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La danza è un’arte completa: intervista all’étoile Diana Ferrara

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Diana Ferrara, nasce a Roma, si diploma alla scuola del Teatro dell’Opera nel 1962 con A. Radice. Si perfeziona in Italia e all’estero con i più grandi maestri internazionali. Nel 1966 viene scelta da Erik Bruhn per danzare il “Lago dei Cigni” al Teatro dell’Opera. Nel 1972 viene nominata Prima Ballerina. Nel 1978 diviene Prima Ballerina Etoile. Interpreta tutti i più importanti balletti del repertorio classico, neoclassico e moderno. Dal 1973 al 1979 compie tournée in Spagna, Malta, Parigi, Città del Messico, Bucarest. Nel 1978 danza “La Bella Addormentata” con Peter Schaufuss alle Terme di Caracalla. Nel 1979 interpreta con Vladimir Vassiliev il “Don Chisciotte” all’Opera di Roma. Nel 1979 danza “La Dama di Picche” di Roland Petit con Denis Ganio. Nel 1980 danza “Giselle” con Rudolf Nureyev al Teatro dell’Opera di Roma. Nello stesso anno, danza con Tuccio Rigano “Il Lago dei Cigni” di J. Grigorovic, “L’Uccello di Fuoco” di A. Milloss, nell’opera “Aida” a Verona e al Festival di Nervi. Nel 1980-81 viene invitata per tutta la stagione come “Guest” al Teatro dell’Opera di Francoforte in cui interpreta “Anna Karenina” con la coreografia di Alexandre Schneider e “Giselle” con Radu Ciuca. Nella stagione 1982-83 è invitata come Prima Ballerina “ospite” al Landestheather di Linz sotto la Direzione Artistica del coreografo Alexander Schneider. Nel 1984 debutta nel “Marco Spada” e “La Silfide” di Pierre Lacotte in coppia con Raffaele Paganini e nella“Follia d’Orlando” di M. Van Hoeche con Mario Marozzi. Nel 1985 debutta con Ivan Liska nel “Cavallino Gobbo”, ne “Il Lago dei Cigni” con Paolo Bortoluzzi e in “Paquita” con Luigi Martelletta. Nel 1985 fonda a Roma la compagnia “Astra Roma Ballet”. Nel 1986 danza “Coppelia” alle Terme di Caracalla. Nello stesso anno riceve il premio la “Maschera d’argento” al quale se ne aggiungeranno più di cento tra cui il David di Donatello, Il Microfono d’Argento, Il Premio La Navicella, Il Premio Positano, Il Premio Fontane di Roma, Il Sagittario d’Oro. Sempre nel 1986 debutta nel balletto “Ma Pavlova” di Roland Petit con Denis Ganio. Nel 1987-88 tournée di cinque mesi e novanta spettacoli in Germania interpretando “Il Lago dei Cigni”, “La Bella Addormentata, “Il Corsaro” con Waldemar Karaczewski. Nel 1988 riceve il titolo di Commendatore al Merito della Repubblica. Nello stesso anno si congeda dal Teatro dell’Opera di Roma. Nel 1988-89 tournée in Canada (Toronto, Montreal) Senegal (Dakar), Scozia (Edimburgo), e al Cairo, Alessandria, Bankok, Singapore, Hong Kong, Istanbul, Atene. Nel 1990 riceve la nomina di Coordinatore del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Nel 1991 crea le coreografie dell’Aida per il Teatro Bellini e il Teatro Greco di Siracusa. Nel 1992 tournée in Tunisia (Cartagine) e Marocco (Casablanca, Rabat) dove crea la coreografia del “Rigoletto” e di “Carnaval” e al Festival Internazionale di Tunisi presenta il suo balletto “Un Pallone Color della Luna”. Nel 1994-95 è docente di repertorio all’Accademia Nazionale di Danza di Roma. Dal 1995 al 1998 collabora con la Rivista del Cinematografo con recensioni di balletto. Nel 1997 crea “Ouverture” e “Scaramouche” per il Guatemala e Panama. Nella stagione 1998-2000 è Maitre de Ballet, Coreografa e Responsabile del Corpo di Ballo al Teatro Massimo Bellini di Catania dove presenta diversi balletti e realizza la coreografia nell’opera “Il Flauto Magico”. A Villa Adriana presenta una sua creazione “Immaginando” musica del M° Petrassi. Nel 2000 riceve a Roma in Campidoglio il “Marforio d’Oro” alla carriera. Nel 2002 crea la coreografia dello spettacolo “La Memoria e il Sogno” per Taormina Arte. Nel 2002-2003 va in onda la trasmissione televisiva “Tutù e Scarpette” da lei ideata e condotta. Nel 2004 riceve il premio alla carriera David di Michelangelo e nel 2006 il premio “Roma è… Arte”. Nel 2008 crea per il giovane talento Michele Barile, la coreografia “Serenata” nello spettacolo “Pulcinella un, due, tre” musica di Luciano Bellini e voce di Nando Citarella. Nel 2011 ha creato con la Compagnia “Astra Roma Ballet” la coreografia dello spettacolo “Les Suites et la Danse” per la Fondazione Cucinelli al Teatro omonimo a Solomeo, su musiche di J.S. Bach e G.Ph. Telemann eseguite dal vivo dall’orchestra Accademia Hermans diretta dal M° Fabio Ciofini e suonate con strumenti d’epoca. Da diversi anni Diana affianca alla direzione della Compagnia “Astra Roma Ballet” la sua grande esperienza nell’insegnamento della danza classica e del balletto di repertorio. Inoltre si dedica con grande passione alla preparazione di giovani insegnanti per lo studio della danza classica, metodo Vaganova. Dal 2014, è Direttore Artistico del “Centro Studi Arte Danza” di Roma, per i Corsi di Danza Classica. Prepara anche giovani talenti per audizioni e concorsi ed è invitata a svolgere stage e corsi di perfezionamento in Italia e all’estero.

