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“Un’estate con…” – Sabato con Little Phil

(Intervista del 20 agosto 2010)

Cos’è per te l’hip hop?

Prima di tutto per me l’hip hop è una cultura, un modo di essere, un modo di vivere. Io vivo l’hip hop ogni giorno, mi alzo con l’hip hop, vado a dormire con l’hip hop, faccio la doccia con l’hip hop. Io sono hip hop, dall’abbigliamento alla mentalità e per come vivo la mia vita.

Parlami di questa cultura…

È una cultura che è arrivata dalla strada, una cultura nata negli Stati Uniti, per aiutare la gente ad evitare problemi, perché in America, che è molto pericolosa di questi tempi, c’è gente che spara, gente che ruba e questo movimento si è creato proprio per evitare di ritrovarsi nei guai, di finire in prigione, morti o drogati. Attraverso questa cultura è stato possibile trasformare le energie negative dei giovani violenti in sfogo positivo e creativo, provando a mettere tutta la rabbia nella musica e a trasformarla in energia nella danza, nei graffiti, nel rap. Piuttosto che far male alle persone, questi street dancers hanno imparato a guadagnarsi il rispetto con la danza. È questo che ha reso l’hip hop così famoso.

Un danzatore hip hop come vive il rapporto con gli altri generi e le altre discipline di danza?

Prima di tutto noi dell’hip hop abbiamo molto rispetto per ogni tipo di danza e spesso utilizziamo un mix di tutto, ad esempio elementi di danze latino-americane, di flamenco e di moltissimi altri generi. Conosco anche molti ballerini di hip hop che hanno base di danza classica o di modern jazz. Comunque, mi piace esser sincero, e ti dico che noi abbiamo tanto rispetto per le altre forme di danza, ma altre danze non hanno lo stesso rispetto di noi dell’hip hop. Il perché non lo so, immagino ciò accada perché la nostra è una cultura che viene dalla strada, non è una cultura che è nata in teatro o nelle accademie e dunque forse tante persone pensano che sia un tipo di danza senza disciplina e che non sia un’arte. Però, alla fine, l’hip hop è dappertutto adesso, in tutto il mondo, ed ha presa sui bambini così come sui più grandi, per questo secondo me è giusto che le altre forme di danza ne abbiano rispetto, perché comunque danza è arte e l’arte coinvolge tanti aspetti e dunque è giusto che ognuno abbia il dovuto rispetto.

Secondo te come si evolve l’hip hop, che futuro ha?

Secondo me l’hip hop ha sicuramente un grande futuro, perché è genere nuovo, è nato verso gli anni ’70 e cresce ogni giorno. Dalla piccola cerchia ristretta da cui era partito, è diventato uno stile mondiale, anche e specialmente per la musica. Tutte le canzoni numero uno nel mondo sono pezzi hip hop o R&B. Cantanti come Jay Sean, Beyoncé, Eminem, 50 Cent, che sono pionieri dell’hip hop, sono famosi in tutto il mondo. Anche chi non sa cos’è l’hip hop sa chi è  Eminem, sa chi è Jay Sean e canta le loro canzoni, per questo secondo me come genere va sempre avanti ed ha un futuro.

Come si esprime l’emozione del danzatore hip hop attraverso il movimento? Qual è il rapporto di questo tipo di danza con le emozioni?

Secondo me, ovviamente, è come tutte le danze, nel senso che io quando ballo, che si tratti di hip hop, di tango, di flamenco o di danza classica, sento quello che faccio. Se danzo un pezzo duro ho un atteggiamento molto duro, se danzo un pezzo d’amore ho un atteggiamento d’amore, perché proprio in questa cultura è importante vivere ciò che facciamo. Come dico sempre, io sono di un altro paese, parlo l’italiano discretamente, però tramite la danza riesco a comunicare, ad esprimermi completamente. La danza è arte e di sicuro noi dell’hip hop, per il fatto che siamo nati “in strada” e abbiamo vissuto tante cose che altri non hanno vissuto, abbiamo più facilità ad esprimere la sofferenza o le sensazioni positive. Io ho la fortuna e la possibilità di fare quello che faccio e di viverlo e dunque nella danza riesco ad esprimermi molto di più.

Secondo te in Italia può esistere un buon livello di hip hop per la capacità proprio di comprendere questa cultura?

