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Queen of the Drums: intervista ad Aziza

Queen of the Drums: intervista ad Aziza

  Danzatrice, master teacher e coreografa, Aziza (presidente dell’ASD/APS “Centro Studi di Danza Musica e Cultura Orientale AZIZA®”) ha dedicato la sua vita alla danza. Da ormai più di vent’anni è divenuta un punto di riferimento per la danza orientale in Italia e all’estero. Il primo grande passo verso questa carriera l’ha mosso a New York, dove è stata esaminata dal Maestro Ibrahim Farrah. I suoi orizzonti nell’apprendimento sono sempre stati molto ampi: studiando con i più grandi maestri mondiali ha acquisito il suo inconfondibile stile. Una delle figure più importanti per la sua carriera artistica è stato ed è attualmente il Dr. Mo Geddawi, considerato il suo “padre artistico”, che le ha recentemente attribuito il titolo di “Queen of the Drums”, a sottolineare la sua inimitabile energia nell’interpretazione del drum solo. Aziza è un’artista poliedrica, è stata ospite dei maggiori Festival mondiali in tutti i continenti: Argentina, Brasile, Corea, Francia, Spagna, Svizzera, Slovenia, Repubblica Ceca, Germania… In Italia tiene percorsi professionali in molte scuole e ha creato il format del corso per insegnanti certificate dal Centro Aziza. Da molti anni è l’unica Master Teacher italiana al celebre Festival Ahlan wa Sahlan de Il Cairo, organizzato da M.me Raqia Hassan ...

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“Donna è ballo”, un libro che racconta l’evoluzione della danza moderna attraverso le parole delle grandi danzatrici del XX secolo

«La danza moderna così come la conosciamo oggi è nata dopo la prima guerra mondiale. […] Per la nuova vitalità della coscienza sopraggiunse una alterazione del movimento… che è il mezzo della danza, come è un mezzo il suono musicale. Da questo derivò un uso diverso del corpo come strumento, come il violino è uno strumento».  La citazione è stata estrapolata dalla disamina di Martha Graham che, nel libro Donna è ballo, edito dalla Ghibli, si accompagna alle interessanti disamine di altre grandi antesignane della danza moderna del XX secolo, quasi tutte statunitensi: Isadora Duncan, Loie Fuller, Ruth St. Denis, Doris Humphrey, Mary Wigman, Hanya Holm, Anna Sokolow, Simone Forti, Meredith Monk. Martha Graham è colei che viene considerata “la madre” della danza moderna perché è stata la prima a darne una canonizzazione con l’invenzione della “tecnica Graham”, tutta basata sul duplice momento di contraction/release che si origina nella zona del bacino, perché è lì che nasce la vita. Tuttavia quando si parla di nascita della danza moderna non si possono affatto dimenticare i preziosi contributi di altre grandi donne innovatrici del modo di fare danza, che ne hanno indubbiamente accelerato l’evoluzione, si pensi allo studio del rapporto luce/movimento da ...

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“Protagonisti della danza del XX secolo”, un libro che racconta nove illustri coreografi dell’epoca moderna

Protagonisti della danza del XX secolo, edito dalla casa editrice Carocci, è il nuovo volume di Elena Randi, professore all’Università di Padova, dove insegna Storia della Danza e Metodologia e Critica dello Spettacolo. L’evidente impianto manualistico del libro offre, agli studenti e a tutti coloro che sono interessati ad approfondire le proprie conoscenze in storia della danza, una modalità di approccio alla materia agevole e continuamente facilitata da un apparato fotografico ed iconografico che aiuta i fruitori del testo a meglio comprendere le varie fasi del discorso. Anche la struttura del testo è molto chiara in quanto il libro si presenta come un contenitore di nove dettagliate monografie dedicate a coreografi di primissima grandezza attivi in un periodo compreso tra la nascita delle avanguardie storiche e la conclusione del XX secolo: Loie Fuller, Isadora Duncan, Vaslav Nijinskij, Mary Wigman, Martha Graham, Alwin Nikolais, Merce Cunningham, Simone Forti e Pina Bausch. Fanno da cornice a questi profili ricchi di interessanti testimonianze storiche una corposa bibliografia, utile per chi in futuro abbia intenzione di intraprendere ulteriori studi riguardo alle personalità prese in esame in questo libro, e un’introduzione in cui l’autrice spiega l’obiettivo di fondo del suo lavoro: «Ho deciso di trattare ...