Gentile signora Ferrara, fin da piccola sognava di diventare una ballerina?
Avevo poco più di sei anni e già vedendo foto di ballerine classiche sui settimanali (in verità pochissime) le ritagliavo e incollavo su di un mio album, poi vedendo il film “Scarpette rosse” con Moira Shearer e alcuni film nei quali ballava Leslie Caron mi sono appassionata sempre più e così i miei genitori, che amavano molta la musica e la danza, decisero di mandarmi a scuola insieme alle mie tre sorelle più grandi. Subito le insegnanti notarono in me una predisposizione particolare e un interesse da parte mia incredibile per lo studio e consigliarono i miei genitori di farmi intraprendere uno studio più intenso e non solo le due volte settimanali in una scuola privata. Ma per vari motivi familiari e forse perché i primi anni di studio non erano affrontati da me con l’idea di diventare una Prima Ballerina, continuai fino ai quindici anni a studiare così, con un impegno crescente, e invitata anche benché minorenne a partecipare agli  spettacoli della prima compagnia di balletto italiana diretta dal maestro Pieter Van Der Sloot, che aveva visto in me un talento.

Come si è accostata al mondo coreutico, chi l’ha aiutata maggiormente in questo “sogno”?
Finalmente a sedici anni capii che quella era la mia strada e presentata dal mio maestro Ettore Caorsi, insegnante dei corsi maschili alla Scuola del Teatro dell’Opera, alla Direttrice della scuola di danza e Prima Ballerina Assoluta del Teatro dell’Opera di Roma, Attilia Radice, feci l’audizione e il giorno dopo ero già inserita al 6° corso della Scuola.

Come descriverebbe la sua esperienza presso la Scuola di ballo del teatro dell’Opera di Roma?
Non avendo iniziato alla scuola del Teatro dal primo anno mi sentivo un po’ isolata e benché avessi grandi doti di gambe e schiena dovetti curare particolarmente le braccia e il collo del piede, ma studiai con grande impegno e con tanti pianti quando non riuscivo ad eseguire come avrei voluto le sequenze. Ma ben presto i risultati si videro e mi integrai perfettamente nella scuola.

Vuole ricordare qualche maestro di quell’epoca in particolare?
Le lezioni venivano impartite da Attilia Radice e quale insegnante ospite di repertorio studiammo anche con Olga Amati, Prima Ballerina del Teatro alla Scala di Milano.

Con quale tecnica classica si è formata?
Con il metodo Cecchetti fino alla fine degli otto anni alla scuola del Teatro dell’Opera di Roma, poi mi perfezionai principalmente nel  metodo Vaganova, ma anche francese e Balanchiniano.

La sua carriera artistica di grande successo, prende l’avvio con il Diploma al Teatro dell’Opera di Roma. Cosa ricorda e quali sono state le emozioni più intense di quella giornata?
Ho avuto il grande onore di diplomarmi con il Passo d’Addio riservato ai migliori elementi e rappresentato al termine di  un’opera lirica e quindi di grande prestigio. Una serata indimenticabile!

