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Il principal dancer Jacopo Bellussi “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Dame aux camélias e Romeo e Giulietta. Il balletto contemporaneo prediletto? Gods and dogs di Jiří Kylián. Il teatro del cuore? L’Opera di Amburgo… la mia casa per 14 anni! Un romanzo da trasformare in balletto? Il nome della rosa di Umberto Eco. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? La voce della luna di Federico Fellini. Il costume di scena che hai preferito indossare? Bernstein Dances di John Neumeier, avevamo degli stupendi abiti da sera di Armani. Quale colore associ alla danza? Tutti i colori, a seconda di che tipo di danza e di come mi sento in quel preciso istante. Che profumo ha la danza? Muschio Bianco. La musica più bella scritta per balletto? Nocturnes di Chopin e Quinta sinfonia di Mahler. Il film di danza irrinunciabile? The Company di Robert Altman. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo passo di danza preferito? Grand jeté. Chi ti sarebbe piaciuto essere, nella vita reale, tra i personaggi del grande repertorio della danza? Onestamente cerco semplicemente di essere Jacopo ogni volta che salgo in scena e non penso mai all’interpretare un personaggio, non importa ...

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Una rosa nella serata che consacrò la giovane Fracci

Il 3 marzo 1955 rimane una data sospesa nella memoria del teatro italiano, una di quelle sere in cui il destino intreccia talenti, visioni e profezie. Al Teatro alla Scala andava in scena La Sonnambula di Vincenzo Bellini, con protagonista Maria Callas e la regia di Luchino Visconti. In quella medesima serata, al termine dell’opera, una giovanissima allieva della scuola scaligera, Carla Fracci, danzava Lo spettro della rosa di Mikhail Fokin accanto al futuro primo ballerino Mario Pistoni. Fu un passo d’addio. E insieme, paradossalmente, un passo d’inizio. Nella Milano del secondo dopoguerra, la Scala era più di un teatro: era un laboratorio di rinascita culturale. Le produzioni firmate da Visconti non erano semplici allestimenti, ma affreschi estetici di altissima precisione storica e poetica. La Sonnambula del 1955, con la Callas nel ruolo di Amina, rappresentò uno dei vertici del sodalizio fra il regista e il soprano: un’interpretazione di raro lirismo, costruita su una recitazione misurata e struggente, lontana dai manierismi, intrisa di verità teatrale. Eppure, quella sera, qualcosa accadde anche dopo l’ultima nota belliniana. Tradizione voleva che, terminata l’opera, parte del pubblico si congedasse senza attendere il “saggio” di danza che spesso chiudeva la serata. La danza, per molti ...

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La prima ballerina étoile Sabrina Brazzo “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort di Jiří Kylián su musiche di Wolfgang Amadeus Mozart. Il teatro del cuore? Teatro Marinskij di San Pietroburgo. Un romanzo da trasformare in balletto? La portalettere di Francesca Giannone Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Marie Antoinette del 2006 con Kirsten Dunst. Il costume di scena che hai preferito indossare? La grande gonna nera del balletto Bolero di Francesco Ventriglia. Quale colore associ alla danza? Un colore chiaro glitterato. Che profumo ha la danza? Quello del sudore. La musica più bella scritta per balletto? Chopin. Il film di danza irrinunciabile? Flashdance di Adrian Lyne. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo passo di danza preferito? Développé. Chi ti sarebbe piaciuto essere, nella vita reale, tra i personaggi del grande repertorio della danza? Aurora (La Bella Addormetata). Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? George Balanchine. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Di rimanere immortale. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Folle, Magica, Irresistibile. Come ti vedi oggi allo specchio? No Comment! Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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Il solista del Czech Ballet, Danilo Lo Monaco “allo specchio”

