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Dal San Carlo a New York: intervista a Luigi Crispino

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Luigi Crispino si è diplomato alla “Scuola di ballo del Teatro San Carlo di Napoli” sotto la direzione di Anna Razzi nell’anno accademico 2014/2015. Attualmente si trova a New York dove in seguito all’assegnazione di una borsa di studio per la scuola “Jaqueline Kennedy Onassis” dell’American Ballet Theater è entrato a far parte della Compagnia giovanile dell’ABT ossia la “ABT Studio Company”.

Carissimo Luigi, cosa ha significato il Diploma alla Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli e come ricordi il primo giorno di ingresso nell’Accademia partenopea?
Ho atteso il giorno del mio diploma per anni e quando è arrivato, è stato come vivere un sogno, ero molto emozionato ma soddisfatto del lavoro svolto. Lo studio della danza non finisce mai e il diploma alla scuola di ballo del Teatro San Carlo è stato per me il punto di partenza per “un nuovo inizio”. Ho vaghi ricordi di quello che è stato il primo giorno di ingresso nell’Accademia, avendo allora solo otto anni. Il mio ricordo più forte va al lontano giorno della mia selezione al corso di propedeutica nel settembre del 2005. Rammento quelle sale spettacolari e quel luogo incantevole e suggestivo: il Teatro San Carlo di Napoli che appariva ancora più maestoso agli occhi di un bambino.

Dal punto di vista formativo come reputi gli anni nella più antica scuola di Ballo italiana?
Dieci anni di studio nella scuola di ballo del Teatro San Carlo sono stati incisivi nella mia formazione dove ho avuto modo di studiare con grandi maestri come Antonina Randazzo, Martha Iris Fernandez e Dino Verga avendo l’onore in tutti questi anni di essere sempre seguito dalla direttrice, la signora Anna Razzi.

Cosa devi alla signora Razzi, grande étoile e direttrice?
A lei devo tanto, oltre alla professionalità, mi ha insegnato rigore e disciplina. Da lei ho ricevuto sempre ottimi consigli e ancora oggi, nonostante le distanze, è un mio grande punto di riferimento.

Durante la serata della consegna dei diplomi è stato annunciata la tua partenza per New York ospite dell’American Ballet Theater. Com’è avvenuto questo ingresso di grande prestigio?
È stato il momento più emozionante della serata accompagnato dal caloroso applauso del pubblico. Il mio ingresso a New York è stato voluto dal maestro Franco De Vita, direttore della “Jacqueline Kennedy Onassis School at American Ballet Theatre” che ho conosciuto a Mosca in occasione del “Premio Roma Jia Ruskaja”. Un viaggio organizzato da Larissa Ansimova, allora presidente della Fondazione dell’Accademia Nazionale di Danza (FAND) che ha fatto incontrare al Bolshoi Academy, le più prestigiose accademie di tutto il mondo. All’epoca non ero ancora maggiorenne e l’iter organizzativo non è stato dei più semplici, ma la determinazione e la forza di volontà della direttrice Anna Razzi hanno avuto la meglio, ed è grazie a lei che oggi sto vivendo questa magnifica opportunità.

A proposito del viaggio a Mosca in occasione del “Premio Roma Jia Ruskaja”, che ricordi conservi?
È stato il mio primo viaggio all’estero, la prima occasione di ballare fuori dal mio teatro e non potevo desiderare di meglio ritrovandomi a danzare a Mosca, in una delle città dove il balletto classico è parte della cultura e della tradizione locale. È stata un’esperienza unica!

Il Bolshoi Ballet Academy che impressione ti ha fatto?
Il “Bolshoi Ballet Academy” vanta molte eccellenze artistiche, il solo nome racconta una storia didattica esaltante. Ho provato un’immensa emozione ed onore nel trovarmi in quel contesto.

Hai avuto la fortuna di danzare al Bolshoi Ballet Academy Theatre di Mosca e anche al Teatro dell’Opera di Astrakhan con tanti giovani allievi internazionali: la Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, la Bolshoi Ballet Academy, The School of the Hamburg Ballet e la Jaqueline Kennedy Onassis School at ABT. Quali sono stati i sentimenti nel ritrovarsi nel tempio mondiale della danza russa?
È stato molto costruttivo rapportarsi e confrontarsi con altre realtà internazionali, tutte prestigiose accademie con le quali è avvenuto un vero e proprio scambio artistico e culturale che ha coinvolto maître, coreografi e direttori artistici di altissimo livello. Credo di aver imparato tanto da quell’esperienza conoscendo e assaggiando tutte queste diverse realtà.

Si è molto parlato del tuo talento ma quanti sacrifici ti è costato raggiungere questi livelli?
Non pochi sono stati i sacrifici da affrontare in questo mio percorso, soprattutto conciliare lo studio scolastico con la danza e non da meno affrontare ore di viaggio ogni giorno per poter raggiungere il teatro dato che abitavo fuori zona, senza contare che lo studio della danza a livello professionale richiede tantissime ore di intenso lavoro e di conseguenza tante rinunce. Ma la passione, l’amore per la danza e il supporto dei miei genitori mi hanno fatto superare ogni ostacolo.