In seguito ha avuto la fortuna di essere scelta dal grandissimo Erik Bruhn, danseur noble di raffinata presenza e tecnica, per il Lago dei Cigni. Ci racconti la preparazione in sala prove, il danzare in coppia con Bruhn, e le tante soddisfazioni ricevute in un ruolo così importante?
Ero ancora nel corpo di ballo del Teatro dell’Opera quando venne in teatro il grande Erik Bruhn per preparare una memorabile serata di Gala con la partecipazione di Rudolf Nureyev, Carla Fracci e lui stesso e mi scelse per interpretare il secondo atto de “Il Lago dei Cigni”. Fu una soddisfazione immensa, avrei interpretato il ruolo più bello del repertorio classico, preparata da un grande della danza. È stata una delle più grandi soddisfazioni anche perché riuscì a venire a vedermi per la prima e ultima volta, in un ruolo così importante, anche il mio papà molto malato che ringraziò Erik Bruhn per avermi dato questa opportunità. Il Maestro gli disse che non doveva ringraziare lui ma me per il mio ballare così bene.

Nel 1972 viene nominata Prima Ballerina e nel 1978 Prima Ballerina Etoile al Teatro dell’Opera. Come sono avvenute queste due prestigiose nomine e per mezzo di chi?
Divenni nel 1972 Prima Ballerina avendo maturato tutti i diritti, essendo stata sempre nella  lista dei ruoli come Prima Ballerina, ma purtroppo danzando poco, avevo davanti a me chi non mi dava  spazio, ma con la mia passione e determinazione ho lungamente sopportato, lamentandomi non poco per questa situazione, fino a riuscire finalmente ad ottenere le recite da Prima ballerina  che mi hanno portato nel 1978 con l’interpretazione de “La Bella Addormentata” di A. Prokowski al titolo di “Etoile” del Teatro dell’Opera di Roma. Da lì in poi ho avuto i miei più grandi successi e le più prestigiose occasioni di ballare con i più grandi ballerini del mondo come Rudolf Nureiev, Vladimr Vassiliev, Peter Schauffus, Paolo Bortoluzzi, Denis Ganio, Ivan Liska, nei più meravigliosi balletti del repertorio classico… Balanchine, Roland Petit e tanti altri.

Lo spettacolo di danza che ricorda come il più emozionante al quale ha preso parte in veste di protagonista?
Senza dubbio “Giselle” danzato con Rudolf Nureiev, ma anche il “Don Chisciotte” con Vassiliev, il “Lago dei Cigni” con Bortoluzzi, “La Bella Addormentata” con Schauffus, “Il Cavallino Gobbo” con Ivan Liska, “Ma Pavlova” e “La dama di Picche” con Denis Ganio, “La Silfide” con Raffaele Paganini.

Con Nureyev com’è stato il sodalizio in palcoscenico nella “Giselle”? E cosa lo rendeva così speciale e ancora tanto amato oggigiorno?
Mi sono preparata un mese con il grande Maestro Popescu prima di affrontare la “Giselle” con Nureiev anche se lo avevo ballato tanto in Romania e a Francoforte, ma Popescu sapeva esattamente come voleva lui i passi a due del secondo atto e tutte le scene di interpretazione. Provai in sala con Nureyev solo due giorni senza nessun problema e con grande partecipazione da parte sua che mi dimostrava apprezzamento e stima. Quindi il terrore che mi aveva preceduto prima delle prove sentendo tutti che dicevano che era esigentissimo e poco disponibile, è stato invece sostituito da un piacere immenso di ballare insieme, assecondata in ogni piccolo movimento, dando anche a me un particolare coinvolgimento nel personaggio, grazie alla sua intensa e pregevole interpretazione che mi trasmetteva! Il suo eccezionale carisma, la sua grande personalità che catturava il pubblico sono ormai passati alla storia! È stato anche molto affettuoso con me invitandomi a cena e facendomi grandi feste quando ci incontravamo in giro per il mondo!

Dei ruoli solistici in quale si è rispecchiata di più?
Ogni ruolo è stato per me un’occasione per calarmi in un personaggio diverso e dare il meglio di me. Con la maturità raggiunta provavo un piacere immenso ad interpretare i vari ruoli e farli miei come nel “Don Chisciotte”, “Coppelia”, “La Bella Addormentata”, “Il Lago dei Cigni”, “Giselle”, “Ma Pavlova”, “La Dama di Picche” di Roland Petit, “La Silfide” e “Marco Spada” di Lacotte e in seguito anche nei balletti creati appositamente su di me come “Anna Karenina”, “Carmen”, “Shéhérazade”, “la Fille mal Gardée” e il repertorio di Balanchine “Apollon Musagète”, “I quattro Temperamenti”, “Serenade”, “Sinfonia in do”. Tanti ruoli diversi e tante tante emozioni!

