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“Dalla parte del cuore”: intervista a Marcello Sacchetta 

Artista poliedrico a tutto tondo, Marcello Sacchetta è ballerino, coreografo, conduttore, direttore artistico e co-fondatore della casa di produzione Oia Media. Con oltre 20 anni di carriera nel mondo dello spettacolo, ha unito talento, visione e versatilità. In teatro firma la direzione creativa dei più celebri spettacoli italiani come Il principe abusivo di Alessandro Siani, Italiano di Napoli, La Fabbrica dei Sogni di Sal Da Vinci, Mare fuori il musical. Ha partecipato a grandi eventi come i Brit Awards, gli MTV Music Awards, X-Factor e Amici di Maria De Filippi, imponendosi anche come volto televisivo. Con Mara Maionchi è co-conduttore e direttore artistico del programma di successo Nudi per la vita in onda su Rai 2. Come direttore artistico ha curato la direzione di live show per artisti come Rocco Hunt, Mr. Rain e The Kolors, realizzando performance ad alto impatto scenico e mediatico. Con la sua casa di produzione Oia Media è ideatore e voce di In Camerino, il nuovo podcast che porta gli ascoltatori dietro le quinte del mondo dello spettacolo, tra confessioni intime, percorsi artistici e storie mai raccontate dei protagonisti della scena, che ha visto ospiti quali Stefano De Martino, Alessandra Celentano, Giulia Stabile, Maria Esposito e molti altri.

La tua energia è diventata una firma riconoscibile, anche sul web. Quanto è costruita e quanto invece nasce da un’urgenza autentica?
Credo che l’energia sia una vera e propria autenticità che non puoi costruire. È qualcosa che ti caratterizza e sono felice che questa arrivi a tutti.

Nel tuo lavoro di coreografo, cosa viene prima: la musica, il corpo o l’emozione che vuoi generare?
Sicuramente l’emozione, parto sempre da lì, il resto sono gli ingredienti del mio lavoro.

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la danza non sarebbe stata solo performance, ma anche direzione artistica e visione globale?
Sì, durante le prime stagioni di X-Factor, in cui ero co-coreografo al fianco del direttore artistico Luca Tommassini. È stata un’esperienza fondamentale: mi ha insegnato moltissimo. Devo tanto a lui, soprattutto per la fiducia e le responsabilità che mi ha dato mentre lavoravamo insieme.

Come definiresti oggi il tuo linguaggio coreografico, dopo anni di contaminazioni tra pop, teatro e televisione?
È un linguaggio poco stereotipato ed emotivo, cerco la verità nel movimento.

I social hanno cambiato radicalmente il modo di comunicare la danza. Secondo te, cosa si guadagna e cosa si rischia in questa esposizione costante?
Questo è un tasto delicato. Trovo sensato condividere opere interessanti per mostrare un lavoro di cui essere fiero, ormai il web è un manifesto che sponsorizza il proprio lavoro. L’importante che non diventi un progetto esclusivamente web! Non si campa di soli like. Sono contrario ovviamente a tutto quello che è superficiale.

Con oltre 600 mila follower, senti una responsabilità nel modo in cui racconti il corpo, il movimento e il successo?
Diciamo che condivido quello che ho voglia di condividere. Di base sono una persona responsabile per cui non mi faccio troppi problemi nei confronti della gente che mi segue. Se mi seguono è perché trovano qualcosa di interessante in me. La viralità spesso semplifica.

Come si mantiene profondità artistica in un linguaggio che vive di pochi secondi?
La risposta la trovo nella domanda. Se hai una profondità artistica la potresti anche leggere in pochi secondi, chiaro è che la differenza non si fa attraverso uno schermo.

Lavorare con artisti come Justin Bieber o Pharrell Williams: quanto cambia il tuo approccio creativo rispetto a una produzione italiana?
Tantissimo! All’estero ho imparato davvero molto. C’è un rispetto e un’attenzione quasi maniacale nei confronti degli artisti: eravamo coccolati dalle produzioni e dagli stessi performer. Ricordo, ad esempio, che Justin voleva che partecipassimo ai suoi after party dopo le performance: sono piccoli gesti che ti fanno sentire speciale e parte di una famiglia. Oggi cerco di fare lo stesso con le persone con cui lavoro. Anche quando collaboro con le nostre star italiane, mi impegno a creare un ambiente professionale ma allo stesso tempo familiare, in cui tutti possano sentirsi valorizzati. Perché, in fondo, lo sono davvero.

C’è un artista internazionale che ti ha insegnato qualcosa di decisivo sul rapporto tra spettacolo e identità?
Beh, durante il tour con Will.I.Am abbiamo collaborato con la sua coreografa, Fatima Robinson, che ha svolto un grande lavoro nel preservare e valorizzare l’identità artistica di Will.I.Am senza mai tradirla. È un insegnamento che porto sempre con me e che oggi applico anche ai miei progetti.

Dalla parte del cuore è uno spettacolo che vive di emozione autentica. Come hai tradotto l’anima di Sal Da Vinci in una visione scenica coerente?
La sceneggiatura è uno strumento importante che ti dà la possibilità di spaziare anche su temi coreografici. Non sempre racconto il brano, cerco un equilibrio tra la storia dello spettacolo e l’emozione di Sal per contestualizzare la messa in scena.

Da direttore artistico, qual è stata la sfida più complessa nel costruire uno spettacolo sempre sold out come questo?
Decisamente il tempo. Insieme a mio fratello Mommo abbiamo creato tanto in poco tempo.

Napoli è una città con un immaginario fortissimo. Quanto ha influenzato le tue scelte artistiche?
Tantissimo. Se non fossi stato napoletano non ero qui, ne sono certo. Scavo sempre nelle mie radici per trovare ispirazioni.

Cosa significa per te “stare dalla parte del cuore” quando dirigi uno spettacolo?
Sono sempre dalla parte del cuore. Quando realizzo spettacoli per gli artisti che si affidano a me li realizzo come se dovessi performare io, cercando di sorprendere gli artisti che mi hanno scelto.

Sanremo è un rituale collettivo, non solo uno show. Come si lavora coreograficamente per un palco così simbolico?
Con grande responsabilità e attenzione ai dettagli. È fondamentale mettere l’artista a proprio agio durante una performance e farlo sentire sicuro e pienamente in sintonia con la scena.

Seguire Sal Da Vinci a Sanremo 2026, che lo ha visto trionfare, è stata una continuità o una trasformazione rispetto allo spettacolo teatrale?
Beh rispetto agli spettacoli teatrali Sal quest’anno si è esibito da solo, ma attraverso la coreografia che abbiamo realizzato per lui usando ciò che ci rende unici al mondo ovvero la gestualità siamo riusciti a far ballare tutta l’Italia! È davvero incredibile e onestamente non me l’aspettavo!

Secondo te, l’arte della coreografia a Sanremo è ancora sottovalutata come elemento narrativo?
Un po’ sì, anche se oggi sono sempre di più gli artisti che cercano un’integrazione con i danzatori: credo però che si possa fare ancora molto di più. A volte noto che la coreografia viene trattata come un semplice accessorio, anziché come un vero elemento narrativo. Questo, però, dipende anche da una mancata alchimia tra regia e disegno luci.

Essere direttore artistico significa anche prendere decisioni difficili. Che tipo di leader sei in sala prove?
Assolutamente sì, bisogna essere risolutivi e pragmatici, non è sempre semplice dirigere e allineare tanti reparti. In sala prove sono un motivatore, cerco il massimo e mai il risparmio. Sono sicuramente esigente ma trovo sempre lo spazio per il divertimento.

Cosa cerchi nei danzatori e nei collaboratori, oltre alla tecnica?
Nei danzatori la qualità, personalità e versatilità. Nei collaboratori la complicità e capacità di trovare già soluzioni ad eventuali problemi.

Guardando avanti: c’è un progetto che senti di non aver ancora realizzato, ma che rappresenta il “prossimo passo”?
Lo sto realizzando. Abbiamo aperto uno studio di produzione con mio fratello Mommo e Sergio Catapano. Si chiama Oia Media e oltre a produrre il videoclip ufficiale del brano vincitore a Sanremo Per sempre sì di Sal Da Vinci, stiamo producendo programmi televisivi per il gruppo Discovery, podcast tra cui il mio In Camerino, format digitali ed eventi. Lo studio sito a Milano in corso San Gottardo 19 è un Hub creativo multifunzionale, con studio fotografico, sala prove e sala podcast. Passatemi a trovare!

Se dovessi parlare al Marcello degli inizi, cosa gli diresti oggi sul successo e sul tempo?
Il successo arriva non quando lo cerchi ma se lo meriti. Il tempo è lo strumento da sfruttare al meglio, non sprecarlo!

Michele Olivieri

Foto di Maurizio Pighizzini

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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