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Tag Archives: Luana Poggini

Le basi anatomiche e fisiologiche dell’en dehors

            Con il termine en dehors, che letteralmente significa “in fuori”, si intende il movimento di rotazione esterna dell’anca capace di modificare l’orientamento dell’intero arto inferiore, in modo che le dita del piede si trovino a guardare lateralmente e non in avanti. Questo atteggiamento è alla base di tutti i movimenti della danza classica e permette di eseguire le cinque posizioni base dei piedi. Una buona esecuzione dell’en dehors fa parte della corretta impostazione degli studenti di danza e ne condiziona il raggiungimento della maggioranza degli obiettivi sia tecnici che artistici; dal punto di vista medico, inoltre, la difficoltà ad eseguire adeguatamente il movimento in questione rappresenta la principale causa di rischio per l’insorgenza di un elevato numero di patologie da sovraccarico funzionale dell’arto inferiore. In questo articolo ci soffermeremo ad analizzare quali sono le condizioni che consentono di ottenere un corretto en dehors mentre, nel prossimo articolo, porteremo l’attenzione su tutte le problematiche legate alla limitazione della rotazione esterna delle anche (en dehors forzato o overturn). L’ampiezza del movimento di rotazione esterna dell’anca è diverso da individuo ad individuo ed è strettamente legato ad innumerevoli fattori sia strutturali che funzionali: a)    Posizione del bacino: l’acetabolo, situato sulla faccia esterna ...

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Spondilolisi e Spondilolistesi: quando una vertebra lombare “scivola”

  Nei due articoli precedenti abbiamo preso in considerazioni le più frequenti cause di dolore lombare nei danzatori, ovvero la lombalgia di tipo meccanico (cioè dovuta ad un cattivo utilizzo della colonna vertebrale sotto carico) e quella di origine discale (legata alla sofferenza del disco intervertebrale). Oggi invece parleremo di una particolare forma di mal di schiena che colpisce un numero più esiguo di danzatori ma che deve essere monitorata con cautela sia dai medici che dagli insegnanti di danza: in questo caso la lombalgia è legata alla presenza di una interruzione dell’istmo della vertebra (spondilolisi) che, se bilaterale, permette lo scivolamento del corpo di una vertebra rispetto a quello della vertebra  sottostante (spondilolistesi).  Per meglio comprendere le caratteristiche di questa condizione patologica, è necessario ricordare che ogni vertebra è composta da una porzione anteriore cilindrica detta corpo e da una porzione posteriore, a ferro di cavallo, detta arco vertebrale, da cui partono diversi prolungamenti: un processo spinoso, due processi trasversi e quattro processi articolari, di cui due superiori e due inferiori (vedi fig.1). Col termine istmo (o pars interarticularis), viene indicata una porzione ristretta dell’arco posteriore della vertebra che è compresa tra il processo articolare superiore e quello inferiore; ...

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Quando posso iniziare il lavoro delle “punte”?

  Linee guida per la programmazione dello studio delle “punte” David S. Weiss, M.D., Rachel Anne Rist, M.A., e  Gayanne Grossman, P.T., Ed.M. Traduzione a cura della Dott.ssa Luana Poggini Riassunto  L’inizio dello studio delle “punte” per le allieve di danza dovrebbe essere determinato dopo l’attenta valutazione di una serie di fattori.  Questi includono: la fase di sviluppo fisico dell’allieva, la qualità del suo controllo del tronco, degli  addominali  e del  pavimento pelvico (stabilità  del “centro”), l’allineamento dei suoi arti inferiori (anca-ginocchio-caviglia-piede), la forza e la flessibilità dei piedi e delle caviglie, ed infine la durata e la frequenza della sua formazione di danza. Per le ragazze che soddisfano i requisiti relativi a tutti questi fattori, che hanno iniziato lo studio della danza intorno all’età di otto anni, e che frequentano le lezioni di danza almeno due volte alla settimana, lo studio delle “punte” dovrebbe essere avviato durante il quarto anno di formazione. Le studentesse che hanno invece uno scarso controllo del “centro” oppure una ipermobilità delle caviglie e dei piedi, necessitano di una lavoro supplementare di rafforzamento, prima di intraprendere in modo sicuro lo studio delle “punte”. Per tutte coloro che studiano danza classica con la frequenza di una sola ...

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La rotazione esterna forzata dell’arto inferiore: il “trucco” dei danzatori per simulare l’en dehors

Abbiamo visto, nel precedente articolo, come le posizioni base dei piedi nella danza classica vengano ottenute grazie al movimento di rotazione esterna della testa del femore all’interno dell’acetabolo e come la maggiore o minore capacità di compiere questo movimento sia legata, in massima parte, all’ampiezza dell’angolo di antiversione del femore. In tutti quei casi in cui il danzatore non riesce a raggiungere agevolmente le posizioni con i piedi rivolti verso l’esterno, perché la sua capacità di ruotare le anche in fuori è insufficiente, egli impara ben presto a mettere in atto tutta una serie di meccanismi di compenso che portano al disallineamento del ginocchio rispetto al piede: l’insieme di questi compensi prende il nome di rotazione esterna forzata o overturn. In questo caso l’en dehors viene costruito dal basso verso l’alto (e non viceversa come sarebbe corretto): il piede viene posto forzatamente a 90° rispetto alla posizione naturale sfruttando l’attrito con il pavimento (spesso aumentato dall’uso della pece) ma soprattutto utilizzando la possibilità di rotazione esterna del ginocchio nella posizione flessa, per cui la tibia ruota in fuori rispetto al femore. “Sistemati” così i piedi nella posizione desiderata, stendendo gradualmente le ginocchia, il danzatore esegue un sorta di “movimento a ...

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Dolore alla pianta del piede: non trascuriamo la fascia plantare

Molti danzatori, indipendentemente dal tipo di danza praticata, riferiscono di aver sofferto di dolore alla pianta del piede, più spesso localizzato posteriormente verso il calcagno ma che, a seconda dei movimenti dell’avampiede, si può irradiare verso le dita. Per comprendere meglio l’origine di questo disturbo, è utile ricordare che lo scheletro del piede (composto da tarso, metatarsi e falangi) visto di profilo presenta una struttura “a volta”, che viene mantenuta anche sotto carico, cioè nella stazione eretta e che consente di identificare  due archi longitudinali, mediale e laterale (tesi tra il calcagno e le teste del primo e del quinto metatarso), e un arco trasverso (teso tra la testa del primo e del quinto metatarso). E’ appunto la maggiore o minore ampiezza dell’arco longitudinale mediale che ci consente di determinare il tipo di piede: cavo, quando l’arco plantare è molto evidente; piatto, quando invece tale arco si appiattisce o scompare sotto l’effetto del peso del corpo; normale in tutti gli altri casi. La principale struttura deputata al mantenimento degli archi plantari sotto carico prende il nome di fascia plantare. La fascia plantare è una robusta fascia di tessuto connettivo fibroso che si trova sulla pianta del piede subito sotto lo ...

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Le scuole di danza riaprono: impariamo ad usare il “Riscaldamento” per prevenire i traumi

           Il mese di settembre è già inoltrato e tutte le scuole di danza sono alle prese con le iscrizioni e la programmazione dei corsi e delle lezioni per il nuovo anno. La storia degli studenti di danza si ripete apparentemente sempre uguale: classi, prove, reppresentazioni e poi il ciclo ricomincia da capo, con l’obiettivo di raggiungere sempre nuovi traguardi tecnici ed artistici. Le innumerevoli attività scolastiche e ricreative che vengono quotidianamente proposte a bambini e ragazzi, tuttavia, costringono gli studenti di ogni età a ritmi di vita molto serrati per cui, molto spesso, li vediamo arrivare nell’aula di danza affannati, non ancora completamente vestiti e pettinati per iniziare le loro lezioni senza né preparazione fisica né concentrazione. Questa pessima abitudine può essere considerata non soltanto uno dei tanti fattori predisponenti all’insorgenza di traumi acuti, come ad esempio strappi/stiramenti muscolari e distorsioni, ma anche come un fattore aggravante di situazioni dolorose croniche come la lombalgia, l’anca a scatto ecc. Proprio per questi motivi, quando la routine sta per prendere ancora una volta il sopravvento, credo che sia importante fermarsi a riflettere su un aspetto dell’allenamento che viene molto spesso trascurato sia dai danzatori che dagli insegnanti: il riscaldamento. In parole ...

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Le curve fisiologiche della colonna vertebrale: un aiuto prezioso per i danzatori

  La colonna vertebrale appresenta l’asse portante del nostro corpo: è composta dall’insieme di oltre 30 vertebre, la maggior parte delle quali sono unite tra loro da un disco di cartilagine fibrosa che racchiude al centro un nucleo di sostanza gelatinosa che è in grado di ammortizzare i carichi cui la colonna è sottoposta sia da ferma che durante i movimenti del tronco (disco intervertebrale). Grazie alla sua struttura complessa, la colonna vertebrale dell’uomo è capace di svolgere in maniera esemplare due compiti a prima vista diametralmente opposti: essa è capace infatti di muoversi nelle diverse direzioni dello spazio, permettendo alla nostra schiena di flettersi in avanti, estendersi in dietro, inclinarsi lateramente e ruotare a destra e sinistra ma, se mantenuta fissa dai muscoli che la circondano, è anche in grado di sostenere il peso dell’intero corpo, di sopportare carichi esterni anche ingenti (pas de deux) e di trasformarsi nel perno intorno al quale il corpo gira. Affinchè la colonna vertebrale possa svolgere al meglio le sue funzioni di sostegno e movimento, bisogna che il danzatore impari, fin dalle primissime fasi del suo allenamento, a rispettarne le caratteristiche fisiologiche anche durante i movimenti di danza, senza creare zone di rigidità e/o di sovraccarico, che ...

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La verbalizzazione e la danza: l’importanza della precisione del linguaggio per facilitare la corretta esecuzione del movimento

Uno degli aspetti più interessanti e stimolanti del mio lavoro di esperto in Medicina della Danza è rappresentato dalla collaborazione che si è creata, negli anni, con un numero sempre maggiore di Insegnanti di Danza con cui si discutono, di volta in volta, problematiche riguardanti non solo la prevenzione delle principali “malattie da danza” ma anche le strategie di lavoro riguardanti una più attenta analisi delle caratteristiche del corpo del danzatore, soprattutto se ancora bambino, per cercare di ottenere una tecnica sempre più adatta alle esigenze di ogni singolo individuo, senza perdere il rigore, l’eleganza e l’artisticità del movimento che sono alla base di qualsiasi forma di danza. Spesso, durante queste discussioni, ci si è trovati di fronte ad alcuni “modi di dire” o meglio ad una sorta di “linguaggio prefissato” con cui vengono identificate sensazioni e/o movimenti tipici della lezione di danza che, nonostante siano comunemente accettati e quasi sempre tramandati da generazione in generazione, non aiutano chi deve eseguire il movimento ad ottenere una giusta sensazione e favoriscono il crearsi di dubbi ed incertezze. Non è un caso che, nel suo ultimo ed esaustivo libro di testo “Dance Anatomy and Kinesiology” (Human Kinetics, 2007), Karen Clippiger abbia dedicato ...

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Danza, benessere e movimento nella terza età

Un tempo la “terza età” era considerata la fase involutiva della nostra vita, caratterizzata dal decadimento fisico, biologico e perdita di energia. Oggi, per fortuna, questo concetto è cambiato. Si è consapevoli che il movimento e, in particolare, la danza sono forme per comunicare i nostri pensieri, le gioie ed anche l’amore. Negli ultimi anni stiamo assistendo a una continua crescita di interesse e di partecipazione alla danza da parte di persone in età matura e avanzata. Gli operatori si trovano di fronte a una nuova sfida, a un nuovo ambiente didattico e creativo che pone domande e urgenze didattiche e metodologiche che la nostra associazione non poteva non raccogliere e indagare. Il convegno annuale della DES ‘La terza danza. Espressione, movimento, creatività dopo i 60 anni’ è perciò dedicato nel 2014 a questo ambito di trasmissione della danza così attuale e sentito e rappresenta un primo importante approfondimento, per il contesto italiano, sul rapporto fra danza e terza età. Il programma del convegno prevede la presenza di artisti, operatori, geriatri e studiosi di varia provenienza. Saranno due giornate dedicate all’ascolto d’interventi, all’approfondimento, alla condivisione di una tavola rotonda, a momenti di attiva partecipazione e alla visione di immagini video. Contributi di: ...

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Medicina e Danza Estate: Il disco intervertebrale e il mal di schiena: troppo “peso” sulla colonna lombare

Nel precedente articolo abbiamo analizzato le caratteristiche della lombalgia meccanica che è una forma di dolore lombare particolarmente frequente tra gli allievi delle scuola di danza; prenderemo ora in considerazione un altro tipo di lombalgia, che colpisce non soltanto i danzatori professionisti ma anche la popolazione adulta comune ovvero il mal di schiena legato alla sofferenza del disco intervertebrale.  Per meglio comprendere i meccanismi patogenetici che sono alla base di questo disturbo, è necessario ricordare che i corpi di tutte le nostre vertebre mobili, ad eccezione delle prime due vertebre cervicali, sono separati da una sorta di “cuscinetto” detto, appunto, disco intervertebrale: l’ultimo disco intervertebrale si trova tra il corpo della quinta vertebra lombare e la base dell’osso sacro e si proietta posteriormente, sulla schiena, poco  più in basso del punto-vita.   Se osserviamo in dettaglio la struttura del disco intervertebrale, vediamo che è composto da una parte interna, detta nucleo polposo, e da una parte esterna, chiamata anello fibroso. Il nucleo polposo, come già fa indendere il suo nome, è composto da una piccola “pallina” gelatinosa, formata per oltre l’80% da acqua, che è capace di deformarsi quando viene compressa; l’anello fibroso, invece, è formato da una serie di anelli concentrici di cartilagine fibrosa, molto resistente ...

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