Con quali coreografi ha instaurato maggiore empatia artistica e con i quali ha preferito lavorare?
Ho avuto occasione di lavorare con grandi coreografi come Anton Dolin, Bruhn, Balanchine, Petit, Lacotte, Dell’Ara, Milloss, Polyakov, Grigorovic ecc.. ma con chi ho lavorato di più e con immenso piacere, e che hanno creato balletti sulla mia personalità sono stati in Italia, il coreografo ungherese Attila Silvester che creò il balletto “La Fille Mal Gardée” nel quale ebbi modo di sbizzarrirmi in una interpretazione molto divertente e personalissima e in “Shéhérazade” grande ruolo perfetto per le mie possibilità tecniche e artistiche e  il coreografo Alexander Schneider che mi cucì addosso due grandi ruoli come “Anna Karenina” e “Carmen”, in Germania.

Mentre con il grande Paolo Bortoluzzi, sempre poco ricordato?
Un grande ballerino con il quale ebbi l’opportunità di danzare “Il Lago dei Cigni” alle Terme di Caracalla. Fu una serata memorabile con l’immenso teatro tutto esaurito, come accadeva solamente per le rappresentazioni dell’opera AIDA. Una grande emozione, serate indimenticabili!

E Roland Petit?
Ebbi una fortunata occasione di sostituire una prima ballerina ospite che si infortunò e che  Petit la voleva rimpiazzare con un’altra del suo balletto di Marsiglia, io mi proposi sapendo il ruolo alla perfezione e dopo una prova mi dette il ruolo. Dopo questo episodio fui scelta sempre da lui per il bellissimo balletto “Ma Pavlova”, uno dei più interessanti da me interpretati. Ho sempre apprezzato l’estro di questo grande coreografo i cui lavori sono tuttora in cartellone nei principali Teatri del mondo.

Lei è stata sovente ospite come guest in luoghi magici, a Verona, al Festival di Nervi, all’Opera di Francoforte, al Teatro di Linz a Città del Messico a Bucarest ,a Madrid, Parigi e in tante altre occasioni internazionali. Tra tutte queste felici esperienze quale, a suo avviso, ritiene la più positiva in termini di arricchimento personale e professionale?
Direi il Teatro dell’Opera di Francoforte perché sono stata lì per tutta la stagione impegnata con le due grandi interpretazione di “Anna Karenina” e “Giselle” in un teatro bellissimo con il mio appartamento all’interno e trattata con tutti gli onori. Nei sottopassaggi della città venivano continuamente mandati da vari televisori i balletti della stagione interpretati da me e il pubblico che riempiva il Teatro era fantastico, attento e molto caloroso. Mi sentivo una regina!!!! Anche nelle altre città estere, dove sono stata invitata, la considerazione è stata altissima e quindi anche la mia carica era alle stelle, tutto questo è servito ad alzare la considerazione per me al Teatro dell’Opera di Roma affidandomi finalmente i grandi ruoli… “nemo propheta in patria”!

Nel 1985 ha fondato a Roma la compagnia “Astra Roma Ballet”. Cosa l’ha spinta in questa avventura che continua da 31 anni con grande successo e cosa vuol dire passare dall’altra parte della scena, da danzatrice a direttrice?
Volevo dar modo ai tanti ballerini bravi che dedicano la loro vita alla danza di avere opportunità di dimostrare il loro talento ed appassionare il pubblico sia delle grandi città che dei piccoli centri. I primi anni di Compagnia sono andati molto bene anche perché ballavo anch’io e trascinavo tutti, poi era sempre più difficile portare in tournée la Compagnia con balletti classici e ho cambiato il genere coreografico sempre su base classica ma un po’ più contemporaneo come richiedevano gli organizzatori e la cosa ha funzionato benissimo. In questi ultimi anni con la crisi che è subentrata la situazione si è fatta molto difficile, l’allestimento di uno spettacolo costa molto, tutte le spese sono aumentate, la sovvenzione Ministeriale e i cachet diminuiti, i Comuni non hanno soldi per la danza, i circuiti non alternano le Compagnie insomma molti problemi che rendono la vita della Compagnia veramente difficile. Non voglio assolutamente ridurre la compagnia o fare creazioni meno importanti o di cassetta, non è nel mio modo di concepire il lavoro della Compagnia che deve essere sempre di alto livello e con creazioni originali di ottimi coreografi creativi, ma vorrei essere negli Usa dove esistono i mecenati, sono sicura che apprezzerebbero l’alto livello dell’ASTRA ROMA BALLET e la sosterrebbero. In Italia abbiamo anche il problema di non avere abbastanza pubblico, salvo che non ci sia un nome di richiamo. All’estero questo non avviene, il pubblico affolla i teatri per vedere la Compagnia del cuore che apprezza e sostiene, è molto più vicino allo spettacolo di danza che lo considera un grande arricchimento culturale e artistico. In Italia non vi è un grande pubblico che ama la danza come forma artistica di prestigio, il pubblico adulto vuole il nome di richiamo per dire che ha visto tizio o caio e i migliaia di allievi di danza che studiano vogliono solo danzare loro nei saggi, rassegne, concorsi cresciuti in maniera esponenziale (ma perché no), ma non vanno a vedere gli spettacoli di danza o in pochissimi, che portiamo noi, circa un centinaio di compagnie private e no, in tutta Italia. Potremmo avere teatri esauriti se venissero ad applaudire i ballerini delle compagnie, che hanno poi iniziato come loro e si sono poi distinti diventando professionisti! Potrebbero diventare i loro Fan e accrescere la richiesta di spettacoli di danza in tutta Italia. Era decisamente più facile e di soddisfazione per me ballare che dirigere una compagnia di danza in questi ultimi anni di crisi generale, di appiattimento e di ignoranza verso questa forma artistica tanto riconosciuta e apprezzata all’estero. Sottolineo che la Danza è nata in Italia! E come tutte le nostre genialità artistiche, sottovalutate, perdute e valorizzate da altri Paesi!!

Tra i tanti riconoscimenti ricevuti per la sua arte è giusto ricordare il titolo di “Commendatore al merito delle Repubblica”. Come ha vissuto la sua popolarità e il successo?
Sono sincera, tutto si è svolto come in un sogno… ripensando adesso alle tante splendide occasioni di ballare in Italia e all’estero, ai meravigliosi successi ottenuti, ai circa 120 premi importanti assegnatomi, agli incarichi di Coordinatore del ballo al Teatro dell’Opera di Roma e al Teatro Bellini di Catania,  al Titolo di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana, alle grandi partecipazioni in qualità di Etoile all’estero… non mi pare reale aver vissuto tutto ciò. Ripensandoci, riguardando foto, articoli, riconoscimenti, lettere di ammiratori, telegrammi di congratulazioni di artisti importanti, premi, contratti, i primi fogli paga di quando iniziai il lavoro professionale (L. 60,00 al mese), il contatto con grandi artisti lirici, coreografi famosi, grandi musicisti, direttori d’orchestra, registi, il veder nascere e partecipare ad uno spettacolo d’opera e di balletto dalle prove in sala fino a quelle in palcoscenico al piano e poi in orchestra fino alla generale ed alla Prima… credo che solo chi ha vissuto tante ore della giornata in un teatro come il teatro dell’Opera di Roma dal 1966 al 1988, al quale devo moltissimo, e con la mia passione, possa avere questo intenso bagaglio artistico che mi è stato essenziale poi per affrontare nuovi incarichi. Ho cominciato a rendermi conto di tutto e stare con i piedi per terra quando ho costituito la Compagnia ASTRA ROMA BALLET e sono dovuta diventare una manager provvedendo ad ogni cosa sia dal lato artistico che organizzativo, ho imparato a impostare i programmi di sala e le locandine, ho fatto un corso negli USA di light designer, ho svolto pratica di computer, ho dedicato buona parte del mio tempo a prendere contatti con i teatri, le Associazioni, i Comuni e gli organizzatori, scegliere  balletti nuovi e interessanti da produrre, invitare coreografi, ballerini, musicisti, scenografi, tecnici ecc., tutto da sola per non avere troppe spese e riuscire ad andare avanti tanti anni così, senza nascondere che mi stavo appassionando sempre di più al mio nuovo incarico e  senza tralasciare l’insegnamento che ha sempre costituito un piacere immenso e anche una piccola risorsa economica per la Compagnia. Ma ultimamente la situazione è veramente pesante e dura…

Ha ricevuto anche la nomina di Coordinatore del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Che tipo di esperimento è stato e qual è stata la sua maggiore soddisfazione in questo ruolo?
È stato solo un breve periodo nel quale ho inquadrato il corpo di Ballo facendolo studiare con impegno alla lezione giornaliera, che spesso disertavano, istituire una certa disciplina e curare la ripresa della coreografia de “Il Lago dei Cigni” per la stagione estiva alle Terme di Caracalla con ottimo risultato.

Ha lavorato anche presso il prestigioso Teatro Massimo Bellini di Catania. Quali sono i ricordi più belli legati a quel periodo?
Contrariamente all’incarico del Teatro dell’Opera, ho avuto carta bianca al Teatro Bellini di Catania per due stagioni facendo un grande lavoro come Maitre de ballet, coreografa e coordinatore del ballo. Un lavoro molto impegnativo ma di grande soddisfazione, al termine del contratto ho avuto una lettera di congratulazioni da parte del Direttore Artistico per il pregevole lavoro svolto.