Com’è stato il tuo impatto all’American Ballet Theater di New York?

Sono arrivato a New York il giorno dopo il mio diploma al teatro San Carlo, mi sentivo pronto per iniziare questa nuova avventura americana. ABT è “una grande famiglia” dove tutti sono i benvenuti e per me è stato un sogno entrare a farne parte. Inoltre penso che New York sia una città magica, unica e indescrivibile ! È un concentrato di vita, di attività e di luoghi interessanti, aperta a tutte le culture e mentalità.

Quanto è differente la danza italiana da quella americana?
Penso che la danza sia universale ma ovviamente ogni scuola adotta un differente metodo e un differente stile. Nella scuola JKO at American Ballet Theater viene adottato un metodo del tutto innovativo che incorpora elementi della scuola Francese, Italiana e Russa: “ABT’s National Training Curriculum”, un programma che è stato disegnato e scritto da Franco De Vita e Raymond Lukens.

Cosa ti ha entusiasmato e ti entusiasma maggiormente in questa esperienza formativa all’ABT?
Ci sono tante cose che mi entusiasmano in questa esperienza alcune delle quali sono avere il privilegio di poter lavorare con grandi maestri e coreografi, ballare su diversi bellissimi palcoscenici e poter imparare ammirando da vicino le stelle della danza.

A New York hai già danzato nel ruolo di Jean de Brianne in Raymonda Pas de Dix. Come ti sei preparato e cosa hai amato in questo primo ruolo?
Ho avuto molte opportunità durante quest’anno passato in scuola, e ballare nel ruolo di Jean de Brianne è stata un’esperienza intensa ed entusiasmante. Poter ballare il repertorio classico non è poco e io ho amato mettermi in gioco. Devo ringraziare soprattutto il maestro Franco De Vita e il maestro Raymond Lukens che mi hanno seguito in tutto il mio percorso a New York e mi hanno preparato ad affrontare questo ruolo tirando fuori il meglio di me.

Hai interpretato, al San Carlo, il ruolo di Oberon nello spettacolo di fine anno. Cosa ti porterai dentro di te per sempre della scuola e del teatro partenopeo?
Sono molto legato al meraviglioso Teatro San Carlo che è stato il luogo dove tutto ha avuto inizio. Lì ho vissuto la mia adolescenza e ci sono infiniti ricordi che porterò sempre nel mio cuore. Inoltre interpretare il ruolo di Oberon per il mio passo d’addio alla scuola, sul quel maestoso palcoscenico, è stato semplicemente magico.

Ti ricordi la primissima volta che sei salito in palcoscenico per danzare?
La prima volta che ho danzato su un palco ero molto piccolo e non ero del tutto consapevole di cosa stava accadendo. Ricordo solo che mi piaceva tantissimo e che avrei voluto farlo altre cento volte.

Come sono strutturate le lezioni ai corsi dell’ABT?
Nella scuola JKO le lezioni iniziavano alle dieci del mattino. Si partiva dalla classe di tecnica o tecnica maschile proseguendo con il passo a due, lezione di variazioni, carattere, moderno, pilates e senza dubbio prove per gli spettacoli programmati.

Parlaci di una tua giornata-tipo a New York?
Durante la settimana mi dedico completamente alla danza e al lavoro sul mio corpo dalla mattina alla sera e se mi resta tempo libero una volta uscito dalle sale dell’ABT mi piace passeggiare per la città prima di tornare a casa.

A chi ti ispiri artisticamente?
Ci sono tanti ballerini ai quali mi ispiro, ma il principale modello resta senza dubbio Roberto Bolle.

Un domani, finita l’esperienza americana, ti piacerebbe entrare in un Corpo di ballo Italiano o speri di continuare la carriera oltreoceano?
Ho appena firmato un contratto con ABT Studio Company e non vedo l’ora di iniziare a lavorare con loro il prossimo settembre. Per adesso mi concentrerò sul presente per poter dare il meglio di me e per sfruttare al massimo questa opportunità oltreoceano poi non so cosa mi riserverà il futuro. Sarò pronto a cogliere al volo l’opportunità che si presenterà ovunque essa sia.

Per tanti allievi italiani sei un esempio da seguire. Qual è stato il tuo segreto e la tua forza d’animo nel raggiungere così presto un obiettivo di altissimo valore?
Il mio segreto è credere in quello che faccio senza perdere mai di vista i miei obiettivi e senza mai rinunciare ai miei sogni. Bisogna essere umili, conoscere i propri limiti e lavorare con determinazione per poter raggiungere risultati ottimali.

Ma nel profondo del tuo “essere” cosa rappresenta e significa l’arte della danza?
Danzare per me significa esprimermi, commuovere, ispirare e anche divertire; regalare emozioni al pubblico dando tutto me stesso. Oltre ad essere il mio lavoro è quello che amo fare nella vita.

Michele Olivieri 

Foto: © Federica Capo, Luigi Bilancio

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