Sabato, 1 Novembre 2014 - Aggiornato alle 3:53 Attualità, Medicina e danza

Scoliosi e movimento: indicazioni e limitazioni alla pratica dell’attività fisica

May 24, 2011

 Il ruolo dell’attività fisica e sportiva per gli adolescenti affetti da scoliosi è stato da sempre fonte di discussione e di divergenze di opinioni tra medici ed operatori del settore, ma soprattutto fonte di apprensione e di dubbi per i genitori dei giovani pazienti che si trovano, ancora troppo spesso, di fronte a indicazioni contrastanti. In questo articolo, con l’aiuto di quanto descritto nelle pubblicazioni scientifiche sull’argomento, cercheremo di capire come e quanto l’attività fisica svolta, ed in particolare lo studio della danza, possa influenzare l’evoluzione di una curva scoliotica.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, tuttavia, credo che siano necessarie alcune precisazioni: innanzi tutto vorrei ribadire l’importanza di una corretta diagnosi iniziale in quanto, nel caso di un atteggiamento scoliotico, la rieducazione posturale-propriocettiva e l’attività motoria possono portare non solo alla riduzione del difetto ma addirittura alla sua completa correzione.  Come già detto in precedenza questa “guarigione completa” non è praticamente possibile in presenza di una scoliosi vera e propria: in questi casi, dunque, l’obiettivo degli interventi terapeutici sarà quello di cercare di impedire e/o di contenere l’evoluzione della curva scoliotica, riducendo al minimo sia i danni estetici che quelli funzionali.

Una volta che sia stata posta la diagnosi di scoliosi, l’iter terapeutico dipende da innumerevoli fattori legati, per esempio, all’entità e all’evolutività della curva ma anche all’età scheletrica ed allo stadio di sviluppo del soggetto in esame: nella maggioranza dei casi, comunque,  il movimento, sotto forma di cinesiterapia (meglio conosciuta come ginnastica correttiva), rappresenta uno strumento di primaria importanza da utilizzare sia da solo (forme lievi e/o a basso potenziale evolutivo) che in associazione al trattamento con corsetto ortopedico. La cinesiterapia viene solitamente prescritta dal Medico Specialista, deve essere praticata sotto la supervisione di un Terapista della Riabilitazione e dovrebbe essere, almeno in un primo periodo,  individualizzata cioè specifica per ogni singolo soggetto affetto da scoliosi. Storicamente esistono innumerevoli metodi di rieducazione motoria applicati a questa patologia, anche molto diversi tra loro, che rappresentano lo specchio delle difficoltà, ancora oggi presenti, nell’individuare la “causa” della scoliosi: i metodi più “tradizionali” mirano semplicemente alla correzione delle asimmetrie del rachide attraverso l’uso di precise posture e la ripetizione di specifici gesti mentre, in questi ultimi anni, sono nate delle metodiche  che si pongono come veri e propri percorsi di rieducazione psico-neurofisiologica della postura e del movimento nei soggetti scoliotici. Ai ragazzi viene infatti insegnato a prendere coscienza della devizione del rachide e ad interagire con essa a livello concettuale, per cercare di modificarla attraverso la creazione di una nuova immagine mentale del proprio corpo.

A differenza di quanto comunemente si crede, tuttavia, la cinesiterapia non può essere considerata l’unico tipo di attività motoria utile da praticare per l’adolescente affetto da scoliosi: ginnastica correttiva e attività sportiva, infatti, sono strettamente legate e devono camminare di pari passo per cercare di limitare l’evoluzione della curva. Come già accennato in precedenza, il rapporto tra scoliosi e sport  è ancora oggi fonte di dubbi e di perplessità non solo tra i genitori e gli insegnanti ma, talvolta, anche tra il personale sanitario; per tale motivo, credo che sia utile chiarire alcuni punti fondamentali grazie all’aiuto degli studi scientifici svolti, dal 1978 ad oggi, dal Gruppo di Studio della Scoliosi e delle Patologie Vertebrali (www.gss.it):  

  • Se il soggetto scoliotico ha appreso nuovi schemi motori durante le sedute di cinesiterapia, questi vengono applicati attivamente durante l’attività fisica che quindi diventa un momento di verifica positiva e funzionale del lavoro svolto con l’aiuto del personale sanitario: avere una “immagine positiva” del proprio corpo, infatti, risulta essere molto importante per i ragazzi affetti da scoliosi;
  • Il nuoto, per molto tempo considerato una sorta di “terapia miracolosa” non rappresenta più l’attività sportiva di prima scelta nei soggetti scioliotici: innanzi tutto si è giunti alla conclusione che svolgere attività fisica sotto carico, ovvero sotto l’effetto della forza di gravità, è di gran lunga più funzionale per la nostra colonna vertebrale ed inoltre è stato osservato che, in alcuni casi, la pratica del nuoto può addirittura essere dannosa in quanto stimola un meccanismo di torsione toracica che peggiora la curva scoliotica;
  • La pratica degli sport cosiddetti asimmetrici (come ad esempio il tennis e la scherma) non ha alcuna influenza sulla comparsa e sull’evoluzione della scoliosi: in funzione di questa osservazione, tali sport possono essere consentiti anche ai giovani con deviazioni del rachide;
  • Sebbene la pratica a livello agonistico delle attività sportive che mobilizzano molto la colonna vertebrale sia generalmente sconsigliata, lo studio a livello amatoriale (ovvero 2 o 3 volte a settimana) di ginnastica artistica, ritmica o danza non ha alcun effetto negativo sull’evoluzione di una curva scoliotica.

A questo punto del discorso, il quadro generale sembra essere sufficientemente ben delineato: a parte singoli casi che dovranno essere valutati di volta in volta dallo Specialista, gli adolescenti affetti da scoliosi possono generalmente continuare a praticare l’attività sportiva amatoriale che svolgevano prima della scoperta della scoliosi, senza che questo porti ad un peggioramento della deviazione della colonna vertebrale. I controlli clinici dovranno essere comunque abbastanza ravvicinati e l’insegnante/istruttore dovrà essere messo al corrente dell’esistenza e dell’evoluzione della patologia.

Volendo analizzare, nello specifico, il rapporto tra scoliosi e danza, possiamo dire che la colonna vertebrale dei giovani danzatori è stata oggetto di innumerevoli indagini: quando si studiano scuole di danza ad indirizzo professionale o compagnie di danza, spesso i risultati depongono per un’incidenza di deviazioni del rachide superiore alla media della popolazione che non studia danza (Warren et al., 1986; Hamilton et al., 1997) ma, se si studiano con attenzione i dati raccolti, appare evidente come non sia tanto la danza il vero fattore di rischio, quanto tutta quella serie di “problematiche collaterali” che ancora troppo spesso accompagnano le adolescenti che studiano danza a livello professionale. Tutti gli Autori, infatti, sono d’accordo nel dire che il ritardo dello sviluppo puberale, l’amenorrea (mancanza del ciclo mestruale), l’ipoestrogenismo (basso livello di estrogeni nel sangue) ed i disturbi dell’alimentazione possono aumentare il rischio di insorgenza di scoliosi (Bunwell, 2002). Sempre concentrando l’attenzione nell’ambito professionale, è stato dimostrato che le danzatrici ipermobili, cioè con caratteristiche di lassità capsulo-legamentosa generalizzata, sviluppano più facilmente una curva scoliotica rispetto alle loro coetanee con mobilità nei limiti della norma (Clippinger, 2007).

D’altra parte, esiste un’altra serie di studi che dimostra come, in presenza di una curva scoliotica, le danzatrici dimostrino di possedere un livello di controllo posturale e propriocettivo nettamente superiore rispetto ai controlli e che lo studio della danza potrebbe essere considerato addirittura un ottimo metodo di rieducazione posturale del soggetto scoliotico (Omey et al., 2000). Questo in pratica significa che una giovane danzatrice, anche in presenza di una deviazione scoliotica della colonna vertebrale, proprio attraverso lo studio della danza, riesce a sviluppare una maggiore capacità di controllo della sua postura e della mobilità della sua colonna vertebrale, favorendo un meccanismo di “autocorrezione” della curva.

Personalmente ritengo che queste affermazioni possano ritenersi valide soltanto a patto che lo studio della danza venga svolto sotto la guida di Insegnanti di Danza preparati e competenti sia dal punto di vista tecnico che da quello didattico e che siano anche abituati a lavorare nel rispetto delle esigenze degli allievi, in funzione della loro età e delle loro caratteristiche fisiche. A questo riguardo è necessario tenere sempre presente che, a prescindere dalle “mode” e dai desideri dei piccoli “aspiranti danzatori”, non tutte le forme di danza sono indicate per qualsiasi fascia d’età e che nessuna tecnica può essere proposta a bambini ed adoloscenti senza un’adeguata preparazione di base.

 Dott.ssa Luana Poggini

Be Sociable, Share!
Tags: Attualità, Medicina e danza