Si è cimentata, in seguito, anche nella coreografia. Quali sono le maggiori difficoltà nel creare e montare un balletto?
Per me la coreografia non è mai stato un impegno continuativo, solo quando si è presentato uno spunto interessante ho creato una coreografia, ed è riuscita anche bene, piccoli balletti di non più di trenta minuti e di genere neoclassico. Non mi sento una coreografa con grande fantasia creativa e originale, sono molto più brava a coreografare i saggi per la scuola che dirigo. Trovo che è difficilissimo essere un coreografo di talento, tutto è stato visto e sperimentato dopo il grande Balanchine, Jiri Kylian, Nacho Duato, William Forsythe, Hans van Manen, Mats Ek. Io scritturo giovani coreografi che devono però rimanere nello stile della Compagnia, contemporaneo su base classica. I miei ballerini studiano classico ma devono avere un’ottima preparazione nel contemporaneo.

I sacrifici più grandi fatti in nome della danza?
Nessuno o quasi, quando si ha la passione come ho sempre avuto io, tutto mi è sembrato superabile e non pesante, ho sopportato i momenti difficili con grande determinazione sapendo dove sarei voluta arrivare. Una cosa è stata drammatica, dover ballare il giorno stesso della morte del mio papà!

Ha avuto anche la brillante idea di ideare e condurre una trasmissione televisiva sull’arte del balletto. Per chi fa teatro come ci si accosta al mezzo televisivo? E perché, secondo lei, la danza in televisione è ormai praticamente scomparsa?
È stata una bellissima esperienza, non pensavo di poterla portare a termine con successo, invece avevo una troupe di tecnici favolosi che mi hanno coadiuvato alla grande anche durante le riprese effettuate al Teatro dell’Opera, nella sala prove, in sartoria, dai parrucchieri, nei camerini, nelle interviste a personaggi della danza ecc… otto puntate molto interessanti che proposi in Rai ma mi dissero che potevano mandarlo in onda alle tre di notte… I tempi purtroppo sono cambiati, in tv non si vedono più balletti, ma solo stacchetti, perché  possono andare in onda solo le trasmissioni che fanno “audience”. Io sono sicura che se cominciassero in piccole dosi a rifare vedere il balletto classico e neo classico alla televisione sarebbe seguito moltissimo, speriamo che Roberto Bolle ci riesca con filmati di danza e diverse puntate dal vivo.

Com’è cambiata la danza dai suoi tempi di allieva ad oggi?
Ora c’è meno impegno da parte degli allievi nello svolgere la preparazione di studio, salvo i più appassionati, che non sono mai i più bravi purtroppo! Hanno tanti più interessi, più di quanti ne avevamo noi, il telefonino sempre in mano spesso anche in sala, corrono e scappano dopo la lezione senza approfondire e riflettere su quello che è stato fatto. La scuola e i compiti li condizionano moltissimo e accumulano parecchie assenze. Generalmente le mie allieve le vedo tutte solo alla prova generale del saggio e nei primi giorni di danza quando ancora non è iniziata la scuola. Anche qui è una questione di passione, chi ama veramente la danza si organizza benissimo con lo studio e riesce a frequentare tutte le lezioni… poi ci sono le settimane bianche, i campi scuola, i malanni e via di seguito e le assenze aumentano.

È difficile conciliare una vita privata con la carriera di danzatore, spesso in giro per il mondo?
No,  non credo proprio. Se una ballerina ha una vita coniugale felice e condivisa dal marito tutto può funzionare al meglio, stare un po’ separati spesso è positivo, si hanno più cose da raccontare, belle esperienze artistiche vissute che infondono felicità alla ballerina ed armonia alla coppia. Parlo sempre di coppie affiatate e felici.

Quando ha deciso di smettere di danzare e com’è avvenuto il suo addio alle scene?
Ho pensato che era meglio lasciare un bel ricordo della mia carriera e fare invece qualcosa per gli altri. Mi sono molto dedicata alla Compagnia che avevo già costituito prima che terminasse il rapporto con l’Opera e all’insegnamento al quale mi ero in parte dedicata  anche quando danzavo.

A suo avviso, qual è l’emozione più viva che porterà sempre nel suo cuore di tutta una vita spesa per la danza?
Sono venuti in camerino a Iasi in Romania alla fine del primo atto di “Giselle”, dopo la pazzia, alcune persone con le lacrime agli occhi, si erano emozionate e commosse. E principalmente al termine della “Giselle” con Nureyev quando il pubblico è esploso in una vera ovazione anche quando sono uscita sola a ringraziare… questa volta sono scoppiata io a piangere per la felicità e la grande emozione provata.