Il balletto classico preferito? L’Histoire de Manon di Kenneth MacMillan. Il balletto contemporaneo prediletto? Bella figura di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Teatro nazionale di Praga. Un romanzo da trasformare in balletto? Penso che i romanzi più emozionanti siano già stati trasformati in balletto. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? La forma dell’acqua di Guillermo del Toro Il costume di scena indossato che hai preferito? I costumi di Romeo e Giulietta di John Cranko disegnati da Jurgen Rose. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? La danza ha il profumo di legno consumato. La musica più bella scritta per balletto? Il lago dei cigni, Romeo e Giulietta. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo “passo di danza” preferito? Grand Jeté. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Des Grieux da L’Histoire de Manon. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? George Balanchine. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie per quest’arte meravigliosa che ci permette di esprimere noi stessi attraverso i ...

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Le Maschere di Franzutti: echi senza tempo [RECENSIONE]

Nel cuore del Teatro Municipale di Piacenza – gioiello di armoniosa eleganza neoclassica, tempio della tradizione e custode di memorie melodrammatiche e tersicoree – si è celebrato un pomeriggio di squisita fattura (domenica 15 febbraio), concepito quale omaggio al Carnevale e, più sottilmente, quale raffinato itinerario storico-coreutico attorno alla figura della maschera. A guidare con sensibilità e acume il teatro di tradizione piacentino è Cristina Ferrari, che ne tutela l’identità con intelligente apertura a progetti di alta caratura culturale. L’idea di riunire sotto il segno della maschera una costellazione di pagine coreografiche tra Ottocento e primo Novecento – intrecciando repertorio e nuove creazioni – rivela non solo gusto antiquario, ma consapevolezza storica. La maschera, del resto, è archetipo scenico prima ancora che accessorio festivo: figura liminare fra identità e finzione, fra rituale popolare e trasfigurazione teatrale. Nel balletto romantico e post-romantico essa si fa simbolo di ambiguità amorosa, di brio virtuosistico, di grazia miniaturizzata in porcellana viva. Non è stato soltanto il palcoscenico a vestirsi di travestimento: poiché la data coincideva con il Carnevale, il pubblico era stato invitato a presentarsi in maschera. E così, fra velluti e stucchi, la platea si è popolata di figure di ogni età – ...

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Il danzatore dell’Opera Nova, Denis Zammillo “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il lago dei cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Boléro di Maurice Béjart. Il Teatro del cuore? Quello in cui danzo: l’Opera Nova di Bydgoszcz Un romanzo da trasformare in balletto? Adoro il romanzo già trasformato in balletto Dangerous Liasons. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? In scena, in prima mondiale prossimamente all’Opera Nova di Bydgoszcz, coreografato da Krzysztof Pastor, un balletto ispirato al film Un Americano a Parigi. Il costume di scena indossato che hai preferito? Quello indossato nel balletto Dangerous Liasons perché mi ha fatto sentire totalmente immedesimato nel ruolo da interpretare. Quale colore associ alla danza? I colori dell’arcobaleno. Che profumo ha la danza? Una miscela di profumi e note olfattive. La musica più bella scritta per balletto? Tutte le composizioni per balletto di Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot (lo avrò visto decine di volte). Due miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci e Rudolf Nureyev. Il tuo “passo di danza” preferito? Sissonne. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Il Principe della Bella Addormentata, gentile, romantico, elegante. Chi è stato il genio per ...

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La solista scaligera Vittoria Valerio “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Non ne ho uno preferito. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? La vita è bella di Roberto Benigni. Il costume di scena indossato che hai preferito? Tatiana (Onegin, terzo atto). Quale colore associ alla danza? Rosa. Che profumo ha la danza? Difficile da descrivere: legno, misto a velluto, lacca, rossetto… un profumo unico. La musica più bella scritta per balletto? Ce ne sono troppe meravigliose per sceglierne una sola. Il film di danza irrinunciabile? Non mi piacciono molto i film di danza. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci e Rudolf Nureyev. Il tuo “passo di danza” preferito? Più che un passo preciso adoro gli adagi. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Giulietta. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Ce ne sono stati tanti. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Che mi avrebbe accompagnato a lungo… Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Rigore, costanza, impegno. ...

