La prima “sylphide” del balletto: Maria Taglioni divenne leggendaria interpretando La Sylphide (1832), balletto creato appositamente per lei dal padre Filippo Taglioni. Con questo ruolo incarnò l’ideale romantico della creatura eterea, soprannaturale e irraggiungibile. L’uso rivoluzionario delle punte: Non fu la prima a salire sulle punte, ma fu la prima a farlo in modo artistico e poetico, non acrobatico. Le punte servivano a dare l’illusione di leggerezza e sospensione, come se fluttuasse nell’aria. Un’arte costruita con disciplina estrema: Da giovane non era considerata naturalmente dotata. Il padre la sottopose a un allenamento durissimo (ore e ore al giorno per anni), trasformando una ballerina “normale” in un’icona assoluta del palcoscenico. Ha influenzato il costume del balletto: Il celebre tutù romantico (lungo fino al polpaccio, in tulle leggero) è indissolubilmente legato alla sua immagine. Prima di lei i costumi erano molto più pesanti e meno adatti a evocare leggerezza. Una fama enorme, ma una vita finale modesta: Fu adorata in tutta Europa e pagata cifre altissime, ma negli ultimi anni visse in modo piuttosto semplice, dedicandosi all’insegnamento del balletto. Non cercò mai la mondanità, restando fedele a un ideale di arte pura. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata
Read More »I Grandi della Danza
Mikhail Baryshnikov: 5 curiosità tecniche sulla sua arte
Precisione matematica nei salti: I suoi grand jeté e i tour en l’air sembrano leggeri come piume, ma dietro c’è un calcolo incredibile: valutava angoli, velocità e impatto con il suolo come un ingegnere, permettendogli di saltare più in alto e atterrare con controllo perfetto. Piedi “strumenti da musica”: La flessibilità e la forza dei piedi erano impressionanti: riusciva a suonare letteralmente il ritmo della musica con le punte, accentuando ogni battito senza perdere l’eleganza. Questo dava alla sua danza una musicalità unica. Giroscopio umano: Le pirouettes di Baryshnikov erano celebri: il segreto era un core solido come una roccia, abbinato a una testa leggermente inclinata e occhi fissi su un punto. Così riusciva a girare più volte senza perdere l’equilibrio o il centro. Controllo dei muscoli invisibile: Molti ballerini affidano l’equilibrio solo alla forza delle gambe; lui attivava anche addominali profondi, dorsali e piccoli muscoli stabilizzatori. Questo permetteva movimenti quasi “fluttuanti” senza sforzo apparente. Trasparenza emotiva nella tecnica: Il suo segreto più sorprendente: ogni movimento tecnico era al servizio della storia. Anche il salto più difficile o la rotazione più complessa sembravano naturali, perché la tecnica invisibile non distruggeva mai l’illusione artistica. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata
Read More »Loïe Fuller: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita
Trasformò il corpo in pura forma: Nelle sue danze il corpo quasi scompariva: grazie a lunghissimi veli di seta mossi con bacchette nascoste, Fuller creava figure astratte come fiori, fiamme o farfalle, rompendo con la danza narrativa tradizionale. Fu una pioniera dell’illuminazione teatrale: Sperimentò luci colorate, riflettori mobili e proiezioni, arrivando a brevettare sistemi di illuminazione scenica. Il suo lavoro anticipò l’uso creativo della luce nel teatro e nel cinema. Collaborò con scienza e tecnologia: Era affascinata dalla scienza e frequentò ambienti scientifici d’avanguardia: collaborò anche con Marie Curie, interessandosi agli effetti luminosi di sostanze fosforescenti e radioattive (all’epoca non ancora considerate pericolose). In America non fu capita, in Europa idolatrata: Negli Stati Uniti il suo stile fu giudicato troppo sperimentale; in Francia invece divenne un mito della Belle Époque, celebrata da artisti come Toulouse-Lautrec e Stéphane Mallarmé. Simbolo di emancipazione femminile e queer: Loïe Fuller fu una donna indipendente, imprenditrice di se stessa, con una compagnia composta quasi solo da donne e relazioni affettive femminili. Oggi è considerata una figura chiave della storia queer e femminista delle arti performative. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata
Read More »Ricordando Carla Fracci nello sceneggiato RAI “Verdi”
C’è uno sceneggiato RAI che, più di altri, sembra appartenere a una stagione irripetibile della televisione italiana: Verdi, trasmesso nel 1982, racconto in quattro puntate della vita di Giuseppe Verdi, della sua musica e del suo tempo. Un’opera televisiva ambiziosa, colta, popolare nel senso più alto del termine. Ma se oggi lo si ricorda con un’emozione particolare, è anche – e forse soprattutto – per la presenza luminosa e inattesa di Carla Fracci, chiamata a incarnare Giuseppina Strepponi, la donna che fu compagna, musa e destino del compositore. Carla Fracci arrivava da un altro mondo: quello del balletto assoluto, del rigore classico, del silenzio carico di senso che precede ogni passo. Eppure, davanti alla macchina da presa, non portò con sé soltanto la fama della più grande étoile italiana, ma una qualità rarissima: la capacità di abitare un personaggio senza mai sovrastarlo. La sua Strepponi non è un’icona né un’ombra: è una donna viva, vulnerabile, intensa, trattenuta. Nel racconto televisivo, Giuseppina Strepponi è spesso osservata attraverso gli occhi di Verdi e del mondo che la giudica. Ex cantante lirica, segnata da una carriera precoce e da una salute fragile, donna “scomoda” in un’Italia ancora profondamente moralista, Strepponi porta con sé ...
