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“Ragazzi della danza”. Nico Benedetti da Polignano a Mare alla conquista del successo tra coreografia e impegno

 

 

Forza, energia, talento ma soprattutto unione e fratellanza: questi sono stati gli elementi essenziali per il successo a Spoleto dei, come li ho definiti io, “Ragazzi della danza”! Un lavoro coreografico interessante e costruito per solo ragazzi, 13 per l’esattezza e tutti di Polignano a Mare. Una grande opera di diffusione della danza in “pieno sud”, sensibilizzando i ragazzi a ballare, quella di Nico Benedetti, coreografo pugliese di spiccato talento e genialità! Una forte passione per la danza che arriva al grande pubblico e non solo,  aggiudicandosi il primo premio nella categoria di composizione coreografica, ma soprattutto il prestigioso – Premio della Critica 2019 – .

Da Polignano a Mare alla conquista della danza con il tuo talento. Ci racconti la tua forza?

Esatto da Polignano a Mare, un piccolo borgo fantastico in cui il mare a volte è la mia forza, spesso mi rivolgo a lui nei momenti in cui ho bisogno di liberare un po’ la mia mente . Credo che la mia forza sia legata al fatto che , la mia passione è diventata il mio lavoro , il mio vivere quotidiano , e forse anche L aver superato molte situazioni in cui mi sono chiuso in sala e ho dato sfogo a quello che il mio cuore comandava. Sono una persona molto sensibile e molte cose le vivo in maniera troppo interiore , ed e questo che mi ha spinto sempre e solo a cercare di fare il meglio e a dare il massimo, inizialmente avevo timore di non essere mai all’altezza ma poi, pian piano, ho capito di avere un dono: quello di creare. Quindi per me il vero talento è questo grande dono che possiedo e che custodisco con molta riservatezza e gelosia.

Mi ha molto colpita la tua storia di Maestro, lavori con molti danzatori di sesso maschile, che convogli in sala da ballo dal bar, dal muretto, in piazza e dai campi da calcio e poi?

I primi anni in cui ho aperto la scuola ho fatto i saggi nella piazza centrale del mio paese e da lì, pian piano, molti maschietti si sono affacciati alla mia porta. A volte intimoriti, a volte ricchi di troppi pregiudizi. Con il tempo ho cercato di spazzare via tutto questo, spiegando loro che la vera felicità si trova nella piena libertà di fare quel che ognuno di noi ha dentro. Purtroppo come ben sappiamo quello che ruota intorno al maschio che fa danza è di una bassezza e (scusa il termine ) ignoranza da Medioevo. Credo che la vera capacità di un insegnante sia quella di far sentire adatti a tutto i propri allievi, diventando così un loro punto di forza. Credo che il vero punto di forza sia il fatto che si sentono protetti e che amino tanto quello che fanno che insieme. Hanno imparato a non badare molto al giudizio della gente ma a credere fermamente che ciò che hai dentro è la verità di ciò che si è. Ecco cosa muove tutto: l’essere interiormente liberi di esprimersi, in questo caso con la danza . 

Cosa ti spinge verso questa scelta sociale se vogliamo?

Più che scelta sociale , è un modo per combattere un po’ il pregiudizio, o meglio la cattiveria e l’ignoranza che c’è su questo argomento , il mondo di oggi è bigotto, i ragazzi di oggi si sentono forti solo in gruppi in cui , purtroppo, c’è sempre un bullo , e credo che esporsi facendo danzare tanti uomini sia un bel esempio di buona società e che potrà aiutare sotto l ambito sociale  la sconfitta, anche se in minima parte di questa triste realtà , che è la cattiveria del giudizio e del pregiudizio ,  la società attuale ha bisogno di più umanità , e quale arte migliore se non la danza , che è l’emblema della vera umiltà d animo. Il merito è anche delle famiglie che senza molti timori hanno permesso e permettono ai propri figli , di sentirsi liberi felici e di danzare. Credo che sia un bello schiaffo alla società attuale che vive solo di social, divano e tecnologia. Io credo invece fermamente che ciò si possa cambiare e continuerò a lottare con tutto me stesso affinché la società capisca che danzare è per tutti e che non è la passione che pratichi a fare la tua interiorità sessuale. L’importante è sentirsi felici e vivi dentro continuando ad essere quello che l’anima e il cuore comandano.

Raccontami il tuo lavoro?

Il mio lavoro, o meglio, la mia quotidiani inizia il lunedì e finisce la domenica. Lavoro tutti i giorni , dalle 15 alle 23 , dividendo le varie discipline nei giorni della settimana. La domenica invece, in maniera gratuita, la dedico alla realizzazione di piccoli spettacoli. Con il ricavato pago le spese per gli spostamenti fuori dei ragazzi andando incontro alle famiglie e permettendo così di poter affrontare in maniera più serena alcune uscite ( a Spoleto ho fatto così). Cerco sempre di trovare musiche particolari , e che sopratutto mi trasmettono qualcosa , a volte capita che una vocina interiore mi dice ecco lavora su questo pezzo e li parte il tutto . Abituo sin da piccoli i miei allievi a coreografie di struttura complessa , ovviamente tenendo conto delle età, ma credo che sia un modo per allenare la mente e prepararli alle folli coreografie che poi nella crescita si troveranno ad affrontare. Sì, perché a volte sono un po’ troppo folle nella creazione .

Una classe di soli uomini e pieno sud è qualcosa di meraviglioso, come fai?

In realtà non c’è mai stato un metodo. Come ho detto prima, molti di loro, anzi quasi tutti si sono avvicinati alla mia porta e pian piano hanno lasciato lì la loro passione. Poi, adesso, i più piccoli hanno come esempio i più grandi e si sentono orgogliosi di poter un giorno far parte anche loro di questo grande gruppo di tutti uomini. In più credo che al Sud ci sia ancora una mentalità un po’ grottesca, ma in fondo tutto il mondo è paese.  Se in un piccolo borgo tutto questo è possibile, allora credo che lo sia ovunque. Basta solo saper svegliare la forza interiore di questi bimbi, di questi giovani ragazzi per essere liberi di danzare; perché l uomo che danza è l emblema della vera sensibilità interiore e di eleganza fisica pazzesca. Viva l’ uomo che danza. 

Mi parli di te e del tuo percorso coreografico? Cos’è importante per te?

Il mio percorso coreografico, in realtà, è nato già in tenera età, durante serate estive in villeggiatura. Proponevo (in realtà obbligavo) tutti i bimbi presenti, figli di parenti o amici a ballare, a fare sfilate o il festival bar per poi proporli a tutti gli adulti presenti. Utilizzavamo reti di materassi vecchie, casse di patate vuote ovviamente, sedie, tavoli e creavo questi balletti . Adesso questi ragazzi e bimbi sono adulti e insieme mi dicono che sono felici di essere stati i primi allievi e che, anche se sotto minaccia, alla fine erano felici quando i genitori applaudivano . In realtà credimi non ho uno schema ben preciso: tutto nasce al momento in sala e spesso mi capita di immaginare qualcosa mentre magari i ragazzi eseguono i pezzi. Immediatamente stoppo la musica e dico: “mi è venuta un idea” e nasce così qualcos’altro. Oppure mentre spiego, dal movimento magari sbagliato di qualcuno, nasce altro. Ecco è tutto un po’ così , naturale come magari è il mio Modo di vivere. Quindi importantissimi per me sono la semplicità, la naturalezza, la spontaneità e l’affrontare nelle coreografie sempre qualcosa che abbia un filo logico o un tema spesso sociale, non ho dei canoni ben precisi.

Spoleto dove hai vinto e ricevuto il Premio della Critica è un grande trampolino di lancio., ora cosa pensi di fare? Prossima tappa?

Spoleto è un sogno. Un concorso che ho sempre visto da lontano e che ho sempre sperato un giorno di poter seguire. In punta di piedi ho provato ed eccomi qui a parlarne con te. Sono ancora incredulo, il prestigioso premio della critica che ho tenuto stretto per tutto il viaggio di ritorno a casa. Spero sia un trampolino di lancio per qualcosa in cui il mio modo di coreografare e il mio modo di essere possano esprimersi al meglio . Sono una persona sempre con i piedi per terra. Mi auguro soltanto che qualunque cosa accada da ora in poi, sia sempre spinta da tanta tanta passione e amore per quello che faccio. Le prossime tappe sono top secret, scherzo! Per ora la più imminente è il saggio di fine anno poi chissà cos’altro potrà bollire in pentola.

Il tuo desiderio?

Il mio desiderio più grande è che, pian piano, qualcuno si accorga di me. Anche se la mia realtà è quella di una semplice scuola di danza, mi piacerebbe tantissimo poter far capire che, con pochi soldi e con corsi di danza non professionali, si può sempre trasmettere qualcosa. Finalmente si attribuisce più importanza al valore che la danza ha, al teatro, agli spettacoli , alle compagnie e a questi ragazzi che con mille sacrifici studiano e poi devono andar fuori dall’Italia. Se solo si pensasse meno ai soldi credo che avremmo anche più ragazzi motivati e meno tristi.

Una parola per descrivere il tuo lavoro coreografico?

Credo che sia un lavoro diverso. Sono uno dei pochi che ancora crede nel moderno, però lo definirei, insolito: ecco il termine che mi viene di istinto.

Hai pensato di trasformare i tuoi ragazzi da scuola “studio” in una compagnia?

Spesso ci penso , ma so bene che per arrivare a ciò ci vuole tanto e che sopratutto in questo momento storico in cui l arte piange , lascio questo desiderio , in un angolino e cerco di far crescere come studio i miei ragazzi . In più ci vuole una forte base economica e tanto tanto coraggio , non sono una persona presuntuosa e ammetto che adesso non è il momento per tanti motivi , ma non lo escludo .

Il tuo sogno nel cassetto?

Di sogni nel cassetto ne ho tantissimi. Alcuni li ho realizzati, altri sono ancora lì che fremono per uscire. Sognare è pericoloso, dicono in molti, ma io credo che sognare sia segno di speranza. Nel film La Ricerca della Felicità, Will Smith dice a suo figlio una bellissima frase sui sogni: “Se hai un sogno, tu lo devi proteggere”, e prosegue con “Se vuoi qualcosa, vai ed inseguila”. Uno dei più importanti sicuramente è quello di crescere artisticamente come coreografo e chissà …. arrivare a coreografare qualcosa di importante in ambito teatrale o televisivo . 

Sara Zuccari

Direttore www.giornaledelladanza.com

Photo Federica Boncompagni

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