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La ballerina Fiorella Franceschini: l’esuberante tecnica di danza di un’ex ginnasta

fiorella

Fiorella Franceschini è una ballerina che, come capita a tanti altri campioni dello sport, è costretta a lasciare un’attività agonistica molto gratificante: la ginnastica artistica. Sin da subito l’ex campionessa si appassiona della danza competitiva mettendo al servizio dell’arte del movimento corporeo le sue capacità di ginnasta in un mix di innovative tecniche coreutiche.

 

Fiorella i tuoi primi passi di danza sono stati quelli che hai mosso nella ginnastica artistica. A che età hai iniziato a praticare questa disciplina e perché?

Ho iniziato a praticare l’attività di ginnastica artistica all’età di 5 anni in concomitanza con l’inizio delle scuole elementari perché veniva svolta all’interno della palestra d’istituto. È stata una scelta prettamente finalizzata al fatto che così potessi stare a scuola fino alla sera permettendo ai miei genitori di svolgere degli orari di lavoro accettabili. Si può definire un percorso iniziato per caso, nonostante fin da molto piccola mostrassi capacità musicali e coordinative già ben evidenti.

Poi ad un certo punto hai capito che dovevi fare altro, ballare. Che scelta è stata la tua?

Il passaggio dalla disciplina rigida della ginnastica artistica a quella della danza è stata quasi d’obbligo da parte del mio papà. La ginnastica artistica si basa sullo svolgimento di esercizi ed evoluzioni ai grandi attrezzi i quali spaventavano i miei genitori proprio perché di notevole difficoltà. Ad ogni modo questa presa di posizione dei miei genitori mi ha avviato verso il mondo del ballo.

Ti sei avvicinata alla danza sportiva dopo un lungo studio anche nel balletto moderno, come mai?

Grazie alla guida di una grande insegnante ballerina Barbara Grasso mi sono appassionata all’intero mondo della danza. Sentivo la necessità di completarmi in ogni disciplina. Quindi mi sono sempre dedicata a più stili e più tipologie di danze differenti ma con la voglia e l’intento di restare un’atleta di danze sportive. In realtà mi definisco un’atleta anche nella vita. Ho bisogno, infatti, di vivere al massimo per conseguire gli obiettivi e questo mi permette anche di intraprendere lo studio dello sport e di tutto ciò che lo riguarda presso la facoltà di scienze motorie.

Parliamo del ruolo della donna nel ballo di coppia. Qual è il tuo punto di vista.

Ritengo che la donna abbia la stessa posizione ed importanza del ruolo maschile ma con motivazioni differenti in base alla circostanza alla quale facciamo riferimento. Se esaminiamo l’aspetto sociale, ad esempio, ritengo che l’uomo e la donna vivano nel ballo una forma di gioco, di comunicazione e in taluni casi di corteggiamento. Se esaminiamo il lato sportivo, invece, ritengo che entrambi abbiano la stessa importanza ma, in quanto coppia (quindi a tutti gli effetti già una squadra di lavoro), abbiano degli obiettivi ben definiti, primo dei quali risultare un movimento univoco e un’unica emozione, in pratica una sola persona.

La bellezza, la fisicità, l’eleganza. Cosa deve possedere una donna per essere una brava danzatrice?

Tutti e tre i fattori compongono un’ottima ballerina. Anche se nel caso di assenza di uno di questi elementi non è detto che non si tratti ugualmente di una brava ballerina capace di emozionare.

Quale tra le danze caraibiche, latinoamericane e standard ti senti più a tuo agio nel ballare in coppia?

Tutte le danze caraibiche, sono quelle più fluide, più coinvolgenti, più ritmiche. Sono le più emozionanti da ballare.

Nei corsi di ballo spesso la donna è marginale rispetto alle lezioni in generale, perché?

Purtroppo sono consapevole che essendo spesso presente un solo soggetto come insegnante (maschio o femmina) all’interno dei corsi collettivi l’altro sesso sia un po’ più marginale. Sostengo che dipenda appunto dalla preparazione dell’insegnante nella sua totalità affinché gli allievi non percepiscano questa sensazione.

Quale tecnica, se puoi svelarcela, preferisci mettere in scena quando danzi?

Non esiste un trucco ma semplicemente l’amore per il ballare e la sicurezza in me stessa ottenuta con il tempo e con l’esperienza.

La tua avventura nelle danze tipicamente latinoamericane come la definiresti?

Un percorso formativo che ha dato origine alla mia attuale persona. Mi ha formata come ballerina, come insegnante e mi ha cambiata caratterialmente e personalmente. Le devo molto ma non è ancora terminata, credo che sia un percorso senza fine, s’impara ogni giorno e in ogni circostanza. In poche parole la definirei una scuola di vita.

 

Massimiliano Raso 

www.giornaledelladanza.com

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