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Simone Di Paquale: “La danza è la proiezione delle mie mancanze”

Un ballerino in continuo movimento: probabilmente è questa la definizione che meglio si addice a Simone Di Pasquale, danzatore noto al pubblico per la sua partecipazione, in qualità di insegnante, al fortunatissimo programma “Ballando con le stelle”, in onda ogni sabato sera su Rai Uno. Peccato, però, che Simone non ami particolarmente adagiarsi sugli allori e fare soltanto una cosa: nonostante gli impegni e il tempo ridotto, il giovane protagonista del format si proietta costantemente verso altre dimensioni e attività, senza mai risparmiarsi. In questa intervista, abbiamo preferito lasciare da parte il gossip e dedicare tutto lo spazio possibile alla figura, agli impegni e perché no, anche alle debolezze di questo ragazzo che, oltre ai passi di tango e paso doble, sa offrire a chi gli sta accanto molto, ma molto di più.

Simone, raccontaci la tua storia di ballerino…

Ho iniziato spinto dalla passione dei miei genitori: hanno sempre ballato a livello amatoriale ed io, terzo ed ultimo figlio– ho undici anni di differenza con mio fratello e ben quindici con mia sorella- , li ho sempre seguiti molto! Essendo il più piccino trascorrevo sempre il sabato sera con loro, frequentando le sale da ballo: è stato amore a prima vista, mi sono proprio appassionato a questo tipo di danze. La musica mi piaceva moltissimo: i miei genitori l’hanno immediatamente notato e, poco tempo dopo, mi iscrissero ad una scuola di danza. È nata, però, come una delle tante attività che portavo avanti: giocavo a tennis, facevo equitazione, nuoto, judo ed altri sport ma alla fine la il ballo è rimasta la mia unica disciplina. Iniziate le scuole medie ho lasciato tutti gli altri sport per dedicarmi a quella che, ad oggi, è la mia attività e il mio lavoro principale.

Hai iniziato con i balli di coppia ma nella tua carriera ti sei dedicato anche ad altre sfumature della danza…

Si, certamente! Ho iniziato proprio con i balli di coppia, per poi proseguire con i latinoamericani. Ora, quando ho del tempo da dedicarvi e non sono impegnato con il programma, studio danza classica, moderna, faccio tango argentino, flamenco. Ho allargato le mie conoscenze, un po’ per volontà , un po’ anche per esigenze lavorative: capita, infatti, di fare molte cose ed è fondamentale avere la preparazione giusta.

Hai avuto delle difficoltà a studiare danza classica, così diversa dai balli di coppia?

A dir la verità, quando arrivi dallo studio di una disciplina già conosci così bene il tuo corpo e devi semplicemente adattarlo ad altre movenze: il corpo sente un altro tipo di movimento ma, con la pratica, ti riesce tutto! È chiaro che, ad oggi, io non potrò mai diventare un ballerino classico come Roberto Bolle però, per una mia cultura e per il mio benessere fisico, per apportare delle migliorie al mio lavoro e alla mia disciplina si deve fare tutto. È veramente essenziale confrontarsi con altre sfumature della danza.

Il tuo fisico, comunque, è pronto a questo tipo di studi: tu, da ballerino professionista, non sei certo digiuno di movimento!

Si, quello è sicuro! Ieri, con il fisioterapista che ci segue per tutta la durata del programma, parlavamo del movimento, del corpo: entrambi siamo stati concordi sul fatto che un ballerino ha una consapevolezza del proprio corpo totalmente diversa da un atleta o di una persona che svolge un’altra attività fisica. Noi riusciamo a posizionare il nostro corpo senza guardarci o vederci: è qualcosa di molto bello e particolare però è una proprietà che distingue i ballerini.

Sei conosciuto dal grande pubblico per la trasmissione “Ballando con le stelle”: ci racconti come è iniziata questa avventura?

