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“Nel Concorso di Spoleto ho messo dentro tutta la mia esperienza.” Parla Paolo Boncompagni


PaoloBoncompagni 

Paolo Boncompagni, organizzatore d’eventi ed artefice della Settimana Internazionale della Danza di Spoleto, racconta con orgoglio al giornaledelladanza.com cosa significhi realizzare in Italia una manifestazione di così grande qualità e importanza a livello internazionale.

 

Come è iniziata la sua carriera d’organizzatore d’eventi nel mondo della danza?

Ero già un organizzatore d’eventi, di qualsiasi tipo: sportivi, open house, porte aperte in aziende, inaugurazioni di ogni genere. Qualche anno fa c’è stata la necessità di trovare delle soluzioni per una manifestazione di danza ed io ho ideato questa cosa qui, la Settimana Internazionale della Danza è nata così. Ho messo dentro tutta la mia esperienza nell’organizzazione, nella logistica, coadiuvato da coloro che di danza ne capivano un po’ più di me, e parlo del professor Alberto Testa. Da lì in poi si è sviluppato tutto il resto: in ventiquattro anni ho iniziato a capire qualcosa anche di danza ed è sbocciato questo prodotto, unico in Italia a mio giudizio.

 

Quest’anno si terrà la 24° Edizione della Settimana Internazionale della Danza, di cui lei è appunto il direttore generale nonché l’ideatore stesso dell’evento.

Si, è una cosa nata da me, iniziata a Rieti e proseguita lì fino al 1997, in seguito si è spostata a Perugia per poi approdare a Spoleto nel 2003. Tutti parlano di Concorso Internazionale di Danza, però la Settimana Internazionale non è soltanto questo, è un evento molto più articolato. Ci sono altre situazioni come spettacoli, conferenze, presentazioni di libri, però è chiaro che il fiore all’occhiello è proprio il Concorso. È l’unico, in Italia, a far parte dell’International Federation Ballet Competition, federazione che raccoglie i migliori concorsi di danza nel mondo. Per farne parte non basta far domanda, bisogna rispettare alcuni criteri qualitativi riguardo la struttura del concorso stesso, il talento dei partecipanti ed oltre. Noi ne facciamo parte da tre anni, il che comporta delle situazioni molto affascinanti: scambi di informazioni, collaborazioni con il Concorso del Teatro Bolshoi di Mosca, i concorsi di Perm ed Istanbul, con tutti coloro che fanno parte di questa federazione. È una cosa di cui bisogna essere orgogliosi: è un fatto importantissimo, almeno per quanto riguarda il valore dell’evento stesso. Vincere il Concorso di Spoleto ha un alto merito ed è sinonimo di grande qualità. Non raggiungiamo numeri eccezionali per quanto riguarda i partecipanti, ma abbiamo ogni anno elementi di straordinario talento che riescono poi ad affermarsi non soltanto in altri concorsi, ma anche nella vita. Come Claudio Coviello, adesso Primo Ballerino del Teatro alla Scala, o Andrijasenko Timofeijs, che ora danza per il Teatro dell’Opera di Roma. È comunque un’opportunità vera e seria di lavoro.

 

Cosa vuol dire organizzare ogni anno un Festival così ricco di momenti dedicati alla danza?

Ogni anno cerchiamo di introdurre delle importanti novità e questo anche grazie alle intuizioni del Direttore Artistico Irina Kashkova: ad esempio quest’anno abbiamo sentito la necessità di suddividere i partecipanti in due gruppi, nella sezione Classica. Questo per assicurare un giudizio equo tra i concorrenti che fanno parte di scuole professionistiche e non. Negli anni passati abbiamo anche preferito creare una categoria a parte di Composizione Coreografica, normalmente compresa nella categoria Gruppi in altre manifestazioni, dedicata all’espressione dell’idea, del pensiero del coreografo su un argomento qualsiasi scelto da lui, prodotto e tradotto in scena attraverso ballerini di ogni età senza limite di numero. Noi ci differenziamo anche in questo.

Diventa un discorso diverso, invece, trovare ogni anno delle situazioni che possano rientrare nel programma in cartellone.

 

Quali sono gli obiettivi principali della Settimana della Danza?

