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“Romeo e Giulietta” di Étoile Ballet Theatre [RECENSIONE]

Andare a teatro, soprattutto in uno di quei gioielli di provincia come lo storico Teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda, è un rito che conserva ancora oggi qualcosa di profondamente poetico e necessario. È il gesto lento dell’ingresso, il brusio che si placa, il velluto rosso delle poltrone, l’attesa che si condensa sotto il soffitto affrescato: un tempo sospeso in cui la comunità si riconosce e si raccoglie attorno all’arte.

In questo contesto carico di memoria e intimità, la prima assoluta di Romeo e Giulietta firmata da Étoile Ballet Theatre ha assunto un valore che va oltre il semplice evento spettacolare, trasformandosi in un autentico atto culturale. Il balletto di Romeo e Giulietta, nella sua declinazione coreutica, porta con sé una stratificazione storica e filologica importante. Dalla tragedia shakespeariana del tardo Cinquecento alle grandi versioni coreografiche del Novecento – da Lavrovskij a MacMillan, da Cranko a Nureyev – l’opera ha sempre interrogato il linguaggio della danza sul rapporto tra destino, amore e morte.

Le musiche di Sergej Prokof’ev, composte tra il 1935 e il 1936, rappresentano una delle più alte traduzioni musicali del dramma: partitura potente, aspra e lirica al tempo stesso, capace di delineare psicologie e conflitti con sorprendente modernità. L’adattamento di Antonio Visentin, utilizzato per questa produzione, rispetta l’architettura emotiva dell’opera originale, rendendola fruibile e teatralmente efficace senza snaturarne la forza drammatica.

La scelta di presentare un titolo di tale portata su un palcoscenico dalle dimensioni contenute come quello del Teatro Verdi non è priva di coraggio. Eppure, proprio qui risiede uno dei meriti maggiori dell’allestimento: la capacità di trasformare il limite spaziale in misura drammaturgica, privilegiando la prossimità, l’intensità dello sguardo, il dettaglio del gesto, le nuance dei costumi e le evocative videoproiezioni.

L’allestimento produttivo si distingue per dignità e coerenza, puntando su una narrazione chiara, leggibile, affidata primariamente al corpo danzante. La compagnia Étoile Ballet Theatre, guidata con visione e sensibilità da Ines Albertini e Walter Angelini, dimostra una solida compattezza. Il lavoro del maître Nader Hamed emerge con evidenza nella pulizia dell’ensemble, nella cura delle linee, nell’attenzione al fraseggio musicale e alla precisione degli accenti.

Le danze di gruppo – dalle scene di piazza agli scontri tra Montecchi e Capuleti – risultano ordinate, dinamiche, mantenendo chiarezza anche in uno spazio scenico necessariamente raccolto. Nei ruoli principali, Ines Albertini e Walter Angelini offrono una lettura intensa e credibile dei due amanti veronesi.

La Giulietta di Albertini è costruita con intelligenza filologica: inizialmente luminosa, quasi sospesa in una grazia adolescenziale, evolve progressivamente verso una drammaticità consapevole, mai urlata, affidata alla musicalità del gesto. Il suo è un personaggio che cresce dall’interno, seguendo la traiettoria emotiva suggerita dalla partitura di Prokof’ev.

Walter Angelini, nel ruolo di Romeo, restituisce un giovane ardente e vulnerabile, sostenuto da una tecnica solida e da una presenza scenica sincera, capace di alternare slancio passionale e malinconica introspezione.

Di rilievo il contributo del light designer Elio Gatto, il cui disegno luci si inserisce con sensibilità quasi pittorica nel racconto. Le luci non si limitano a illuminare, ma modellano lo spazio, creano profondità, accompagnano il mutare degli stati d’animo, dialogando con la musica e con i corpi in scena.

In un teatro storico, dove l’architettura stessa è parte dello spettacolo, questo lavoro assume un valore ancora più significativo. Il pubblico, numeroso e partecipe, ha seguito la rappresentazione con attenzione e trasporto, restituendo alla fine applausi calorosi e convinti, segno evidente di un dialogo riuscito tra palco e platea.

Ed è forse proprio questo il senso più autentico di tali serate: la conferma che il balletto, anche lontano dai grandi circuiti metropolitani, può vivere con forza e decoro, trovando nei teatri di provincia luoghi ideali di ascolto, prossimità e verità.

In un’epoca di velocità e consumo culturale rapido, assistere a Romeo e Giulietta in un teatro come il Verdi di Fiorenzuola d’Arda significa ritrovare il valore del rito, del tempo condiviso, dell’emozione che nasce dalla semplicità curata e dall’impegno artistico schietto.

Una produzione che, pur senza clamori, lascia il segno e ricorda quanto l’arte coreutica sappia ancora parlare al cuore, soprattutto quando lo fa in spazi carichi di storia e umanità, e quando gli interpreti, come Albertini e Angelini con tutti i giovani di buon livello della loro Compagnia, diventano mediatori eleganti di quella poesia silenziosa che solo la danza può donare.

Michele Olivieri

Foto di Rocco Foto Croce Piacenza

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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