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La danzatrice dell’ABT Virginia Lensi “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il lago dei cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Giselle di Akram Khan. Il Teatro del cuore? Metropolitan Opera House. Un romanzo da trasformare in balletto? Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett è pieno di quadri poetici con un percorso introspettivo che si apre lentamente alla luce per finire con un’apertura completa alla vita. Perfetto per una coreografia contemporanea con elementi classici. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Assolutamente Il favoloso mondo di Amélie. Adoro  questo film, i colori accentuati, le  sue splendide atmosfere, i personaggi così particolari, lo trovo pieno di spunti per una coreografia che spazia tra classico, contemporaneo e jazz. Il costume di scena indossato che hai preferito? La Fata dei Lillà, La Bella Addormentata. Quale colore associ alla danza? Lilla. Che profumo ha la danza? Aromi speziati con note dolci di vaniglia e cannella e frizzanti di zenzero e paprika fino ad arrivare al peperoncino. La musica più bella scritta per balletto? Sergej Prokof’ev, Romeo e Giulietta. Il film di danza irrinunciabile? Fame. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci e Rudolf Nureyev. Il tuo “passo di danza” preferito? Adagio. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale ...

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La prima ballerina Silvia Selvini “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Non ne ho uno preferito ma trovo il linguaggio di Crystal Pite molto interessante. Il Teatro del cuore? Il nostro teatro a Copenhagen “Gamle Scene” e il “Teatro la Fenice” a Venezia. Un romanzo da trasformare in balletto? Cime Tempestose di Emily Brontë. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? The Artist diretto e scritto da Michel Hazanavicius. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il bellissimo costume di pizzo per il balletto di Bournonville La Ventana di Kirsten Lund Nielsen. Quale colore associ alla danza? Il bianco avorio. Che profumo ha la danza? Cedro e vaniglia. La musica più bella scritta per balletto? Quella di Prokofiev per Romeo e Giulietta. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci ed Erik Bruhn. Il tuo “passo di danza” preferito? Non proprio un solo passo ma l’adagio è il mio preferito. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Credo sia ancora Giselle. Ammiro molto la sua forza nel scegliere il perdono, una qualità rara soprattutto in questi tempi. Chi ...

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Gala Fracci 2026: la grazia che non conosce tempo [RECENSIONE]

Il legame tra Carla Fracci e il Teatro alla Scala ha segnato in maniera indelebile la storia del balletto italiano. Entrata alla Scuola di Ballo nel 1946 e diplomata nel 1954, Fracci divenne prima ballerina nel 1958 ed étoile nel 1963, costruendo un repertorio centrale che include Giselle, La Sylphide, Romeo e Giulietta, La Bella Addormentata, Il Lago dei Cigni e Coppélia. La sua danza coniugava rigore tecnico, musicalità e intensità poetica: la sua Giselle, fragile e introspettiva, resta un paradigma del balletto romantico italiano. Pur affermandosi a livello internazionale, Fracci ha sempre mantenuto un legame privilegiato con la Scala, incarnando la tradizione più che dirigendola, e imprimendo alla scena italiana quella leggerezza emotiva e quella precisione che la resero celebre nel mondo. Il Gala Fracci 2026, alla sua quinta edizione, ha trasformato la memoria in spettacolo vivo, un atto di celebrazione che ha riempito il teatro di un pubblico internazionale alla vigilia dell’inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina, conferendo alla serata un’eco simbolica tra emozione e disciplina, in un’unica cornice di eccellenza italiana. Lo scenografico Défilé su Wagner ha aperto la serata come una processione di continuità generazionale, coinvolgendo Corpo di Ballo, solisti e allievi, un omaggio suggestivo alla trasmissione della ...

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