La Sua carriera è iniziata dietro i “banchi di scuola” dell’Accademia Nazionale di Danza: che ricordo ha di quel periodo? Quando da bambina frequentavo l’Accademia ero ribelle e recalcitrante alla disciplina. Soltanto con il tempo, da adulta, ho compreso l’importanza delle atmosfere e degli insegnamenti dell’AND nella mia vita personale ed artistica. Terminati gli studi, ha iniziato a ballare con importanti compagnie, interpretando ruoli bellissimi e talvolta altrettanto difficili. Come si preparava? Sebbene la mia carriera sia stata breve (ho smesso quando avevo 29 anni), le esperienze e l’intensità di lavorare al fianco di grandi danzatori e coreografi hanno sicuramente fecondato la mia creatività e il desiderio per la contaminazione di generi diversi e apparentemente inconciliabili. La mia preparazione per andare in scena avveniva con assoluta naturalezza: la sbarra innanzitutto e subito dopo, sdraiata sul palcoscenico, la concentrazione sui passi e la visualizzazione dell’insieme coreografico. Mentre tutto ciò avveniva… i maestri d’orchestra accordavano i loro strumenti. Dopo le Sue numerose esperienze italiane, il grande balzo in avanti: un volo per il Canada, per iniziare la bellissima avventura del Vancouver City Dance Theatre, di cui lei è Direttore Artistico. Ci può raccontare come è nata l’idea di iniziare questo progetto? La creazione del VCDT ...
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