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Un libro per l’estate… “Una vita da danzatrice”: l’autobiografia di Loie Fuller e la storia della sua celebre “danza serpentina”

Dopo un secolo dalla sua prima pubblicazione nel 1913, “Una vita da danzatrice”, l’autobiografia di Loie Fuller, un altro classico della letteratura sulla danza, viene ripubblicato nel 2013 dalla Dino Audino Editore. Si distende in ventitré brevi capitoli questa autobiografia che ci racconta la vita e l’arte rivoluzionaria di una pioniera della danza moderna come Loie Fuller che, ancor prima di Isadora Duncan, ha gettato le basi di una rivoluzione della danza che poi non si è più arrestata, e la danza contemporanea di oggi ne costituisce una prova evidente. Loie Fuller, e nella sua autobiografia lo spiega molto bene, concepisce la danza come un flusso di movimenti che genera un vortice di sensazioni. Ma da solo il movimento non basta. Servono anche e, soprattutto, la luce e il colore per esaltare e drammatizzare la dinamicità del corpo. La danza inizia ad essere concepita così come una forma di spettacolarizzazione, una potente forma di espressione e, insieme, un evento di forte impatto scenico ed emotivo. Nasce così la celebre “danza serpentina” di Loie Fuller che faceva fluttuare sulla scena ampi tessuti di seta che creavano, grazie a lanterne colorate che lei stessa disponeva nello spazio, giochi di luci e di ...

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“Una vita da danzatrice”: l’autobiografia di Loie Fuller e la storia della sua celebre “danza serpentina”

Dopo un secolo dalla sua prima pubblicazione nel 1913, “Una vita da danzatrice”, l’autobiografia di Loie Fuller, un altro classico della letteratura sulla danza, viene ripubblicato nel 2013 dalla Dino Audino Editore. Si distende in ventitré brevi capitoli questa autobiografia che ci racconta la vita e l’arte rivoluzionaria di una pioniera della danza moderna come Loie Fuller che, ancor prima di Isadora Duncan, ha gettato le basi di una rivoluzione della danza che poi non si è più arrestata, e la danza contemporanea di oggi ne costituisce una prova evidente. Loie Fuller, e nella sua autobiografia lo spiega molto bene, concepisce la danza come un flusso di movimenti che produce un vortice di sensazioni. Ma da solo il movimento non basta. Servono anche e, soprattutto, la luce e il colore per esaltare e drammatizzare la dinamicità del corpo. La danza inizia ad essere concepita così come una forma di spettacolarizzazione, una potente forma di espressione e, insieme, un evento di forte impatto scenico ed emotivo. Nasce così la celebre “danza serpentina” di Loie Fuller che faceva fluttuare sulla scena ampi tessuti di seta che creavano, grazie a lanterne colorate che lei stessa disponeva nello spazio, giochi di luci e di ...

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“Stoffa per la Danza” – Le ali di Loie

  Gli appassionati di danza sicuramente ricorderanno Loie Fuller – nome d’arte di Marie Louise Fuller – la quale, pur non avendo mai preso lezioni di danza, è sicuramente tra le pioniere della danza moderna statunitense, artefice di una nuova idea del ballo che tralascia le rigide imposizioni del balletto classico alla riscoperta delle possibilità espressive del corpo. Non era una grande ballerina, non possedendo una autentica maestria tecnica, ma il suo eccezionale estro creativo diede vita a qualcosa di assolutamente nuovo. Nata nel1862 aFullersburger, nell’Illinois, iniziò sin dall’età di quattro anni una carriera di attrice teatrale in spettacoli folkloristici, vaudeville, burlesque e teatro di varietà. Ma solo nel 1892 divenne nota per le sue esibizioni “danza della farfalla” o “serpentina”, caratterizzata da semplici movimenti abbinati a tessiture con taglio a ruota o spirale, portando in scena, con assoluta originalità, un corpo avvolto in ampi drappeggi di seta. Sotto gli effetti delle luci, i drappeggi mossi da lei stessa, assumevano forme diverse: farfalla, fiore, fiamme, una coppa d’oro… Trovò ispirazione a questa nuova danza in un episodio casuale che le capitò durante le prove di Trip to Chinatown: qualcuno le regalò una gonna in seta cinese trasparente ed ella guardandosi ...

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