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La femminilità sdoppiata nell’illusione del balletto romantico

Il balletto romantico non nasce come semplice trasformazione stilistica all’interno della storia della danza, ma come fenomeno intimamente legato alla riorganizzazione politica, sociale e tecnologica dell’Europa post-rivoluzionaria. Ridurlo a un repertorio di immagini — la ballerina in bianco, le punte, la foresta notturna — significa isolarlo dal sistema di forze che ne ha reso possibile l’emergere. Per comprenderne la portata occorre collocarlo dentro la Parigi degli anni Trenta dell’Ottocento, in quel momento in cui la città diventa simultaneamente capitale finanziaria, laboratorio industriale e centro simbolico della modernità europea. Dopo il 1830, con l’ascesa al trono di Luigi Filippo d’Orléans, la Francia entra in una fase che la storiografia ha definito monarchia borghese. Non è soltanto un mutamento dinastico: è la consacrazione politica di una classe sociale che aveva già conquistato un ruolo determinante nell’economia. Questa borghesia urbana, alfabetizzata, imprenditoriale, attenta alle dinamiche del mercato e della rispettabilità sociale, costruisce nuovi spazi di visibilità e di autorappresentazione. Il teatro, e in particolare l’Académie Royale de Musique, diventa uno di questi spazi privilegiati. L’Opéra parigina non è un semplice luogo di spettacolo. È un’istituzione ibrida, sostenuta dallo Stato ma costretta a confrontarsi con la logica del profitto, regolata da gerarchie interne rigide, ...

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Il balletto classico racconta l’eterno paradosso dell’amore

Nel grande tempio del balletto classico, dove la musica si fa respiro e il gesto diventa destino, le coppie leggendarie non sono soltanto amanti: sono archetipi. Figure speculari che incarnano luce e ombra, carne e spirito, istinto e redenzione. Ogni passo a due è un dialogo cosmico, un’ellisse tracciata nell’aria che unisce il visibile all’invisibile. Tra tutte, Odette e Siegfried – anime eterne de Il lago dei cigni – danzano il dramma dell’illusione e della fedeltà. Lei, cigno bianco, è la purezza imprigionata, la luna riflessa sull’acqua scura del sortilegio; lui, principe inquieto, è l’uomo diviso tra l’apparenza e la verità. Nel loro adagio il tempo si sospende: le braccia di Odette sono ali e preghiera, promessa e addio. Il loro amore non redime il mondo, ma lo rivela nella sua fragilità. Speculare e ingannevole è la fiamma che arde tra Kitri e Basilio in Don Chisciotte. Qui l’amore è terra rossa e sole verticale, è ventaglio che si apre come un segreto svelato. I loro fouettés e i salti brillano come lame di luce: non c’è tragedia, ma trionfo; non incantesimo, ma astuzia e vitalità. Sono l’eros che ride, l’arguzia popolare che vince sull’autorità, la celebrazione del corpo come ...

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L’estetica a confronto nei balletti “Giselle” e “La Sylphide”

La comparazione tra i due titoli non può limitarsi all’individuazione di analogie superficiali – la presenza del soprannaturale, la centralità della ballerina, la struttura bipartita – perché ciò che realmente distingue e insieme collega le due opere è il modo in cui ciascuna articola il rapporto tra desiderio, ordine sociale e trascendenza. Se La Sylphide inaugura il paradigma romantico, Giselle lo interiorizza e lo rende drammaturgicamente più complesso, trasformando l’estetica dell’etereo in una riflessione sulla colpa e sulla memoria. Nel balletto del 1832, concepito da Filippo Taglioni per Marie Taglioni, il conflitto nasce dal desiderio maschile di evasione. James abbandona la promessa sposa per inseguire una creatura dell’aria; la sua aspirazione non è sociale ma metafisica. La silfide rappresenta l’ideale irraggiungibile, l’attrazione verso ciò che sfugge alla stabilità del matrimonio e della vita domestica. L’errore di James consiste nell’incapacità di accettare il limite: egli vuole possedere l’inappropriabile. La morte della silfide – provocata dall’oggetto magico che egli stesso utilizza – sancisce l’impossibilità di trattenere l’assoluto. La tragedia è inscritta nella sproporzione tra umano e soprannaturale. In Giselle, invece, il conflitto non si fonda sull’attrazione verso un essere ultraterreno, ma sull’inganno interno all’ordine sociale. Albrecht non desidera un’alterità metafisica; desidera un ...

