deviazione laterale” della colonna vertebrale vuol dire che, se osservo un soggetto scoliotico di schiena, mi accorgo che la sua colonna vertebrale assume una forma ad “S”, legata alla presenza di una curva primitiva e di una curva opposta di compenso. A questa deviazione laterale sono collegati alcuni tra i segni clinici più tipici di scoliosi: lo slivellamento delle spalle ...

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Dolore anteriore del ginocchio nei giovani danzatori: le affezioni dell’articolazione femoro-rotulea

Dal punto di vista scheletrico, il ginocchio è composto da tre ossa che, venendo a contatto tra di loro, formano due differenti articolazioni: la principale nasce dal contatto tra femore e tibia (articolazione femoro-tibiale) mentre la seconda, più piccola, è composta dalla faccia posteriore della rotula che si articola con la troclea femorale (articolazione femoro-rotulea).   Rispetto alla maggior parte delle ossa del nostro corpo, la rotula potrebbe essere definita una specie di “osso libero” (non a caso in molti testi è descritta come un osso sesamoide): la sua faccia anteriore, infatti,  è completamente rivestita dal tendine del muscolo quadricipite (muscolo estensore del ginocchio) che va ad inserirsi sull’apofisi tibiale anteriore (fig. 2) mentre, durante i movimenti di flessione ed estensione, la sua faccia posteriore si sposta in basso ed in alto su una sorta di “binario”, formato dall’unione dei due condili femorali, che prende il nome di troclea. Le forze di trazione cui è sottoposta la rotula durante i movimenti del ginocchio sono ingenti e, a causa della fisiologica inclinazione del femore verso l’nterno rispetto alla tibia, sono anche asimmetriche: esse tendono, infatti a spostare la rotula verso l’esterno, rendendone meno facile lo scorrimento nella troclea. Proprio per questo motivo, ...

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La fatica: amica o nemica del danzatore?

COME IMPARARE A RICONOSCERE I SEGNI DI AFFATICAMENTO CRONICO PER CERCARE DI PREVENIRE I TRAUMI  L’idea di parlare di “fatica” e di “riposo” in questo articolo è nata pochi giorni fa durante una lezione di Anatomia applicata alla Danza quando mi sono trovata, come sempre in questo periodo dell’anno, a discutere con i miei studenti il problema dell’aumento dei traumi e degli incidenti tra i danzatori, proprio a ridosso delle situazioni per loro più impegnative (spettacoli, concorsi, esami, audizioni, ecc.).  Cominciamo col dire che la stretta correlazione tra affaticamento/superlavoro ed insorgenza di traumi è stata ampiamente descritta nel mondo della danza: già in una tabella pubblicata da Brison e Dick nel 1996, ad esempio, circa il 60% dei 658 danzatori inglesi intervistati pensava che la fatica fosse la causa principale dell’insorgenza di patologie del loro apparato muscolo-scheletrico. Questo dato, importante a livello statistico sia per il numero elevato di danzatori coinvolti nello studio che per le diverse tipologie di danzatori intervistati, andava a confermare una tendenza già evidenziata qualche anno prima in un altro studio riguardante un gruppo di danzatori classici svedesi (Ramel e Moritz, 1994). Questa sensazione, dunque, che il danzatore vive “a pelle” e che gli fa percepire ...

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Il disco intervertebrale e il mal di schiena: troppo “peso” sulla colonna lombare

  Nel precedente articolo abbiamo analizzato le caratteristiche della lombalgia meccanica che è una forma di dolore lombare particolarmente frequente tra gli allievi delle scuola di danza; prenderemo ora in considerazione un altro tipo di lombalgia, che colpisce non soltanto i danzatori professionisti ma anche la popolazione adulta comune ovvero il mal di schiena legato alla sofferenza del disco intervertebrale.  Per meglio comprendere i meccanismi patogenetici che sono alla base di questo disturbo, è necessario ricordare che i corpi di tutte le nostre vertebre mobili, ad eccezione delle prime due vertebre cervicali, sono separati da una sorta di “cuscinetto” detto, appunto, disco intervertebrale: l’ultimo disco intervertebrale si trova tra il corpo della quinta vertebra lombare e la base dell’osso sacro e si proietta posteriormente, sulla schiena, poco  più in basso del punto-vita.     Se osserviamo in dettaglio la struttura del disco intervertebrale, vediamo che è composto da una parte interna, detta nucleo polposo, e da una parte esterna, chiamata anello fibroso. Il nucleo polposo, come già fa indendere il suo nome, è composto da una piccola “pallina” gelatinosa, formata per oltre l’80% da acqua, che è capace di deformarsi quando viene compressa; l’anello fibroso, invece, è formato da una serie di ...

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