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“Danza chi, come e perché” – La posta di Anna Maria Prina

La posta di Anna Maria Prina

Cara Signora Prina,

Sono una Sua ammiratrice da anni e sarei curiosa di chiederLe se, dopo tutti questi anni dedicati alla danza, ha un progetto artistico in cui desidera investire per il futuro, per il bene della danza o per qualsiasi  altra forma d’arte.

(Gianna da Treviso)

Cara Gianna, la mia passione per la Danza si è dilatata negli anni e nuovi orizzonti, nuove forme di espressione hanno catturato la mia attenzione. Non ho un progetto  particolare se non quello, molto ampio, di continuare a diffondere la Danza nelle sue molteplici forme e sostenere, anche tramite i miei ex allievi, la danza classico- accademica per non farne dimenticare le origini e la tradizione. L’attività che svolgo a sostegno e per lo sviluppo dei giovani avviene con lezioni di danza classica, body conditioning, lezioni teoriche e pratiche di addestramento e perfezionamento per Insegnanti, lezioni-conferenze sulla Storia del balletto in Italia e all’estero. In questo modo spero di “contagiare” gli appassionati e i professionisti della danza, affinché continuino a dedicarsi con grande impegno alla divulgazione di questa sublime arte.

Cara signora Prina,

Sono un attore da circa quindici anni e sono curioso di chiedere ad un personaggio di spicco della danza come Lei se le è mai accaduto di ritrovarsi in scena davanti a tantissima gente e provare emozioni così forti riguardo al ruolo interpretato da sentirsi male emotivamente. Se le è mai successo, quali sono state le Sue  reazioni?

(Flavio da Firenze)

Caro Flavio, spero di non deluderla se le dico che sono sempre riuscita e riesco tuttora a controllare le emozioni  in scena. Inoltre, come ho avuto modo di spiegare da queste pagine, ritengo che l’interpretazione di un personaggio debba essere un fatto più intellettuale e culturale che emotivo. Gli artisti devono emozionare e “commuovere” il pubblico, non loro stessi. Tuttavia ci possono essere momenti più coinvolgenti in cui ci si lascia andare un po’. Questo mi è capitato nel Dicembre 2014 durante lo spettacolo Madame ho portato in scena al Teatro Due di Parma: avevo un duo con un danzatore contemporaneo che rappresentava il mio alter ego, il mio salvatore, padre, figlio e mi è capitato un paio di volte di chiudere gli occhi. Ma subito mi sono ripresa, richiamandomi alla realtà. Non dimentichiamo che la concentrazione in scena è elemento essenziale per performare al meglio.

Cara signora Prina,

Le volevo chiedere quanto è importante per un danzatore approfondire lo studio della musica, in particolare dal punto di vista tecnico, cercando di essere a conoscenza della suddivisione matematica del fraseggio. Quanto conta in questa carriera una conoscenza davvero specialistica in senso musicale?

(Carlo da Roma)

Caro Carlo, ritengo che la buona conoscenza dei tempi e delle suddivisioni musicali sia veramente fondamentale per i danzatori. Non è necessario diventare musicisti, ma lo studio di nozioni basilari della musica è indispensabile per dare il giusto ritmo ad ogni singolo passo e per interpretare un pezzo. Sia il ballerino sia il coreografo devono conoscere la metrica musicale per tendere ad un’esecuzione precisa con ritmi e pause calibrati. Allo stesso modo è obbligatorio per un insegnante di danza avere una cultura musicale di base per poter costruire la lezione con brani adatti ai vari passi, suddividendo le battute e i tempi in modo matematico. Attualmente purtroppo noto che l’aspetto musicale durante le lezioni di danza è alquanto trascurato; alcuni maestri usano musiche registrate con tempi e fraseggi che non corrispondono agli esercizi in programma e questo non aiuta a formare l’ “orecchio musicale”, né a “danzare in musica”.

La posta di Anna Maria Prina

Scrivete a redazione@giornaledelladanza.com

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