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Ekaterina Maximova: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Era soprannominata “Madame Niet”: Maximova era famosa per il suo perfezionismo. Durante le prove non esitava a dire “no” a coreografi o maestri se sentiva che un movimento non rispettava la musica o il personaggio. Questo le valse il soprannome affettuoso (ma significativo) di “Madame Niet”. Coppia artistica (e nella vita) con Vladimir Vasiliev: Fu partner storica – sul palco e nella vita privata – del celebre danzatore Vladimir Vasiliev. I due si sposarono nel 1961 e formarono una delle coppie più iconiche del balletto sovietico, paragonata spesso a Fonteyn e Nureyev per chimica e intensità scenica. Una Giselle leggendaria: La sua interpretazione di Giselle è considerata una delle più poetiche e tecnicamente raffinate del Novecento. Era celebre per la leggerezza quasi irreale nel secondo atto e per la profondità drammatica nel primo, unendo tecnica cristallina ed espressività intensa. Superò un grave infortunio alla colonna vertebrale: Negli anni ’70 subì un serio problema alla schiena che rischiò di interrompere la sua carriera. Con una disciplina ferrea e una lunga riabilitazione, riuscì a tornare sul palco ai massimi livelli, dimostrando una straordinaria forza. Non solo classico, talento drammatico e versatilità: Sebbene fosse una grande interprete del repertorio classico (Il lago dei ...

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Il danzatore del Ballet du Capitole, Roberto Calabrese “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Ho iniziato a danzare a quattro anni, entrando molto presto nel mondo artistico. A sedici anni ho preso il mio primo volo per proseguire gli studi all’Hamburg Ballett di John Neumeier: lì ho compreso davvero il funzionamento del mio lavoro e dell’arte del balletto. Il mio balletto classico preferito è Giselle: un’opera carica di romanticismo, poesia e struggimento. La parte che amo di più è il secondo atto, con le Villi in bianco, che per me rappresenta una magia eterea e senza tempo. Il balletto contemporaneo prediletto? Il balletto contemporaneo che prediligo è Anima Animus di David Dawson. Il teatro del cuore? Il mio teatro del cuore è quello in cui mi trovo attualmente: l’Opéra national du Capitole. Un romanzo da trasformare in balletto? Il romanzo che trasformerei in balletto è Romeo e Giulietta, una storia che per me rappresenta profondamente l’amore giovane, puro e assoluto. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il film da cui trarrei uno spettacolo di balletto è Il grande Gatsby, per la sua atmosfera anni Venti, l’eleganza raffinata e la malinconia che lo attraversa. Il costume di scena che hai preferito indossare? Il costume di scena che ho ...

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Sanremo 2026, danza e leggenda: Timofej Andrijashenko e Patty Pravo

Quando si accendono le luci del Teatro Ariston e parte la sigla del Festival di Sanremo, solitamente l’Italia si ferma. Ma nel 2026 il palco più amato della canzone italiana promette qualcosa di mai visto: un incontro tra la grazia assoluta della danza classica e il carisma magnetico di una delle icone più anticonformiste della nostra musica. Protagonisti della serata dei Duetti (venerdì 27 febbraio) saranno Timofej Andrijashenko, primo ballerino del Teatro alla Scala, e l’inossidabile Patty Pravo, insieme per una versione inedita di Ti lascio una canzone. Un crossover che unisce tradizione, eleganza e memoria collettiva. Un omaggio a Ornella Vanoni, recentemente scomparsa, attraverso uno dei suoi brani più popolari, interpretato in coppia con Gino Paoli, che ne fu anche autore insieme al compianto Peppe Vessicchio per la musica. Nato in Ucraina, Timofej Andrijashenko è oggi uno dei volti più prestigiosi della danza internazionale, sposato con l’étoile scaligera Nicoletta Manni. Dopo aver vinto concorsi di rilievo e aver affinato la tecnica tra virtuosismi classici e intensità interpretativa, entra nel corpo di ballo del Teatro alla Scala fino a diventarne primo ballerino. Il suo repertorio spazia dai grandi titoli del balletto romantico e ottocentesco — come Il lago dei cigni, ...