Ha scritto anche un bellissimo libro sulla sua carriera “La danza di Diana”. È stato difficile portare sulla carta una carriera così intensa e ricca?
Io ho ricostruito tutta la mia carriera di cui non poteva essere completamente a conoscenza per i suoi frequenti viaggi. Mia sorella Donatella, scrittrice, l’ha messo sulla carta; è stato un lavoro immenso per scegliere gli avvenimenti più importanti, le foto più significative, gli aneddoti… ma alla fine è piaciuto moltissimo a tutti e sono rimasta assai soddisfatta, avevo voluto, con tutte le mie forze, un libro sulla mia carriera quando ero ancora in vita, solitamente la massa dice “quanto era brava” solo quando non ci sei più… io volevo che lo leggessero tutte le allieve appassionate di danza e in particolare le mie allieve che non erano ancora nate quando  ballavo. Faccio vedere loro anche i filmati dei balletti da me interpretati e le accompagno ad assistere a tanti spettacoli di danza. Anzi ormai si organizzano da sole e poi li commentiamo insieme. Naturalmente sono in prima fila per gli spettacoli dell’Astra Roma Ballet!

Attualmente oltre a dirigere la sua Compagnia, insegna danza classica e repertorio e si dedica alla preparazione di giovani insegnanti e di giovani talenti per audizioni e concorsi. A suo avviso come si riconosce un buon maestro e soprattutto cosa non deve mai mancare in una scuola o accademia per svolgere con professionalità la difficile arte dell’insegnamento?
Mi sono sempre dedicata anche quando ballavo, tempo permettendo, all’insegnamento, trovavo di grande soddisfazione trasmettere il mio sapere ai giovani allievi o perfezionare i più grandi che poi hanno continuato la carriera all’estero. Avendo avuto io stessa una guida eccellente nei primi anni della mia carriera di professionista, con maestri quali Prebil, Polyakov, Popescu, Litvinov, Lepecinskaia, Traianova, Karleskaia, ed essendo andata molto spesso all’estero anche solo per aggiornamento, ho potuto imparare i diversi metodi d’insegnamento sulla mia persona che messi in pratica con gli allievi mi sono serviti per impostare un metodo stile Vaganova che avesse anche il meglio del metodo francese. Negli anni di insegnamento ho potuto constatare  i risultati e quale fosse il metodo migliore per l’insegnamento di base. Trovo che quando si insegna in generale si deve avere tanta pazienza e fare amare la danza anche se all’inizio può essere noiosa e ripetitiva, poi soprattutto con i primi corsi accademici di scuole che preparano alla professione, quindi corsi formati da elementi dotati di qualità fisiche indispensabili, inculcare agli allievi che il nostro compito è quello di insegnare con grande competenza, ma che dobbiamo anche essere coadiuvati da una loro grande concentrazione, rigore e impegno, perché lo studio della danza è una disciplina seria che non si può fare in qualche modo se si vogliono ottenere i risultati. Solo gli allievi più attenti che ricordano le correzioni fatte vanno avanti bene progredendo di anno in anno, per tutti gli altri il percorso sarà in forse. Infatti la scuola professionale viene consigliata solo a chi vorrà affrontare una carriera con un impegno molto rigoroso. Per chi invece vuole fare danza per svago e piacere e non ha doti particolari, l’insegnamento è particolarmente difficile, il maestro non potrà pretendere troppo da chi non ha grandi qualità e deve solo cercare di dare una linea gradevole ai vari movimenti degli allievi e portarli ad un discreto livello tecnico senza aspettarsi grandi risultati. Una cosa importante è non illudere sia i genitori che gli allievi dei primi corsi professionali perché in fase di sviluppo tutto può succedere e il loro fisico potrebbe cambiare e non essere più idoneo ad una futura carriera.

Durante la sua carriera ha conosciuto grandi interpreti della danza ma anche personaggi della Cultura… A chi va un suo pensiero e perché?
Ha conosciuto tanti artisti importanti e mi sarebbe piaciuto conoscere qualcosa in più del loro percorso artistico e della loro “marcia in più”. Ad esempio, tra loro, penso a Manzù, Guttuso, Burri, Mastroianni, Colonnello, Montresor che hanno creato le scenografie per diversi balletti, Margherita Walmann che adorava la danza, grande regista, direttori d’orchestra come Sawallisch, Ziino, Presser, D.P. de Villiers, Giuraitis, Schurev, Franci, F. Ferrara, grande pianista Richter, cantanti lirici Mario del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Renata Tebaldi, Renata Scotto, Montserrat Caballe, Luciano Pavarotti, compositori come Hindemit, Schedrin, Petrassi e attori del calibo di Monica Vitti, Alberto Sordi e tanti altri.

Come si possono raccontare le emozioni ricevute dagli applausi a fine spettacolo, l’attesa degli ammiratori fuori dai camerini e all’uscita artisti, oppure gli autografi e tutto ciò che rende magico il mondo della danza?
Gli applausi? è il premio più importante per il grande lavoro profuso in questa magnifica arte, emozioni che solo chi ha fatto una carriera così intensa può provare, sensazioni meravigliose che ti appagano pienamente, centinaia e centinaia di autografi mai rifiutati anche quando la stanchezza dopo lo spettacolo si faceva sentire.

Momenti difficili durante il suo percorso?
Piccoli incidenti di poca importanza, stop necessario per un’appendicite, dolori generali per la stanchezza curati da tanti tanti massaggi defaticanti.

Per la sua esperienza, quali le differenze tra la danza in Italia e all’estero?
Io direi un abisso, non per la qualità dei ballerini e ballerine, anzi le italiane sono sempre molto apprezzate, quanto per il livello culturale specifico e la considerazione e importanza che hanno verso i danzatori che intraprendono questa carriera. Sono portati in palmo di mano come grandi artisti da ammirare, rispettare e stimare. Sapete cosa sentivo dire spesso nel nostro paese quando mi presentavano: “Ah sei una ballerina, allora ti diverti, balli tutto il giorno…” Una delle cose più avvilenti è la mancanza di considerazione e di rispetto per chi intraprende la carriera di ballerino/a e quindi di conseguenza anche l’importanza della danza in generale è meno sentita in Italia rispetto all’estero.

Quali sono i balletti narrativi che un étoile non può tralasciare dall’interpretare?
Sicuramente tutti i balletti del repertorio classico che ho già enumerato e direi anche quelli neoclassici del grande genio Balanchine che  danno  una grande preparazione tecnica, di scioltezza e velocità di gambe, che porta ad interpretare con facilità qualsiasi altro ruolo.

Tra tutte le arti, dopo quella tersicorea, qual è quella che segue in particolare?
Ho sempre amato molto la musica principalmente classica, un amore dovuto sicuramente alla preparazione avuta in famiglia da una mamma diplomata in pianoforte e composizione e da un papà che invece del farmacista avrebbe dovuto fare, a parer mio, il Direttore d’orchestra. Ho sempre ammirato e stimato coloro che si sono dedicati allo studio della musica, ho sempre fin da giovanissima seguito i concerti della RAI, avevo l’abbonamento all’Agimus, e anche quelli della “Filarmonica Romana” che andavo a sentire con mia mamma che era abbonata, io essendo piccola, entravo gratis. Anche la pittura e scultura mi hanno sempre affascinato, dovunque andavo per il mondo ho sempre visitato i musei del posto, un po’ meno quelli d’arte moderna, ma certe volte per curiosità anche quelli!Mi divertivano! Ma vorrei anche dire che ho sempre amato tanto la natura, i paesaggi di montagna, adoro il mare, rimango incantata a vedere un campo di girasoli, un volo di uccelli, un tramonto quando il sole si tuffa nel mare e tutte le cose belle in generale. Non mi appassionano gli sport estremi o le montagne russe, o le corse in motoscafo, amo passeggiare nei boschi di montagna o in riva al mare. Mi piacciono moltissimo i fiori e nella mia vita ne ho ricevuti tantissimi, tornavo a casa tardi dopo uno spettacolo e la prima cosa che ho sempre fatto era di pensare ai fiori e metterli nei vasi. Sono una entusiasta in generale, ancora adesso mi emoziono ad ammirare luoghi suggestivi e paesaggi nuovi.

Oggi la danza classica è ancora una disciplina d’élite o è stata sdoganata al grande pubblico?
Non la chiamerei di élite, infatti sono sempre tantissime le bimbe che decidano di andare a scuola di danza classica pensando al tutù da mettere al saggio e di fare le ballerine, ma purtroppo dopo qualche anno, quando si rendono conto che lo studio è molto rigoroso, che richiede tanto impegno e scoprono di non avere poi le doti fisiche naturali per la professione ed anche la passione necessaria decidono di dedicarsi alla danza moderna o all’hip hop. Come dico lo studio della danza a livello professionale è come lo studio del canto, se non hai la voce o non sei intonata non è per te, così come fare l’indossatrice, un periodo ho pensato che mi sarebbe piaciuto tanto sfilare in passerella, l’ho anche fatto da bambina, ma poi sono rimasta a m. 1.62 e quindi niente da fare… ma avevo già  dentro di me la vera grande passione …la  danza!

Per concludere gentile signora Ferrara, la danza per lei cosa ha rappresentato?
Assolutamente tutto, non avrei concepito di fare altro nella vita se non diventare una ballerina, la danza è un’arte completa, le manca solo la parola e io essendo stata sempre molto timida ero a mio agio solo quando ballavo. Ma non parlerei al passato, perché tutt’ora ha una grande importanza nella mia vita, in  ruoli diversi, con nuovi interessi e con una raggiunta maturità.


Michele Olivieri

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