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Luciano Cannito: “In un danzatore ricerco umiltà e qualità di movimento”

 

Di cosa ti stai occupando in questo periodo?

In questo momento, mentre parliamo, mi trovo a Palermo perché sto realizzando il balletto Lo Schiaccianoci per il Teatro Massimo. Si tratta di una mia produzione che in passato avevo già fatto al Teatro San Carlo a Napoli ma che si differenzia da quella di allora in quanto è basata su uno stile classico più puro.

Sempre per il Teatro Massimo di Palermo hai riscosso un grande successo con la produzione di Cenerentola

In effetti è stato un grande successo, il teatro ha sempre registrato il tutto esaurito e ci sono state parecchie richieste per ulteriori esibizioni, purtroppo in teatro quando finisce una produzione ne subentra subito un’altra e quindi non è stato possibile.

Quali sono le responsabilità di chi dirige il corpo di ballo di un teatro?

La responsabilità principale è quella di evitare di far diventare il corpo di ballo di un ente lirico la tua compagnia personale. La motivazione dell’esistenza di questi grandi teatri è innanzitutto la conservazione della grande tradizione e del grande repertorio, con tutto quello che comporta la messa in scena di queste opere, per cui l’utilizzo di mezzi adeguati per fare in modo che il mondo dei sogni per eccellenza venga rispettato. Bisogna di conseguenza anche rispettare il gusto del pubblico che viene in quel preciso teatro ad assistere alle varie produzioni ed è quindi necessario evitare di ergersi ad una specie di vate che decide di imporre il proprio gusto e le proprie idee. A differenza delle compagnie private in un ente lirico bisogna mettere un po’ da parte se stessi per essere a servizio della collettività della città e della regione che ospita il teatro.

Professionalmente c’è qualcosa che senti che ti manca?

In Italia, in generale, quello che manca è proprio il titolo ufficiale di Direttore Artistico di Corpo di ballo. Nei fatti veniamo chiamati direttori artistici ma nel concreto quando lavoriamo dobbiamo rapportarci non solo col sovrintendente ma anche col direttore artistico del teatro che nella maggior parte dei casi si occupa principalmente dell’opera e della lirica e non è necessariamente un amante del balletto. Nel resto d’Europa invece il direttore artistico del corpo di ballo è anche direttore artistico del balletto del teatro, con a disposizione un budget attraverso cui gestire in totale autonomia tutte le scelte inerenti il balletto.

Quanto cambierebbe poter lavorare in questo modo?

In quel caso il direttore artistico si prende tutte le responsabilità inerenti le scelte che vengono fatte. Adesso invece può capitare che se delle produzioni non riescono al 100% il direttore del corpo di ballo può anche non esserne del tutto responsabile in quanto le scelte fatte vengono condivise per scelta politica o storica con altre persone.

Hai assistito al Gala Italia/Russia che si è tenuto al Teatro dell’Opera di Roma? Che ne pensi?

Mi è molto piaciuto anche se sono rimasto leggermente perplesso perché trovo che sia stato deficitario di una rappresentanza italiana adeguata. Ho visto delle grandissime star russe ed ho visto anche dei giovani italiani, sicuramente bravi, però mi sarebbe piaciuto vedere su quel palcoscenico anche una super star italiana. Per quanto riguarda i russi era presente anche l’ambasciatore del loro paese, noi italiani invece diamo sempre l’idea di considerare il balletto come una cosa di marginale importanza, compiendo così anche un grande errore politico, perché proprio in questo momento non c’è nulla che attira di più il consenso del pubblico del balletto e della danza. In quell’appuntamento così importante anche a livello istituzionale, che si è svolto nella capitale d’Italia, si è aperto il sipario del Teatro dell’Opera ed è comparso sul palcoscenico l’ambasciatore russo che ha fatto i suoi saluti ed i suoi ringraziamenti nella sua lingua e purtroppo non c’era nessun rappresentante delle istituzioni italiane a fare da padrone di casa.

Hai appena ripreso il tuo impegno con la trasmissione Amici di Maria de Filippi, che obiettivi ti sei prefissato per questa nuova edizione?

Io mi auguro che la mia presenza in trasmissione, che è quella di un personaggio che ricopre un ruolo istituzionale nella danza italiana, possa sdoganare il concetto della danza in televisione. Una trasmissione come Amici, in cui si parla di danza a 360°, ha una valenza storica, a livello di informazione, eccezionale. Fino a poco tempo fa la gente non conosceva bene nemmeno la differenza tra un coreografo ed uno scenografo, mentre adesso dopo Amici esiste molta più informazione e molta più cultura di danza e questo è un valore che va assolutamente riconosciuto alla trasmissione.

Durante le selezioni per la trasmissione hai trovato della qualità tra i ragazzi che si sono presentati?

Si ne ho vista tanta e sempre di più rispetto al passato. È chiaro poi che le scelte fatte sono indice di un gusto personale dei singoli insegnanti che siamo li in trasmissione.

Quando esamini dei ballerini cos’è che ricerchi in particolare?

Gli elementi principali che mi piacciono in un danzatore sono l’umiltà, la qualità di movimento e una forma fisica idonea rispetto alla produzione che intendo fare, anche la fisicità infatti può essere relativa al tipo di lavoro che si vuole svolgere. Oggi, a differenza di molti anni fa, la danza si è evoluta al proprio interno, nei propri stili, è chiaro che ci vuole una preparazione classica di base perché quella ti permette di affrontare al meglio qualsiasi tipo di lavoro ma molti danzatori spesso utilizzano questo tipo di preparazione per specializzarsi nello stile che ritengono più idoneo alla propria personalità ottenendo comunque degli ottimi risultati e diventando ballerini di buon livello.

Alessandro Di Giacomo 

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