In un periodo di grandi successi, io e Natalia (Titova) trascorrevamo a Londra almeno una settimana ogni mese per fare pratica e prendere lezioni. “Dancing with the stars” , in quel periodo, era un format inglese di successo ed alcuni colleghi britannici partecipavano al programma in qualità di insegnanti. Poco tempo dopo incontrai un autore RAI che mi descrisse il progetto e l’idea di creare una versione italiana della trasmissione, che io già conoscevo proprio grazie ai miei colleghi inglesi, e mi chiese altresì di  trovare altri insegnanti proprio per iniziare la versione italiana del programma. Ho raggruppato alcuni miei colleghi e poco dopo è partita, in sordina, la prima edizione. Iniziato con quattro puntate, con il tempo ha ottenuto il parere favorevole e il seguito del pubblico, fino ad essere esteso ad otto puntate. È stato un successo clamoroso ed io ho anche vinto la prima edizione del programma. Da lì sono nate tantissime altre opportunità, una su tutte il teatro: ho fatto per tre stagioni consecutive  i musical La febbre del sabato sera, “Hairspray – Grasso è bello” al Sistina. Mi sono anche dedicato al piccolo schermo, con un piccolo ruolo nella fiction Don Matteo ed altre piccole cose: sto cercando, pian piano, di ampliare i miei orizzonti e trovare una strada alternativa a quella della danza che resterà sempre e comunque la mia base.

Quale esperienza ritieni ti abbia segnato di più?

Porto con me tutte le esperienze fatte, proprio perché sono differenti e per le quali è stato fatto un percorso di vita, di lavoro e studi totalmente differenti. Alla base di tutto, però, c’è un concetto fondamentale: se non studi, se non lavori non ottieni nulla. La danza mi ha aiutato a sviluppare un metodo di lavoro, di apprendimento e pratica che io adesso utilizzo in altre situazioni. L’esperienza teatrale è stata stupenda: il pubblico è con te, ti giudica, interagisci con gli spettatori. La televisione ti insegna a fare buona la prima perché non ci sarà una seconda, tutto è calcolato, non si può sbagliare, i ritmi talvolta sono veramente assurdi!

Ritorniamo a parlare di “Ballando con le stelle”, trasmissione che in queste settimane ti vede protagonista con Madalina Ghenea, bellissima ballerina romena. Ogni anno cambia il personaggio e l’esperienza: è vero?

Si! Molto credono per noi insegnanti sia una passeggiata ma non è assolutamente così! I nostri partner vengono da altri ambienti: questa esperienza per loro è nuova però per me, da insegnante, ogni anno è qualcosa di diverso e stimolante proprio perché hai la possibilità di cambiare una persona. Volente o nolente, una persona viene, infatti, modificata, nel senso buono del termine!, sia fisicamente che mentalmente: si acquisisce più stima, sicurezza, una gestione del corpo totalmente differente. L’esperienza dello scorso anno è stata lampante: la mia partner era Barbara De Rossi, una donna che proprio grazie a “Ballando con le stelle” ha iniziato ad amarsi di più ritrovando energia, freschezza e voglia di vivere.

Tempi ristretti, coreografie da preparare: quali sono i ritmi di una coppia che partecipa al programma condotto da Milly Carlucci?

Infernali! Siamo sempre in auditorium, proviamo e proviamo: danziamo per tutto il giorno! Il sabato, però, è il giorno più lungo: arriviamo nel primo pomeriggio, prima di iniziare le tre ore di diretta facciamo prove tecniche di ogni tipo. Siamo costantemente sotto stress perché il tempo è sempre poco, abbiamo tanti obiettivi da raggiungere e dobbiamo anche gestire, mentalmente e fisicamente, il nostro partner. Non dobbiamo mai far trasparire stanchezza, tristezza e difficoltà: se crolla l’insegnante, crolla la coppia.

Da quale ballo di coppia ti senti rappresentato?

Sicuramente dai generi più caldi e passionali, come per esempio rumba, paso doble, tango argentino: in questo genere io mi riconosco molto di più. Domani sera, e di questo sono molto felice, io e Madalina, faremo proprio una rumba, ballo che è stato scelto dopo un percorso molto importante. Diciamo che questa occasione le permetterà di far vedere le sue fantastiche qualità interiori e non soltanto quelle esteriori: purtroppo, nel mondo dello spettacolo, se sei una bella ragazza devi faticare il doppio per far vedere anche altro. Il nostro motto, comunque, è “barcollo ma non mollo” e andiamo avanti!

Un’ultima cosa: che significato ha la danza, per te?

La danza è la proiezione delle mie mancanze:  quando ballo sto bene, cerco di dare tutto me stesso e al contempo mi impegno al massimo per trasmettere qualcosa a chi mi sta accanto.

Valentina Clemente

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