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Una tradizionale Cenerentola in stile “Danse d’école”

Cenerentola 2

Al Teatro Cagnoni di Vigevano, è andata in scena una rappresentazione sontuosa della “Cenerentola”, a cura di una tra le migliori compagnie della disciplina classica, nell’attuale panorama europeo a firma del Balletto di Mosca “La Classique”. Assistere a un loro spettacolo è certezza di assoluta “tradizione”, niente modernismo, niente rimaneggiamenti, niente sorprese di sorta… La tradizione è assicurata, ad alcuni potrà apparire fin troppo cattedratica ma a chi ama la danza accademica nel senso più puro dell’accezione non può che convenire, qui, sull’uso attento mediante la secolare testimonianza della “danse d’école”.

La favola di Cenerentola, è tra le più amate in Russia, tant’è che il debutto ufficiale avvenne, con i primi interpreti Olga Lepeshinskaya e Mikhail Gabovich, al Teatro Bolshoi di Mosca la sera del 21 novembre 1945, un anno indimenticabile perché l’Unione Sovietica, attraverso l’intensa musica di Sergej Sergeevic Prokof’ev rifletteva un barlume luminoso di speranza e presa di coscienza in seguito all’abnorme sofferenza subìta a causa della guerra. Infatti il celebre compositore affermava: “Ciò che più mi premeva di rendere con la musica di “Cenerentola” era l’amore poetico tra lei ed il principe, la nascita ed il fiorire del sentimento, gli ostacoli su questa via, la realizzazione di un sogno. Ho cercato di far sì che lo spettatore non rimanga indifferente alla sventura e alla gioia. Ho composto Cenerentola nel solco della tradizione del balletto classico russo”. In quell’occasione, come nella serata vigevanese, le entusiasmanti coreografie erano e sono di Rostislav Zakharov su libretto originale di Nikolai Volkov.

La storia è quella nota di Charles Perrault, con la fiaba della bellissima fanciulla povera ed umile che vive nel ricordo dell’amato padre, dell’arcigna matrigna, delle capricciose ed invidiose sorellastre e del fulgido Principe. Un capolavoro dell’arte tersicorea in cui trionfano la suggestione e l’elevato virtuosismo tecnico ed espressivo. Tanti danzatori in scena, tante sfumature magiche e soprattutto tanta bellezza coreutica grazie ai preziosi consigli dei Maître de Ballet, Evgenia Novikova e Andrey Shalin. Inalterata è rimasta la grandiosità delle scene dal sapore degli antichi fasti (a cura di Evgeny Gurenko), con i fondali dipinti che hanno riportato gli astanti ai memorabili balletti del repertorio e i numerosissimi preziosi costumi di straordinaria eleganza (a cura di Elik Melikov). Un sottile e raffinato gioco di rimando tra sogno e realtà in cui viene sottolineata l’estrema cura dei particolari nelle scene di danza: autentici pezzi di bravura in cui la sfilata di ogni singolo personaggio ha permesso di ammirare la varietà delle acconciature, dei trucchi e delle suggestive luci. Unica nota fuori dal coro rimane l’assenza della musica eseguita dal vivo; le basi registrate risultano inappropriate per ricreare l’atmosfera nella sua totalità.

Lo spettatore vive una favola, più che assistere ne sembra esserne parte. La capacità dei danzatori, anche dei più giovani è da segnalare in quanto riescono a rendere naturale ogni movimento, anche quelli maggiormente complessi, che ogni volta stupiscono. Il direttore artistico della Compagnia, Elik Melikov, ha tenuto giustamente a sottolineare che: La nostra scelta è quella di mettere in scena balletti classici esattamente come appaiono nella loro produzione originale, quindi senza nessun tipo di adattamento alle situazioni moderne e al rinnovamento. D’altra parte il nome stesso della compagnia lascia intendere che ci atteniamo alla lunga e importante tradizione russa relativa alla danza classica”.

La versione coreografica di Rostislav Zakharov Vladimirovich è sempre confortante per la massima funzionalità delle immagini e per la netta pulizia delle linee, il maestro nato nel 1907 e scomparso nel 1984 è stato un valido artista (solista, coreografo e regista a Kharkiv, Kiev, al Kirov, al Balletto di San Pietroburgo e coreografo principale al Teatro Bolshoi di Mosca dove ha diretto, ben appunto, la versione definitiva di Cenerentola, vista oggi con il Balletto di Mosca) oltre ad aver insegnato presso l’Accademia Russa delle Arti di Mosca e aver ricevuto il Premio di Stato dell’URSS per due volte oltre alla nomina di “Artista del Popolo Russo”. Zakharov insieme a Cenerentola è anche noto per aver creato i passaggi coreografici del balletto, da noi poco conosciuto, “La fontana di Bakhchisarai” del 1934 (eseguito solo un paio di volte in Italia, all’Arena di Verona e al Festival Acqui in Palcoscenico).

Ancora oggi la sua creazione riporta in scena la magia della prima Cenerentola in tre atti con le straordinarie danze di carattere durante la ricerca da parte del principe della sua amata (la danza spagnola e quella araba).

Protagonisti della serata: Ekaterina Shalyapina (Cenerentola), Alexandr Tarasov (principe), Nadezhda Illarionova (matrigna) e Idalia Nazmutdinova (fata madrina), artisti d’eccezione: le figure femminili perfette incarnazioni della ballerina romantica mentre il giovane principe è apparso elegante e dotato.

Forse non tutti sanno che “Cenerentola” compare, in oltre trecento varianti nelle tradizioni folkloristiche e popolari. La versione più antica ci riporta all’Egitto ma anche nella Cina per mano di Ch’ing-Shih, il quale sottolineava la particolarità dei piedi minuti della protagonista, sinonimo di nobiltà nello “status” locale tant’è che in questo adattamento si enfatizzava il fatto che Cenerentola possedesse “i piedi più piccoli dell’intero regno”; da qui nasce la certezza che il principe si aspetti che una sola ragazza in tutto il reame sia in grado di calzare la scarpina perduta e ritrovata anche se oggi a molti rimane oscuro questo fondamentale aspetto. La versione più nota ed edulcorata è quella di Perrault che la rese meno cruenta per la Corte del Re di Francia. Anche sulle scarpette ci sono alcune varianti, da quella di cristallo a quella d’oro: infatti la storia narra una particolarità che la celebre scarpetta di cristallo sia presente solo nella versione francese in quanto una svista nella traduzione letteraria invertì l’originaria scarpetta di pelliccia (vaire) tradotta poi erroneamente in vetro (verre).

Cenerentola è presente in ogni angolo del mondo e ogni etnìa ha rimaneggiato la favola in alcuni punti a seconda della loro cultura e dei loro risvolti storici e sociali. Un’icona intramontabile che da sempre sogna e fa sognare… La scena finale del Balletto di Mosca “La Classique” ha raggiunto il massimo della spettacolarità, ricevendo applausi a scena aperta con i due innamorati intenti nel romantico e toccante Pas de deux per rimarcare tutto l’incanto della “fiaba delle fiabe” in cui i toni sentimentali, appassionati e languidi si addicono alla raffinatezza coreica dei primi ballerini e dei giovani interpreti moscoviti.

Michele Olivieri

 

www.giornaledelladanza.com

 

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