L’obiettivo principale è promuovere la danza con ogni mezzo possibile. Oggi la danza è l’ultima delle muse, è veramente bistrattata. Basta vedere cosa succede all’interno di tutti gli enti lirici: la prima cosa che viene chiusa, per problemi economici, è il corpo di ballo. Si crede che la danza non serva a niente e nessuno, non sapendo che la danza classica è nata in Italia e che l’Italia offre una delle migliori produzioni di danza contemporanea in Europa, nonostante abbia poche compagnie che abbracciano esclusivamente questo stile. Oltretutto, noi cerchiamo di mantenere vivo l’interesse verso questa professione, seguita ed amata da moltissima gente. Le scuole di danza aumentano sempre più di anno in anno, con risultati diversi ovviamente. È un’attività che forma tanti giovani e quindi un bacino molto importante per tutti coloro che lavorano in questo mondo. La cosa più importante è offrire a tutti i ragazzi che partecipano al concorso l’opportunità di farsi conoscere, l’opportunità di lavorare o di stipulare contratti con le compagnie, il che è il nostro obiettivo fondamentale. Il riconoscimento più importante non è vincere il premio in denaro, ma è voler dare a questi ragazzi l’effettiva possibilità di seguire il proprio sogno grazie alle borse di studio donate da importanti compagnie di balletto. Per questo ogni anno cerchiamo di trovare tra i nostri giurati persone che siano in grado di offrire queste opportunità o che abbiano dimostrato serietà professionale nel momento dell’espressione del giudizio.

Ad esempio, quest’anno collaboreranno con noi il maestro Viacheslav Gordeev, Direttore artistico del Corpo di Ballo dello Russian State Ballet di Mosca, Jan Broeckx, Direttore della Ballet Academy all’University of Music and Performing Arts di Munich, o anche Sanja Maier, Direttore responsabile dei progetti del Codarts Rotterdam Dance Academy, una delle scuole di danza contemporanea più importanti nell’Europa settentrionale. Con questo sistema stiamo cercando di dare a questi ragazzi delle vere occasioni di vincere ed avere poi la possibilità di intraprendere questa carriera nel mondo della danza. Se studiano e hanno la volontà di partecipare al Concorso di Spoleto, perché non dovrebbe essere così? Questo è l’obiettivo principale.

 

Tra tutte le edizioni che ha curato del Festival, ve n’è qualcuna a cui è rimasto più affezionato?

Sì, quella del prossimo anno, sempre quella! (Ride)

Devo dire onestamente che tutte le edizioni del Festival, sia quelle fatte a Rieti sia a Perugia, hanno sempre portato grosse soddisfazioni. Alla fine della Settimana, tutti i collaboratori si guardano l’un l’altro felici dei risultati raggiunti ma ansiosi di pensare all’edizione successiva. È anche lo slogan di una pubblicità: “La cosa migliore è ancora quella da fare!”

Noi tentiamo sempre di fare il meglio, cerchiamo di dare sempre più opportunità ai ragazzi, onestamente non posso dire che una edizione sia stata più soddisfacente delle altre. Ci sono delle edizioni in cui si ha la fortuna di avere veramente dei talenti, li noti subito, altre in cui magari non vi è un elemento che spicca fra tutti, ma in ogni caso la qualità è sempre alta. Il fatto stesso che i ragazzi debbano misurarsi in diverse esibizioni, o in altre cose richieste dalla Federazione Internazionale, fa capire quale sia il livello. Vorrei sfatare il mito che il Concorso sia troppo costoso: noi abbiamo delle convenzioni con le strutture alberghiere ed i ristoranti che permettono di soggiornare a Spoleto con una spesa contenuta. I partecipanti oltretutto, con l’iscrizione al concorso, hanno anche la possibilità di prendere parte ad una settimana di stage a loro riservata e tenuta da maestri di altissimo livello. Credo che sia una grossa esperienza.

 

Può darci un piccolo anticipo riguardo le novità introdotte quest’anno?

Ancora non posso dire nulla, stiamo aspettando delle risposte definitive. Ci saranno sicuramente delle cose inedite, che fra pochi giorni comunicheremo ufficialmente. Per adesso, posso dire che si terranno le consuete presentazioni di libri, una conferenza tenuta dal professor Alberto Testa, quest’anno dedicata ad Aurel Miholy Milloss, vari incontri e convegni che occuperanno l’intera settimana. Questo per coinvolgere anche di più la città che ci ospita con amore, Spoleto, ormai da quattordici anni.

 Laura De Martino

www.giornaledelladanza.com

 

 

 

 

 

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