Secondo me l’hip hop in Italia è poco diffuso. La gente lo conosce ma non molto. Per quanto riguarda il livello, ci sono tanti ballerini in Italia, molti ballano senza conoscere le tecniche, però comunque ci sono tanti ballerini bravi. Diciamo che il livello c’è, ma bisogna lavorare di più. Io penso che qui in Italia la cultura hip hop ci sia, ma spesso molte persone scelgono questa danza perché va di moda, non perché piaccia veramente o forse perché si sentono costretti a farlo per spirito di emulazione, perché c’è questo nuovo stile in televisione e vogliono essere al passo con le mode. Questo è un peccato, però le poche persone che conosco dell’hip hop qui che seguono questa cultura sono davvero molto brave. Ad esempio Kris, che ha fatto Amici; Luigi Swan, che è molto bravo; un gruppo che si chiama Break the Funk; Dennis Di Pasqua e poi Maurizio Cannavo’, detto The Next One, che è stato un pioniere di questo genere in Italia. Con queste persone si possono fare belle cose e, grazie a loro, l’hip hop sta avendo una buona crescita in Italia.

La tua esperienza ad Academy com’è stata, ti senti un personaggio televisivo dopo averne fatto parte?

Io la televisione l’avevo già fatta all’estero. In Italia ho fatto due esperienze televisive per la RAI, una volta con Antonella Clerici, con cui ho lavorato in Ti lascio una canzone come coreografo e ballerino, e poi Academy. L’esperienza ad Academy è stata dura fisicamente innanzitutto, perché gli allievi sono stati tre mesi in quella casa ed è stato duro ballare ogni giorno per tanto tempo, però è stata una bella esperienza perché ho avuto modo di lavorare con Raffaele Paganini e Luciana Savignano che mi hanno insegnato tante cose e mi hanno fatto apprezzare altri tipi di danza, come contemporaneo, modern jazz, danza classica. È stato bello anche perché all’inizio non conoscevo nessuno, la produzione aveva un po’ di dubbi su di me per il fatto che l’hip hop è una cultura di strada, come abbiamo detto, e lì ero vicino a Raffaele e Luciana, che sono étoiles della danza in Italia. Inizialmente avevano tanti dubbi su di me, cioè non tanto su di me, ma sulla cultura hip hop, però dopo alcune  settimane si sono resi conto del mio lavoro e una volta mi hanno detto: «questo è l’hip hop!», perché io esigevo disciplina in sala, volevo un lavoro serio, che è importante. Dunque si sono resi conto che le stesse cose che chiedevano Maestro Raffaele e Maestra Luciana le chiedevo anch’io. E poi la cosa che più mi ha sorpreso e che non mi aspettavo è che vincesse la mia squadra alla fine. Questa per me è stata una grande cosa che mi ha dimostrato che sono riuscito a portare qui l’hip hop, a far capire di che si tratta, anche se in minima parte, sono riuscito a dimostrarlo. Dunque è stata un’esperienza che mi porto nel cuore e che non dimenticherò mai. Adesso Raffaele, Luciana ed io siamo molto amici, ci sentiamo spesso, è stata un’esperienza incredibile che a breve ripeteremo.

Hai detto che l’hip hop nasce da un determinato tipo di cultura, però secondo te, girando il mondo, che tipo di messaggio artistico vuole trasmettere?

Di sicuro un messaggio positivo. Ripeto, molte persone pensano che noi siamo gente di strada, vuol dire che siamo ladri,  rubiamo, picchiamo la gente ogni giorno, siamo cattivi e maleducati, però penso che tutti i ballerini che danzano hip hop in televisione, così come tutti i bambini e gli allievi che vogliono impararlo, siano tutte persone molto educate. Io ho un diploma di contabilità, sono educato penso, non sono cattivo, non mi piace neanche la violenza e dunque portiamo un messaggio positivo, sia nella danza che nella musica. Ovviamente ognuno di noi ha il suo modo di vestire e la cosa più sbagliata secondo me è che la gente abbia dei pregiudizi su ciò che non conosce. Ad esempio tanta gente mi guarda in modo strano per come mi vesto, mi giudica in base a quello, il che è sbagliato, perché a me non piace apparire per far vedere quello che ho, non mi interessa, a me interessa sapere quello che sono e vado per la mia strada. Se voglio comprare qualcosa di griffato, posso farlo ogni giorno se voglio, ma non è questo che mi interessa, ho altri compiti nella vita. Purtroppo spesso le persone tendono a formulare giudizi errati in base alle apparenze, ma, se si va oltre, magari si riesce a vedere altro e ci si rende conto di quello che facciamo, di quello che siamo. Magari alla fine, se ci conoscono meglio, ci dicono che siamo gentili, educati, simpatici e questo può accadere grazie al messaggio positivo che cerchiamo di portare alla gente. Viaggiando in tutto il mondo io porto un messaggio positivo. E non solo io, tutti quanti. L’hip hop è una cosa positiva, però la gente non lo sa, è questo il punto. Già per come è nato, dall’idea di voler sottrarre i giovani alla strada evitando che prendano delle strade sbagliate, l’hip hop è il veicolo di un messaggio positivo. E anch’io sono positivo, come hai potuto vedere, cerco di essere sempre allegro, educato, gentile con tutti, ho sempre rispetto, naturalmente di chi ha rispetto di me. Il rispetto è una cosa molto importante.

Secondo te è una danza per i giovani e basta?

No. Ovviamente, se si inizia da giovani e si cresce è meglio, però mia madre, che ha 60 anni, ascolta la musica con me e conosco dei ballerini sulla settantina che ballano ancora. La danza non ha età. L’arte non ha età.

Dunque anche una persona che non ha mai danzato può avvicinarsi a questo genere?

Certo! È una cosa naturale, come mangiare. Ascoltare la musica e il ritmo è una cosa naturale, non c’è età. A me, ad esempio, a volte delle musiche non piacciono, però c’è il ritmo e seguo quello comunque. Per questo dico che è una danza che non ha età, perché quando si ama qualcosa, la si fa.

Che tipo di preparazione tecnica ci vuole? Cosa richiede?

Nell’hip hop ci sono diverse tecniche: Popping, Locking, Breaking. Il Popping è uno stile basato sulla tecnica di contrazione muscolare; il Locking si basa sull’abbinamento di movimenti distinti con movimenti veloci delle braccia e movimenti fluidi e molleggiati delle gambe. Poi c’è il B-Boying, che è la danza a terra, e la House Dance. Come la danza classica, richiede tanto stretching, tanto allenamento per i muscoli. Per questo la preparazione richiede esercizi ogni giorno e la volontà di imparare diverse tecniche. Se ti piace veramente, devi lavorare su questo. Acquisire la tecnica dà la possibilità di sentirsi sicuri di sé.

Se dovessi scegliere un altro tipo di danza che tipo di danza sceglieresti?

Mi piace il flamenco, perché mi piace l’atteggiamento di potere di quello stile. Mi piace anche la danza classica, anzi ho imparato a farmela piacere.

Al di fuori della danza chi è Little Phil come ragazzo di tutti i giorni?

Poche persone mi conoscono molto bene. Io sono molto timido, so che non si vede, ma lo sono. Attraverso il mio lavoro, che è la danza, provo a nascondere questa mia timidezza. Che tipo di persona sono? Penso di essere una persona molto umile, molto rispettosa e, per il fatto che sono sicuro di me su certe cose, può sembrare che io sia arrogante, ma non lo sono ed è un peccato che tante volte la gente interpreti le cose in un modo sbagliato. Per me essere in televisione, essere famoso o essere su un palco non cambia niente, per questo, come hai potuto vedere, sono tranquillo con tutti, parlo con tutti, perché per me il rapporto con la gente è molto importante. Sono Little Phil, una persona timida, rispettosa, ho fame di lavoro, ho fame di andare avanti, perché, provenendo da una famiglia molto povera, crescendo ho avuto tanti problemi e per questo adesso la possibilità di fare quello che faccio per me è importante anche per aiutare la mia famiglia. Voglio esser sicuro che mia madre stia bene e voglio poter aiutare i miei fratelli e le mie sorelle, è questo il compito che ho e per fortuna sto riuscendo a farlo, ma è duro lo stesso comunque. Sono una persona che pensa molto, penso sempre al mio futuro, a cosa accadrà domani, a cosa potrò fare, io sono così. Ho sofferto tanto quand’ero piccolo che non posso permettermi di soffrire ancora. Per questo, se un giorno avrò la possibilità di avere una famiglia mia, una moglie… no moglie no perché non mi sposerò mai, ma, se vorrò convivere, voglio essere sicuro che le persone che amo stiano bene, è questo il mio compito.

Quindi il futuro per te che cos’é?

Mi piace essere oggettivo. Io sono nato ballerino. Da ballerino sono diventato coreografo ed ho iniziato a fare anche direzione artistica. Adesso quello che vorrei è diventare come Jay Sean, che è molto conosciuto in America. È un cantante, un rapper, ma ha la sua linea di moda, la sua casa discografica, la sua associazione, sta facendo tante cose. Vorrei diventare come lui, una persona con tante cose, però sempre con la sua base, che è l’hip hop. Nel mio futuro ci sono sicuramente altre esperienze televisive, sia all’estero che in Italia. L’importante è essere felice, prima di tutto con me stessi e poi con gli altri.

E cos’è che ti fa essere felice con te stesso?

Mi sento felice quando ballo. Mi fa piacere anche restare da solo e giocare con la playstation, perché sono una persona solitaria. Con tutti i viaggi che faccio vedo poco la mia famiglia e ho perso anche mio padre, questo mi ha fatto chiudere ancor di più. Tante persone sono intorno a te però non sai mai perché ci sono. Forse devo scoprire l’amore, perché, con tutte le delusioni che ho avuto, non ci credo tanto. Adesso è da due anni che sono single e poter credere di nuovo nell’amore mi renderebbe sicuramente felice.

Cos’è l’amore secondo te?

L’amore è prima di tutto rispetto. Rispetto di se stessi e rispetto della persona che si ha accanto. A me non piace l’idea di fare distinzioni del tipo “io sono uomo, tu sei donna”, siamo tutti uguali e, se porto rispetto alla mia donna e la mia donna mi rispetta a sua volta, possiamo pensare ad amarci. Come ho detto prima, se mangio un piatto di pasta, devo essere sicuro che la mia donna ne mangi due, la vedo così, per me l’amore è questo. Fare il possibile perché la mia donna sia felice con me e con se stessa, questo per me è l’amore. È rispetto e preoccuparmi che la persona che amo stia bene.

Qual è la cosa più importante nella vita per te?

L’ho scoperto dopo, però mi sono reso conto che la cosa più importante è la mia famiglia. Alla fine non sono i soldi a fare la felicità, ci sono cose molto più importanti. Mi rende molto felice il fatto che mia madre, guardandomi in TV, possa dire «lui è mio figlio». Questa è una cosa molto importante, dopo tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare nella mia vita ed è questo che conta adesso, essere con la mia famiglia e sapere che sta bene.

L’esperienza più difficile che hai vissuto?

La morte di mio padre, perché non c’ero, ero in tournée in Corea del Sud. E, nella danza, il fatto che ho avuto tanti problemi di razzismo, sia in Italia che in altri paesi, perché non ero abbastanza chiaro e non ero abbastanza bello per fare questo lavoro. Questo mi dà fastidio perché la gente non guarda neanche il talento, guarda solo il fisico o il colore della pelle e questo è sbagliato perché l’arte è arte, a prescindere dal colore della pelle. La gente sul palco deve guardare prima l’arte. Per fortuna la gente di colore piace a tutti, ma per me in ogni caso è stato molto difficile, soprattutto venendo in Italia. Io sono di Bruxelles, ho vissuto a New York, un ambiente multiculturale, l’Italia non è ancora veramente così, qui mi hanno fatto ricordare che sono un ragazzo di colore. Questo è un peccato, perché l’Italia è un bellissimo paese con tante cose buone da mangiare, tante belle donne, tanti talenti, però secondo me qui si fa troppa attenzione all’aspetto prima di tutto, all’apparenza, si bada poco a quello che si ha dentro e questo secondo me è sbagliato. Però, a parte questo, ci sono un sacco di belle cose qui che mi piacciono da morire, tipo la spiaggia, mangiare, le donne, il negozio della Gucci…

Come vorresti concludere questa intervista?

Prima di tutto sono felice di essere stato intervistato. Continuerò a lavorare molto, continuerò ad essere quel che sono, continuerò ad essere umile e rispettoso, a lavorare tanto con la danza, farò tante cose e spero che la gente continui a seguirmi. Come ho detto prima, lavorare ad Academy mi ha aiutato tanto e sono molto contento perché ho avuto tanti complimenti e questo è stato molto importante per me. Per chiudere questa intervista, dico: vi voglio bene, vi ringrazio di tutto, vi ringrazio di tutto l’appoggio che mi date, vi ringrazio di essere così gentili con me e ci vediamo presto. E… sempre con il cuore. Tutto quello che fate, fatelo col cuore, diversamente non va bene.

Lorena Coppola

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