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L’étoile dell’Opera di Roma Alessio Rezza “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort, Jiří Kylian. Il Teatro del cuore? Teatro Petruzzelli di Bari. Un romanzo da trasformare in balletto? Pinocchio potrebbe essere interessante. Una scena colorata, viva e ricca di personaggi. Divertente e adatto ad ogni tipo di pubblico ma anche psicologico e riflessivo. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il favoloso mondo di Amelie con musiche ovviamente di Yann Tiersen. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume di scena del balletto Marco Spada utilizzato precedentemente da Nureyev. Quale colore associ alla danza? Rosso come amore, passione. Che profumo ha la danza? Profumo di legno del palcoscenico teatrale. La musica più bella scritta per balletto? Romeo e Giulietta di Prokofiev ha tutto. Il film di danza irrinunciabile? Il sole a mezzanotte, 1985. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryshnikov e Maya Plisetskaya. Il tuo “passo di danza” preferito? Tour en l’air. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Mercuzio. Per la sua libertà, lealtà e astuzia é un personaggio complesso con una grande anima che ho sempre stimato molto. Chi è ...

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Il Teatro alla Scala e Frédéric Olivieri ricordano Anna Razzi

Riceviamo e pubblichiamo: Anna Razzi è parte della storia e della tradizione del Teatro alla Scala e del suo Corpo di Ballo. Al nostro Teatro è infatti legata una splendente fase della sua carriera artistica: dal 1963 al 1986, da solista fino ad étoile, ha avuto una carriera a tutto tondo come protagonista dei grandi balletti del repertorio, da Romeo e Giulietta a Il lago dei cigni, Giselle, La Bella addormentata, Coppélia, fino al Novecento di Petruška, Apollon musagète di Balanchine e La signorina Giulia di Birgit Cullberg. Ha collaborato con Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi, sia come partner sia come protagonista delle loro coreografie. Alla Scala e in tour (la ricordiamo nel 1981 al Metropolitan Opera di New York in Giselle accanto a Nureyev), è stata anche creatrice di ruoli, protagonista di The Marriage of Heaven and Hell per Roland Petit. La ricorda Frédéric Olivieri, direttore del Corpo di Ballo e della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala: “Ho appreso la notizia della scomparsa di Anna con profondo dispiacere, una grande artista a tutto tondo che ha davvero dedicato con entusiasmo tutta la sua vita alla nostra arte. Ho avuto la possibilità di danzare con lei quando ero ...

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Olga Spessivtseva: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Un’icona romantica del balletto: Spessivtseva era celebre per il suo stile etereo, malinconico e intensamente poetico. Non puntava sulla forza atletica, ma su una espressività quasi spirituale, che la rese unica. La Giselle “definitiva”: Il suo ruolo più famoso fu Giselle. Molti critici la considerano ancora oggi la Giselle ideale, capace di incarnare perfettamente sia l’innocenza del primo atto sia la dimensione tragica e ultraterrena del secondo. Formazione rigorosissima a San Pietroburgo: Si formò alla Scuola Imperiale di Balletto, erede della tradizione classica russa più severa. Questa base accademica le permise una tecnica purissima, anche se lei la usava in modo estremamente introspettivo. Una vita segnata dalla fragilità emotiva: Dietro la grazia sul palco, Olga soffrì per tutta la vita di gravi problemi psicologici. Questa fragilità, però, contribuì anche alla profondità emotiva delle sue interpretazioni. Dalla gloria all’oblio: Dopo aver danzato nei maggiori teatri europei e con i Ballets Russes, si ritirò dalle scene e trascorse molti anni in modo anonimo negli Stati Uniti. Un destino triste, in forte contrasto con la sua fama leggendaria. Un aneddoto singolare legato alla sua Giselle: Nel 1932, al Ballet de l’Opéra de Paris, Spessivtseva danzò Giselle, il ruolo romantico per eccellenza. La sua ...

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Vera Colombo: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

È stata una delle stelle della Scala: Vera Colombo fu prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano, punto di riferimento della danza classica italiana nel secondo dopoguerra. Era famosa per eleganza e purezza di stile: Non puntava sull’effetto spettacolare, ma su linee pulite, musicalità e raffinatezza, qualità molto apprezzate nel repertorio classico. Interprete ideale dei grandi balletti romantici: Era particolarmente amata in ruoli come Giselle e Il lago dei cigni, dove contavano sensibilità e controllo più che virtuosismo estremo. Ha dato moltissimo anche come insegnante: Dopo la carriera sul palco si dedicò all’insegnamento, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di ballerini italiani. Rappresenta la “scuola italiana” del Novecento: La sua danza incarnava disciplina, eleganza e rigore tecnico, diventando un modello per chi studiava balletto in Italia in quegli anni. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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