
Il 24 aprile 2026, il Royal Danish Ballet celebra un traguardo di grande rilievo accogliendo per la prima volta una creazione originale del celebre coreografo Akram Khan, presentata in prima mondiale al Royal Danish Opera House di Copenaghen. Con Lady Macbeth, Khan firma un balletto a serata intera che segna un incontro significativo tra la tradizione accademica danese e una delle voci più innovative della scena coreutica internazionale.
Coreografo britannico di origine bengalese, Akram Khan occupa da anni una posizione singolare nel panorama della danza contemporanea. Le sue opere, spesso descritte come esplosive e ipnotiche, hanno la capacità di catturare lo spettatore attraverso un linguaggio fisico intensamente espressivo, come già dimostrato in lavori come Vertical Road, presentato anche in Danimarca nel 2016. Le sue creazioni affrontano con profondità temi quali identità, migrazione e memoria culturale, intrecciando esperienze personali e riflessioni universali.
Con Lady Macbeth, Khan torna a confrontarsi con la grande tradizione letteraria, traendo ispirazione da una delle tragedie più celebri di William Shakespeare. Tuttavia, la sua non è una semplice trasposizione coreografica: il punto di vista si sposta con decisione sulla figura femminile, trasformando Lady Macbeth da presenza secondaria a fulcro drammatico dell’intera narrazione. L’opera diventa così una sorta di thriller psicologico in cui la dimensione interiore prevale sull’azione, e in cui i confini tra realtà, ambizione e allucinazione si fanno sempre più sfumati.
La storia è nota: una coppia scozzese, consumata da un’insaziabile sete di potere, si macchia di crimini efferati pur di conquistare il trono, finendo poi travolta dal senso di colpa e dalla paranoia. Ma nella visione di Khan, questo percorso assume una risonanza profondamente contemporanea.
Il coreografo stesso sottolinea come l’opera continui a parlare al presente: ogni confronto con Macbeth rivela connessioni dirette con il nostro tempo, come se la tragedia funzionasse da specchio capace di riflettere le derive più oscure dell’animo umano. Attraverso Lady Macbeth, Khan si interroga sulla natura dell’ambizione, sulla lealtà e sulla responsabilità morale, ponendo domande che restano volutamente aperte: chi è davvero questa donna? Quali forze la spingono a condividere il destino del marito? E soprattutto, cosa ci insegna la sua storia sulla tentazione di cedere alla propria oscurità?
Dal punto di vista stilistico, il balletto rappresenta una sintesi della poetica di Khan. Il vocabolario del balletto classico si intreccia con le intricate sfumature della danza classica indiana, in particolare il kathak, generando un linguaggio ibrido e riconoscibile. I corpi dei danzatori si muovono tra controllo e abbandono, tra rigore formale e impulso istintivo, dando vita a una partitura fisica che traduce in gesto le tensioni psicologiche dei personaggi.
L’impianto visivo, firmato da Tim Yip, costruisce un ambiente essenziale e simbolico, in cui luci e ombre giocano un ruolo determinante nel delineare lo spazio mentale della protagonista. A sostenere questa dimensione contribuisce la musica originale di Vincenzo Lamagna, che alterna sonorità percussive e momenti più rarefatti, accompagnando la progressiva discesa verso la disintegrazione morale.
Ne emerge uno spettacolo che non segue una narrazione lineare, ma procede per immagini, suggestioni e stati emotivi, immergendo lo spettatore in un’esperienza intensa e stratificata. Lady Macbeth si configura così come un’opera che ridefinisce le possibilità della danza narrativa, capace di coniugare tradizione e innovazione in un linguaggio scenico potente e contemporaneo.
Il balletto si presenta come un’esperienza accessibile ma al tempo stesso profondamente evocativa, in grado di coinvolgere pubblici diversi. Con questa creazione, Akram Khan non solo reinterpreta Shakespeare, ma offre una riflessione attuale e incisiva sulla natura umana, trasformando una tragedia senza tempo in uno specchio inquietante del presente.
Direttore d’orchestra: Vello Pähn
Coreografia: Akram Khan
Musica originale e sound design: Vincenzo Lamagna
Orchestrazione e arrangiamento musicale: Vincenzo Lamagna e Mathias Friis-Hansen
Scenografia: Tim Yip
Costumi: Tim Yip
Luci: Michael Hulls e Ryan Joseph Stafford
Biglietteria del Teatro Reale Danese
kundeservice@kglteater.dk
Tel. +45 33 69 69 69
Michele Olivieri
Foto di Tejs Holm
www.giornaledelladanza.com
©️ Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore