La danza è ovunque. Non abita soltanto i palcoscenici illuminati o le sale prova rivestite di specchi; respira nelle cucine all’alba, nei marciapiedi affollati, nei corridoi silenziosi degli uffici. È un linguaggio antico quanto il battito del cuore, eppure così quotidiano da passare inosservato. La danza non è solo arte: è ritmo incarnato, è corpo che risponde al tempo. Ogni mattina comincia con una coreografia inconsapevole. Il gesto di scostare le lenzuola, l’equilibrio precario mentre si infilano le pantofole, la traiettoria quasi perfetta del cucchiaio che gira il caffè nella tazza: sono movimenti che si ripetono, si perfezionano, diventano sequenze. Il corpo conosce già la partitura, come se un invisibile coreografo avesse scritto per noi una variazione personale sul tema del risveglio. Camminare per strada è un passo a due con il mondo. Evitiamo uno sconosciuto con una torsione del busto, acceleriamo il ritmo per attraversare sulle strisce, rallentiamo davanti a una vetrina. È una danza urbana, simile a quella celebrata nella Giornata Internazionale della Danza promossa dall’International Dance Council: un invito a riconoscere che il movimento è cultura, relazione, identità. Anche chi non ha mai studiato un plié partecipa a questa grande coreografia collettiva. La danza vive nei gesti ...
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