Read More »Ana Laguna: un’arte viva che continua a ispirare
Nel vasto panorama della danza contemporanea e del balletto del XX secolo, il nome di Ana Laguna brilla con una luce particolare. Non solo per il suo talento straordinario, ma per la sua capacità unica di fondere emozione, tecnica e umanità in ogni movimento. Nata a Zaragoza, in Spagna, nel 1954, Laguna è diventata una delle ballerine più influenti del suo tempo, lasciando un’impronta indelebile nella storia della danza, in particolare in Svezia, dove ha trascorso la maggior parte della sua carriera. Ana Laguna iniziò la sua formazione di danza a Madrid, dove mostrò fin da giovanissima una naturale predisposizione per il movimento e l’espressione corporea. Tuttavia, fu il trasferimento in Svezia a cambiare il corso della sua vita e della sua carriera. Entrò a far parte del Cullberg Ballet, una compagnia allora diretta dalla pioniera della danza moderna Birgit Cullberg, che riconobbe subito in Laguna una presenza scenica eccezionale e una versatilità rara. Il momento di svolta nella carriera di Ana Laguna arrivò con l’incontro con il coreografo Mats Ek, figlio di Birgit Cullberg. Ek, noto per il suo stile innovativo, drammatico e profondamente teatrale, trovò in Laguna l’interprete ideale per le sue creazioni più audaci. La loro collaborazione ...
Read More »Bianca Gallizia: la custode del balletto italiano tra palco e scuola
Tra le grandi protagoniste della danza italiana del Novecento, Bianca Gallizia si distingue non solo come stella del palcoscenico, ma soprattutto come artefice instancabile della rinascita e della formazione del balletto nel nostro paese. Nata a Milano nel 1902, Bianca si formò nella prestigiosa Accademia della Scala, dove assorbì i principi tecnici e artistici di maestri come Enrico Cecchetti, nome leggendario della danza classica. Fu proprio questa solida base a permetterle di muovere i primi passi da prima ballerina nei teatri più importanti d’Italia, da Napoli a Venezia, da Genova a Palermo, senza dimenticare le esperienze internazionali che ne arricchirono il percorso. Ma Bianca Gallizia non si limitò a brillare sotto i riflettori. Negli anni difficili della guerra, quando il mondo della danza in Italia attraversava una fase di crisi, fu chiamata a un compito di grande responsabilità: ricostruire il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, un simbolo della tradizione coreutica italiana. Ancora più importante fu la sua opera di riapertura della storica Scuola di Ballo del San Carlo, soppressa da più di un secolo. Con passione e rigore, Bianca mise in piedi un istituto che tornò a formare generazioni di ballerini, fondendo la tecnica classica Cecchetti ...
Read More »La metamorfosi di una grandiosa ballerina: Diana Vishneva
Diana Vishneva è una delle ballerine più celebrate del nostro tempo, un’icona del balletto classico e contemporaneo che ha lasciato un’impronta indelebile nei teatri più prestigiosi del mondo. Nata a San Pietroburgo nel 1976, Diana è stata una delle allieve più brillanti dell’Accademia Vaganova, la stessa scuola che ha formato leggende come Anna Pavlova e Rudolf Nureyev. È entrata a far parte del Mariinsky Ballet (Kirov Ballet) nel 1995 e, in breve tempo, ne è diventata prima ballerina. Successivamente ha danzato anche come principal dancer per l’American Ballet Theatre (ABT) di New York. Poliglotta della danza Nonostante le sue radici classiche, Vishneva ha sempre cercato nuove strade espressive. Ha lavorato con coreografi contemporanei come Mats Ek e Ohad Naharin, dimostrando una straordinaria versatilità. “Beauty and Power” Diana è nota non solo per la sua tecnica impeccabile, ma anche per una presenza scenica magnetica. I critici spesso parlano di lei come di una perfetta fusione tra bellezza e forza, controllo e passione. Ha ispirato stilisti e artisti Il suo stile e la sua grazia hanno attratto l’attenzione del mondo della moda. È stata musa per fotografi come Patrick Demarchelier e ha posato per varie campagne di alta moda. Fondatrice e mecenate ...
Read More »Anniversario della nascita di Bronislava Nijinska, straordinaria artista
Nelle intricate pieghe della storia della danza del Novecento, il nome di Bronislava Nijinska è spesso percepito all’ombra – luminosa, ingombrante, tragica – di quello del fratello, Vaslav Nijinsky. Tuttavia, uno sguardo attento e consapevole rivela come la figura di Bronislava emerga con una forza autonoma e inconfondibile, capace di incidere profondamente sulla traiettoria evolutiva dell’arte coreutica contemporanea. La sua importanza non si limita al ruolo di sorella o di interprete: essa costituisce l’esempio di un’artista completa, di una mente creativa che seppe incarnare una delle più rilevanti transizioni nella storia della danza, dalla grazia idealizzata e simmetrica del balletto classico alla tensione strutturata e concettualmente avanzata della danza moderna. Nata a Minsk l’8 gennaio 1891, in una Russia ancora zarista ma già segnata da fermenti e contraddizioni che avrebbero preannunciato il crollo dell’impero, Bronislava crebbe in un contesto familiare in cui l’arte non era semplice ornamento, ma vera e propria forma di sopravvivenza. Figlia di ballerini itineranti, fu immersa fin dall’infanzia in un mondo dove la disciplina della danza non era concessione, bensì linguaggio primario, strumento di educazione del corpo e della mente. A soli cinque anni, la sua straordinaria predisposizione fu riconosciuta con l’ammissione alla Scuola Imperiale di ...
Read More »Galina Ulanova: Icona del Balletto Russo e Universale
Galina Pavlovna Ulanova (1910-1998) occupa un posto di rilievo nella storia del balletto mondiale, incarnando una fusione rara di virtuosismo tecnico, profondità emotiva e raffinata musicalità. Nata a Pietrogrado, oggi San Pietroburgo, Ulanova fu figlia d’arte: il padre era cantante d’opera e la madre ballerina. Questa precoce immersione in un ambiente artistico fece sì che la sua vocazione fosse nutrita fin dall’infanzia da un contesto familiare in cui disciplina e sensibilità estetica coesistevano in armonia. Ulanova studiò alla celebre Accademia Vaganova, allora nota come Scuola Imperiale di Balletto, sotto la guida di Agrippina Vaganova, figura che rivoluzionò la pedagogia classica russa. La sua formazione fu caratterizzata da un rigoroso allenamento tecnico, ma ciò che la distingueva era la capacità di trasformare ogni gesto in espressione emotiva. Al suo debutto sul palco del Kirov (oggi Teatro Mariinskij) a soli diciotto anni, Ulanova mostrò immediatamente quella fusione di precisione e lirismo che sarebbe divenuta il tratto distintivo della sua arte. L’arte di Ulanova si distingueva per un equilibrio straordinario tra tecnica e interpretazione. A differenza di molti ballerini del suo tempo, la sua virtuosità non era fine a se stessa: ogni salto, ogni arabesque, ogni port de bras sembrava veicolare una narrativa ...
Read More »Michaela DePrince: nascere nella luce, danzare contro ogni destino
Nel giorno dell’anniversario della sua nascita ricordiamo Michaela DePrince (Sierra Leone, 6 gennaio 1995 – 13 settembre 2024). Oggi non è solo un giorno di memoria, ma di profonda gratitudine per una vita che, pur segnata da dolore e ingiustizia, si è trasformata in bellezza, forza e ispirazione. Nata con il nome di Mabinty Bangura, Michaela crebbe orfana in Sierra Leone dopo essere stata condotta da uno zio in un orfanotrofio durante la guerra civile. In quegli anni durissimi conobbe la fame, i maltrattamenti e l’emarginazione: a causa della vitiligine veniva derisa e chiamata “figlia del diavolo”. Dopo il bombardamento dell’orfanotrofio riuscì a fuggire in un campo profughi. Nel 1999, a soli quattro anni, fu adottata insieme a un’altra bambina da una coppia di Cherry Hill, nel New Jersey, e portata negli Stati Uniti. Lì iniziò una nuova vita. A ispirarla fu una semplice immagine: la copertina di una rivista di danza che aveva trovato e custodito gelosamente in Sierra Leone. Da quel sogno nacque la determinazione che la portò a formarsi come ballerina classica negli Stati Uniti, partecipando anche allo Youth America Grand Prix. Studiò alla Rock School for Dance Education di Filadelfia, affiancando alla rigorosa formazione artistica gli ...
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Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore