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Home / Attualità / “È dura lavorare con persone a digiuno di danza. È una sfida, ma dà grande soddisfazione.” Ida Pezzotti ci racconta cosa accade dietro le quinte del Gran Ballo della Venaria Reale.

“È dura lavorare con persone a digiuno di danza. È una sfida, ma dà grande soddisfazione.” Ida Pezzotti ci racconta cosa accade dietro le quinte del Gran Ballo della Venaria Reale.

GranBallodellaVenariaReale

 

Sabato 16 novembre 2013 si è tenuto il Gran Ballo delle Debuttanti alla Reggia di Venaria Reale, cerimonia conclusiva del più vasto evento benefico “Vienna sul Lago”. 30 ragazze provenienti da tutta Italia e altrettanti ragazzi, allievi della Accademia Navale di Livorno, hanno danzato accompagnati dall’Orchestra Mozart di Torino nello splendido scenario della Galleria Grande. Il giornaledelladanza.com ha intervistato per voi la coreografa ufficiale dell’evento e ballerina di fama internazionale, Ida Pezzotti, per svelare i retroscena di questa serata da sogno.

Il Gran Ballo della Venaria Reale è giunto alla sua XIX edizione. Cosa vuol dire organizzare ogni anno un evento di tale portata?

Vuol dire una grande emozione. Faccio parte dell’organizzazione da tredici anni, è una manifestazione che ormai ha uno spessore a livello internazionale, per cui è una grande responsabilità. Non è più limitata unicamente ad un ambito locale. Se così fosse, lavorerei sempre con la stessa metodologia ed integrità però, quando si sa di avere a che fare con manifestazioni di questa portata, è chiaro che è una grande emozione anche per noi, per tutto lo staff. Sei cosciente che la buona riuscita dell’evento dipende in gran parte anche da te.

Come si struttura la Serata di Gala?

Tra le 19.30 e le 20.00 entra il pubblico, invitato subito dopo a visitare la Reggia. Alle 20.30 inizia il Ballo d’apertura che prosegue per una trentina di minuti. Dopodiché gli invitati vengono guidati nel Salone per la cena, a cui seguono, nella Sala Grande, le danze rivolte al pubblico.

Lei ha preparato i ragazzi e le ragazze per il Gran Ballo di apertura. Quanto tempo richiede la loro preparazione?

Per i ragazzi, gli aspiranti Guardia Marina, quattro giorni di preparazione. Per le ragazze, invece, sette giorni.

Quale tipo di preparazione è necessaria per la serata? Quali sono le danze richieste durante il Ballo?

Noi abbiamo scelto sette brani, di cui un valzer introduttivo per la loro presentazione, una contraddanza, un minuetto, una mazurka, una polka, una marcia ed un valzer finale. Tutto questo rivolto ad allievi che sono a digiuno di danza, per cui è chiaro che il mio compito si complica. Sono circa 8-10 ore al giorno di prove, non meno di 8 ore assolutamente. Io rispetto rigorosamente le regole dei passi di danza storici, delle danze di palazzo, senza dimenticare che lavoro con alunni a digiuno di tutto ciò che riguarda la danza. Mi devo concentrare sul rispettare i passi, come è corretto, sul fatto che i ragazzi non sanno molto o quasi niente di danza e, ovviamente, sull’effetto e il risultato finali. Far quadrare il tutto non è molto semplice: è giusto che io rispetti la coreografia originale, per cui non premo sulla velocità tecnica, ma magari rallento alcune sequenze per concentrarmi sulla qualità dell’esecuzione.

I brani musicali sono eseguiti dall’Orchestra Mozart di Torino, pertanto i ragazzi ballano, come da tradizione, su un accompagnamento dal vivo, il che può essere più semplice o più difficoltoso.

Generalmente è più difficile, per il semplice fatto che noi lavoriamo tutta la settimana con un cd e poi ci ritroviamo a lavorare con un’orchestra dal vivo. È chiaro che la differenza c’è. Però noi proviamo tanto per cui risolviamo tutti i problemi.

I ragazzi quindi non hanno mai l’occasione di provare con l’Orchestra?

Solo il pomeriggio del Ballo, mediamente due o tre prove.

Per quanto riguarda la preparazione, come si sono comportati i ragazzi e le ragazze? Qual è stato il loro approccio all’insegnamento?

Si sono comportati benissimo. I ragazzi in realtà sono serissimi e pronti ad affrontare una nuova esperienza. La mia impressione è che tutti arrivino pensando che sia un pochino più semplice, invece poi si trovano di fronte alla difficoltà reale. Il nostro Ballo è davvero complesso, sono circa ventinove-trenta minuti proprio di ballo: se la musica suona una contraddanza, ballano una contraddanza, se è un minuetto, ballano un minuetto, esattamente come si intende dal punto di vista storico. Una mazurka, una polka, una marcia… Immaginate cosa vuol dire per sessanta persone, che non sanno nulla di danza, imparare tutto in quattro o sette giorni. Io imposto la coreografia come se fosse un balletto, uno spettacolo di repertorio, e per fortuna per dodici anni ci sono riuscita. È dura, ma ce l’abbiamo sempre fatta.

Con ottimi risultati, aggiungo. Il Gran Ballo è infatti legato alla tradizione, alla nostra storia. Tuttavia la società si è irrimediabilmente modificata e attualmente un evento del genere non ha più il peso di una volta. Secondo lei, quale significato acquista oggi il Gran Ballo delle Debuttanti? Trattandosi di un evento di solidarietà, quale valore trasmette agli occhi delle nuove generazioni?

Lo ha appena detto lei: la solidarietà. La società è ovviamente cambiata, ma se si fa conto che da diciannove anni abbiamo una marea di richieste da parte delle ragazze per partecipare al Gran Ballo, vuol dire che poi non si è persa così tanto questa tradizione. Io non credo. Il Gran Ballo esiste da diciannove anni e con tantissime richieste. E poi alla base c’è lo scopo benefico che distingue il tutto. È una serata da non perdere, chiunque dovrebbe venire di persona a vedere com’è.

Data la mole di richieste, deduco che vi sia una selezione davvero ardua nello scegliere la rosa delle debuttanti.

Le ragazze vengono scelte a livello nazionale in base alla tipologia della loro lettera, alle motivazioni per cui vorrebbero partecipare al Ballo. Ovviamente arrivano le più motivate, provengono da ogni regione d’Italia. Io sono felice del risultato di ogni anno. È dura, è veramente durissima. Lavorare con persone che non sanno nulla di danza non è la stessa cosa che lavorare con ballerini professionisti. Per me, come per i ragazzi, è un lavoro duro poiché non bisogna dimenticare che l’obiettivo finale deve essere un risultato di ottima qualità. Preparare sessanta persone che prendi da zero a livello tecnico e che arrivano a fare nell’arco di una settimana quello che si è visto sabato sera, per me è un grande risultato. È una grande sfida, ma anche una grande soddisfazione!

 

                                                                     Laura De Martino

                                                                Foto: Francesco Ragni

                                                           www.giornaledelladanza.com

 

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