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Stoffa per la Danza: Il ‘700: la rivoluzione nel costume

Il secolo dei Lumi costituisce nella storia del costume un periodo di completa rivoluzione e segna un enorme distacco dai secoli precedenti.
Con l’avvento dell’Illuminismo la danza comincia ad espandersi un po’ dovunque,spostandosi dalle corti nei luoghi di ritrovo pubblici.
Al di là di questo radicale cambiamento, che pure rappresenta un’evoluzione di notevole importanza, ciò che per noi è interessante sottolineare è la “rivoluzione” nell’ambito del costume.
Nel ‘600 e in parte ancora nel ‘700 i ballerini,uomini e donne che fossero,indossavano maschere,parrucche,scarpe col tacco e vesti poco pratiche e del tutto inadatte alla libertà di movimento.
Le donne in particolare erano vincolate da bustini con stecche,corpetti, gonne lunghe e sopragonne,sorrette da pesanti paniers; gli uomini erano poco più liberi, costretti in rendigotes,appesantiti da passamanerie e ricami, con falde ai fianchi, irrobustiti da stecche di balena. La dimensione notevole dei costumi, oltre ad ostacolare la naturale movenza del ballerino, non consentiva di danzare insieme e, pertanto, il balletto si svolgeva a distanza obbligata.
Il teorico per antonomasia di un’impellente necessità di rendere più comodi e adatti i costumi è Jean George Noverre, il quale, non solo asserisce che il balletto deve ritrarre le passioni, i costumi e gli usi del popolo, ma si batte per l’abolizione degli scomodi e pretenziosi abiti.
Grazie all’intervento di Noverre,inoltre, l’uso di maschere, che riprendendo una sua citazione “ soffocano gli affetti dell’anima”, viene represso nel 1772.
A mettere in atto ciò che Noverre aveva teorizzato sono le due più grandi ballerine francesi dell’epoca: Marie Camargo e Marie Salle , le quali iniziano a semplificare il vestiario: la prima sceglie le scarpe senza tacco,accorcia le gonne e abbandona le maschere, la seconda fa indossare al suo compagno di danza tuniche greche al posto di ingombranti costumi.
Alla fine del secolo il balletto si evolve ulteriormente e di fatto l’odierno tutù è una semplificazione estrema del normale abito di fine ‘700, di cui mantiene in parte la foggia: corpetto aderente con vita alla linea naturale o con vita a “V”, ampio scollo con spalle scoperte, seno in evidenza, ampia gonna arricciata, vaporosa e a più strati, che arriva alla caviglia o poco sopra.

Questo aspetto resta, pur semplificata dato il passare degli anni e il cambiamento di gusti e abitudini,nel tutù romantico.
Un mutamento di tal genere non coinvolge la tradizione teatrale, in cui alla necessaria riduzione al minimo dell’apparato scenografico (dovuta all’esigenza delle compagnie di attori di spostarsi continuamente) fa da contraltare una maggiore sontuosità del vestiario, che era quanto di più prezioso possedesse la compagnia. Tutto ciò era motivato dalla concezione secondo la quale l’abito non fosse solo simbolo di lusso e sfarzosità bensì espressione dello spirito del tempo.

Concludendo il costume di danza si differenzia in maniera piuttosto netta da quello del teatro per motivi pratici; se è vero che, secondo un aforisma di Mata Hari, la “danza è una poesia in cui ogni movimento è parola”, per le ballerine del ‘700 il movimento è sinonimo di libera espressione e,perciò, svincolato da qualsiasi impedimento fisico e morale.

Giuseppe Tramontano

 

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