
Danzare è un atto di verità. Il corpo non possiede il talento della finzione prolungata: può resistere, adattarsi, migliorare, ma non fingere di essere altrove.
Ogni movimento racconta lo stato reale di chi lo compie — energia, stanchezza, concentrazione, fragilità. In questo senso la danza è un’arte onesta: espone senza filtri il rapporto che abbiamo con noi stessi. Non giudica, ma rivela.
Scegliere la danza significa accettare una forma di ascolto radicale.
Il danzatore impara presto che il corpo non è uno strumento da comandare, bensì un territorio da esplorare. Ogni giorno è diverso, ogni equilibrio provvisorio. Questa instabilità non è un difetto, ma una lezione costante: nulla è fisso, tutto è in dialogo.
La danza educa a stare dentro il cambiamento senza irrigidirsi, a trasformare l’errore in informazione, la caduta in possibilità.
Come bussola, la danza non indica una direzione esterna, ma interna. Non suggerisce cosa fare, bensì come stare.
Insegna a riconoscere quando un movimento è forzato e quando è necessario, quando un ritmo è imposto e quando è autentico.
Questa sensibilità, coltivata nello spazio della sala, si trasferisce inevitabilmente nella vita quotidiana: nelle relazioni, nelle scelte professionali, nel modo di abitare il tempo.
C’è anche una dimensione etica nella danza. In un mondo che premia la velocità e l’efficienza, essa richiede lentezza, ripetizione, dedizione. Ricorda che il valore non è sempre immediato, che la crescita avviene per stratificazioni invisibili.
Allenarsi significa tornare sullo stesso gesto cento volte, accettando di non dominarlo subito. È una forma di resistenza gentile all’ossessione del risultato.
La danza, sostanzialmente, è una pratica di presenza. Costringe a stare nel qui e ora, perché il corpo non può muoversi nel passato né anticipare il futuro.
Ogni passo esiste solo mentre accade. La danza può diventare una scelta di vita anche al di fuori del palcoscenico. Non importa il livello tecnico o l’età, ma la disponibilità a lasciarsi orientare.
La danza non dice chi dobbiamo diventare. Ci aiuta, piuttosto, a non perderci mentre lo scopriamo.
Michele Olivieri
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